O Tra l'erbette il piè sciogliea
C. Amodei
Tra l'erbette il piè sciogliea
Strepitoso un fiumicello,
Al cui sen l'onde accresceva
Col suo pianto un pastorello.
Tacquero in aria i venti,
Si dolsero le belve,
E il suon de' suoi lamenti
Con rauchi gridi accompagnar le belve
Ond'ei con queste voci,
Poiché gli occhi turbati al cielo affisse,
De' suoi tormenti atroci
Fe' preludio un sospiro e così disse:
"Cristalli fugaci,
Che all'umide sponde,
Stampate con l'onde,
Vestigi de baci,
Se con rauco mormorio,
Voi sciogliete il piede errante,
Per pietà d'un mesto amante,
Raccogliete il pianto mio.
E con l'onde correnti
De' vostri molli argenti,
Anche le stille amare
Delle lagrime mie portate al mare.
Fermate, omai fermate
Il precipizio vostro, acque tranquille;
E, se per questa riva
Stampasse orme remote il piè di Filli,
Voi, con lingua d'argento,
Alla beltà ch'adoro
Sussurrando narrate il mio lamento.
Voi con suon dolente e basso,
Ammollite un cor di pietra,
Ché percosso al fm si spetra
Al gocciolar dell'onde ancora un sasso.
Lasso, ma che deliro?
Folle, ma che vaneggio?
A chi narro i miei pianti?
Alle piante insensate, al sordo fiume;
E con flebili accenti
Scongiuro ai sassi e mi querelo ai venti.
Aurette veloci
Foriere del dì,
Al suon di mie voci,
Fermatevi qui.
Se Filli mi sprezza
Di me che sarà?
Se un'empia bellezza
D'un cor che l'adora
Tiranna si fa,
Date morte a quest'alma o libertà."
Con questi amari accenti,
Quando il vecchio Silen dal bosco udillo,
Sulla sponda d'un rio liianse Mirtillo.