Or che il dover . . . Tali e cotani sono

Mozart, Wolfgang Amadeus

Or che il dover m'astringe,

In scelte e corte rime

Grato mostrarmi a qual onor sublime,

Di cui ci ricolmaste, o prence eccelso,

Ne' miei pensieri immerso

Ricerco un buon concetto.

Rumino colla mente,

Penso, ripenso, e poi non trovo niente.

Febo e le Muse in mio soccorso imploro;

Compariscono tutte a me dinanzi,

Confuse in volto e colle cetre infrante.

D'un simile scompiglio

Le chiedo la ragion, tacer le miro,

E dopo mille al più sospir cocenti

Una così ripose:

Riverendo pastor, t'accheta, e in simil

Giorno non obbligarci a dire il nostro

Scorno; sulle rive della Salza ogni

Nostro potere, ogni saper fu crine

Da quella luce onde il suo prence è cinto.

Tali e contanti sono

Di Sigismondo i merti,

Che i nostri ingegni incerti,

Non sanno qual riverendo cor.

Se la pietà si canta;

La giustizia non cede,

Ch'ogni virtù, riverendo,

Siede in trono suo cor.