Il trovatore in caricatura

Donizetti, Gaetano

Era notte e la campana

Davu un tocco ogni secondo - don, don.

Gracidar s'udia la rana

Del pantano nel profondo - crà, crà.

Il chiaror di mesta luna

Riflettea sulla laguna,

Allorché giunse al castello

Il meschino trovator.

Ma trovò chiuso il cancello,

Eran tutti in letto allor.

Osa gli occhi appena estorre

Il figliuol della sciagura;

Vede i merli della torre,

Del veron vede le mura,

Ed ascender su pe' vetri

Vede i lemuri e gli spettri.

Vede un gatto soriano

Che correva su e giù - gnao.

Ed un ombra di lontano

Gli parea d'un tal che fù.

Rifinito dal viaggio

Move i passi lenti lenti

Alla chiesa del villaggio

In fra i salici piangenti,

E la croce in suo pensiero

Salutò del cimitero.

Ah, sventura! Batte invano,

Chiede invan la carità,

Ché risponde il sagrestano,

"Il curato non ci sta."

Era notte ed il meschino

Stava in mezzo della via,

E la campana fea don, don.

Senza il becco d'un quatrino

Per andare all'osteria,

E la rana fea crà, crà.

Non avea trovato un cane

Che gli desse alloggio o pane,

Onde il misero languente

Dicea preso dal dolor,

"Se non posso trovar niente,

Perché faccio il trovator?"