Quando Rinaldo

S. Landi

Quando Rinaldo invitto

Armida abbandonò,

Sentendo il cor trafitto

Per duolo ella mancò.

Tal piaga sentì,

Tal doglia soffrì,

Che in tanta pena suo desir fù

Non viver più.

Con mille ohimè dolenti

I lidi ella ferì,

E in questi amari accenti

L'acerba doglia aprì:

"Hor dunque da me

Vuoi volgere il piè?

Hor dunque il cielo

Mirar potrà

Tua crudeltà?

Perfido, mancatore:

Sia maledetto il dì

Che coi suoi sguardi Amore

Il petto mi ferì.

Diversa mercè

Sperò la mia fe,

E provo -- ahi lassa --

Tua ferità

Senza pietà."

Ciò detto, ella oprò poi

Sua magica virtù:

E agl'incanti suoi

Pluto ubbidiente fù.

Il sol s'oscurò,

la terra tremò

E d'atre nubi,

velando il dì,

Ella sparì.