Ardita zanzaretta

C. Gesualdo

Ardita zanzaretta

Morde colei che il mio cor strugge e tiene

In così crude pene;

Fugge poi, e rivola

In quel bel seno che il mio cor invola,

Indi la prende e stringe e le dà morte

Per sua felice sorte.

Ti morderò ancor io,

dolce amato ben mio,

e se mi prendi e stringi, ahi, verrò meno

provando in quel bel sen dolce veleno.