Ascanio in Alba

Mozart, Wolfgang Amadeus

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Ascanio in Alba Libretto

VENERE (soprano)

ASCANIO, nipote di Venere (soprano)

SILVIA, ninfa (soprano)

FAUNO, pastore (soprano)

ACESTE, sacerdote (tenore)

CORO: geni, pastori e pastorelle

Area spaziosa, destinata alle solenni adunanze pastorali, limitata da una corona d'altissime e fronzute querce, che vagamente distribuite all'intorno conciliano un'ombra freschissima e sacra. Veggonsi lungo la serie degli alberi verdi rialzamenti di terreno, presentati dalla natura, e in varia forma inclinati dall'arte per uso di sedervi con graziosa irregolarità i pastori.

Nel mezzo sorge un altare agreste, in cui vedesi scolpito l'animal prodigioso, da cui si dice, che pigliasse il nome la Città d'Alba.

Dagl'intervalli, che s'aprono fra un albero e l'altro, si domina una deliziosa, e ridente campagna, sparsa di qualche capanna, e cinta in mediocre distanza d'amene colline, onde scendono copiosi e limpidi rivi.

L'orizzonte va a terminare in azzurrissime montagne, le cui cime si perdono in un cielo purissimo e sereno.

SYSTEMSCENA PRIMA

Venere in atto di scender dal suo carro.

Ascanio a lato di esso. Le Grazie, e quantità di Geni che cantano e danzano accompagnando la Dea. Scesa questa, il carro velato da una leggera nuvoletta si dilegua per l'aria.

PARTE PRIMAGENI e GRAZIE

PARTE PRIMADi te più amabile,

PARTE PRIMANé Dea maggiore,

PARTE PRIMACeleste Venere

PARTE PRIMANo non si dà.

PARTE PRIMATu sei degli uomini,

PARTE PRIMAO Dea, l'amore:

PARTE PRIMADi te sua gloria

PARTE PRIMAIl Ciel si fa.

PARTE PRIMASe gode un popolo

PARTE PRIMADel tuo favore,

PARTE PRIMAPiù dolce imperio

PARTE PRIMACercar non sa.

PARTE PRIMACon fren sì placido

PARTE PRIMAReggi ogni core,

PARTE PRIMAChe più non bramasi

PARTE PRIMALa libertà.

al suo seguito che si ritira nell'indietro della scena, disponendosi vagamente:

VENEREGeni, Grazie, ed Amori,

VENEREFermate il piè, tacete,

VENEREFrenate, sospendete,

VENEREFide colombe, il volo:

VENEREQuesto è il sacro al mio Nume amico suolo.

VENEREEcco, Ascanio, mia speme, ecco le piagge,

VENEREChe visitammo insieme,

VENEREIl tuo gran Padre, ed io. Quel tempo ancora

VENERECon piacer mi rammento. Anco i presagi

VENEREParvero disegnar, che un giorno fora

VENEREDel mio favore oggetto

VENEREQuesto popolo eletto.

Accennando l'altare.

VENEREIn quell'altare

VENEREVedi la belva incisa,

VENEREChe d'insolite lane ornata il tergo

VENEREA noi comparve. Il grand'Enea lo pose

VENEREPer memoria del fatto: e quindi il nome

VENEREPrenderà la Città, ch'oggi da noi

VENEREAvrà illustre principio. Io fin d'allora

VENEREQui de le grazie mie prodiga sono

VENEREAl popolo felice: e qui 'l mio core

VENEREFa sovente ritorno

VENEREDa la beata sfera, ove soggiorno.

VENEREMa qui presente ognora,

VENERECon la mia Deità regnar non posso:

VENERETu qui regna in mia vece. Il grande, il pio,

VENEREIl tuo buon Genitor, che d'Ilio venne

VENEREA le sponde latine, or vive in cielo

VENEREAltro Dio fra gli Dèi:

VENEREE soave mia cura ora tu sei.

ASCANIOMadre, che tal ti piace

ASCANIOEsser da me chiamata, anzi che Dea,

ASCANIOQuanto ti deggio mai!

VENEREGià quattro volte, il sai,

VENERECondusse il Sol su questi verdi colli

VENEREIl pomifero Autunno,

VENEREDa che al popolo amico il don promisi

VENEREDe la cara mia stirpe. Ognuno attende,

VENEREOgnun brama vederti: all'are intorno

VENEREOgnun supplice cade: e il bel momento

VENEREAffretta ognun con cento voti e cento.

VENEREL'ombra de' rami tuoi

VENEREL'amico suolo aspetta.

VENEREVivi mia pianta eletta:

VENEREDegna sarai di me.

VENEREGià questo cor comprende

VENEREQuel che sarai di poi;

VENEREGià di sue cure intende

VENEREL'opra lodarsi in te

ASCANIOMa la Ninfa gentil, che il seme onora

ASCANIOD'Ercole invitto...? Ah dì..., la Sposa mia,

ASCANIOSilvia, Silvia dov'è? Tanto di lei

ASCANIOTu parlasti al mio cor; tanto la fama

ASCANION'empie sua tromba, e tanto bene aspetta

ASCANIODa le mie nozze il Mondo...

VENEREAmata Prole

VENEREPria che s'asconda il Sole

VENERESposo sarai de la più saggia Ninfa,

VENEREChe di sangue divin nascesse mai.

VENEREGià su i raggi dell'alba in sonno apparvi

VENEREAd Aceste custode

VENEREDe la Vergine illustre. Egli già scende

VENEREDal sacro albergo: e al popolo felice,

VENEREE a la Ninfa tuo bene,

VENEREDel fausto annuncio apportator qui viene.

ASCANIOAh cara Madre... Dimmi...

ASCANIODunque vicina è l'ora...?

ASCANIOMa chi sa, s'ella m'ami?

VENEREElla ti adora.

ASCANIOSe mai più non mi vide!

VENEREA lei son note

VENERELe tue sembianze.

ASCANIOE come?

VENEREAmor, per cenno mio,

VENEREOrdì nobile inganno.

ASCANIOE che mai fece?

VENEREVolge il quart'anno omai,

VENEREChe de la Ninfa a lato

VENEREAmor veglia in tua vece. Ei le tue forme

VENEREVeste appunto qual te. Tali le gote,

VENERETai le labbra e le luci, e tai le chiome,

VENERETale il suon de le voci. Appunto come

VENEREL'un'all'altra colomba

VENEREDel mio carro somiglia,

VENERETale Amor ti somiglia.

ASCANIOE quale, o Dea

ASCANIOPresso all'amata Ninfa

ASCANIOÈ l'ufficio d'Amore?

VENEREIn sonno a lei

Misto tra' lievi sogni appare ognora.

VENERETe stesso a lei dipinge: e tal ne ingombra

VENERELa giovinetta mente,

VENEREChe te, vegliando ancora,

VENERELa vaga fantasia sempre ha presente.

ASCANIOChe leggiadro prodigio

ASCANIOTu mi sveli, o gran Dea! Ma che più tardo?

ASCANIOVoliam dunque a la Ninfa. A' piedi suoi

ASCANIOGiurar vo' la mia fé...

VENERESolo tu devi

VENEREIre in traccia di lei;

VENEREMe chiaman altre cure:

VENERENon è solo un Mortal caro a gli Dèi.

ASCANIOSì, le dirò ch'io sono

ASCANIOAscanio suo; che questo cor l'adora;

ASCANIOChe di celeste Diva

ASCANIOStirpe son io...

VENERENo, non scoprirti ancora.

ASCANIOO ciel! perché?

VENERETu fida.

VENEREVedila pur; ma taci

VENEREChi tu sei, d'onde vieni, e chi ti guida.

ASCANIOChe silenzio crudel!

VENEREDimmi, non brami

VENEREVeder con gli occhi tuoi fino a qual segno

VENERESilvia t'adori? a qual sublime arrivi

VENERELa sua virtù? quanto sia degno oggetto

VENERED'amor, di meraviglia, e di rispetto?

VENEREQuesta dunque è la via.

ASCANIODunque s'adempia,

ASCANIOO Madre, il tuo voler. Giuro celarmi

ASCANIOFin che a te piace. Oggi mostrar ti voglio

ASCANIOSin dove anch'io son d'ubbidir capace.

VENEREVieni al mio seno. A quella docil mente,

VENEREA quel tenero core a quel rispetto,

VENEREChe nutri per gli Dèi, ti riconosco

VENEREProle più degna ognora

VENEREE del Padre, e di me. Qui fra momenti

VENEREMi rivedrai. De la tua Sposa intanto

VENERECauto ricerca: ammira

VENERECome di bei costumi

VENEREA te per tempo ordisce

VENERELa tua felicità, come con lei

VENERENe la mirabil opra

VENEREE l'arte, e la natura, e il ciel s'adopra.

In atto di partire.

VENEREGENI e GRAZIE

VENEREDi te più amabile

VENERENé Dea maggiore,

VENERECeleste Venere

VENERENo non si dà,

Parte Venere seguita dal coro, che canta, e le danza intorno.

VENERECon fren sì placido

VENEREReggi ogni core, che più non bramasi

VENERELa libertà.

SYSTEMSCENA SECONDA

Ascanio solo.

ASCANIOPerché tacer degg'io?

ASCANIOPerché ignoto volermi all'idol mio?

ASCANIOChe dura legge, o Dea!

ASCANIOMi desti in seno

ASCANIOTu le fiamme innocenti: i giusti affetti

ASCANIOSolleciti fomenti: e a lei vicino

ASCANIONel più lucido corso il mio destino

ASCANIOImprovvisa sospendi?...

ASCANIOAh dal mio cor qual sagrifizio attendi...?

ASCANIOPerché tacer degg'io

ASCANIOPerché ignoto volermi all'idol mio?

ASCANIOFolle! Che mai vaneggio

ASCANIOSo, che m'ama la Dea: mi fido a lei

ASCANIODeh perdonami, o Madre, i dubbi miei.

ASCANIOMa la Ninfa dov'è? Tra queste rive

ASCANIOChi m'addita il mio bene? Ah sì cor mio

ASCANIOLo scoprirem ben noi. Dove in un volto

ASCANIOTutti apparir de la virtù vedrai

ASCANIOI più limpidi rai: dove congiunte

ASCANIOFacile maestà, grave dolcezza,

ASCANIOIngenua sicurezza,

ASCANIOE celeste pudore: ove in due lumi

ASCANIOTu vedrai sfolgorar d'un'alta mente

ASCANIOLe grazie delicate, e il genio ardente,

ASCANIOLà vedrai la mia Sposa. A te il diranno

ASCANIOI palpiti soavi, i moti tuoi:

ASCANIOAh sì cor mio la scoprirem ben noi.

ASCANIOCara, lontano ancora

ASCANIOLa tua virtù m'accese:

ASCANIOAl tuo bel nome allora

ASCANIOAppresi a sospirar.

ASCANIOIn van ti celi, o cara:

ASCANIOQuella virtù si rara

ASCANIONella modestia istessa

ASCANIOPiù luminosa appar.

SYSTEMSCENA TERZA

Pastori, Ascanio e Fauno.

PASTORIVenga de' sommi Eroi,

PASTORIVenga il crescente onor.

PASTORIPiù non s'involi a noi:

PASTORIQui lo incateni amor.

ritirandosi in disparte:

ASCANIOMa qual canto risona?

ASCANIOQual turba di Pastor mi veggio intorno?

non badando ad Ascanio:

FAUNOQui dove il loco e l'arte

FAUNOApre comodo spazio

FAUNOAi solenni concili, al sacro rito,

FAUNOQui venite o Pastori. Il giorno è questo

FAUNOSacro a la nostra Diva. Al suo bel nome,

FAUNONon a Bacco, e a Vertunno,

FAUNORender grazie volgiamo

FAUNOPresso al cader del fortunato Autunno.

FAUNOIl Ministro del cielo, il saggio Aceste,

FAUNOSembra, che tardi. In gran pensieri avvolto

FAUNOPur dianzi il vidi. A lui splendea ridente

FAUNOD'un'insolita gioia il sacro volto.

FAUNOForse il dono promesso è a noi vicino;

FAUNOForse la Dea pietosa

FAUNODel fido Popol suo compie il destino.

PASTORIVenga de' sommi Eroi,

PASTORIVenga il crescente onor.

PASTORIPiù non s'involi a noi:

PASTORIQui lo incateni Amor.

Il coro siede lungo le serie degli alberi disponendosi vagamente.

volgendosi ad Ascanio:

FAUNOMa tu chi sei, che ignoto

FAUNOQui t'aggiri fra noi? Quel tuo sembiante

FAUNOPur mi fa sovvenir, quando alcun Dio

FAUNOTra i mortali discende. E qual desio

FAUNOTi conduce fra noi?

accostandosi a Fauno:

ASCANIOStranier son io.

ASCANIOQua vaghezza mi guida

ASCANIODi visitare i vostri colli ameni,

ASCANIOI puri stagni, e per il verde piano

ASCANIOQueste vostre feconde acque correnti.

ASCANIOTra voi, beate genti,

ASCANIOFama è nel Lazio, che Natura amica

ASCANIOTutti raccolga i beni

ASCANIOChe coll'altre divide.

FAUNOAh! più deggiamo

FAUNOAl favor d'una Diva: e non già quale

FAUNOIrreverente il volgo

FAUNOTalor sogna gli Dèi, ma qual è in cielo

FAUNOAlma figlia di Giove. Il suo sorriso,

FAUNODall'amoroso cerchio, onde ne guarda

FAUNOQuesto suol rasserena. Ella que' beni,

FAUNOChe natura ne diè, cura, difende

FAUNOGli addolcisce, gli aumenta. In questi campi

FAUNOSemina l'agio, e seco

FAUNOL'alma fecondità. Ne le capanne

FAUNOGuida l'industria; e in libertà modesta

FAUNOLa trattien, la fomenta. Il suo favore

FAUNOÈ la nostra rugiada: e i lumi suoi

FAUNOPari all'occhio del sol sono per noi.

FAUNOSe il labbro più non dice,

FAUNONon giudicarlo ingrato.

FAUNOChi a tanto bene è nato

FAUNOSa ben quanto è felice,

FAUNOMa poi spiegar nol sa.

FAUNOQuando a gli Amici tuoi

FAUNOTorni sul patrio lido,

FAUNOVivi, e racconta poi:

FAUNOHo visto il dolce nido

FAUNODe la primiera età.

ASCANIO(Quanto soavi al core

ASCANIODe la tua stirpe, o Dea

ASCANIOSonan mai queste lodi!)

guardando da un lato nell'interno della scena:

FAUNOEcco, Pastori,

Il Coro si alza, e si avanza.

FAUNOEcco lento dal colle

FAUNOIl venerando Aceste; al par di lui

FAUNOEcco scende la Ninfa...

ASCANIOOh ciel, qual Ninfa?

ASCANIOParla, dimmi, o Pastor...

FAUNOSilvia, d'Alcide

FAUNOChiara stirpe divina.

ASCANIO(Ahimè cor mio

ASCANIOFrena gli impeti tuoi:

ASCANIOL'adorata mia Sposa ecco vicina.)

accennando ad Ascanio, il quale pure sta attentamente guardando dallo stesso lato:

FAUNOMira, o Stranier, come il bel passo move

FAUNOMaestosa, e gentile: a le seguaci

FAUNOCome umana sorride

FAUNOCome tra lor divide

FAUNOI guardi, e le parole. In que' begli atti

FAUNONon par, che scolta sia

FAUNOL'altezza del pensiero, e di quell'alma

FAUNOLa soave armonia?

ASCANIO(È vero, è vero.

ASCANIOPiù resister non so. Se qui l'attendo,

ASCANIOScopro l'arcano, e al giuramento io manco.

ASCANIOPartasi omai.)

FAUNOGarzone, a te non lice

FAUNOQui rimaner, che la modesta Silvia

FAUNONon vorria testimon de' suoi pensieri

FAUNOUn ignoto straniere. E se desìo

FAUNOD'ammirarla vicino, e al patrio suolo

FAUNOFama portar de' pregi suoi t'accese,

FAUNOLà confuso ti cela.

Accennando il Coro de' Pastori.

ASCANIOS'adempia il tuo voler, pastor cortese.

Si ritira, e si suppone confuso fra il Coro.

Il Coro s'avanza da un lato alla volta di Aceste, e di Silvia.

SYSTEMSCENA QUARTA

Ascanio e Fauno, Pastori e Pastorelle o Ninfe, Silvia con seguito di Pastorelle, Aceste.

ASCANIOPASTORI e PASTORELLE

ASCANIOHai di Diana il core,

ASCANIODi Pallade la mente.

ASCANIOSei dell'Erculea gente,

ASCANIOSaggia Donzella, il fior.

ASCANIOI vaghi studi e l'arti

ASCANIOSon tuo diletto, e vanto:

ASCANIOE delle Muse al canto

ASCANIOPresti l'orecchio ancor.

ASCANIOHa nel tuo core il nido

ASCANIOOgni virtù più bella:

ASCANIOMa la modestia è quella

ASCANIOChe vi risplende ognor.

ACESTEOh generosa Diva,

ACESTEOh delizia degli uomini, oh del cielo

ACESTEOrnamento e splendor! che più potea

ACESTEQuesto suol fortunato

ACESTEAspettarsi da te? Qual più ti resta,

ACESTEFido popol devoto,

ACESTEPer la sua Deità preghiera, o voto.

ACESTEOgni cosa è compiuta.

ACESTEDell'Indigete Enea

ACESTELa sospirata Prole,

ACESTEVostra sarà pria che tramonti il Sole.

PASTORIVenga de' sommi Eroi,

PASTORIVenga il crescente onor.

PASTORIPiù non s'involi a noi:

PASTORIQui lo incateni Amor.

ACESTEDi propria man la Dea

ACESTEA voi la donerà. Né basta ancora.

ACESTEQui novella città sorger vedrete

ACESTEDe la Diva, e del Figlio opra sublime.

ACESTEQuesti poveri alberghi,

ACESTEQueste capanne anguste

ACESTEFieno eccelsi palagi, e moli auguste.

ACESTEAltre dell'ampie moli

ACESTESaran sacre a le Muse: altre custodi

ACESTEDe le prische memorie ai dì venturi:

ACESTEAltre ai miseri asilo:

ACESTEAltre freno agli audaci: altre tormento

ACESTEA la progenie rea del mostro orrendo,

ACESTEChe già infamia, e spavento

ACESTEFu de' boschi Aventini,

ACESTEE periglio funesto a noi vicini.

PASTORIVenga de' sommi Eroi,

PASTORIVenga il crescente onor.

PASTORIPiù non s'involi a noi:

PASTORIQui lo incatena Amor.

rivolto a Silvia:

ACESTEOh mia gloria, oh mia cura, oh amato pegno

ACESTEDe la stirpe d'Alcide, oh Silvia mia,

ACESTEOggi Sposa sarai. Oggi d'Ascanio

ACESTEIl conforto sarai, l'amor, la speme:

ACESTEAmbi di questo suolo

ACESTELa delizia, e il piacer sarete insieme.

ACESTEPer la gioia in questo seno

ACESTEL'alma. oh Dio! balzar mi sento.

ACESTEAll'eccesso del contento

ACESTENo resistere non sa.

ACESTESilvia cara, amici miei,

ACESTESe con me felici siete,

ACESTEAh venite, dividete

ACESTEIl piacer, che in cor mi sta.

SILVIA(Misera! che farò?) Narrami Aceste,

SILVIAOnde sai tutto ciò?

ACESTELa Dea me 'l disse.

SILVIAQuando?

ACESTENon bene ancora

ACESTESi tingevan le rose

ACESTEDe la passata aurora.

SILVIAE che t'impose?

ACESTED'avvertirne te stessa,

ACESTED'avvertirne i Pastori: e poi disparve

ACESTEVersando dal bel crin divini odori.

Ah che più far non so. Taccio...? mi scopro...?

ACESTE(Ma la Ninfa si turba...?

ACESTENumi! Che sarà mai...?)

SILVIA(No, che non lice

SILVIAIn simil uopo all'anime innocenti

SILVIACelar gli affetti loro.) Odimi Aceste...

ACESTECieli! Che dir mi vuoi?

ACESTEQual duol ti opprime in sì felice istante?

SILVIAPadre... Oh Numi..! Che pena..!

SILVIAIo sono amante.

Ahimè, respiro alfine.

ACESTEE ti affanni perciò? Non è d'amore

ACESTEDegno il tuo Sposo? O credi

ACESTEColpa l'amarlo?

SILVIAAnzi, qual Nume, o Padre,

SILVIALo rispetto, e l'onoro. I pregi suoi

SILVIATutti ho fissi nell'alma. Ognun favella

SILVIADi sue virtù. Chi caro a Marte il chiama,

SILVIAChi diletto d'Urania, e chi l'appella

SILVIADe le Muse sostegno:

SILVIAChi n'esalta la mano, e chi l'ingegno.

SILVIADel suo gran Padre in lui

SILVIAIl magnanimo cor chi dice impresso;

SILVIAChi de la Dea celeste

SILVIAL'immensa carità trasfusa in esso.

SILVIASì, ma d'un altro Amore

SILVIASento la fiamma in petto:

SILVIAE l'innocente affetto

SILVIASolo a regnar non è.

ACESTEAh no, Silvia t'inganni

ACESTEInnocente che sei. Già per lung'uso

ACESTEIo più di te la tua virtù conosco.

ACESTESpiega il tuo core, o Figlia,

ACESTEE al tuo fido custode or ti consiglia.

SILVIAOdi Aceste, e stupisci. Il dì volgea,

SILVIAChe la mia fé donai

SILVIAD'esser Sposa d'Ascanio all'alma Dea.

SILVIAMille imagini liete,

SILVIAChe avean color da quel felice giorno,

SILVIAVenian volando a la mia mente intorno.

SILVIAEd ella in dolce sonno

SILVIAS'obliava innocente preda a loro;

SILVIAQuand'ecco, oh Cielo! a me, non so se desta.

SILVIAComparve un giovinetto. Il biondo crine

SILVIASul tergo gli volava; e mista al giglio

SILVIANe la guancia vezzosa

SILVIAGli fioriva la rosa: il vago ciglio...

SILVIAPadre, non più, perdona.

SILVIAL'indiscreto pensier, parlando ancora,

SILVIAVa dietro a le lusinghe

SILVIADell'imagin gentil, che lo innamora.

ACESTE(Che amabile candor!) segui, che avvenne?

SILVIAAh da quel giorno il lusinghier sembiante

SILVIARegnò nel petto mio; di sé m'accese;

SILVIAI miei pensieri ei solo

SILVIATutti occupar pretese i sonni miei

SILVIADi sé solo ingombrò. Da un lato Ascanio,

SILVIALa cui sembianza ignota,

SILVIAMa la virtù m'è nota,

SILVIAMeraviglia, e rispetto al cor m'inspira:

SILVIADall'altro poi l'imaginato oggetto

SILVIATenerezza, ed amor mi desta in petto.

ACESTENo, figlia, non temer. Senti la mano

ACESTEDe la pietosa Dea. Questa bell'opra

ACESTEOpra è di lei.

SILVIAChe dici?

SILVIACome? parla, che fia?

ACESTEPiacque a la Diva

ACESTEDi stringere il bel nodo: in ogni guisa

ACESTEVi dispone il tuo core, e in sen ti pinge

ACESTELe sembianze d'Ascanio.

SILVIAE come il sai?

ACESTESento che in cor mi parla

ACESTEUn sentimento ignoto,

ACESTELa tua virtù me 'l dice e m'assicura

ACESTEIl favor de la Dea.

SILVIANumi! chi fia

SILVIAPiù di me fortunata? Oh Ascanio, oh Sposo!

SILVIADunque per te, mio Bene,

SILVIAL'amoroso desìo

SILVIASi raddoppia così dentro al cor mio?

SILVIAAmo adunque il mio Sposo

SILVIAQuando un bel volto adoro? Amo lui stesso,

SILVIAQuando mille virtù pregio, ed onoro?

SILVIACome è felice stato,

SILVIAQuello d'un'alma fida,

SILVIAOve innocenza annida,

SILVIAE non condanna amor!

SILVIADel viver suo beato

SILVIASempre contenta è l'alma:

SILVIAE sempre in dolce calma

SILVIAVa palpitando il cor.

ACESTESilvia, mira, che il sole omai s'avanza

ACESTEOltre il meriggio. È tempo,

ACESTEChe si prepari ognuno

ACESTEAd accoglier la Dea. Su via Pastori

ACESTEA coronarci andiam di frondi, e fiori:

ACESTETu con altri Pastor Fauno raccogli

ACESTEVaghi rami, e ghirlande; e qui le reca,

ACESTEOnde sia il loco adorno

ACESTEQuanto si può per noi. Tu ancor prepara

SYSTEMParte de' cari frutti, onde sull'ara

ACESTECon le odorate gomme ardan votivo

ACESTESagrificio a la Dea, che a noi li dona.

ACESTESe questo dì è festivo

ACESTEOgni anno al suo gran nome, or che si deve,

ACESTEQuando sì fausta a noi

ACESTEReca il maggior de' benefici suoi?

PASTORIVenga de' sommi Eroi,

PASTORIVenga il crescente onor.

PASTORIPiù non s'involi a noi:

PASTORIQui lo incateni Amor.

Partono tutti fuorché Ascanio.

SYSTEMSCENA QUINTA

Ascanio, e poi Venere e Coro di Geni.

ASCANIOCielo! che vidi mai? quale innocenza,

ASCANIOQuale amor, qual virtù! Come non corsi

ASCANIOAl piè di Silvia, a palesarmi a lei?

ASCANIOAh questa volta, o Dea, quanto penoso

ASCANIOL'ubbidirti mi fu. Vieni, e disciogli

ASCANIOQuesto freno crudele...

Venere sopraggiunge col Coro dei Geni.

VENEREEccomi o figlio!

ASCANIOLascia, lascia, ch'io voli

ASCANIOOve il ridente fato

ASCANIOMi rapisce, mi vuol. Quel dolce aspetto,

ASCANIOQuel candor, quella fé, quanto rispetto

ASCANIOM'inspirano nell'alma e quanti, oh Dio

ASCANIOQuanti mantici sono al mio desio!

ASCANIOAh di sì nobil alma

ASCANIOQuanto parlar vorrei!

ASCANIOSe le virtù di lei

ASCANIOTutte saper pretendi,

ASCANIOChiedile a questo cor.

ASCANIOSolo un momento in calma

ASCANIOLasciami o Diva, e poi

ASCANIODi tanti pregi suoi

ASCANIOPotrò parlarti allor.

VENEREUn'altra prova a te mirar conviene

VENEREDe la virtù di Silvia. Ancor per poco

VENERESoffri mia speme. Appena

VENEREQui fia la pastoral turba raccolta

VENEREChe di mia gloria avvolta

VENEREComparir mi vedrà. Restano, o Figlio

VENERERestano ancor pochi momenti, e poi...

ASCANIOChe non pretendi, o Dea!

ASCANIODa un impaziente cor. Ma sia che vuoi!

accennando da un lato:

VENERELà dove sale il Colle

VENEREFinché torni quaggiù Silvia il tuo bene,

VENERERicovrianci per ora! In questo piano

VENEREDe la nova città le prime moli

VENERESorgano intanto, e de' ministri miei

VENEREL'opra vi sudi. Auspici noi dall'alto

VENEREDominerem su l'opra: e qua tornando

VENERELa pastoral famiglia,

VENEREN'avrà insieme conforto, e meraviglia.

VENEREOlà, Geni mei fidi,

VENEREDe le celesti forze

VENEREAccogliete il valor. Qui del mio sangue

VENERESorga il felice nido; e d'Alba il nome

VENERESuoni famoso poi di lido in lido.

VENEREE tu mio germe intanto

VENEREA mirar ti prepara in quel bel core

VENEREDi virtude il trionfo, e quel d'amore.

VENEREAl chiaror di que' bei rai,

VENERESe l'amor fomenta l'ali

VENEREAd amar tutti i mortali

VENEREIl tuo cor solleverà.

VENERECosì poi famoso andrai

VENEREDegli Dèi tra i chiari figli,

VENERECosì fia, che tu somigli

VENEREA la mia divinità.

VENEREGENI e GRAZIE

VENEREDi te più amabile,

VENERENé Dea maggiore,

VENERECeleste Venere,

VENERENo non si dà.

VENERECon fren sì placido

VENEREReggi ogni core,

VENEREChe più non bramasi

VENERELa libertà.

Molti Pastori, e Pastorelle, secondo l'antecedente comando d'Aceste, vengon per ornar solennemente il luogo di ghirlande, e di fiori. Ma mentre questi si accingono all'opera, ecco che compariscono le Grazie

accompagnate da una quantità di Geni, e di Ninfe celesti in atto di meditare qualche grande intrapresa. I Pastori rimangono a tale veduta estremamente sorpresi: se non che, incoraggiati dalla gentilezza di quelle persone celesti, tornano all'incominciato lavoro. Ma assai più grande rinasce in essi la meraviglia, quando ad un cenno delle Grazie, e de' Geni, veggono improvvisamente cambiarsi i tronchi degli alberi, che stanno adornando di ghirlande, in altrettante colonne, le quali formano di mano in mano un solido, vago e ricco ordine d'architettura, con cui dassi principio all'edificazione d'Alba, e si promette un felice cambiamento al paese. Questi accidenti, congiunti con gli atti d'ammirazione, di riconoscenza, di tenerezza, di concordia fra le celesti e le umane persone, fanno la base del breve Ballo, che lega l'anteriore con la seguente parte della Rappresentazione.

SYSTEMPARTE SECONDA

SYSTEMSCENA PRIMA

Silvia, Coro di Pastorelle.

SILVIAStar lontana non so, compagne Ninfe,

SILVIADa questo amico loco.

SILVIAAh qui vedrò fra poco

SILVIAL'adorato mio Sposo, è l'alma Dea,

SILVIAChe di sua luce pura

SILVIAQuesti lidi beati orna, e ricrea.

SILVIAMa ciel! Che veggio mai! Mirate, amiche,

SILVIACome risplende intorno

SILVIADi scolti marmi, e di colonne eccelse

SILVIAIl sacro loco adorno. Ah senza fallo

SILVIAQuesto è il divin lavoro. Il tempo, e l'opra

SILVIADe' mortali non basta a tanta impresa.

SILVIASento, sento la mano

SILVIADe la propizia Dea. L'origin questa

SILVIAÈ dell'alma Città, che a noi promise:

SILVIAQuesta è mirabil prova

SILVIADe la venuta sua. Fra pochi istanti

SILVIADe le felici amanti

SILVIALa più lieta sarò. Già dall'occaso

SILVIAIl sol mi guarda; e pare

SILVIAPiù lucido che mai scender nel mare.

SILVIASpiega il desìo, le piume:

SILVIAVola il mio core, e geme;

SILVIAMa solo con la speme

Poi mi ritorna al sen.

SILVIAVieni col mio bel Nume

SILVIAAlfine o mio desìo

SILVIADimmi una volta, oh Dio!

SILVIAEcco l'amato ben.

Siede da un lato con le Pastorelle intorno.

PASTORELLEGià l'ore sen volano,

PASTORELLEGià viene il tuo bene.

PASTORELLEFra dolci catene

PASTORELLEQuell'alma vivrà.

Il Coro siede.

SYSTEMSCENA SECONDA

Silvia, Coro di Pastorelle, Ascanio.

non vedendo Silvia, da sé:

ASCANIOCerco di loco in loco

ASCANIOLa mia Silvia fedele; e pur non lice

ASCANIOQuesto amante cor mio svelare a lei;

ASCANIOChé me 'l vieta la Diva.

ASCANIOAdorata mia Sposa, ah dove sei?

ASCANIOLascia, lascia, che possa

ASCANIOQuesto mio cor, che de' tuoi merti è pieno,

ASCANIOCelato ammirator vederti almeno.

Vedendo Silvia, da sé:

ASCANIOMa non è Silvia quella,

ASCANIOChe là si posa su quel verde seggio,

ASCANIOCon le sue Ninfe a lato...? Io non m'inganno.

ASCANIOCerto è il mio bene, è desso.

ASCANIONumi! che fo'...? m'appresso...?

vedendo Ascanio, da sé:

SILVIAOh ciel! Che miro...?

SILVIAQuegli è il Garzon, di cui scolpita ho in seno

SILVIAL'imagin viva...

ASCANIOAh! Se potessi almeno

ASCANIOScoprirmi a lei...

Così m'appare in sogno...

SILVIACosì l'ha ognor presente

SILVIANel dolce immaginar questa mia mente.

SILVIAChe fia ...? Sogno...? O son desta...?

ASCANIOOh Madre, oh Diva!

ASCANIOQual via crudel di tormentarmi è questa?

SILVIANo, più sogno non è: quello è sembiante

SILVIAChe da gran tempo adoro...

SILVIAAscanio è dunque...? O pur son d'altri amante. ..?

SILVIADubito ancor ....

ASCANIOLa Ninfa

ASCANIOAgitata mi par... Mi riconosce,

ASCANIOMa scoprirsi non osa.

SILVIAAh sì il mio bene,

SILVIAIl mio Sposo tu sei.

Alzandosi e facendo qualche passo verso Ascanio.

ASCANIOCieli! s'accosta:

ASCANIOCome potrò non palesarmi a lei!

SILVIAImprudente, che fo? Spontanea, e sola

SILVIAAppressarmi vogl'io?

s'arresta

SILVIASeco non veggio

SILVIALa Dea, che il guida... Egli di me non chiede...

SILVIAMeco Aceste non è... Dove t'avanzi

SILVIATrasportato dal core incauto piede?

SILVIAIngannarmi potrei...

SYSTEMSCENA TERZA

Silvia, Ascanio, coro di Pastorelle e Fauno.

FAUNOSilvia, Silvia, ove sei?

accostandosi a Fauno:

SILVIAFauno, che brami?

a Silvia:

FAUNOIo di te cerco, o Ninfa,

ad Ascanio, che si accosta dall'altro lato:

FAUNOE a te pur vengo,

FAUNOGiovanetto straniere.

SILVIA(Egli è stranier, qual sembra: ah certo è desso,

SILVIACerto è lo Sposo mio.)

A Fauno:

SILVIAPastor, favella.

a Silvia, scostandosi Ascanio:

FAUNOA te Aceste m'invia: di te chiedea:

FAUNOQui condurti ei volea. Di già si sente

FAUNOLa gran Diva presente. In ogni loco

FAUNOSparge la sua virtù. Vedi quell'opra

FAUNOChe mirabil s'innalza? i Geni suoi

FAUNOLa crearon pur di anzi. Io, e i Pastori

FAUNONe vedemmo il lavoro

FAUNOMentre qua recavam ghirlande, e fiori.

FAUNOCiò narrammo ad Aceste: ed egli a noi

FAUNOMeraviglie novelle

FAUNONe mostrò d'ogni parte. Oh se vedessi!

FAUNOSilvia, sul sacro albergo,

FAUNOOve seco dimori, una gran luce

FAUNOPiove, e sfavilla intorno, e par, che rieda

FAUNOPria di morir verso l'aurora il giorno.

FAUNOTutto il pendio del colle,

FAUNOOnde quaggiù si scende,

FAUNODi fior vernali, e di novelli germi

FAUNOTutto si copre. Per la via risplende

FAUNOUn ignoto elemento

FAUNODi rutile vivissime scintille,

FAUNOOnde aperto si vede,

FAUNOChe volò su quel suolo il divin piede.

FAUNOMa troppo tardo omai.

SILVIA(Quanto ti deggio

SILVIAAmorosa Deità!)

FAUNOVolo ad Aceste:

a Silvia, accennando di partire:

FAUNODirò, che più di lui

FAUNOFu sollecito amore...

accostandosi a Fauno:

ASCANIOEd a me ancora

ASCANIONon volevi parlar gentil Pastore?

ad Ascanio:

FAUNOAh quasi l'obliai.

FAUNOGarzon, mi scusa

FAUNOIn dì così ridente

FAUNOL'eccesso del piacer turba la mente

FAUNOAd Aceste narrai

FAUNOCome qui ti conobbi, e ti lasciai.

ASCANIOE che perciò?

FAUNOSorrise

FAUNOLampeggiando di gioia il sacro veglio.

FAUNOLevò le mani al Cielo e palpitando:

FAUNOSento, mi disse, un non inteso affetto

FAUNOTutto agitarmi il petto...

SILVIA(Oh caro Sposo!

SILVIANon ne dubito più.)

FAUNOVanne, soggiunse,

FAUNOCerca dello straniere.

SILVIAIl saggio Aceste

SILVIANell'indovina mente

Tutto sa, tutto vede, e tutto sente!

ASCANIOChe vuol dunque da me?

FAUNOPer me ti prega,

FAUNOChe rimanghi tra noi finché si sveli

FAUNOA noi la nostra Dea. Vuol che tu sia

FAUNODe' favori di lei,

FAUNODe' felici Imenei del nostro bene

FAUNONuncio fedele a le rimote arene.

SILVIA(Oh me infelice! Aceste

SILVIADunque Ascanio nol crede!)

ASCANIO(Ahimè, che dico?

ASCANIOOh dura legge!)

ad Ascanio:

FAUNOE che rispondi alfine?

ASCANIOChe ubbidirò... Che del felice Sposo

ASCANIOAmmirerò il destin...

SILVIA(Misera! Oh Numi!

SILVIADunque Ascanio non è. Che fiero colpo!

SILVIAChe fulmine improvviso!)

Si ritira e si siede abbattuta fra le Ninfe verso il fondo della Scena.

ASCANIOAlfin, Pastore,

ASCANIODì, che l'attendo.

FAUNOEd io

FAUNOTosto men volo ad affrettarlo. Addio!

FAUNODal tuo gentil sembiante

FAUNORisplende un'alma grande:

FAUNOE quel chiaror, che spande

FAUNOQuasi adorar ti fa.

FAUNOSe mai divieni amante

FAUNOFelice la Donzella Che a fiamma così bella

FAUNOAllor s'accenderà.

Parte.

SYSTEMSCENA QUARTA

Silvia. Coro di Pastorelle e Ascanio.

guardando a Silvia:

ASCANIOAhimè!

ASCANIOChe veggio mai?

ASCANIOSilvia colà si giace

ASCANIOPallida semiviva

ASCANIOA le sue Ninfe in braccio.

ASCANIOIntendo, oh Dio!

ASCANIOArde del volto mio: e non mi crede

ASCANIOIl suo promesso Ascanio.

ASCANIOLa virtude, e l'amore

ASCANIOFanno atroce battaglia in quel bel core.

ASCANIOE dal penoso inganno

ASCANIOLiberarla non posso... Agli occhi suoi

ASCANIOS'involì almen questo affannoso oggetto

ASCANIOFinché venga la Dea. Colà mi celo:

ASCANIOE non lontan da lei

ASCANIOUdrò le sue parole

ASCANIOPascerò nel suo volto i guardi miei.

ASCANIOAl mio ben mi veggio avanti,

ASCANIODel suo cor sento la pena,

ASCANIOE la legge ancor mi frena.

ASCANIOAh si rompa il crudo laccio,

ASCANIOAbbastanza il cor soffrì.

ASCANIOSe pietà dell'alme amanti

ASCANIOBella Diva il sen ti move,

ASCANIONon voler fra tante prove

ASCANIOAgitarle ognor così.

Si ritira dalla Scena.

accorrendo ad Ascanio, e poi trattenendosi:

SILVIAFerma, aspetta, ove vai? dove t'involi?

SILVIAPerché fuggi così! Numi! che fo...?

SILVIADove trascorro ahimè...? come s'oblia

SILVIALa mia virtù...! Sì, si risolva alfine.

SILVIARompasi alfin questo fallace incanto.

SILVIAPerché, perché mi vanto

SILVIAProle de' Numi, e una sognata imago

SILVIATravìa quel cor che al sol dovere è sacro,

SILVIAE sacro a la virtù...? Ma non vid'io

SILVIALe sembianze adorate

SILVIAPur or con gli occhi miei...? No, non importa.

SILVIASol d'Ascanio son io. Da lor si fugga.

SILVIASe il Ciel così mi prova,

SILVIAMiri la mia vittoria... E se il mio Sposo

SILVIAFosse quel, ch'or vid'io...? Ah! mi lusingo.

SILVIAPerché in sì dolce istante

SILVIANon palesarsi a me? perché mentirsi,

SILVIAE straziarmi così...? No. mi seduce

SILVIAL'ingannato mio core... E s'anco ci fosse

SILVIAVegga che so lui stesso Sagrificare a lui,

SILVIAE l'amato sembiante ai merti sui.

SILVIAAh si corra ad Aceste:

SILVIAInvoliamci di qui. Grande qual sono

SILVIAStirpe de' Numi al comun ben mi deggio.

SILVIAFuorché l'Alma d'Ascanio, altro non veggio.

SILVIAInfelici affetti miei,

SILVIASol per voi sospiro, e peno,

SILVIAInnocente è questo seno:

SILVIANol venite a tormentar.

SILVIAAh quest'alma, eterni Dei,

SILVIAMi rendete alfin qual era.

SILVIAPiù l'imagin lusinghiera

SILVIANon mi torni ad agitar.

accorrendo a Silvia:

ASCANIOAnima grande, ah lascia

ASCANIOLascia, oh Dio! che al tuo piè...

partendo risoluta

SILVIAVanne. A' miei lumi

SILVIATi nascondi per sempre. Io son d'Ascanio.

Parte.

PASTORELLEChe strano evento

PASTORELLETurba la Vergine

PASTORELLEIn questo dì!

PASTORELLENo, non lasciamola

PASTORELLEDove sì rapida Fugge così.

Partono.

SYSTEMSCENA QUINTA

Ascanio solo.

ASCANIOAhi la crudel come scoccato dardo

ASCANIOS'involò dal mio sguardo! Incauto, ed io

ASCANIOQuasi di fé mancai.

ASCANIOChi a tante prove, o Dea,

ASCANIOD'amore, e di virtù regger potea?

ASCANIODi sì gran dono, o Madre,

ASCANIORicco mi fai, che più non può mortale

ASCANIODesiar dagli Dèi: e vuoi, ch'io senta

ASCANIOTutto il valor del dono. Ah sì, mia Silvia,

ASCANIOTroppo, troppo maggiore

ASCANIOSei de la fama. Ora i tuoi pregi intendo:

ASCANIOOr la ricchezza mia tutta comprendo

ASCANIOTorna mio bene, ascolta.

ASCANIOIl tuo fedel son io.

ASCANIOAmami pur ben mio:

ASCANIONo, non t'inganna Amor.

ASCANIOQuella, che in seno accolta

ASCANIOSerbi virtù sì rara,

ASCANIOA gareggiar prepara

ASCANIOColl'innocente cor.

Si ritira in disparte.

SYSTEMSCENA SESTA

Ascanio, Silvia, Aceste, Fauno, Coro di Pastori e di Pastorelle, poi Venere, e Coro di Geni.

PASTORIVenga de' sommi Eroi,

PASTORIVenga il crescente onor.

PASTORIPiù non s'involi a noi:

PASTORIQui lo incateni Amor.

a Silvia, che tiene graziosamente per la mano:

ACESTEChe strana meraviglia

ACESTEDel tuo cor mi narrasti, amata figlia!

ACESTEMa pur non so temer. Serba i costumi,

ACESTEChe serbasti fin ora. Il ciel di noi

ACESTESpesso fa prova: e dai contrasti illustri

ACESTEOnde agitata sei,

ACESTEQuella virtù ne desta,

ACESTEChe i mortali trasforma in Semidei.

ACESTESento, che il cor mi dice,

ACESTEChe paventar non dei:

ACESTEMa penetrar non lice

ACESTEDentro all'ascoso vel.

ACESTESai, che innocente sei,

ACESTESai, che dal Ciel dipendi.

ACESTELieta la sorte attendi,

ACESTEChe ti prescrive il Ciel.

SILVIASì, Padre, alfin mi taccia

SILVIAOgn'altro affetto in seno.

SILVIASegua che vuol, purché il dover si faccia.

ai Pastori, che raccolti intorno all'ora v'ardono l'incensi:

ACESTESù, felici Pastori. Ai riti vostri

ACESTEDate principio; e la pietosa Dea

ACESTEInvocate con gl'inni.

ACESTEPASTORI e NINFE O PASTORELLE

ACESTEScendi celeste Venere;

ACESTEE del tuo amore in segno

ACESTELasciane il dolce pegno,

ACESTEChe sospirammo ognor.

SILVIAMa s'allontani almen dagli occhi miei

SILVIAQuel periglioso oggetto. Il vedi?

Accennando Ascanio.

guardando Ascanio:

ACESTEIl veggio.

ACESTEParmi simile a un Dio.

ASCANIO(Silvia mi guarda:

ASCANIOChe contrasto crudel!)

ACESTENo cara figlia,

ACESTENo, non temer. Segui la grande impresa,

ACESTEVedi che il fumo ascende, e l'ara è accesa.

ACESTEOsservate, o Pastori.

ACESTEEcco scende la Dea.

Cominciano a scendere delle nuvole sopra l'ara.

ACESTETra quelle nubi

ACESTESi nasconde la Dea. Oh Silvia mia,

ACESTEMeco all'ara ti volgi: e voi Pastori,

ACESTEDe le preghiere ardenti

ACESTERinnovate i clamori.

ACESTEPASTORI e PASTORELLE

ACESTENo, non possiamo vivere

ACESTEIn più felice regno.

ACESTEMa senza il dolce pegno

ACESTENon siam contenti ancor.

Le nubi si spandono innanzi all'ara.

ACESTEEcco ingombran l'altare

ACESTELe fauste nubi intorno. Ecco la luce

ACESTEDe la Diva presente, ecco traspare.

Si veggono uscir raggi di luce dalle nuvole.

ACESTEPASTORI e NINFE O PASTORELLE

ACESTEScendi celeste Venere;

ACESTEE del tuo amore in segno

ACESTELasciane il dolce pegno,

ACESTEChe sospirammo ognor.

ACESTEInvoca, o figlia, invoca

ACESTEIl favor della Diva:

ACESTEChiedi lo Sposo tuo.

SILVIASvelati, O Dea,

SILVIAScopri alla fin quell'adorato aspetto

SILVIAAl tuo popol diletto. Omai contento

SILVIARendi questo cor mio.

Si squarciano le nuvole. Si vede Venere assisa sul suo carro. Nello stesso tempo escono di dietro alle nuvole le Grazie, e i Geni, che con vaga di sposizione si spargono per la Scena.

si va avvicinando a Silvia:

Or felice son io. Questo è il momento.

SILVIAOh Diva!

si accosta di più:

ASCANIOOh sorte!

ACESTEOh giorno!

ad Ascanio, che si accosta:

SILVIAAh mi persegui,

SILVIAImagine crudele, insino all'ara?

Risolutamente guardando Venere, e colla mano facendosi velo agli occhi, per non veder Ascanio:

SILVIAQual è il mio Sposo, o Diva?

accennando, e pigliando per una mano Ascanio, il presenta a Silvia:

VENEREEccolo, o cara.

volgendosi ad Ascanio:

SILVIAOh Cielo! Perché mai Nasconderti così?

a Silvia

ASCANIOTutto saprai.

accorrendo ad Ascanio

SILVIAAh caro Sposo, oh Dio!

accorrendo a Silvia:

ASCANIOVieni al mio sen, ben mio.

ad Aceste

SILVIAAh ch'io lo credo a pena.

SILVIAForse m'inganno ancora?

a Silvia:

ACESTEFrena il timor, deh frena:

ACESTEE la gran Diva adora.

ASCANIOChe bel piacere io sento

ASCANIOIn sì beato dì.

a Silvia, e ad Ascanio:

ACESTEDe la virtù il cimento

ACESTEPremian gli Dèi così.

SILVIANumi! che bel momento!

SILVIACome in sì bel contento

SILVIAIl mio timor finì!

ASCANIOAh cara Sposa, oh Dio!

SILVIAAh caro Sposo, oh Dio!

Abbracciandosi rispettosamente.

SILVIASILVIA, ASCANIO e ACESTE

SILVIAPiù sacro nodo in terra,

SILVIAPiù dolce amor non è.

SILVIAQuanto pietosa Dea

SILVIAQuanto dobbiamo a te.

VENEREEccovi al fin di vostre pene, o figli.

VENEREOr godete beati

VENEREL'uno nel cor dell'altro ampia mercede

VENEREDe la vostra virtù.

A Silvia:

VENEREMi piacque o cara

VENEREPrevenire il tuo core. Indi la fama,

VENEREQuindi Amore operò. Volli ad Ascanio

VENERECosì de la sua Sposa

VENERELa fortezza, il candor, l'amor, la fede

VENEREMostrar sugli occhi suoi. Scossi un momento

VENEREQuel tuo bel core; e ne volar scintille

VENEREDi celeste virtude a mille a mille.

VENEREMa voi soli felici

VENEREEsser già non dovete.

VENERELa stirpe degli Dèi, più ch'al suo bene,

VENEREPensa all' altrui.

Ad Ascanio:

VENEREApprendi, o Figlio apprendi,

VENEREQuanto è beata sorte

VENEREFar beati i mortali. In questo piano

VENERETu l'edificio illustre

VENEREStendi della città. La Gente d'Alba

VENERESia famosa per te. De le mie leggi

VENERETempra il soave freno:

VENEREMinistra il giusto: il popol mio proteggi.

VENEREIn avvenir due Numi

VENEREAbbia invece d'un sol; te, qui presente;

VENEREMe, che lontana ancora,

VENEREQua col pensier ritornerò sovente.

ASCANIOChe bel piacer io sento

ASCANIOIn sì beato di!

SILVIANumi! che bel momento!

SILVIACome in sì bel contento

SILVIAIl mio timor finì.

SILVIAASCANIO, SILVIA e ACESTE

SILVIAPiù sacro nodo in terra

SILVIAPiù dolce amor non è.

SILVIAQuanto pietosa Dea,

SILVIAQuanto dobbiamo a te.

VENEREAh chi nodi più forti

VENEREHa del mio core in questi amati lidi?

VENEREI Figli, le Consorti, il Popol mio...

SILVIAOh Diva!

ASCANIOOh Madre!

VENEREAddio, miei figli, addio!

ACESTEFerma pietosa Dea, fermati.

ACESTEAlmeno Lascia, che rompa il freno

ACESTEAl cor riconoscente un popol fido.

ACESTEIo son, pietosa

ACESTEDea, Interprete di lui. Questo tuo pegno

accennando Ascanio e abbracciandolo rispettosamente.

ACESTEFidalo púre a noi. Vieni; tu sei

ACESTENostro amor, nostro ben, nostro sostegno.

A Venere, la quale sparisce, chiudendosi: ed alzandosi le nuvole:

ACESTEAdoreremo in lui

ACESTEL'imagine di te: di te, che spargi

ACESTESu i felici mortali

ACESTEPuro amor, pura gioia: di te, che leghi

ACESTECon amorosi nodi

ACESTEI Popoli tra lor; che in sen d'amore.

ACESTEDài fomento a la pace, e di questo orbe

ACESTEStabilisci le sorti, e l'ampio mare

ACESTETranquillizzi, e la terra. Ah, nel tuo sangue,

ACESTED'Eroi, di Semidei sempre fecondo,

ACESTESi propaghi il tuo core:

ACESTEE la stirpe d'Enea occupi il Mondo.

ACESTEGENI, GRAZIE, PASTORI e NINFE

ACESTEAlma Dea tutto il Mondo governa,

ACESTEChe felice la terra sarà.

ACESTELa tua stirpe propaghisi eterna,

ACESTEChe felici saranno l'età.