Il marinaro lungi
Balfe, Michael William
Il marinaro lungi omai se va
e più si scosta il lido in alto mar;
sul franco ponte sospirando sta:
"Addio mia patria, ch'io deggio lasciar.
La casa mia forse mai rivedrò,
ch'or doppiamente è cara a questo cor.
Si, te, mia cara, mai scordar potrò,
fugge la vita, ma costante è amor!
Fido qual ago provasi nel sen
puro l'affetto nel più grand' orror.
Ch'io rivedesi un sol momento almen
la cara sposa obbliando ogni dolor.
Se spunta al cielo l'alba d'un bel dì,
se il sol rosseggia in occidente già,
se in oscurezza l'aria e il mar s'unì,
memore ancor del tristo addio sarà.
Il bacio estremo il sen riscalda ancor,
da polo a polo alato pur gli sta
la dolce imago nel più fido amor,
che le sue pene alfin consolerà.
Tutto in natura parlagli da lei,
nel bosco folto suo nome ascolterà,
e stesso da lei suolazzanti augei,
la palma antica lo ripeterà,
la palma antica istessa lo pronuncierà!
Ma alfin s'appressa a terra! Eccola già!
Ah, com' ondeggiando il cor di tutti va!
Chi mai il primo fia ch'arriverà?
Qual nome, e sente! ch'il pronuncierà?
Fia ver? Tu 'l sei, mio caro ben? lo credo appen!
L'ancora in fondo sta, s'appressa già!
Barca, deh vola, vola, a terra il pie!
Ah, qual contento in braccio, in braccio a te!
Il modo mai, il mondo mai non ha
per me più gran, più gran felicità."