La canzone del salice
Rossini, Gioacchino
Assisa a' piè d'un salice,
immersa nel dolore,
gemea traffita Isaura
dal più crudele amore:
L'aura tra i rami flebile
ne ripeteva il suon.
I ruscelletti limpidi
a' caldi suoi sospiri,
il mormorio mesceano
de' lor diversi giri:
L'aura fra i rami flebile
ne ripeteva il suon.
Salce d'amor delzia!
Ombra pietosa appresta,
di mie sciagure immemore,
all'urna mia funesta;
nè più ripeta l'aura
de' miei lamenti il suon.
Che dissi!... Ah m'ingannai!...
Non è del canto questo il lugubre fin.
M'ascolta... Oh Dio!
Qual mai strepito è questo!
Qual presagio funesto!
Io credeva che alcuno...
Oh come il Cielo
s'unisce a' miei lamenti!...
Ascolta il fin de' dolorosi accenti.
Ma stanca alfin di spargere
mesti sospiri, e pianto,
morì l'afflitta vergine
ahi! di quel salce accanto.
Ma stanca alfin di piangere
morì... che duol! l'ingrato...
Oimè... ma il pianto
proseguir non mi fa.
Parti, ricevi da' labbri dell'amica
il bacio estremo.
Deh calma, o Ciel, nel sonno
per poco le mie pene,
fa, che l'amato bene
mi venga a consolar.
Se poi son vani i prieghi,
di mia breve urna in seno.
di pianto venga almeno
il cenere a bagnar.