Notte di Maggio
A. Casella
Non mai seren di più tranquilla notte
Fu salutato dalle vaghe stelle
In riva di correnti e lucid'onde;
E tremolava rorida sul verde,
Rompendo l'ombre che scendean dai colli,
L'antica, errante, solitaria luna.
Candida, vereconda, austera luna:
Che vapori e tepor per l'alta notte
Salìano a te dagli arborati colli!
Parea che in gara alle virginee stelle
Si svegliasser le ninfe in mezzo il verde,
E un soave sussurro era nell'onde.
Non tale un navigar d'oblio per l'onde
Ebbero amanti mai sotto la luna,
Qual io disamorato entro il bel verde:
Ché solo ai buoni splender quella notte
Pareami, e dagli avelli e dalle stelle
Spirti amici vagar vidi sui colli.
O voi dormenti nei materni colli,
E voi d'umili tombe a presso l'onde
Guardanti in cielo trapassar le stelle;
Voi sotto il fiso raggio della luna
Rividi io popolar la cheta notte,
Lievi strisciando sul commosso verde.
Deh, quanta parte dell'età mia verde
Rivissi in cima ai luminosi colli,
E vinta al basso rifuggìa la notte!
Quando una forma verso me sull'onde,
Disegnata nel lume della luna,
Vidi, e per gli occhi le ridean le stelle.
Ricorditi: mi disse. Allor le stelle
Furon velate, e corse ombra sul verde,
E di sùbito in ciel tacque la luna;
Acuti lai suonarono pei colli;
Ed io soletto sulle flebili onde
Di sepolcro sentii fredda la notte.
Quando la notte è fitta più di stelle,
A me giova appo l'onde entro il bel verde
Mirar sui colli la sedente luna.