Pagliacci
Leoncavallo, Ruggero
SYSTEMPROLOGO
Tonio, in costume da Taddeo come nella commedia, passando attraverso al telone
TONIOSi può?... Si può?...
poi salutando
TONIOSignore! Signori!... Scusatemi
TONIOse da sol me presento.
TONIOIo sono il Prologo:
TONIOPoiché in iscena ancor
TONIOle antiche maschere mette l'autore,
in parte ei vuol riprendere
TONIOle vecchie usanze, e a voi
TONIOdi nuovo inviami.
TONIOMa non per dirvi come pria:
TONIO«Le lacrime che noi versiam son false!
TONIODegli spasimi e de' nostri martir
TONIOnon allarmatevi!» No! No:
TONIOL'autore ha cercato
TONIOinvece pingervi
TONIOuno squarcio di vita.
TONIOEgli ha per massima sol
TONIOche l'artista è un uom
TONIOe che per gli uomini
TONIOscrivere ei deve.
TONIOEd al vero ispiravasi.
TONIOUn nido di memorie
TONIOin fondo a l'anima
TONIOcantava un giorno,
TONIOed ei con vere lacrime scrisse,
TONIOe i singhiozzi
TONIOil tempo gli battevano!
TONIODunque, vedrete amar
TONIOsì come s'amano gli esseri umani;
TONIOvedrete de l'odio i tristi frutti.
TONIODel dolor gli spasimi,
TONIOurli di rabbia, udrete,
TONIOe risa ciniche!
TONIOE voi, piuttosto
TONIOche le nostre povere gabbane d'istrioni,
TONIOle nostr'anime considerate,
TONIOpoiché siam uomini
TONIOdi carne e d'ossa,
TONIOe che di quest'orfano mondo
TONIOal pari di voi spiriamo l'aere!
TONIOIl concetto vi dissi...
TONIOOr ascoltate com'egli è svolto.
gridando verso la scena
TONIOAndiam. Incominciate!
Rientra e la tela si leva.
SYSTEMATTO PRIMO
La scena rappresenta un bivio di strada in compagna, all'entrata di un villagio. La destra occupata obliquamente da un teatro di fiera. All'alzarsi della tela si sen ono squilli di tromba stonata alternantisi con dei colpi di cassa, ed insieme risa e, grida allegre, fischi di monelli e vociare che vanno appressandosi.
Attirati dal suono e dal frastuono i contadini di ambo i sessi, in abito da festa, accorrono a frotte dal viale, mentre Tonio il gobbo, va a guardare verso la strada a sinistra, poi, annoiato dalla folla che arriva, si sdraia, dinanzi al teatro.
Son tre ore dopo mezzogiorno; il sole di agosto splende cocente.
SCENA I
RAGAZZIEh!
RAGAZZICORO di CONTADINI e CONTADINE
arrivando a poco a poco
RAGAZZISon qua! Ritornano...
RAGAZZIPagliaccio è là!
RAGAZZITutti lo seguono,
RAGAZZIgrandi e ragazzi,
RAGAZZIai motti, ai lazzi
RAGAZZIapplaude ognun.
RAGAZZIEd egli serio
RAGAZZIsaluta e passa
RAGAZZIe torna a battere sulla
RAGAZZIgran cassa.
di dentro
RAGAZZIEhi, sferza l'asino, bravo Arlecchino!
RAGAZZICONTADINI e CONTADINE
RAGAZZIIn aria gittano i cappelli!
di dentro
CANIOItene al diavolo!
di dentro
PEPPETo! To! birichino!
PEPPECONTADINI, CONTADINE e RAGAZZI
PEPPEI lor cappelli diggià.
PEPPEfra strida e sibili diggià.
Un gruppo di monelli entra, correndo, in iscena dalla sinistra.
LA FOLLAEcco il carreto...
LA FOLLAIndietro... Arrivano...
LA FOLLAChe diavolerio! Dio benedetto!
Arriva una pittoresca carretta dipinta a vari colori e tirata da un asino che Peppe, in abito da Arlecchino, guida a mano camminando, mentre collo scudiscio allontana i ragazzi. Sulla carretta sul davanti e sdraiata Nedda in un costume tra la zingara e l'acrobata. Dietro ad essa è piazzata la gran cassa. Sul di dietro della carretta è Canio in piedi, in costume di Pagliaccio, tenendo nella destra una tromba e nella sinistra la mazza della gran cassa.
I contadini e le contadine attorniano festosamente la carretta.
LA FOLLAViva Pagliaccio, viva Pagliaccio,
LA FOLLAEvviva! il principe se' dei pagliacci!
LA FOLLAI guai discacci tu co'l lieto umore!
LA FOLLAOgnun applaude a' motti, ai lazzi...
LA FOLLAEd ei, ei serio saluta e passa...
LA FOLLAViva! Viva Pagliaccio! etc.
LA FOLLAEvviva Pagliaccio, t'applaude ognun!
CANIOGrazie!
LA FOLLAEvviva!
CANIOGrazie!
LA FOLLABravo!
CANIOVorrei...
LA FOLLAE lo spettacolo? E lo spettacolo?
picchiando forte e ripetutamente sulla cassa per dominar le voci
CANIOSignori miei!
scostandosi e turandosi le orecchie
LA FOLLAUh! ci assorda! Finiscila!
affettando cortesia e togliendosi il berretto con un gesto comico
CANIOMi accordan di parlar?
ridendo
LA FOLLAAh! ah! ah! ah! ah! ah!
LA FOLLACon lui si dee cedere,
LA FOLLAtacere ed ascoltar!
CANIOUn grande spettacolo a ventitré ore
CANIOprepara il vostr'umile e buon servitore!
riverenza
CANIOVedrete le smanie del bravo Pagliaccio;
CANIOe com'ei si vendica e tende un bel laccio...
CANIOVedrete di Tonio tremar la carcassa,
CANIOe quale matassa d'intrighi ordirà.
CANIOVenite, onorateci signori e signore.
CANIOA ventitré ore! A ventitré ore!
LA FOLLAVerremo, e tu serbaci
LA FOLLAil tuo buon umore.
LA FOLLAA ventitré ore!
CANIOA ventitré ore!
LA FOLLAA ventitré ore!
LA FOLLAVerremo!
si avanza per aiutar Nedda a discendere dal carretto, ma Canio, che è già saltato giù, gli dà un ceffone dicendo.
CANIOVia di lì!
Poi prende fra le braccia Nedda e la depone a terra.
LA FOLLAAh! ah! ah!
etc.
ridendo, a Tonio
CONTADINEPrendi questo, bel galante!
fischiando
RAGAZZICon salute!
Tonio mostra il pugno ai monelli che scappano, poi si allontana brontolando e scompare sotto la tenda a destra del teatro.
a parte
TONIOLa pagherai! brigante!
Intanto Peppe conduce l'asino col carretto dietro al teatro.
a Canio
UN CONTADINODi', con noi vuoi bevere
UN CONTADINOun buon bicchiere sulla crocevia?
UN CONTADINODi', vuoi tu?
CANIOCon piacere.
ricompare di dietro al teatro; getta la frusta, che ha ancora in mano, dinanzi alla scena e dice
PEPPEAspettatemi...
PEPPEAnch'io ci sto!
Poi entra dall'altro lato del teatro per cambian costume.
gridando verso il fondo
CANIODi', Tonio, vieni via?
di dentro
TONIOIo netto il somarello.
TONIOPrecedetemi.
ridendo
UN ALTRO CONTADINOBada, Pagliaccio,
UN ALTRO CONTADINOci solo vuol restare
UN ALTRO CONTADINOper far la corte a Nedda!
ghignando, ma con cipiglio
CANIOEh! Eh! Vi pare?
CANIOUn tal gioco, credetemi,
CANIOè meglio non giocarlo con me, miei cari;
CANIOe a Tonio... e un poco a tutti or parlo!
CANIOIl teatro e la vita non son la stessa cosa;
CANIOno... non son la stessa cosa!!...
CANIOE se lassù Pagliaccio
CANIOsorprende la sua sposa
CANIOcol bel galante in camera,
CANIOfa un comico sermone,
CANIOPoi si calma
CANIOod arrendesi ai colpi di bastone!...
CANIOEd il pubblico applaude, ridendo allegramente!
CANIOMa se Nedda sul serio sorprendessi...
CANIOaltramente finirebbe la storia,
CANIOcom'è ver che vi parlo!...
CANIOUn tal gioco, credetemi,...
CANIOè meglio non giocarlo!
a parte
NEDDAConfusa io son!
CONTADINISul serio pigli dunque la cosa?
un po' commosso
CANIOIo!?... Vi pare!! Scusatemi!...
CANIOAdoro la mia sposa!
Va a baciar Nedda in fronte.
Un suono di cornamusa si fa sentire all'interno; tutti si precipitano verso la sinistra, guardando fra le quinte.
gridando
MONELLII zampognari!
MONELLICONTADINI e CONTADINE
MONELLII zampognari!
MONELLIVerso la chiesa vanno i compari.
Le campane suonano a vespero da lontano.
MONELLIEssi accompagnano la comitiva
MONELLIche a coppie al vespero sen va giuliva.
MONELLILe campane... Ah! Andiam.
MONELLILa campana ci appella al Signore!
CANIOMa poi... ricordatevi!
CANIOA ventitré ore!
I zampograni arrivano dalla sinistra in abito da festa con nastri dai colori vivaci e fiori ai cappelli acuminati. Li seguono una frotta di contadini e contadine ach'essi parati a festa. Il coro, che è sulla scena, scambia con questi saluti e sorrisi, poi tutti si dispongono a coppie ed a gruppi, si uniscono alla comitiva e si allontanano, cantando, pel viale del fondo, dietro al teatro.
CANIOCONTADINI e CONTADINE
CANIOAndiam! Andiam! etc.
CANIODon, din don, din don, etc.
CANIODin don, suona vespero,
CANIOragazze e garzon, din don!
CANIOA coppie al tempio ci affrettiam!
CANIODin don, diggià i culmini
CANIOil sol vuol baciar.
CANIOLe mamme ci adocchiano,
CANIOattenti, compar!
CANIODin don, tutto irradiasi
CANIOdi luce e d'amor!
CANIOMa i vecchi sorvegliano
CANIOgli arditi amador!
CANIODin don, suona vespero,
CANIOragazze e garzon, din don, etc.
Durante il coro, Canio entra dietro al teatro e va a lasciar la sua giubba da Pagliaccio, poi ritorna, e dopo aver fatto, sorridendo, un cenno d'addio a Nedda, parte con Peppe e cinque o sei contadini per la sinistra.
Nedda resta sola.
SCENA SECONDA
pensierosa
NEDDAQual fiamma avea nel guardo!
NEDDAGli occhi abbassai per tema ch'ei leggesse
NEDDAil mio pensier segreto!
NEDDAOh! s'ei mi sorprendesse...
NEDDAbruttale come egli è!
NEDDAMa basti, orvia.
NEDDASon questi sogni paurosi e fole!
NEDDAO che bel sole di mezz'agosto!
NEDDAIo son piena di vita,
NEDDAe, tutta illanguidita per arcano desìo,
NEDDAnon so che bramo!
guardando in cielo
NEDDAOh! che volo d'augelli,
NEDDAe quante strida!
NEDDAChe chiedon? dove van? chissà!
NEDDALa mamma mia, che la buona ventura annunziava,
NEDDAcomprendeva il lor canto
NEDDAe a me bambina così cantava:
NEDDAHui! Hui!
NEDDAStridono lassù, liberamente
NEDDAlanciati a vol, a vol come frecce, gli augel.
NEDDADisfidano le nubi e'l sol cocente,
NEDDAe vanno, e vanno per le vie del ciel.
NEDDALasciateli vagar per l'atmosfera,
NEDDAquesti assetati d'azzurro e di splendor:
NEDDAseguono anch'essi un sogno, una chimera,
NEDDAe vanno, e vanno fra le nubi d'or!
NEDDAChe incalzi il vento e latri la tempesta,
NEDDAcon l'ali aperte san tutto sfidar;
NEDDAla pioggia i lampi, nulla mai li arresta,
NEDDAe vanno, e vanno sugli abissi e i mar.
NEDDAVanno laggiù verso un paese strano
NEDDAche sognan forse e che cercano in van.
NEDDAMa i boèmi del ciel, seguon l'arcano poter
NEDDAche li sospinge... e van! e van! e van! e van!
Tonio durante la canzone sarà uscito di dietro al teatro e sarà ito ad appoggiarsi all'albero, ascoltando beato.
Nedda, finito il canto, fa per rientrare e lo scorge.
NEDDASei là? credea che te ne fossi andato!
ridiscendendo, con dolcezza
TONIOÈ colpa del tuo canto.
TONIOAffascinato io mi beava!
ridendo con scherno
NEDDAAh! ah! Quanta poesia!...
TONIONon rider, Nedda!
NEDDAVa, va all'osteria!
TONIOSo ben che difforme, contorto son io;
TONIOche desto soltanto lo scherno e l'orror.
TONIOEppure ha'l pensiero un sogno, un desio,
TONIOe un palpito il cor!
TONIOAllor che sdegnosa mi passi d'accanto,
TONIOnon sai tu che pianto mi spreme il dolor!
TONIOPerché, mio malgrado, subito ho l'incanto,
TONIOm'ha vinto l'amor! m'ha vinto l'amor!
appressandosi
TONIOOh! lasciami, lasciami or dirti...
interrompendolo e beffeggiandolo
NEDDAche m'ami? Ah! ah! ah!
NEDDAHai tempo a ridirmelo stasera, se brami!
TONIONedda!
NEDDAStasera!
NEDDAFacendo le smorfie colà,
NEDDAcolà, sulla scena!
TONIONon rider, Nedda!
NEDDAHai tempo
NEDDAFacendo le smorfie colà! Ah! ah! ah! ah!
TONIONon sai tu che pianto
TONIOmi spreme il dolore!
TONIONon rider, no! Non rider!
TONIOSubito ho l'incanto, m'ha vinto l'amor!
NEDDAPer ora tal pena... ah! ah!
TONIONedda!
NEDDAAh! ah!
TONIONedda!
NEDDATal pena ti puoi risparmiar! Ah! ah!
delirante con impeto
TONIONo, è qui che voglio dirtelo,
TONIOe tu m'ascolterai,
TONIOche t'amo e ti desidero,
TONIOe che tu mia sarai!
seria ed insolente
NEDDAEh! dite, mastro Tonio!
NEDDALa schiena oggi vi prude,
NEDDAo una tirata d'orecchi
NEDDAè necessaria al vostro ardor?!
TONIOTi beffi?! Sciagurata!
TONIOPer la croce di Dio!
TONIOBada che puoi pagarla cara!!
NEDDAMinacci? Vuoi che vada a chiamar Canio?
muovendo verso di lei
TONIONon prima ch'io ti baci!
retrocedendo
NEDDABada!
S'avanza ancora aprendo le braccia per ghermirla
TONIOOh, tosto sarai mia!
Sale retrocedendo verso il teatrino, vede la frusta lasciata da Peppe, l'afferra e dà un colpo in faccia a Tonio, dicendo.
NEDDAMiserabile!
Dà un urlo e retrocede.
TONIOPer la Vergin pia di mezz'agosto, Nedda,
TONIOgiuro... me la pagherai!
Esce minacciando dalla sinistra
immobile guardandolo allontanarsi
NEDDAAspide! Va!
NEDDATi sei svelato ormai...
NEDDATonio lo scemo!
NEDDAHai l'animo
NEDDAsiccome il corpo tuo diforme...
NEDDAlurido!...
SCENA TERZA
sporgendo la metà dei corpo arrampicandosi dal muretto a destra, e chiama a bassa voce
SILVIONedda!
affrettandosi verso di lui
NEDDASilvio! a quest'ora...
NEDDAche imprudenza!
saltando allegramente e venendo verso di lui
SILVIOAh bah!
SILVIOSapea ch'io non rischiavo nulla.
SILVIOCanio e Peppe da lunge a la taverna,
SILVIOa la taverna ho scorto!...
SILVIOMa prudente pe la macchia
SILVIOa me nota qui ne venni.
NEDDAE ancora un poco
NEDDAin Tonio t'imbattevi!
ridendo
SILVIOOh! Tonio il gobbo!
NEDDAIl gobbo è da temersi!
NEDDAM'ama... Ora qui mel disse...
NEDDAe nel bestial delirio suo,
NEDDAbaci chiedendo,
NEDDAardia correr su me!
SILVIOPer Dio!
NEDDAMa con la frusta
NEDDAdel cane immondo
NEDDAla foga calmai!
SILVIOE fra quest'ansie in eterno vivrai?!
SILVIONedda! Nedda!
SILVIODecidi il mio destin,
SILVIONedda! Nedda, rimani!
SILVIOTu il sai, la festa ha fin
e parte ognun domani.
SILVIONedda! Nedda!
SILVIOE quando tu di qui sarai partita,
SILVIOche addiverrà di me...
SILVIOdella mia vita?!
commossa
NEDDASilvio!
SILVIONedda, Nedda, rispondimi:
SILVIOs'è ver che Canio non amasti mai,
SILVIOS'è ver che t'è in odio
SILVIOil ramingar e'l mestier che tu fai,
SILVIOse l'immenso amor tuo
SILVIOuna fola non è
SILVIOquesta notte partiam!
SILVIOfuggi, fuggi con me!
NEDDANon mi tentar!
NEDDAVuoi tu perder la vita mia?
NEDDATaci Silvio, non più...
NEDDAÈ deliro, è follìa!
NEDDAIo mi confido a te,
NEDDAa te cui diedi il cor!
NEDDANon abusar di me,
NEDDAdel mio febbrile amor!
NEDDANon mi tentar! Non mi tentar!
NEDDAPietà di me! Non mi tentar, non mi tentar!
NEDDANon mi tentar!
NEDDAE poi... Chissà!... meglio è partir.
NEDDASta il destin contro noi,
NEDDAè vano il nostro dir!
NEDDAEppure dal mio cor
NEDDAstrapparti non poss'io,
NEDDAvivrò sol de l'amor
NEDDAch'hai destato al cor mio!
SILVIOAh! Nedda! fuggiam!
NEDDAAh! Non mi tentar!
etc.
SILVIONedda rimani!...
SILVIOChe mai sarà per me
SILVIOquando sarai partita?
SILVIORiman! Nedda! Fuggiam!
SILVIODeh vien!
etc.
Tonio appare dal fondo a sinistra.
SILVIONo, più non m'ami!
scorgendoli, a parte
TONIOAh! T'ascolta, sgualdrina!
Fugge dal sentiero minacciando.
NEDDAChe!
SILVIOPiù non m'ami!
NEDDASì, t'amo! t'amo!
SILVIOE parti domattina?
amorosamente, cercando ammaliarla
SILVIOE allor perché, di', tu m'hai stregato
SILVIOse vuoi lasciarmi senza pietà?!
SILVIOQuel bacio tuo perché me l'hai dato
SILVIOfra spasmi ardenti di voluttà?!
SILVIOSe tu scordasti l'ore fugaci,
SILVIOio non lo posso, e voglio ancor,
SILVIOque' spasmi ardenti, que' caldi baci,
SILVIOche tanta febbre m'han messo in cor!
vinta e smarrita
NEDDANulla scordai... sconvolta e turbata
NEDDAm'ha questo amor che ne'l guardo ti villa!
NEDDAViver voglio a te avvinta, affascinata,
NEDDAuna vita d'amor calma e tranquilla!
NEDDAA te mi dono; su me solo impera.
NEDDAEd io ti prendo e m'abbandono intera!
NEDDATutto scordiam!
NEDDANegli occhi mi guarda!
NEDDABaciami, baciami!
NEDDATutto scordiamo!
SILVIOTutto scordiam!
SILVIOTi guardo, ti bacio!
stringendola fra le braccia
SILVIOVerrai?
NEDDASi... Baciami!
NEDDASi, mi guarda e mi bacia!
NEDDAT'amo, t'amo.
SILVIOSi, ti guardo e ti bacio!
SILVIOT'amo, t'amo.
SCENA QUARTA
Mentre Silvio e Nedda s'avviano parlando verso il muricciuolo, arrivano, camminando furtivamente dalla scorciatoia, Canio e Tonio.
ritenendo Canio
TONIOCammina adagio e li sorprenderai!
Canio s'avanza cautamente sempre ritenuto da Tonio, non potendo vedere, dal punto ove si trova, Silvio che scavalca il muricciuolo.
che ha già la metà del corpo dall'altro lato ritenendosi al muro
SILVIOAd alta notte laggiù mi terrò.
SILVIOCauta discendi e mi ritroverai.
Silvio scompare e Canio si appressa all'angolo del teatro
a Silvio che sarà scomparso di sotto
NEDDAA stanotte e per sempre tua sarò.
che dal punto ove si trova ode queste parole, dà un urlo
CANIOAh!
si volge spaventata e grida verso il muro
NEDDAFuggi!
D'un balzo Canio arriva anch'esso al muro; Nedda gli si para dinante, ma dopo breve lotta egli la spinge da un canto, scavalca il muro e scompare.
Tonio resta a sinistra guardando Nedda, che come inchiodata presso il muro cerca sentire se si ode rumore di lotta mormorando.
NEDDAAitalo, Signor!
di dentro
CANIOVile! t'ascondi!
ridendo cinicamente
TONIOAh! ah! ah!
al riso di Tonio si è voltata e dice con disprezzo fissandolo
NEDDABravo! Bravo il mio Tonio!
TONIOFo quel che posso!
NEDDAÈ quello che pensavo!
TONIOMa di far assai meglio no dispero!
NEDDAMi fai schifo e ribrezzo!
TONIOOh non sai come lieto ne son!
Canio, intanta scavalca di nuovo il muro e ritorna in scena pallido, asciugando il sudore con un fazzoletto di colore oscuro.
con rabbia concentrata
CANIODerisione e scherno!
CANIONulla! Ei ben lo conosce quel sentier.
CANIOFa lo stesso; poiché del drudo il nome or mi dirai.
volgendosi turbata
NEDDAChi?
furente
CANIOTu, pel padre eterno!...
cavando dalla cinta lo stiletto
CANIOE se in questo momento
CANIOqui scannata non t'ho già
CANIOgli è perché pria di lordarla
CANIOnel tuo fetido sangue,
CANIOo svergognata, codesta lama,
CANIOio vo' il suo nome!... Parla!!
NEDDAVano è l'insulto.
NEDDAÈ muto il labbro mio.
urlando
CANIOIl nome, il nome,
CANIOnon tardare, o donna!
NEDDANo! No, nol dirò giammai!
slanciandosi furente col pugnale alzato
CANIOPer la madonna!
Peppe, che sarà entrato dalla sinistra, sulla risposta di Nedda corre a Canio e gli strappa il pugnale che getta via tra gli alberi.
PEPPEPadron! che fate! Per l'amor di Dio!
La gente esce di chiesa
PEPPEe a lo spettacolo qui muove!...
PEPPEAndiamo... via, calmatevi!...
dibattendosi
CANIOLasciami Peppe!
CANIOIl nome! Il nome!
PEPPETonio, vieni a tenerlo!
CANIOIl nome!
PEPPEAndiamo, arriva il pubblico!
Tonio prende Canio per la mano mentre Peppe si volge a Nedda.
PEPPEVi spiegherete!
PEPPEE voi di lì tiratevi
PEPPEAndatevi a vestir...
PEPPESapete... Canio è violento, ma buon!
Spinge Nedda sotto la tenda e scompare con essa.
stringendo il capo fra le mani
CANIOInfamia! Infamia!
piano a Canio, spingendolo sul davanti della scena
TONIOCalmatevi padrone...
TONIOÈ meglio fingere; il ganzo tornerà.
TONIODi me fidatevi!
Canio ha un gesto disperato, ma Tonio spingendolo col gomito prosegue piano.
TONIOIo la sorveglio. Ora facciam la recita.
TONIOChissà ch'egli non venga a lo spettacolo
TONIOe si tradisca!
TONIOOr via. Bisogna fingere per riuscir!
uscendo dalle scene
PEPPEAndiamo, via, vestitevi padrone.
PEPPEE tu batti la cassa, Tonio!
Tonio va di dietro al e teatro Peppe anch'esso ritorna all'interno, mentre Canio accasciato si avvia lentamente verso la cortina.
CANIORecitar! Mentre presso dal delirio
CANIOnon so più quel che dico e quel che faccio!
CANIOEppur è d'uopo... sforzati!
CANIOBah! sei tu forse un uom?
CANIOTu se' Pagliaccio!
CANIOVesti la giubba e la faccia infarina.
CANIOLa gente paga e rider vuole qua.
CANIOE se Arlecchin t'invola Colombina,
CANIOridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!
CANIOTramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
CANIOin una smorfia il singhiozzo e'l dolor...
CANIORidi, Pagliaccio, sul tuo amore in franto!
CANIORidi del duol t'avvelena il cor!
Entra commosso sotto la tenda, mentre la tela cade lentamente.
SYSTEMATTO SECONDO
La stessa scena dell'atto primo.
SCENA PRIMA
Tonio compare dall'altro lato del teatro colla gran cassa era a piazzarsi sull'angolo sinistro del proscenio del teatrino. Intanto la gente arriva da tutte le parti per lo spettacolo e Peppe viene a mettere nei banchi per le donne.
CANIOCONTADINI e CONTADINE
arrivando
CANIOOhé! Ohé!... Presto! Presto! etc.
CANIOPresto affrettiamoci, svelto, compare!
picchiando la cassa
TONIOAvanti, avanti, avanti, avanti!
TONIOCONTADINI e CONTADINE
TONIOché lo spettacolo dee cominciare.
TONIOO Dio che correr per giunger tosto!
Silvio arriva dal fondo e va a pigliar posto sul davanti a sinistra salutando gli amici.
TONIOSi dà principio!
TONIOCONTADINI e CONTADINE
TONIOPresto compari, ci affrettiam.
TONIODee lo spettacol cominciar.
TONIOSi dà principio, avanti, avanti!
CONTADINIVeh, come, come corrono le bricconcelle!
LA FOLLAChe correre mio Dio!
CONTADINIAccomodatevi comari belle!
CONTADINEPer giunger tosto qua.
TONIOPigliate posto!
LA FOLLACerchiamo posto!
TONIOPigliate posto!
LA FOLLABen sul davanti.
LA FOLLACerchiam di metterci
LA FOLLAben sul davanti,
LA FOLLAché lo spettacolo
LA FOLLAdee cominciare.
TONIOAvanti!
LA FOLLASpicciatevi!
TONIOPigliate posto! su!
LA FOLLAVia su spicciatevi, incominciate.
LA FOLLAPerché tardate mai?
LA FOLLAperché tardate?
LA FOLLASiam tutti là!
TONIOAvanti, avanti, avanti, avanti!
cercando sedersi, spingendosi
CONTADINEMa non pigiatevi, fa caldo!
CONTADINESu, Peppe, aiutaci! Peppe!
CONTADINIVeh! s'accapigliano! chiamano aiuto!
CONTADINISedete, via, senza gridar!
Nedda esce vestita da Colombina col piatto per incassare posti. Peppe cerca di mettere a posto le donne. Tonio rientra nel teatro portando via la gran cassa.
CONTADINESu, v'è posto accanto!
CONTADINESu, Peppe, aiutaci!
CONTADINEMa non pigiatevi,
CONTADINEfa caldo tanto!
CONTADINIMa via sedetevi!
CONTADINISedete, via, senza gridar!
PEPPESedete, via, senza gridar!
piano a Nedda, pagando il posto
SILVIONedda!
NEDDASii cauto! Non t'ha veduto!
SILVIOVerrò ad attenderti. Non obliar!
Nedda dopo aver lasciato Silvio riceve ancora il prezzo della sedie da altri, e poi rientra anch'essa nel teatro con Peppe.
LA FOLLASuvvia, spicciatevi!
LA FOLLAPerché tardate? incominciate!
LA FOLLAPerché indugiate?
PEPPEChe furia! Diavolo!
PEPPEPrima pagate, Nedda incassate!
volendo pagare nella stesso tempo
LA FOLLADi qua! Di qua!
etc.
LA FOLLAIncominciate!
LA FOLLAPerché tardar? Spicciate, incominciate.
LA FOLLAPerché tardar? Suvvia questa commedia!
LA FOLLAFacciam rumor, sì, sì, facciam rumore!
LA FOLLADiggià, diggià... suonar ventitré ore!
LA FOLLAFacciam rumor! Facciam rumor!
LA FOLLAAllo spettacolo ognun anela!
Si ode una lunga e forte scampanellata.
LA FOLLAAh! S'alza la tela!
LA FOLLASilenzio! Silenzio! Olà! Olà!
Le donne sono parte sedute sui banchi, situati obliquamente, volgendo la faccia alla scena del teatrino; parte in piedi formano gruppo cogli uomini sui rialzo di terra ov'è il grosso albero. Altri uomini in piedi lungo le prime quinte a sinistra. Silvio è innanzi ad essi.
SCENA SECONDA
La tela del teatrino si alza. La scena, mal dipinta, rappresenta una stanzetta con due porte laterali ed una finestra praticabile in fondo. Un tavolo e due sedie rozze di paglia sono sulla destra del teatrino. Nedda in costume da Colombina passeggia ansiosa.
COLOMBINAPagliaccio mio marito
COLOMBINAa tarda notte sol ritornerà...
COLOMBINAE quello scimunito di Taddeo...
COLOMBINAperché mai non è ancor qua?
COLOMBINAAh! ah!
Si ode un pizzicar di chitarra all'interno; Colombina corre alla finestra e dà segni d'amorosa impazienza.
di dentro
ARLECCHINOO Colombina, il tenero fido Arlecchin
ARLECCHINOè a te vicin!
ARLECCHINODi te chiamando, e sospirando aspetta il poverin!
ARLECCHINOLa tua faccetta mostrami, ch'io vo' baciar
ARLECCHINOsenza tardar.
ARLECCHINOLa tua boccuccia. Amor mi cruccia!
ARLECCHINOAmor mi cruccia e mi sta a tormentar!
ARLECCHINOAh! e mi sta a tormentar!
ARLECCHINOO Colombina, schiudimi il finestrin,
ARLECCHINOche a te vicin
ARLECCHINOdi te chiamando,
ARLECCHINOe sospirando
ARLECCHINOè il povero Arlecchin!
ARLECCHINOA te vicin è Arlecchin!
ritornando ansiosa sul davanti
COLOMBINADi fare il segno convenuto appressa l'istante,
COLOMBINAed Arlecchino aspetta!
Siede ansiosa volgendo le spalle alla porta di destra. Questa si apre e Tonio entra sotto le spoglie del servo Taddeo, con un paniere infilato al braccio sinistro. Egli si arresta a contemplare Nedda con aria esageratamente tragica, dicendo.
TADDEOÈ dessa!
poi levando bruscamente al cielo le mani ed il paniere
TADDEODei, come è bella!
ridendo
LA FOLLAAh! ah! ah!
etc.
TADDEOSe a la rubella io disvelassi
TADDEOl'amor mio che commuove fino i sassi!
TADDEOLungi è lo sposo.
TADDEOPerché non oso?
TADDEOSoli noi siamo
TADDEOe senza alcun sospetto!
TADDEOOrsù... Proviamo!
sospirando lungo, esagerato
TADDEOAh!
Il pubblico ride.
volgendosi
COLOMBINASei tu, bestia?
immobile
TADDEOQuell'io son, sì!
COLOMBINAE Pagliaccio è partito?
come sopra
TADDEOEgli parti!
COLOMBINAChe fai così impalato?
COLOMBINAIl pollo hai tu comprato?
TADDEOEccolo, vergin divina!
Precipitandosi in ginocchio, offrendo colle due mani il paniere a Colombina che si appressa.
TADDEOEd anzi, eccoci entrambi ai piedi tuoi!
TADDEOPoiché l'ora è suonata, o Colombina,
TADDEOdi svelarti il mio cor!
TADDEODi', udirmi vuoi? Dal dì...
Colombina va alla finestra la schiude e fa un segno; poi va verso Taddeo
strappandogli il paniere
COLOMBINAQuanto spendesti dal trattore?
TADDEOUna e cinquanta.
TADDEODa quel dì il mio core,
TADDEOil mio core...
presso alla tavola
COLOMBINANon seccarmi Taddeo!
Arlecchino scavalca la finestra, depone a terra una bottiglia che ha sotto il braccio, e poi va verso Taddeo mentre questi finge non vederlo.
a Colombina, con intenzione
TADDEOSo che sei pura, so che sei pura!
TADDEOsei pura e casta al par di neve!
TADDEOSì, casta!... al par di neve!
TADDEOE ben che dura, dura ti mostri,
TADDEOdura, ad obliarti non riesco
TADDEOno! non riesco!
Lo piglia per l'orecchio dandogli un calcio e lo obbliga a levarsi.
ARLECCHINOVa a pigliar fresco!
Il pubblico ride.
retrocedendo comicamente verso la porta a destra
TADDEONumi! s'aman!
TADDEOm'arrendo ai detti tuoi.
ad Arlecchino
TADDEOVi benedico! Là veglio su voi!
Taddeo esce. Il pubblico ride ed applaude.
COLOMBINAArlecchin!
con affetto esagerato
ARLECCHINOColombina!
ARLECCHINOAlfin s'arrenda ai nostri prieghi amor!
COLOMBINAFacciam merenda.
Colombina rende dal tiretto due posate e due coltelli. Arlecchino va a prender la bottiglia, poi entrambi siedono a tavola uno in faccia all'altro.
COLOMBINAGuarda, amor mio, che splendida
COLOMBINAcenetta preparai!
ARLECCHINOGuarda, amor mio, che nettare
ARLECCHINOdivino t'apportai!
A DUEL'amore ama gli effluvii
A DUEdel vin, de la cuccina!
ARLECCHINOMia ghiotta Colombina!
COLOMBINAAmabile beone!
prendendo un'ampolletta che ha nella tunica
ARLECCHINOPrendi questo narcotico;
ARLECCHINOdallo a Pagliaccio
ARLECCHINOpria che s'addormenti,
ARLECCHINOe poi fuggiamo insiem!
COLOMBINASì, porgi!
spalanca la porta a destra e traversa la scena tremando esageratamente
TADDEOAttenti! Pagliaccio... è là...
TADDEOtutto stravolto... ed armi cerca!...
TADDEOEi sa tutto... Io corro a barricarmi!
Entra precipitoso a sinistra e chiude la porta. Il pubblico ride.
ad Arlecchino
COLOMBINAVia!
scavalcando la finestra
ARLECCHINOVersa il filtro ne la tazza sua!
Scompare.
Canio in costume da Pagliaccio, compare sulla porta a destra.
alla finestra
COLOMBINAA stanotte...
COLOMBINAE per sempre io sarò tua!
porta la mano al cuore e mormora a parte
CANIONome di Dio! quelle stesse parole!
Avanzandosi per dir la sua parte.
CANIOCoraggio!
forte
CANIOUn uomo era con te!
NEDDAChe folle! Sei briaco?
fissandola
CANIOBriaco! sì... da un'ora!!
riprendendo la commedia
NEDDATornasti presto.
con intenzione
CANIOMa in tempo!
CANIOT'accora? T'accora!
CANIOdolce sposina!!
Riprende la commedia.
CANIOAh! sola io ti credea
mostrando la tavola
CANIOe due posti son là!
NEDDACon me sedea Taddeo,
NEDDAche là si chiuse per paura!
verso la porta a sinistra
NEDDAOrsù... parla!
di dentro, fingendo tremare ma con intenzione
TADDEOCredetela! Credetela!
TADDEOEssa è pura!!
TADDEOE abborre dal mentir
TADDEOquel labbro pio!!
ridendo
LA FOLLAAh! ah! ah! ah!
rabbioso al pubblico
CANIOPer la morte!
poi a Nedda sordamente
CANIOSmettiamo!
CANIOHo dritto anch'io d'agir come ogn'altr'uomo.
CANIOIl nome suo...
fredda e sorridente
NEDDADi chi?
CANIOVo' il nome de l'amante tuo,
CANIOdel drudo infame a cui ti desti in braccio,
CANIOo turpe donna!
sempre recitando la commedia
NEDDAPagliaccio! Pagliaccio!
CANIONo! Pagliaccio non son;
CANIOse il viso è pallido,
CANIOè di vergogna, e smania di vendetta!
CANIOL'uom riprende i suoi dritti,
CANIOe'l cor che sanguina vuol sangue
CANIOa lavar l'onta, o maledetta!
CANIONo, Pagliaccio non son!
CANIOSon quei che stolido
CANIOti raccolse orfanella in su la via
CANIOquasi morta di fame,
CANIOe un nome offriati,
CANIOed un amor ch'era febbre e follia!
Cade come affranto sulla seggiola.
CONTADINEComare, mi fa piangere!
CONTADINEPar vera questa scena!
CONTADINIZitte laggiù! Che diamine!
a parte
SILVIOIo mi ritengo appena!
riprendendosi ed animandosi a poco a poco
CANIOSperai, tanto il delirio accecato m'aveva,
CANIOse non amor, pietà... mercé!
CANIOEd ogni sacrifizio al cor lieto, imponeva,
CANIOe fidente credeva
CANIOpiù che in Dio stesso, in te!
CANIOMa il vizio alberga sol ne l'alma tua negletta;
CANIOtu viscere non hai... sol legge e'l senso a te!
CANIOVa, non merti il mio duol,
CANIOo meretrice abbietta,
CANIOvo' ne lo sprezzo mio
CANIOschiacciarti sotto i piè!!
entusiasta
LA FOLLABravo!
fredda, ma seria
NEDDAEbben! Se mi giudichi di te indegna,
NEDDAmi scaccia in questo istante.
sogghignando
CANIOAh! ah!
CANIODi meglio chiedere non dèi
CANIOche correr tosto al caro amante.
CANIOSe' furba! No! per Dio!
CANIOTu resterai...
CANIOe il nome del tuo ganzo mi dirai!!
cercando riprendere la commedia sorridendo forzatamente
NEDDASuvvia, così terribile
NEDDAdavver non ti credeo!
NEDDAQui nulla v'ha di tragico.
verso la porta a sinistra
NEDDAVieni a dirgli o Taddeo,
NEDDAche l'uom seduto or dianzi,
NEDDAor dianzi a me vicino
NEDDAera... il pauroso ed innocuo Arlecchino!
Risa tosta represse dall'attitudine di Canio.
terribile
CANIOAh! tu mi sfidi!
CANIOE ancor non l'hai capita
CANIOch'io non ti cedo?...
CANIOIl nome, o la tua vita! Il nome!
Assieme.
prorompendo
NEDDAAh! No, per mia madre!
NEDDAIndegna esser poss'io...
NEDDAquello che vuoi, ma vil non son, per Dio!
NEDDACONTADINI e CONTADINE
NEDDAFanno davvero?
NEDDASeria è la cosa?
NEDDAZitti laggiù!
NEDDASeria è la cosa e scura!
a parte
SILVIOIo non resisto più!
SILVIOOh la strana commedia!
Peppe vuoi uscire dalla porta a sinistra, ma Tonio lo ritiene.
PEPPEBisogna uscire, Tonio. Ho paura!...
TONIOTaci sciocco!
NEDDADi quel tuo sdegno è l'amor mio più forte!
NEDDANon parlerò! No! A costo de la morte!
urlando dà di piglio a un coltello sul tavolo
CANIOIl nome! il nome!
sfidandolo
NEDDANo!
snudando il pugnale
SILVIOSanto diavolo! Fa davvero...
SILVIOLA FOLLA e PEPPE
che cerca svincolarsi da Tonio
SILVIOChe fai! Ferma! Aita!
Le donne che indietreggiano spaventate, rovesciano i banchi ed impediscono agli uomini di avanzare, ciò che obbliga Silvio a lottare per arrivare alla scena. Intanto Canio al parossismo della collera, ha afferrata Nedda in un attimo e la colpisce per di dietro mentre essa cerca di correre verso il pubblico.
CANIOA te! A te!
a Nedda
CANIODi morte negli spasimi lo dirai!
cadendo agonizzando
NEDDASoccorso! Silvio!
che e quasi arrivato alla scena
SILVIONedda!
Alla voce di Silvio, Canio si volge come una belva, balza presso di lui è in un attimo lo ferisce, dicendo.
CANIOAh!... sei tu?
CANIOBen venga!
Silvio cade come fulminato.
urlando
LA FOLLAArresta! Gesummaria!
Mentre parecchi si precipitano verso Canio per disarmarlo ed arrestarlo, egli, immobile, istupidito lascia cadere il coltello dicendo.
CANIOLa commedia è finita!