La pastorella
M. Castelnuovo-Tedesco
Una vaga pastorella
che due lustri appena avea,
semplicetta, scinta e scalza,
stava l'oche a guardar sotto una balza;
e mentre alla conocchia il fil traea,
lieta così canterellar solea:
"S'io son bella son per me.
Non mi curo avere amanti;
e mi rido dei lor pianti,
dei sospiri e degli oimè.
Per un grembo di bei fiori
mille amanti io donerei,
che con tanti piagnistei
han l'appalto dei dolori.
Dolce cosa ognor mi pare
con Lirinda e con Lisetta
lo sdraiarmi sull'erbetta
d'un bel prato, e merendare.
È il più bel piacer del mondo
far sul prato a mosca cieca
ed al suon d'una ribeca
far saltando il ballo tondo.
Guancial d'oro, scalda mano,
son trastullo a me gradito.
Pigli pur, chi vuol, marito.
Io non ho pensier sì strano."