Le sette allegrezze d'amore

G. Malipiero

Deh! state a udire, giovane e donzelle,

queste sette allegrezze ch'io vo' dire,

divotamente, che son dolci e belle,

che Amore a chi lo serve fa sentire;

io dico a tutte quante, e prima a quelle

che son vaghe e gentili e in sul fiorire:

gustate ben queste allegrezze sante,

che Amor ve ne contenti tutte quante!

Prima allegrezza, che conceda Amore,

si è mirar duo pietosi occhi fiso

(escene un vago, bel, dolce splendore),

veder mover la bocca un dolce riso,

le man, la gola e i modi pien d'onore,

l'andar che uscito par di paradiso,

ogni atto e movimento che si faccia;

e cosí prima un cor gentil s'allaccia.

La seconda allegrezza, che Amor dona,

è quando hai grazia di toccar la mano

accortamente, ove si balla o suona,

o in altro modo strignerla pian piano;

e, mentre che si giuoca o si ragiona,

gittar certe parole e non invano;

toccare alquanto e strigner sopra i panni

in modo che chi è intorno se ne inganni.

Terza allegrezza, quale Amor concede,

è quando ella una tua lettera accetta,

e degna di rispondere e far fede

di propria man che 'l giogo al collo metta;

ben è duro colui che, quando vede

sí dolce pegno, lacrime non getta:

leggela cento volte e non si sazia

e con dolci sospiri Amor ringrazia.

Piú dolce assai quest'allegrezza quarta,

se ti conduce a dir qualche parole

a solo a solo, e far del tuo cor carta,

e dire a bocca bene ove ti duole;

se avvien che Amor le some ben comparta,

senti dir cose da fermare il sole:

dolci pianti e sospiri, e maladire

uscio o finestra, che ti può impedire.

Chi può gustar questa quinta allegrezza,

può dir che Amore il suo servizio piaccia,

se avvien che baci con gran tenerezza

un'amorosa, vaga e gentil faccia,

le labbra, e dentro ov'è tanta dolcezza,

la gola e 'l petto e le candide braccia,

e tutte l'altre membra dolci e vaghe,

lasciando spesso i segni delle piaghe.

Questa sesta allegrezza, ch'io dico ora,

è venir quasi alla conclusione,

e a quel fin, per che ognuno s'innamora

e si sopporta ogni aspra passione;

chi l'ha provato e chi lo pruova ancora

sa che dolcezza e che consolazione

è quella di poter sanza sospetto

tenere il suo signore in braccio stretto.

Vien drieto a questa l'ultima allegrezza,

che Amor infin pur contentar ci vuole:

non si può dir con quanta gentilezza,

con che dolci sospir, con che parole

si perviene a quest'ultima allegrezza,

come si piange dolcemente e duole;

fassi certi atti allor, chi non vuol fingere,

che un dipintor non li potria dipingere.

Queste so' l'allegrezze che Amor dá,

o donne, a chi lo serve fedelmente;

però gustile e pruovile chi ha

bellezza, gentilezza, etá florente,

ché perder tempo duole a chi piú sa.

Queste allegrezze, che detto ho al presente,

chi dice e pruova con divozione,

non può morir sanza l'estrema unzione.

Questo povero cieco, quale ha detto

queste allegrezze, a voi si raccomanda;

vorrebbe qualche caritá in effetto;

almen la grazia vostra vi domanda;

Amor l'ha cosí concio il poveretto,

come vedete, e cieco attorno il manda.

Fateli qualche ben, donne amorose,

che gustar possi delle vostre cose.

Il poveretto è giá condotto a tale,

che non ha con chi fare il carnasciale.