Qual musico gentil

G. Wert

Qual musico gentil, prima che chiara

altamente la lingua al canto snodi,

a l'armonia gli animi altrui prepara

con dolci ricercate in bassi modi,

così costei, che ne la doglia amara

già tutte non oblia l'arti e le frodi,

fa di sospir breve concent' in prima

per dispor l'alma in cui le voci imprima.

Poi cominciò: "Non aspettar ch'io preghi,

crudel, te, come amante amante deve.

Tai fummo un tempo; or se tal esser neghi,

e di ciò la memoria anco t'è greve,

come nemico almen ascolta: i preghi

d'un nemico talor l'altro riceve.

Ben quel ch'io chieggio è tal che darlo puoi,

e integri conservar gli sdegni tuoi.

"Se m'odii, e in ciò diletto alcun tu senti,

non te 'n vengo a privar: godi pur d'esso.

Giusto a te pare, e siasi. Anch'io le genti

cristiane odiai, no 'l nego, odiai te stesso.

Nacqui pagana, usai vari argomenti

che per me fosse il vostro imperio oppresso;

te perseguii, te presi, e te lontano

da l'arme trassi in loco ignoto e strano.

"Aggiungi a questo ancor quel ch'a maggiore

onta tu rechi et a maggior tuo danno:

t'ingannai, t'allettai nel nostro amore;

empia lusinga certo, iniquo inganno,

lasciarsi còrre il virginal suo fiore,

far de le sue bellezze altrui tiranno,

quelle ch'a mille antichi in premio sono

negate, offrire a novo amante in dono!

Sia questa pur tra le mie frodi, e vaglia

si di tante mie colpe in te il difetto

che tu quinci ti parta, e non ti caglia

di questo albergo tuo già si diletto.

Vattene, passa il mar, pugna, travaglia,

struggi la fede nostra: anch'io t'affretto.

Che dico nostra? ah non più mia! Fedele

sono a te solo, idolo mio crudele."