Io mi son giovinetta

A. Ager

Io mi son giovinetta, e volentieri

m'allegro e canto en la stagion novella,

merzé d'amore e de'dolci pensieri.

Io vo pe'verdi prati riguardando

i bianchi fiori e' gialli e i vermigli

le rose in su le spine e i bianchi gigli

e tutti quanti gli vo somigliando

al viso di colui che me, amando,

ha presa e terrà sempre, come quella

ch'altro non ha in disio ch'e' suoi piaceri.

De' quai quand'io ne truovo alcun che sia,

al mio parer, ben simile di lui,

il colgo e bacio e parlomi con lui,

e com'io so, così l'anima mia

tutta gli apro, e ciò che 'l cor disia;

quindi con altri il metto in ghirlandella

legato co'miei crin biondi e leggieri.

E quel piacer, che di natura il fiore

agli occhi porge, quel simil mel dona

che s'io vedessi la propia persona

che m'ha accesa del suo dolce amore,

quel che mi faccia più il suo odore

esprimer nol potrei con la favella,

ma i sospir ne son testimon veri.

Li quai non escon già mai del mio petto,

come dell'altre donne, aspri né gravi,

ma se ne vengon fuor caldi e soavi,

e al mio amor sen vanno nel cospetto,

il qual come gli sente, a dar diletto

di sé a me si muove e viene in quella

ch'i'son per dir: Deh vien, ch'i'non disperi.