Miei rampolli femminini
Rossini, Gioacchino
(bieco in volto, esce in berretto da notte e veste da camera)
Miei rampolli femminini,
vi ripudio; mi vergogno!
(ricusando di dar loro a baciar la mano)
Un magnifico mio sogno
mi veniste a sconcertar.
(osservandole)
(Come son mortificate!
Degne figlie d'un barone!)
(Clorinda e Tisbe ridono quando non le guarda)
Via: silenzio, ed attenzione.
State il sogno a meditar.
Mi sognai fra il fosco, e il chiaro
un bellissimo somaro;
un somaro, ma solenne.
Quando a un tratto, oh che portento!
Su le spalle a cento a cento
gli spuntarono le penne,
ed in alto, fsct, volò!
Ed in cima a un campanile
come in trono si fermò.
Si sentiano per di sotto
le campane a sdindonar...
Col cì cì, ciù ciù, di botto
mi faceste risvegliar.
Ma d'un sogno sì intralciato
ecco il simbolo spiegato.
La campana suona a festa?
Allegrezza in casa è questa.
Quelle penne? Siete voi.
Quel gran volo? Plebe, addio.
Resta l'asino di poi?
Ma quell'asino son io;
chi vi guarda vede chiaro
che il somaro è il genitor.
Fertilissima regina
l'una e l'altra diverrà;
ed il nonno una dozzina
di nepoti abbraccerà.
Un re piccolo di qua:
un re bambolo di là,
e la gloria mia sarà.