L'Imperatore Carlo V a Wittenberg
Carl Loewe
Serio cavalcava l'Imperatore nelle sacre sale:
un alto sentimento gonfia il suo cuore d'eroe:
l'Occidente è caduto nelle sue mani,
ed egli è consapevole del suo trionfo.
Squilli di tromba e clangore d'armi risuonano:
"Viva DonCarlos!" è il grido selvaggio di gioia.
La città di Lutero rimbomba delle grida dei guerrieri
e rende omaggio in mesto silenzio al suo vincitore.
E muto sta nelle mura del tempio,
intorno a lui l'orgogliosa schiera dei condottieri,
egli si sente invadere da un brivido sacro,
e si avvicina lento all'altare maggiore,
non vede come gli sguardi del Duca d'Alba scrutano,
davanti a lui riposano due principi fratelli;
uno è Federico, chiamato il Saggio,
l'altro Giovanni, che non conobbe paura.
"E Lutero riposa qui, al lato di questi principi?"
esclama Carlo indignato, "e qui nella casa del Signore?"
E il Duca d'Alba tuona: "All'abisso spetta la sua preda!
Ordina, o Re: Si seppellisca altrove quest'empio!
Egli è la causa della nostra lotta sanguinosa,
il suo nome riempie il mondo di sporcizia e cattiveria.
Egli non deve più profanare questo luogo sacro,
fa' che la sua polvere sia dispersa da tutti i venti!"
Ma Carlo parlò con tranquilla clemenza,
alzando al cielo la mano sovrana:
"Il mio regno è una piccola parte della terra,
e su di noi splende il regno della giustizia;
non sta a me essere il suo giudice,
lassù ne ha già trovato uno più alto!
Così parla il mio cuore, questa, Alba, è la mia fede,
dunque, lascialo riposare, e sia pace alla sua polvere!"