Ah! quel giorno ognor rammento

Rossini, Gioacchino

Eccomi alfine in Babilonia. ~ È questo

di Belo il tempio. ~ Qual silenzio augusto

più venerando ancor rende il soggiorno

della divinità! ~ Quale nel seno

a me, guerrier, nudrito

fra l'orror delle pugne, ora si desta,

del nume formidabile all'aspetto,

insolito terror, sacro rispetto! ~

E da me questo nume

che può voler? Morendo il genitore

qui m'inviò: segreto

cenno di Semiramide mi chiama

rapido alla sua reggia... ed anelante

ad Azema, al su' ben l'ardente core

qui volava sull'ali dell'amore.

Ah! quel giorno ognor rammento

di mia gloria e di contento

che fra barbari potei

vita e onore a lei serbar.

L'involava in queste braccia

al suo vile rapitore;

io sentia contro il mio core

il suo core palpitar.

Schiuse il ciglio, mi guardò...

Mi sorrise... sospirò...

Oh! come da quel dì

tutto per me cangiò!

Quel guardo mi rapì

quest'anima avvampò...

Il ciel per me s'aprì,

amore m'animò...

d'Azema, e di quel dì

scordarmi io mai saprò.