La sultana

Donizetti, Gaetano

Là sedeva, sull'erton verone,

in un'estasi muta d'amore;

d'un destriero al nitrito,

il suo core d'un insolita gioia brillò.

E la notte col manto stellato,

d'un sorriso allegrava il creato,

e dal colle lontano,

s'udia un tenero canto d'amor.

"Bello è il cielo cogl'astri dorati,

è soave ogni raggio di stella,

ma del cielo degl'astri più bella è colei

che m'impera sul cor, è più bella del sole,

più bella del ciel."

Fuggi, o caro, sclamava la mesta,

va t'invola al mio truce tiranno;

già il pugnale egli aguzza in tuo danno

sua vendetta sul capo ti stà, si ti stà.

Sì sclamava e la luna fratanto del suo volto

velava l'incanto e dal colle lontano s'udia

un tenero canto d'amor. Passò un giorno,

la notte riedea, il destriero nitriva, ma invano;

la Sultana al veron non siedea,

caldo sangue macchiava il veron.

Pur la notte col manto stellato d'un sorriso allegrava

il creato e dal colle lontano, lontano,

s'udia il tenero canto d'amor.