Lamento della Vergine
A. Bembo
D'Onnipotente Padre unico Figlio
confitto in duro tronco
sovra il calvario esangue lacero,
et anelante quel gran verbo divino
temea la morte, al suo morir vicino
Atra nube il sol copria
Si ascondeano gli astri ardenti,
e piangeano, e piangeano gli elementi,
gli elementi al gran pianto di Maria.
Ella che fra i singhiozzi dal profondo dell alma
angosciosi sospir mesta traea
contro la morte crudel così dicea:
che fai, che tenti? Che tenti, che fai?
Tiranna pessima ombra dolente che nulla sei.
Pria ch'il ciel fosse
fu il tuo fattor tutt era vita,
tutt'era vita e non t'è dato trar dall'aterno
l'esser di morte se vita eterna è il Sommo Dio
Staccato dal ramo di planta fatale
il fallo d'amore di è frutto mortale,
con pena infinita cangiò trista sorte
quell'arbor di vita in arbor di morte.
Dunque se l'huomo diè vita a la morte
contr'il mortal sfoga il tuo sdegno atroce
nostro spietato e rio
che non può morte dar la morte a Dio.
Che fai, che tenti? Che tenti, che fai?
Tiranna pessima ombra dolente che nulla sei.
Larva diliguati, fantasma involati
Cadi nel baratro, scendi in obli,
che vincer non può Dio e altri che Dio.
Volgeva in tanto al Padre il moribondo ciglio,
il Re del cielo e presso a l'ultima hora,
così con flebil voce
sciolse gli ultimi accenti in su la croce.
Padre, caro Padre
perch è mi lasci ohimè.
L udì la trista lvladre e svenuta cadè.
Ma perché trino et un voler superno
Così dispose ne l'empirea corte
In dar la morte al suo fattor eterno
Tremò, sudò,
impallidì, la morte.