Incontro di Marzo

I. Pizzetti

Guardami dunque! Io sono sempre quella

come t'apparvi nei sogni d'allora

così fiera e soave e così bella.

Se tu mi guardi

non revivi ancora nelle morte giornate.

Non respiri fragranze abbandonate?

Getta il rimpianto e la paura amare

e saluta la vecchia fantasia.

Anche l'alta bontà di perdonare

vuol questa bruna reduce follia.

Dammi le nuove rose

e tremino le mie labbra sdegnose.

Per la mia strana iride profonda

per queste braccia dal segreto incanto

per la chioma che il collo agil m'innonda

non ti scordare che una volta hai pianto

per la dolcezza amara

di questa bocca sovra tutte cara.

Se dalla tomba stanca impallidita

a te venissi per magia risorta

come vorresti le mie ceree dita

lagrimando baciar.

Baciar la morta tua buona fata antica.

Oltre il rogo non vive ira nemica.

E col sorriso d'altre primavere

da remote campagne io son venuta;

lasciando per vederti!

Oggi le schiere dei sogni de l'addio.

Sono una muta dolce donna che fù!

Donna de cieli che non s'apron più.

Pur se di Marzo a la mia chioma folta

doni in memorie le novelle rose

tremeranno le mie labbra sdegnose.

Ma ti bacia sul cuore anche una volta

questa mia bocca antica.

Oltre l'addio non ferve ira nemica.