Su l'ore che l'aurora
C. Amodei
Su l'ore che l'aurora
Per coronare al dì bambino il crine
Sparge l'argentee brine,
Sovra dorata prora
Ove sedea l'amante
Filli il piede portò con lieto viso;
Ma vidde in un istante
cangiarsi a sua sventura in pianto il riso,
Mentre il drudo adorato,
Per violenza del fato
Che i decreti al mortal sempre nasconde,
Cadde precipitoso in seno all'onde.
Ond'ella afflitta intanto
Per caso sì fatale,
Sommersa in mar di pianto,
Celebrava penando il funerale:
"Dolce ben, caro tesoro,
Tu nell'onde sei sepolto;
Io, sepolta nel martoro,
Morir teco oggi ho risolto.
Lagrimare io voglio ogn'ora,
sospirare ogni momento,
Viver vo' sempre in tormento,
Fin che torni, oppur ch'io mora.
Ma come tu potrai tornare in vita,
Se la vita dal core è già fuggita?
Tocca a me solo il morire,
Ché se in mar tua morte nacque,
Per dar bando al mio martire
Morir voglio anch'io nell'acque:
Ché presso alla mia vita il cielo aduna
Non la tomba al mio cor, ma sol la cuna.
Ma chi mi ferma il piede?
Chi mi trattiene, o Dio?
Deh! Fermatevi o dei, col morir mio:
Non negate pietade alla mia fede!
Fa' pur quanto sai,
Destino crudele!
Con petto più forte
In vita et in morte
Ai chiusi miei rai
Vogl'io esser fedele.
Fa' pur quanto sai,
Destino crudele!
Non è poca fortuna,
Aver col proprio ben la sepoltura."
Udite acerbo caso:
Ha pria del sol, un più bel sol l'occaso;
E fe' veder con la sua fé costante
Che non stima il morir un core amante.