La triste istoria

G. Pacini

Saper tu brami qual cruda sorte

Mia giovinezza di duol vestia:

donna vaghissima fu mia consorte,

fu per due lustri la fida mia.

Io l'adorava, ma un triste dì

Ella fuggì. Ah!

La macchia a tergere dell'onta infame

Il mio pugnal brandito, io corso...

E la rinvenni su poco strame

Egra, vivendo dei suoi rimorsi.

Ella acutissimo grido mandò,

E il mio pugnale al suol piombò.

Dio la puniva! Passar due mesi,

E udendo funereo suon di campane

D'ignota donna da un crocchio appresi

Che una pentita alma cristiana

Fra inenarrabile cupo dolor

Volava al gaudio del suo Signor...

Era la morta donna mia!

Della mia vita cielo ed inferno,

Che illacrimata dal mondo uscia

Rendendo orribile affanno eterno

A chi donato le aveva il cor.

Ecco l'istoria del mio dolor.