Ceneri

M. Mochizuki

Ceneri

di cose morte, di mali perduti,

di contatti ineffabili, di muti

sopiri;

vivide

fiamme da voi m'investono nell'atto

che d'ansia in ansia approssimo alle soglie

del sonno;

e al sonno,

con quei legami appassionati e teneri

ch'ànno il bimbo e la madre, ed a voi ceneri

mi fondo.

L'angoscia

insidia al varco, io la disarmo. Come

un beato la via di paradiso,

salgo una scala, sosto ad una porta

a cui suonavo in altri tempi. Il tempo

ha ceduto di colpo.

Mi sento,

con i panni e con l'anima,

in una luce di folgore; al cuore

una gioia si abbatte vorticosa

come la fine.

Ma non grido.

Muto

parto dell'ombre per l'immenso impero.