Lamento d'Olimpia

Monteverdi, Claudio

Voglio, voglio morire.

Van'è'l conforto tuo, van'ogni aita

Il martir con la vita

Vedrai così finire.

Voglio, voglio morire.

O Bireno, Bireno,

Ahì non poss'io dirti Bireno mio

Se per non esser mio

Le vele sciogli

E ti parti spietato e mi ti togli.

Torna, torna, O Bireno!

Ahì ch'io mi vengo meno.

Troppo guerra crudel mi fanno al core;

Tema, sdegno, stupor,

Doglia e amore.

Dove volgerò i passi?

Puoi tu dunque lasciarmi

Qui tra remote balz'e alpestri sassi

Ove habbian l'empie fere a divorarmi?

Per te perdei'l fratello,

E i genitori, perdei lo stato e volli

La tua vita comprar con la mia morte.

O mia misera sorte,

O caso acerbo!

Del Regno alto e superbo

Io potei pur di Frisa essere Regina;

O per te lo spregiai, per te ch'in pene

Sola mi lasci

In queste nude arene!

O Bireno, Bireno, deh che non miri

E che non m'odi almeno

L'abbandonata Olimpia, O se vedessi

Quanto mesta e dogliosa,

Pallida e lagrimosa.

O Bireno s'udissi ohimè, s'udissi

Il pianto, e i gravi mei, qui torneresti,

Torneresti cred'io,

E a l'aura dei sospir'tu solcheresti

Il mar del pianto mio.

Ma sen portano i venti

Lunghe l'huomo spietato, e i miei lamenti,

Et ei volge la prora

Mentre che pur mi lasci in duri affanni,

Dove perfido ancora

Fors'altra donna semplicetta inganni.

Anzi che non amarmi,

Anzi che mai lasciarmi

Che si sarìa veduto ahimè giurassi

Far s'immobil il ciel e'l sol oscura.

Ahì perfido, ahi spergiuro

E pur si movi il ciel e splend'l sole,

E non m'ami e mi fuggi,

E mi lasci e mi struggi.

Ahì, ben per me più non s'aggira il cielo

E per me sempre sia

Coperto il sol die tenebroso velo.

Così Bireno mio,

Così tu mi riponi

Nella mia reggia. O Dio,

Così tu mi riponi

Degl'avi miei nell'onorata sede!

O fede, o pura fede,

O fè per me schermita,

Olimpia, lusingata

E al fin tradita

E qui da te lasciata,

In miseria cadere,

Perche sia cibo al fin d'orride fere.

Ma perché, o ciel, invendicato lasc'il

Tradimento indegno?

E tu del vasto e procelloso regno

Superbo domator, che no'l sommergi,

Eolo che non commove, i venti alteri,

Perchè non li sprigioni

Si che s'affond'entr'al vorace seno

Il disleal e a me crudo Bireno?

Ohimè, ma troppo spargo dure querele,

Deh ritornate a me voci serene.

Bireno, o mio Bireno,

In virtute d'amor se non il duolo

Le mie giust'ire affreno.

Perdona, ohimè, perdona,

Perch'altro il cor, altro la lingua suona.