Archibald Douglas

Carl Loewe

"L'ho sopportato per sette anni,

e non lo posso più sopportare,

il luogo che era il più bello del mondo

è diventato doloroso e vuoto.

Voglio presentarmi al suo cospetto

in questa guisa di servitore,

egli non può rifiutare la mia preghiera,

ora che sono diventato così vecchio.

E se ancora serbasse il vecchio rancore,

fresco come il primo giorno,

accada ciò che deve accadere,

accada ciò che vuole;"

Così parla il Conte Douglas. Sulla strada un sasso

lo invita a duro riposo,

guardava verso boschi e campi,

gli si chiusero gli occhi.

Portava una corazza, arrugginita e pesante,

sopra, una veste da pellegrino -

ma, ascolta: dal bosco si avvicinavano

suoni di corni e seguito di caccia.

Turbinavano la sabbia e la polvere,

ecco i cani e i cacciatori,

e prima che il Conte sifosse alzato,

c'erano già i cavalli e i cavalieri.

Re Giacomo stava alto a cavallo,

il conte Douglas lo salutò con un profondo inchino;

al re salì il sangue in viso,

ma Douglas disse:

"Re Giacomo, guardami in grazia

e ascoltami con pazienza,

quello che ti hanno fatto i miei fratelli,

non è stata colpa mia.

Non pensare al vechio rancore dei Douglas,

che ti hanno fatto implacabile guerra,

pensa piuttosto a quando eri bambino

e io ti cullavo sulle mie ginocchia.

Ripensa piuttosto al castello di Stirling,

dove ti intagliavo i giocattoli,

ti facevo salire sul cavallo di tuo padre

e ti appuntivo le frecce.

Ripensa piuttosto a Linlithgow,

al lago e al paretaio,

dove ti ho insegnato a pescare e a cacciare,

allegramente, e a nuotare e a saltare.

E pensa a tutto ciò che esisteva una volta,

e placa il tuo animo -

ho dovuto sopportare per sette anni

l'essere un Douglas."

"Io non ti vedo, Conte Archibald,

non sento la tua voce,

è come se un mormorio nel bosco

mi parlasse di tempi andati.

Il mormorio mi suona dolce e familiare,

non poso fare ameno di ascotarlo,

ma in mezzo sorge un grido:

è sempre un Douglas.

Io non ti vedo, non ti sento,

questo è tutto ciò che posso fare -

un Douglas al mio cospetto

sarebbe un uomo perduto."

Re Giacomo spronò il suo cavallo,

verso la montagna si dirige al galoppo,

il Conte Douglas afferrò le briglie

e corse dietro al re.

La via era ripida, e il sole bruciava,

e la sua corazza era pesante,

ma anche se stava per crollare,

continuava a correrergli dietro.

"Re Giacomo, ero il tuo siniscalco,

non ti chiedo di esserlo ancora,

voglio solo occuparmi del tuo cavallo, nella stalla,

e versargli la biada.

Voglio io stesso preparargli lo strame

e dargli l'acqua on le mie mani,

solo lasciami repirare di nuovo

l'aria della mia patria.

E se non vuoi, abbi questo coraggio,

ed io te ne ringrazierò,

tira fuori la spada e colpiscimi bene,

e lasciami morire qui."

Re Giacomo saltò giù da cavallo,

splendeva chiaro il suo volto,

dal fodero trasse la sua grande spada,

ma non la lasciò cadere.

"Prendila, prendila, e portala di nuovo,

e custodisci il mio riposo,

è fedele nel più profondo dell'anima

chi ama la sua patria come te.

A cavallo! Andiamo a Linlithgow

e tu cavalcherai al mio fianco,

là vogliamo pescare e cacciare felici,

come una volta, come ai vecchi tempi!"