Improvviso

Giordano, Umberto

Colpito qui m'avete, ov'io geloso

celo il più puro palpitar dell'anima.

(accenna il cuore)

Or vedrete, fanciulla,

qual poema è la parola "Amor,"

qui causa di scherno!

Un di all'azzurro spazio guardai profondo,

e ai prati col mi di viole,

piove va l'oro il sole,

e folgorava d'oro il mondo;

parea la Terra un immane tesor,

e a lei serviva di scrigno, il firmamento.

Su dalla terra a la mia fronte

veniva una ca'rezza viva, un bacio.

Gridai, vinto d'amor:

"T'amo, tù che mi baci,

divinamente bella, o patria mia!"

E volli pien d'amore pregar!

Varcai d'una chiesa la soglia;

là un prete nelle nicchie dei santi

e de la Vergine, accumulava doni...

e al sordo orecchio

un tremulo vegliardo invano

chiedeva pane, e invan stenddea la mano!

Varcai degli abituri l'uscio;

un uom vi calunniava

bestemmiando il suolo

che l'erario a pena sazia

e contro a Dio scagliava,

e contro a li uomini

le lagrime dei figli.

In cotanta miseria la patrizia prole,

che fa?

Sol l'occhio vostro

esprime umanamente qui,

un guardo di pietà,

Ond' io guardato ho a voi

sì come a un angelo.

E dissi:

Ecco la bellezza della vita!

Ma, poi, alle vostre parole!

Un novello dolor,

m'ha còlto in pieno petto...

O giovinetta bella,

d'un poeta non disprezzate il detto:

Udite! Non conoscete amor,

amor, divino dono, no lo schernir,

del mondo anima e vita è l'Amor!