Colà dove il Sebeto

C. Amodei

Colà dove il Sebeto

Le gemme vegetanti al prato bagna,

E la vaga campagna,

Emulando del ciel le pompe belle,

Mostra ne' fiori suoi foggia di stelle

La bellisima Irene,

Che d'Alindo fedel derise un tempo

Gli infuocati sospir, le dure pene,

Cangiato nel suo core

In affetto il rigore,

Al mormorar del rio,

Sovra la molle erbetta assisa un dì,

La voce in melodia sciolse così:

"D'un cor di diamante trionfa, o Cupido!

Se al name bendato

Negai la potenza,

Il seno piagato

Ne fa penitenza:

Arbitrio sprezzante

D'amore è già fido.

D'un cor di diamante trionfa, o Cupido!"

Che non può la costanza?

Lima perseverante

Rode acciaro ostinato,

Continuo gocciolar spetra lo scoglio,

E costante servir vince l'orgoglio.

In amore quel core ha la palma,

Che è diamante, costante al soffrire;

Vince il forte alla sorte l'ardire,

Alle stelle rubelle la calma.

Che? Foss'io più del cielo?

Ei, se la terra esala

Gli iterati sospir de' suoi vapori,

Cangiando il vago azzurro in nero ammanto,

Si veste al duolo e si discioglie in pianto:

"Caro Alindo, hai vinto già:

Il mio cor, ch'era di smalto,

Or si frange al forte assalto,

Di costante fedeltà."

Così cantò la bella,

E mentre i dolci accenti

Incepparono i venti,

l'alme amor lusingò con la speranza,

Ché abbatte ogni rigor fina costanza.