Pagine sparse

G. Martucci

Quanti affetti del cor restano ignoti!

Quante gemme d'amor sperde natura!

Quanti dolci sospiri e quanti voti

dileguan sempre nella notte oscura.

Passan le stelle in ciel, passa la vita,

e la mia passione è inavvertita!

Io non ebbi d'amor le gioie belle…

Passa la vita e passano le stelle.

Vengo quando dal ciel cala la luna;

vengo nell'ora del tuo bel dormire!

Voglio contar le stelle ad una ad una,

e quante sono, ti sapró ben dire.

Se mille e mille stelle ha il bel sereno,

de' miei dolori saran sempre meno.

Se dovessi contar per tutto un anno,

meno de' mali miei sempre saranno.

Come a l'aurora fugge l'aër bruno,

e si mostra ogni valle, ogni riviera,

voglio contare i fiori ad uno ad uno,

onde s'adorna tanta primavera.

Se mille a mille fiori ha il bel terreno

de' miei dolori saran sempre meno.

Se il bel terreno ha mille e mille fiori,

sempre meno saran de' miei dolori.

Presso un vecchio monastero, nella vale erma ed incolta,

ho trovato il cimitero dove voglio esser sepolta.

È quel sito orrendo e strano così adatto al mio dolore…

Là non giunge aspetto umano, là non ride un erba, un fiore.

Forse ritorna ancora?! Io lo vidi languire

nella squallida aurora e, piangendo, morire.

E pure un senso atroce me scuote ad ora ad ora.

Risento la sua voce! … Forse ritorna ancora?!

Amor, che fai la vita lusinghiera: ti benedico, amor!

Tutto risvegli, come primavera risveglia l'erbe e i fior.

Scoglie questa le nevi e a poco a poco fuga il vernal rigor.

L'anima mia si scalda al nuova fuoco… ti benedico, amor!

Vorrei teco montare su quel leggiadro colle,

seder su l'erba molle e allegri inni cantar.

Di là si vede il mare sparso di vele bianche.

Le nostre anime stanche potremo alfin calmar.