Placami, mia Lira

Ludwig van Beethoven

Placami, mia Lira, con i tuoi toni di soffuso dolore,

placa la tua triste signora che alla decadenza si avvia;

più debole oggi, né domani migliore,

come fiore appassisco e, ahimè, vado via.

Pallida è la mia guancia -- ch'era bella voller giurarmi;

ma penserebbe colui ch'avea con me danzato,

e chi mi vide, e ora dovrebbe guardarmi,

che questa è l'Ellen che aveva ammirato?

Caro fu il mondo -- fui giovine e bella a vedere;

ma non ho per la vita questo sospiro triste emesso,

perché l'anima è ferma, con la sua speme e il dovere.

Però: esser amata -- e dover morire adesso!