Qui chiamata m' avete?
Ponchielli, Amilcare
LAURA
entra in ricca veste da ballo, con perle e gemme ad Alvise
Qui chiamata m'avete?
ALVISE
con affettata cortesia
Pur che vi piaccia...
LAURA
Mio signor...
ALVISE
Sedete!
Siedono ai due lati di un ampio tavolo.
Bella così, madonna, – io non v'ho mai veduta;
Pur il sorriso è languido; – perchè ristarvi muta?
Dite: un gentil mistero – v'è grave a me svelar,
O un qualche velo nero – dovrò da me strappar?
LAURA
Dal vostro accento insolito – cruda ironia traspira,
Il labro a grazia atteggiasi – e fuor ne scoppia l'ira...
Mio nobile consorte, – non vi comprendo ancora!
ALVISE
concitato
Pur d'abbassar la maschera – madonna, è giunta l'ora.
Alzandosi con violenza
Giunta è l'ora! – ad altr' uomo rivolto,
Donna impura, è il tuo primo sospir...
LAURA
Ad altr' uomo? Che dite? Che ascolto!
Fra sè
(Cielo! orrendo m'imponi martir.)
ALVISE
Ieri quasi t'ho côlta in peccato,
Pur potesti salvarti e fuggir...
Col mio guanto t'ho oggi afferrato,
Più non fuggi, – ti è d'uopo morir!
La atterra violentemente. Laura getta un grido.
LAURA
a' piedi di Alvise
Morir! è troppo orribile!
Aver davanti il ciel...
E scender nelle tenebre
D'un desolato avel!
Senti! di sangue tiepido
In sen mi scorre un rivo...
Perchè, se piango e vivo,
Dirmi: tu dêi morir?
La morte è pena infame
Anche a più gran fallir!
ALVISE
Invan tu piangi – invan tu speri,
Dio non ti può esaudir!
In lui raccogli – i tuoi pensieri;
Preparati a morir!
Un confessore ivi t'attende!