Belsazar

Friedrich Wilhelm Franke

La mezzanotte si avvicinava,

in tacita calma stava Babilonia.

Solo su nel castello del re,

balenavano luci, schiamazzava la corte.

Lassù nella sala del re

Belsazar teneva il suo banchetto regale.

I suoi uomini sedevano in splendidi seggi

e vuotavano coppe di vino lucente.

Tintinnavano le coppe, gridavano gli uomini;

questi suoni piacciono all'empio sovrano.

Le guance del re erano rosse;

col vino gli cresceva l'impudente coraggio.

E cieco orgoglio lo trascina

a oltraggiare la divinità con parole blasfeme.

E si vanta sfacciato, e bestemmia selvaggio;

la corte scoppia in applausi.

Il re chiama con sguardo fiero;

il servo si affretta a venire da lui.

Porta molti oggetti preziosi sulla testa,

predati dal tempio di Jehova.

E il re afferra con mano rapace

una coppa sacra, piena fino all'orlo.

E la vuota in un sorso,

e grida forte, la schiuma alla bocca:

"Jehova! Ti annuncio a tuo scherno eterno -

Io sono il re di Babilonia!"

Ma, appena risuonò la terribile parola,

il re provò un'angoscia misteriosa.

Le risate sguaiate tacquero di colpo,

nella sala, silenzio di tomba.

E guarda! Guarda! Sul muro bianco

venne fuori qualcosa come una mano umana,

e scrisse, e scrisse sul muro bianco

lettere di fuoco, le scrisse e scomparve.

Il re rimase a guardare fisso,

gli tremavano i ginocchi, pallido come un morto.

Gli uomini sedevano agghiacciati, inorriditi,

in silenzio, senza dire parola.

Vennero i magi, ma nessuno seppe

spiegare lo scritto di fuoco sul muro.

Ma Belsazar quella stessa notte

dai suoi uomini fu assassinato.