Dal monte Pincio

Edvard Grieg

Viene la sera, il sole s'invermiglia

Raggi variegati percorrono lo spazio,

abbondano fulgori di luminose nostalgie

e i colli si dispiegano in brume funeste.

S'accendono le cupole e in lontananza

la nebbia rimonta da campi neri azzurri

che l'oblio culla di migliaia di anni

stendendo veli su questa valle.

Calda e rosata la sera

s'accende di voci

Di fanfare, di fiori

di sguardi corvini.

Di suoni e di colori si vestono i pensieri

Che opinano fedeli la riconciliazione.

Incede la quiete nell'azzurro che s'oscura,

il cielo veglia sul passato che s'addorme,

s'inarca al futuro che s'accosta

con sprazzi incerti nel grigior che già incombe.

Risplende nella notte la face che accomuna

a Roma accesa per l'unità del regno.

Al suon delle campane, al rombo dei cannoni

i ricordi d'azzurro si coloran.

Si sposa la fede

alla speranza

nel giubilo di flauti

e cetre

Desideri ardenti cullano i sogni dei bambini

Pochi osano ancora star desti e sorridere.