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S. Sciarrino

Era la strana miniera delle anime.

Quasi vene d'argento andavano

silenti per il buio. Fra radici

sgorgava il sangue che poi giunge ai vivi,

e pesante al buio come porfido pareva.

D'altro nulla era rosso.

V'erano rocce là

boschi irreali. Ponti sul vuoto

e quel vasto, grigio, cieco stagno

sopra il suo lontano fondo, sospeso

come cielo di pioggia su un paesaggio.

E fra prati, mite e piena di pazienza,

appariva la striscia pallida dell'unica strada,

lunga tela stesa a scolorire.

Per quest'unica strada essi venivano.

Avanti l'uomo, agile nel mantello azzurro,

muto, impaziente guardava innanzi a sé.

Il suo passo senza masticare divorava

la strada a grandi morsi; le sue mani

rigide, serrate pendevano

ignare ormai della leggera lira

cresciutagli a sinistra come tralci

di rosa dentro un tronco d'olivo.

E i suoi sensi eran come divisi:

lo sguardo intanto correva avanti come un cane,

si voltava, veniva

e sempre di nuovo lontano

aspettando fermo sulla prossima curva.

L'orecchio indietro

come resta un odore.

Talvolta gli sembrava di sentire

il passo di quegli altri due,

che dovevan seguirlo tutta questa salita.

Poi di nuovo era solo l'eco

dei suoi passi, e il vento del mantello

alle sue spalle.

Ma diceva a se stesso: essi verranno, sì;

a voce alta, e si sentiva spegnere.

Eppure venivano. Potesse

un po' girarsi, li avrebbe visti,

entrambi i silenziosi, che lo seguivano:

il dio del cammino, del messaggio lontano,

il palpito dell'ali alle caviglie,

e affidata alla sua mano sinistra: lei.

La tanto-amata, che mai pianto venne

più da una lira che da lamentatrici;

che divenne un mondo di pianto, in cui

tutto di nuovo era presente;

e intorno a questo mondo tutto di pianto

così come intorno all'altra terra un sole

si volgeva e uno stellato silenzioso cielo,

cielo-in-pianto di astri sfigurati-:

questa tanto-amata.

Ma ora andava per mano di quel dio,

il passo stretto in lunghe bende da morto,

malcerta, mite e priva di impazienza.

Come un frutto di dolce oscurità,

così era piena della grande morte,

ch'era anche nuova, da non capire nulla.

Era in una verginità nuova

e intoccabile; il suo sesso era chiuso

come un giovane fiore verso sera,

e le sue mani ormai immemori così

delle nozze, che lo stesso tocco del dio

lieve, che silenzioso all'infinito la guidava,

l'avrebbe offesa per troppa intimità.

Ormai era sciolta come lunga chioma

e donata come pioggia sulla terra

e diffusa come centuplicata provvista.

Era già radice.

E quando a un tratto

la trattenne il dio e con dolore esclamando

le parole disse: Si è voltato-:

non capì nulla e disse piano: Chi?

Ma laggiù, scuro contro la luce dell'uscita,

stava qualcuno, il cui volto

non si distingueva. Lui fermo vide,

come sulle tracce di un sentiero erboso,

con sguardo afflitto il dio dei messaggi

zitto girarsi, per seguir la figura

che già tornava sulla stessa via,

il passo stretto in lunghe bende da morto,

malcerta, mite e priva d'impazienza.