Dalla porta d'oriente

Giulio Caccini

Dalla porta d'oriente

Lampeggiando in ciel usciva

E le nubi coloriva

L'alba candida e lucente,

E per l'aure rugiadose

Apria gigli e spargea rose.

Quand'al nostr'almo terreno

Distendendo i dolci lampi

Vide aprir su i nostri campi

D'altra luce altro sereno;

E portando altr'alba il giorno

Dileguar la notte intorno.

Ch'a sgombrar l'oscuro velo

Più soave e vezzosetta,

Una vaga giovinetta

Accendea le rose in cielo,

E di fiamme porporine

Feria l'aure matutine.

Era il crine a l'aria sparso

Onde l'oro apria suo riso,

E la neve del bel viso

Dolce porpora havea sparso,

E su'l collo alabastrino

Biancheggiava il gelsomino.

Da le labbra innamorate,

Muov' Amor con novi strali,

E di perle orientali

Se ne gian l'alme fregiate,

Et ardeva i cor meschini

Dolce foco di rubini.

Di due splendide facelle

Tanta fiamma discendea,

Che la terra intorno ardea

Et ardeva in ciel le stelle;

E se'l sole usciva fuora,

Havrebb'arso il sole ancora.

Dov'il piè con vago giro,

Dove l'occhio amor partia,

Ogni passo un fiore apria,

Ogni sguardo un bel zaffiro;

E s'udia più dolc'e lento

Mormorar con l'acqua il vento.

L'alba in ciel s'adira e vede

Che le toglie il suo splendore

Questa nova alba d'amore,

E già volge in dietro il piede,

E stillar d'amaro pianto

Già comincia il roseo manto.