Qual per ignoto calle

Vivaldi, Antonio

Recitativo

Qual per ignoto calle

muove dubbioso pellegrino il piede,

desio l'incalza e reo timor l'arresta;

Nel profondo di tetra orrida valle,

senza raggio di stella caliginosa notte

preme e lo circonda.

Terribile tempesta

di spessi e tuoni lampi

lo sbigottito cor preme, e flagella;

Pur vinto del desio prende coraggio,

timor non cuore e segue il suo viaggio.

Tal misero son io

che nel sentier d'amore,

benche d'aspro rigore

provi armata colei mi vuol morto,

pur con occulta forza non manco,

e non si smorza in me la fiamma,

e speró alfin conforto.

Aria

Quel passagier son io che vo cercando in te,

mia bella, amore e fé;

E sol ritrovo, oh Dio, rigore e crudeltà.

E pur costante Irène,

bella nemica mia,

men orgogliosa e rio

speró che di mie pene

un giorno avrai pietà.

Recitativo

Deh piu non regni nel tuo gentil petto

una si flera voglia,

che mal conviensi a delicato viso

di voler la mia morte

doppo tanti tormenti e tante pene.

Cangia dunq ben amio, cangia consiglio;

Volgi sereno il ciglio

à me che t'amo d'un amor si forte

che mai per tempo, o variar di loco

s'estinguerà si caro, e gentil fuoco.

Aria

Qual doppo lampi, e turbini appar l'aurora fulgida

a dissipar le tenebre d'oscura notte orribile,

e il pellegrino timido ritorna a consolar.

Cosi men flero, e rigido se volgi a me

l'amabile ciglio ridente,

e placido, pieno d'amor,

di giuhilo, scordato di mie lacrime

benediro il penar.