Modesto mi guardava
Cimarosa, Domenico
Modesto mi guardava,
il caro mio biondino.
Ah, furbo sopraffino!
Forse, chissà,
pensava ad ingannarmi allor.
“M'amate?” – Io gli dicea.
“Ah cara, io penso, io moro.”
“Chi è la vostra dea?”
“Voi siete, o mio tesoro!”
“Quando mi sposerete?”
“Doman, se pur volete,
e questa sera ancor.”
Le nozze erano pronte,
conviti, feste e balli,
gli amici, il parentado…
Ma il mio biondino amato
bel bel se ne fuggì.
Modesto mi guardava.
“Mia cara,” mi dicea,
“voi siete il mio tesoro.”
Ma il mio biondino amato
bel bel se ne fuggì.
Ah donne miserabili
a questi amanti
perfidi non dite
mai di sì.
Lunatici, bisbetici,
volubili, frenetici,
sì sì ci fate piangere
voi sol la notte e il dì.
Vi dicono “mia cara”,
vi dicon “mio tesoro”,
ah, furbi sopraffini!
Sì sì ci fate piangere
voi sol la notte e il dì.