Ahi, che posar non puote
A. Stradella
Ahi, che posar non puote,
or che sopito giace
entro tranquilla pace,
il martir d'ogni core,
prole d'empio destino, il mio dolore;
e così straziami che disperando
aita, il mio tormento
già mai sanare a respirar pavento.
Da quei lumi che nel seno
m'avventar l'acceso dardo
per cui ardo, la speranza
già serena al mio male è vanità,
s'è lor vanto maggior la crudeltà.
Che dagl'astri i miei disastri
prender possano ristoro
e coi giri del sol cangiar vicende;
dal pensiero non s'intende
che se langue dal cor l'alma ferita
è follia l'aspettar soccorso e aita.
Onde con strana sorte
la mia vita alimenta
ciò che più la tormenta e attendo intanto,
co' finire i miei dì,
per meta il pianto, stimando gloria
nel cadere dal cielo oppresso e vinto,
esser mirato in grembo al duolo estinto.