Ah stigie larve! Ah scellerati spettri
Händel, Georg Friedrich
Ah stigie larve! Ah scellerati spettri,
che la perfida donna ora ascondete,
perché al mio amor offeso
al mio giusto furor non la rendete?
Ah misero e schernito,
l'ingrata già m'ha ucciso!
Sono lo spirto mio da me diviso
sono un'ombra, e qual ombra adesso io voglio
varcar là giù ne' regni del cordoglio.
Ecco la stigia barca.
Di Caronte a dispetto
già solco l'onde nere: ecco di Pluto
le affumicate soglie, e l'arso tetto.
Già latra Cerbero
e già dell'Erebo
ogni terribile
squallida furia
se n'viene a me.
Ma la furia, che sol mi diè martoro
dov'è? Questo è Medoro.
A Proserpina in braccio
vedo che fugge. Or a strapparla io corro.
Ah! Proserpina piange!
Vien meno il mio furore
se si piange all'inferno anco d'amore.
Vaghe pupille, non piangete, no
che del pianto ancor nel regno
può in ognun destar pietà;
vaghe pupille, non piangete, no.
Ma sì, pupille, sì piangete, sì
che sordo al vostro incanto
ho un core d'adamanto,
né calma il mio furor;
ma sì, pupille sì piangete sì.