I due granatieri

Natalie Quiteria, Vicomtesse de Santa

In Francia tornavano due granatieri,

che erano stati prigionieri in Russia.

E quando arrivarono al campo tedesco,

rimasero a testa china.

Qui sentirono entrambi la triste notizia,

che la Francia era stata sconfitta,

perduta e battuta la valorosa schiera -

e l'Imperatore, l'Imperatore prigioniero!

E piansero insieme i granatieri,

al doloroso annunzio.

Uno disse: Ahimè, sto male,

mi brucia la mi vecchia ferita!

L'altro disse: E' finita,

anch'io vorrei morire con te,

ma ho moglie un bimbo a casa,

che senza di me sono perduti.

Che mi importa della moglie, che mi importa del bimbo,

io ho un più alto desiderio,

lascia che chiedano l'elemosina, se hanno fame -

l'Imperatore, il mio Imperatore prigioniero!

Compi, fratello, questa mia preghiera:

quando io ora morirò,

porta il mio corpo in Francia,

seppelliscimi in terra di Francia.

La croce d'onore col nastro rosso

mettimela sul cuore;

mettimi in mano il fucile

e cingimi la spada.

Così voglio giacere e stare in ascolto,

come una sentinella, nella tomba,

fin che senta tuono di cannoni

e scalpitio di cavalli.

Allora cavalca l'Imperatore sulla mia tomba,

molte spade stridono e lampeggiano;

ed io sorgerò armato dalla tomba -

per difendere il mio Imperatore!