I due Foscari
Verdi, Giuseppe
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I due Foscari Libretto
Prima esecuzione assoluta il 3.11.1844, Teatro Argentina, Roma
Opera in 3 atti, musica di Giuseppe Verdi, Libretto di Francesco Maria Piave dall'opera omonima di Lord Byron
SYSTEMAtto I
Scena I
Una sala nel palazzo Ducale di Venezia.
Dì fronte veroni gotici, da' quali scorge parte della città
e della laguna a chiaro di luna.
A destra due porte, una che mette negli appartamenti del Doge,
l'altra all'ingresso comune;
a sinistra altre due porte che guidano all'aula del Consiglio dei Dieci,
ed alle torce di cera, sostenute da bracci di legno sporgenti dalle pareti.
Il Consiglio dei Dieci a Giunta vanno raccogliendosi.
COROSilenzio . . .
COROMistero . . .
COROQui regnino intorno.
COROQui veglia costante, la notte ed il giorno
COROsul veneto fato di Marco il Leon.
TUTTISilenzio, mistero
TUTTIVenezia fanciulla
TUTTInel sen di quest'onde protessero in culla,
TUTTIe il fremer del vento fu prima canzon.
TUTTISilenzio, mistero la crebber possente
TUTTIde' mari signora temuta, prudente
TUTTIper forza e sapere,
TUTTIper gloria e valor.
TUTTISilenzio, mistero
TUTTIla serbino eterna,
TUTTIsien l'anima prima di chi la governa . . .
TUTTIIspirin per essa timore ed ardor.
Barbarigo e Loredano entrano dalla comune.
BARBARIGOSiam tutti raccolti?
COROIl numero è pieno.
LOREDANOE il Doge? . . .
COROTra i primi qui giunse sereno:
CORODe' Dieci nell'aula poi tacito entrò.
TUTTIOr vadasi dunque, giustizia ne attende,
TUTTIgiustizia che eguali qui tutti ne rende,
TUTTIgiustizia che spendido qui seggio posò.
TUTTISilenzio, giustizia, silenzio, mister!
Entrano nell'aula del Consiglio.
(Jacopo Foscari viene dal carcere preceduto dal Fante,
fra i Comandadori.)
FANTEQui ti rimani alquanto
FANTEfinchè il Consiglio te di nuovo appelli.
JACOPOAh sì, ch'io senta ancora, ch'io respiri
JACOPOaura non mista a gemiti e sospiri.
Il Fante entra in Consiglio.
JACOPOBrezza del suol natìo,
JACOPOil volto a baciar voli all'innocente! . . .
appressandosi al verone
JACOPOEcco la mia Venezia! . . . ecco il suo mare! . . .
JACOPORegina dell'onde, io ti saluto! . . .
JACOPOSebben meco crudele,
JACOPOio ti son pur de'figli il più fedele.
JACOPODal più remoto esilio,
JACOPOsull'ali del desìo,
JACOPOa te sovente rapido
JACOPOvolava il pensier mio;
JACOPOcome adorata vergine
JACOPOte vagheggiando il core,
JACOPOl'esillo ed il dolore
JACOPOquasi sparian per me.
Il Fante viene dal Consiglio.
FANTEDel Consiglio alla presenza
FANTEvieni tosto, e il ver disvela.
JACOPO(Al mio sguardo almen vi cela,
JACOPOciel pietoso, il genitor!)
FANTESperar puoi pietà , clemenza . . .
JACOPOChiudi il labbro, o mentitor.
JACOPOOdio solo, ed odio atroce
JACOPOin quell'anime si serra;
JACOPOsanguinosa, orrenda guerra
JACOPOda costor si farà .
JACOPOMa sei Foscari, una voce
JACOPOva tuonandomi nel core;
JACOPOforza contro il loro rigore
JACOPOl'innocenza ti darà .
Tutti entrano nella sala del Consiglio.
Scena II
Sala nel palazzo Foscari.
Vi sono varie porte all'intorno con sopra ritratti dei Procuratori,
Senatori, ecc., della famiglia Foscari.
Il fondo è tutto da gotici archi, a traverso i quali si scorge il Canalazzo,
ed in lontano l'antico ponte di Rialto.
La sala è illuminata da grande fanale pendente nel mezzo.
(Lucrezia esce precipitosa da una stanza,
seguita dalle ancelle che cercano trattenerla.)
PISANANuovo esilio al tuo nobil consorte del
PISANAConsiglio accordò la clemenza . . .
LUCREZIALa clemenza? . . . s'aggiunge lo scherno! . . .
LUCREZIAD'ingiustizia era poco il delitto?
LUCREZIASì condanna e s'insulta l'afflitto
LUCREZIAdi clemenza parlando e pietà ?
LUCREZIAO patrizi, tremate . . . l'Eterno
LUCREZIAl'opre vostre dal cielo misura . . .
LUCREZIAD'onta eterna, d; immensa sciagura
LUCREZIAegli giusto pagarvi saprà .
LUCREZIAPISANA e CORO
LUCREZIATi confida; premiare l'Eterno
LUCREZIAl'innocenza dal cielo vorrà .
Scena III
Sala come alla prima scena.
(Membri del Consiglio de'Dieci a della Giunta
vengono dall'aula.)
COROTacque il reo!
COROMa lo condanna
COROallo Sforza il foglio scritto.
COROGiusta pena al suo delitto
COROnell'esilio troverà .
CORORieda a Creta.
COROSolo rieda.
CORONon sì celi la partenza . . .
TUTTIImparziale tal sentenza
TUTTIil Consiglio mostrerà .
TUTTIAl mondo sia noto
TUTTIche qui contro i rei,
TUTTIpresenti o lontani,
TUTTIpatrizi o plebei,
TUTTIveglianti son leggi d'eguale poter.
TUTTIQui forte il leone col brando, coll'ale
TUTTIraggiunge, percuote qualunque mortale
TUTTIche ardito levasse un detto, un pensier.
Escono tutti.
Scena IV
Stanze private del Doge. Una gran tavola coperta di damasco,
con sopra una lumiera di argento; una scrivania e varie carte;
di fianco un gran seggiolone.
Il Doge, appena entrato, si abbadona sul seggiolone.
DOGEEccomi solo alfine . . .
DOGESolo! . . . e il sono io forse?
DOGEDove de'Dieci non penetra l'occhio?
DOGEOgni mio detto o gesto,
DOGEil pensiero perfino m'è osservato . . .
DOGEPrence e padre qui sono sventurato!
DOGEO vecchio cor, che batti
DOGEcome ai prim'anni in seno,
DOGEfossi tu freddo almeno
DOGEcome l'avel t'avrà ;
DOGEma cor di padre sei,
DOGEvedi languire un figlio;
DOGEpiangi pur tu, se il ciglio
DOGEpiù lagrime non ha.
Entra un servo, poi Lucrezia Contarini.
SERVOL'illustre dama Foscari.
DOGE(Altra infelice!) Venga.
Il servo parte.
Non iscordare, Doge, chi tu sia.
a Lucrezia! Andandole incontro
DOGEFiglia . . . t'avanza . . . Piangi?
LUCREZIAChe far mi resta, se mi mancan folgori
LUCREZIAa incenerir queste canute tigri
LUCREZIAche de'Dieci s'appellano Consiglio? . . .
DOGEDonna, ove parli, e a chi, rammenta . . .
LUCREZIAIl so.
DOGELe patrie leggi qui dunque rispetta . . .
LUCREZIASon leggi ai Dieci or sol
LUCREZIAodio e vendetta.
LUCREZIATu pur lo sai che giudice
LUCREZIAin mezzo a lor sedesti,
LUCREZIAche l'innocente vittima
LUCREZIAa'piedi tuoi vedesti;
LUCREZIAe con asciutto ciglio
LUCREZIAhai condannato un figlio . . .
LUCREZIAL'amato sposo rendimi,
LUCREZIAbarbaro genitor.
DOGEOltre ogni umano credere
DOGEè questo cor piagato! . . .
DOGENon insultarmi, piangere
DOGEdovresti sul mio fato . . .
DOGEOgni mio mio ben darei . . .
DOGEgli ultimi giorni miei,
DOGEperchè innocente e libero
DOGEfosse mio figlio ancor.
LUCREZIAL'amato sposo rendimi,
LUCREZIAbarbaro genitor.
LUCREZIADi sua innocenza dubiti?
LUCREZIANon la conosci ancora?
DOGESì . . . ma intercetto un foglio
DOGEchiaro lo accusa, o nuora.
LUCREZIASol per veder Venezia
LUCREZIAvergò; perdè lo scritto.
DOGEÈ ver, ma fu delitto . . .
LUCREZIAE aver ne dêi pietà .
DOGEVorrei . . . nol posso . . .
LUCREZIAAscoltami:
LUCREZIASenti il paterno amore . . .
DOGECommossa ho tutta l'anima . . .
LUCREZIADeponi quel rigore . . .
DOGENon è rigore . . . intendi?
LUCREZIAPerdona, a me t'arrendi . . .
DOGENo . . . di Venezia il principe
DOGEin ciò poter non ha.
LUCREZIASe tu dunque potere non hai,
LUCREZIAvieni meco pel figlio a pregare . . .
LUCREZIAIl mio pianto, il tuo crine, vedrai,
LUCREZIApotran forse ottenere pietà .
LUCREZIAQuesta almeno, quest'ultima prova,
LUCREZIAci sia dato, signor, di tentare;
LUCREZIAl'amor solo di padre ti mova,
LUCREZIAs'ora il Doge potere non ha.
DOGE(O vecchio padre misero,
DOGEa che ti giova trono,
DOGEse dar non puoi, né chiedere
DOGEgiustizia, né perdono
DOGEpel figlio tuo, ch'è vittima
DOGEd'involontario error?
DOGEAh, nella tomba scendere
DOGEm'astringerà il dolor!)
LUCREZIATu piangi . . . la tua lagrima
LUCREZIAsperar mi lascia ancor!
SYSTEMAtto II
Scena I
Le prigioni di Stato.
Poca luce entra da uno spiraglio praticato nell'alto del muro.
Alla destra un'angusta scala per cui si ascende al palazzo.
Jacopo Foscari è seduto sopra un masso.
JACOPONotte! Perpetua notte che qui regni!
JACOPOSiccome agli occhi il giorno,
JACOPOpotessi almen celare al pensier mio
JACOPOil fine disperato che m'aspetta!
JACOPOTôrmi postessi alla costor vendetta!
JACOPOMa, o ciel! . . . che mai vegg'io! . . .
S'alza spaventato.
JACOPOSorgon di terra mille e mille spettri!
JACOPOHan irto crin . . .
JACOPOguardi feroci, ardenti!
JACOPOA sè mi chiaman essi! . . .
JACOPOUno s'avanza! . . . ha gigantesche forme!
JACOPOIl suo reciso teschio
JACOPOferocemente colla manca porta! . . .
JACOPOA me lo addita . . . e colla destra mano
JACOPOmi getta in volto il sangue che ne cola!
JACOPOAh! Lo ravviso! . . . è desso . . .
JACOPOè Carmagnola!
JACOPONon maledirmi, o prode,
JACOPOse son del Doge il figlio;
JACOPOde'Dieci fu il Consiglio
JACOPOche a morte ti dannò!
JACOPOAh! Me pure sol per frode
JACOPOvedi quaggiù dannato,
JACOPOe il padre sventurato
JACOPOdifendermi non può . . .
JACOPOCessa . . . la vista orribile
JACOPOpiù sostener non so.
Cade boccone per terra.
Lucrezia Contarini scende dalla scala.
LUCREZIAAh, sposo mio! . . . che vedo?
LUCREZIAMe l'hanno forse ucciso i maledetti,
LUCREZIAe per maggiore qui tratta
LUCREZIAa contemplar la salma?
LUCREZIAAh, sposo mio!
Gli palpa il cuore.
LUCREZIAVive ancor!
LUCREZIAQuale freddo sudore!
LUCREZIAVieni, amico, ti posa sul mio cor.
sempre delirando
JACOPOVerrò . . .
LUCREZIAChe di'?
JACOPOM'attendi, orrendo spettro . . .
LUCREZIASon io . . .
JACOPOChe vuoi? . . . Vendetta?
LUCREZIANon riconosci la sposa tua?
JACOPONon è vero! . . .
Lucrezia lo abbraccia con trasporto.
JACOPOAh, sei tu?
LUCREZIAAh, ti posa sul mio cor.
JACOPOFia vero! Fra le tue braccia ancor?
JACOPORespiro!
JACOPOFu dunque sogno . . . orrendo sogno il mio!
JACOPOIl carnefice attende? L'estremo addio
JACOPOvieni ora a darmi?
piangendo
LUCREZIANo.
JACOPOE i figli miei, mio padre?
JACOPOSaran dischiuse loro queste porte,
JACOPOpria che il sonno mi copra della morte?
LUCREZIANo, non morrai; ché i perfidi
LUCREZIApeggiore d'ogni morte,
LUCREZIAa noi, clementi, serbano
LUCREZIApiù orribile una sorte.
LUCREZIATu viver dêi morendo
LUCREZIAnel prisco esilio orrendo . . .
LUCREZIANoi desolati in lagrime
LUCREZIAdovremo qui languir.
JACOPOOh, ben dicesti! All'esule
JACOPOpiù crudo della morte
JACOPOda'suoi lontano è il vivere!
JACOPOO figli, o mia consorte!
JACOPOAscondimi quel pianto . . .
JACOPOSu questo core affranto
JACOPOmi piomban le tue lagrime
JACOPOa crescerne il soffrir.
S'ode una lontana musica di voci e suoni.
VOCITutta è calma la laguna;
VOCIVoga, voga, gondolier.
JACOPOQuale suono?
VOCIBatti l'onda e la fortuna
VOCIti secondi, o gondolier.
LUCREZIAÈ il gondoliero,
LUCREZIAche pel liquido sentiero
LUCREZIAprovar debbe il suo valor.
JACOPOLà si ride, qui si muor.
JACOPOMaledetto chi mi toglie
JACOPOa' miei cari, al suol natìo;
JACOPOsul mio capo piombi Iddio
JACOPOl'abominio e il disonor.
JACOPOSperanza dolce ancora
JACOPOnon m'abbandona il core:
JACOPOUn giorno il mio dolore
JACOPOcon te dividerò.
JACOPOVicino a chi s'adora
JACOPOmen crude son le pene;
JACOPOperduto ogn'altro bene,
JACOPOdell'amour tuo vivrò.
LUCREZIASperanza dolce ancora
LUCREZIAnon m'abbandona il core,
LUCREZIAl'esilio ed il dolore
LUCREZIAcon te dividerò.
LUCREZIAVicino a chi s'adora
LUCREZIAmen crude son le pene:
LUCREZIAperduto ogn'altro bene,
LUCREZIAdell'amor tuo vivrò, ecc.
(Il Doge, avvolto in ampio e nero mantello, entra nel carcere,
preceduto da un servo con fiaccola, che depone e parte.)
LUCREZIAJACOPO e LUCREZIA
correndogli incontro
LUCREZIAAh, padre!
DOGEFiglio! Nuora!
JACOPOSei tu?
LUCREZIASei tu?
DOGESon io. Volate al seno mio.
TUTTIProvo una gioia ancor!
DOGEPadre ti sono ancora,
DOGElo credi a questo pianto;
DOGEil volto mio soltanto
DOGEfingea per te rigor.
JACOPOTu m'ami?
DOGESì.
JACOPOOh contento!
JACOPORipeti il caro accento.
DOGET'amo, sì, t'amo, o misero.
DOGEIl Doge qui non sono.
JACOPOCome è soave all'anima
JACOPOdella tua voce il suono!
DOGEOh figli, sento battere
DOGEIl vostro sul mio cor!
DOGEJACOPO e LUCREZIA
DOGECosì furtiva palpita
DOGEla gioia nel dolor!
JACOPONel tuo paterno amplesso
JACOPOio scordo ogni dolore.
JACOPOMi benedici adesso,
JACOPOdà forza a questo core,
JACOPOe il pane dell'esilio
JACOPOmen duro fia per me . . .
JACOPOQuesto innocente figlio
JACOPOtrovi un conforto in te.
DOGEAbbi l'amplesso estremo
DOGEd'un genitor cadente;
DOGEil giudice supremo
DOGEprotegga l'innocente . . .
DOGEDopo il terreno esilio
DOGEgiustizia eterna v'è.
DOGEAl suo cospetto, o figlio,
DOGEcomparirai con me.
LUCREZIA(Di questo affanno orrendo
LUCREZIAfarai vendetta, oh cielo,
LUCREZIAquando nel dì tremendo
LUCREZIAsì squarcerà ogni ciglio
LUCREZIAil giusto, il reo qual è!)
LUCREZIADopo il terreno esilio,
LUCREZIAsposo, sarò con te.
(Restano abbracciati piangendo;
il Doge si scuote.)
DOGEAddio . . .
DOGEJACOPO e LUCREZIA
DOGEParti?
DOGEConviene.
JACOPOMi lasci in queste pene?
DOGEIl deggio.
LUCREZIAAttendi.
JACOPOAscolta. Ti rivedrò?
DOGEUna volta . . .
DOGEMa il Doge vi sarà !
DOGEJACOPO e LUCREZIA
DOGEE il padre?
DOGESoffrirà .
DOGES'appressa l'ora . . . Addio . . .
JACOPOCiel! . . . chi m'aita?
(Entra Loredano preceduto dal Fante del Consiglio
e da quattro custodi con fiaccole.)
dalla soglia
LOREDANOIo.
LUCREZIAChi? Tu!
JACOPOOh ciel!
DOGELoredano!
LUCREZIANe irridi, anco, inumano?
freddamente a Jacopo
LOREDANORaccolto è già il Consiglio;
LOREDANOvieni, di là al naviglio
LOREDANOche dee tradurti a Creta . . .
LOREDANOAndrai . . .
LUCREZIAIo pur.
LOREDANOTel vieta
LOREDANOde'Dieci la sentenza.
ironico
DOGEDegno di te è il messagio!
LOREDANOSe vecchio sei, sii saggio.
ai custodi
LOREDANOS'affretti la partenza.
LOREDANOJACOPO e LUCREZIA
LOREDANOPadre, un amplesso ancora.
DOGEFigli . . .
LOREDANOVarcata è l'ora.
LOREDANOJACOPO e LUCREZIA
a Loredano
LOREDANOAh sì, il tempio che mai non s'arresta
LOREDANOrechi pure a te un'ora fatale,
LOREDANOe l'affanno che m'ange mortale,
LOREDANOpiù tremendo ricada su te.
LOREDANOIl rimorso in quell'ora funesta
LOREDANOti tormenti, o crudele, per me.
a Jacopo e Lucrezia
DOGEDeh, frenate quest'ira funesta;
DOGEl'inveire, o infelice, non vale!
DOGES'eseguisca il decreto fatale . . .
DOGESparve il padre,
DOGEora il Doge sol v'è.
DOGELa giustizia qui mai non s'arresta:
DOGEObbedire a sue leggi si de'.
da sè, guardandoli con disprezza
LOREDANO(Empia schiatta al mio sangue funesta,
LOREDANOa difenderti un Doge non vale;
LOREDANOper te giunse alfin l'ora fatale
LOREDANOsospirata cotanto da me.)
LOREDANOLa Giustizia qui mai non s'arresta,
LOREDANOobbedire a sue leggi si de'.
(Jacopo parte fra i custodi preceduto da Loredano,
e seguito lentamente dal Doge, che si appoggia a Lucrezia.)
Scena II
Sala del Consiglio dei Dieci.
I Consiglieri e la Giunta, tra i quali Barbarigo,
van raccogliendosi.
COROChe più si tarda?
COROAffrettisi ormai questa partenza.
COROInulte l'ombre fremono,
COROne accusan d'indolenza.
COROParta l'iniquo Foscari . . .
COROUcciso egli ha un Donato.
COROPer istranieri principi
COROl'indegno ha parteggiato.
TUTTINon fia che di Venezia
TUTTIei sfugga alla vendetta . . .
TUTTIGiustizia incorruttibile
TUTTInon fia qui mai negletta!
TUTTIBaleni, e come folgore
TUTTIpunisca il traditor;
TUTTImostri ai soggetti popoli
TUTTIun vigile rigor.
(Entra il Doge, che preceduto da Loredano, dal Fante del Consiglio
e dai Comandadori, e seguito dai paggi,
va gravemente a sedere sul trono.
Lui seduto, tutti fanno lo stesso.)
DOGEO patrizi . . . il voleste . . .
DOGEeccomi a voi . . .
DOGEIgnoro se il chiamarmi ora in Consiglio
DOGEsia per tormento al padre,
DOGEoppure al figlio;
DOGEma il voler vostro è legge . . .
DOGEGiustizia ha i dritti suoi . . .
DOGEM'è d'uopo rispettarne anco il rigore . . .
DOGESarò Doge nel volto,
DOGEe padre in core.
COROBen dicesti.
COROIl reo s'avanza . . .
Dona, o ciel, a me costanza!
Jacopo entra fra quattro custodi.
LOREDANOLegga il reo la sua sentenza.
(Dà una pergamena al Fante,
che la consegna a Jacopo, il quale legge.)
LOREDANODel consiglio la clemenza
LOREDANOor la vita ti donò.
restituisce la pergamena
JACOPONell'esilio io morrò . . .
JACOPONon hai, padre, un solo detto
JACOPOpel tuo Jacopo reietto?
JACOPOSe tu parli, se tu preghi,
JACOPOnon sarà chi grazia neghi . . .
JACOPOPregar puoi; sono innocente;
JACOPOil mio labbro a te non mente.
CORONon s'inganna qui la legge,
COROqui giustizia tutto regge.
DOGEIl Consiglio ha giudicato;
DOGEparti, o figlio, rassegnato.
S'alza, tutti lo imitano.
JACOPOMai più dunque ti vedrò?
DOGEForse in cielo, in terra no.
JACOPOAh, che di'? Morir mi sento.
(ai custodi che gli si pongono al fianco,
LOREDANOe si avviano)
LOREDANODa qui parta sul momento.
(Lucrezia Contarini si presenta sulla soglia coi due figli,
seguita da varie dame sue amiche e dalla Pisana.)
LUCREZIANo . . . crudeli!
JACOPOAh, i figli miei!
Corre ad abbracciarli.
JACOPODOGE, BARBARIGO, CONSIGLIERI e FANTE
Sventurata! . . . Qui costei!
DOGEQuale audacia vi guidò?
JACOPOMiei figli! Miei figli!
(Prende i due fanciulli piangenti,
e li pone in ginocchio ai piedi del Doge.)
JACOPOQueste innocente lagrime
JACOPOti chiedono perdnono . . .
JACOPOA lor m'unisco, e supplice
JACOPOa' piedi del tuo trono,
JACOPOpadre, ti grido, implorami,
JACOPOconcedimi pietà .
ai Consiglieri
LUCREZIAO voi, se ferrea un'anima
LUCREZIAnon racchiudete in petto,
LUCREZIAse mai provaste il tenero
LUCREZIAdi padri e figli affetto,
LUCREZIAquelle strazianti lagrime
LUCREZIAvi muovano a pietà .
a Loredano
BARBARIGOTi parlin quelle lagrime,
BARBARIGOo Loredano, al core;
BARBARIGOquei pargoli disarmino
BARBARIGOl'atroce tuo furore;
BARBARIGOalmeno per quei miseri
BARBARIGOt'inchina alla pietà .
a Barbarigo
LOREDANONon sai che in quelle lagrime
LOREDANOtrionfa una vendetta,
LOREDANOche qual rugiada scendono
LOREDANOal cor di chi l'aspetta,
LOREDANOche per gli alteri Foscari
LOREDANOsentir non vo' pietà ?
alle dame
CONSIGLIERISon vane ora le lagrime;
CONSIGLIERIprovato è già il delitto:
CONSIGLIERINon fia ch'esse cancellino
CONSIGLIERIquanto giustizia ha scritto;
CONSIGLIERIesempio sol dannabile
CONSIGLIERIsarebbe la pietà .
CONSIGLIERIPISANA e DAME
ai Consiglieri
CONSIGLIERIQueele innocenti lagrime
CONSIGLIERImuovano il vostro core;
CONSIGLIERIin voi clemenza ispirino,
CONSIGLIERIne plachino il rigore;
CONSIGLIERIdi pace come un'iride
CONSIGLIERIqui brilli la pietà .
DOGE(Non ismentite, o lagrime,
DOGEla simulata calma:
DOGEA ognuno qui nascondasi
DOGEl'affanno di quest'alma . . .
DOGENe' miei nemici infondere
DOGEnon potria la pietà .)
LOREDANOParta . . . perché ancor s'esita?
LOREDANOParta lo sciagurato.
LUCREZIALa sposa, i figli seguano,
LUCREZIAdividano il suo fato . . .
JACOPOAh sì . . .
LOREDANOCostor rimangano:
LOREDANOLa legge omai parlò.
(Toglie i figli dalle braccia di Jacopo
e li consegna ai Commandadori.)
al Doge
JACOPOAi figli tu dell'esule
JACOPOsii padre e guida almeno . . .
JACOPOTu li proteggi . . .
Misero!
JACOPOVedi, al sepolcro in seno,
JACOPOillagrimata polvere
JACOPOfra poco scenderò.
JACOPODOGE, LOREDANO, e CONSIGLIERI
JACOPOParti . . . t'è forza cedere:
JACOPOla legge omai parlò.
JACOPOLUCREZIA, PISANA, BARBARIGO e DAME
JACOPOAffanno più terribile
JACOPOchi mai (in terra chi) provò?
(Jacopo parte fra le guardie,
Lucrezia sviene fra le braccia delle donne; tutti si ritirano.)
SYSTEMAtto III
Scena I
L'antica piazetta di San Marco.
Il canale è pieno di gondole che vanno e vengono.
Di fronte vedesi l'isola dei Cipressi, ora San Giorgio.
Il sole volge all'occaso.
La scena, da principio vuota, va riempiendosi
di popolo e maschere, che entrano da varie parti, s'incontrano,
si riconoscono, passeggiano. Tutto è gioia.
COROAlla gioia!
COROAlle corse, alle gare . . .
COROSia qui lieto ogni volto, ogni cor.
TUTTIFiglia, sposa, signora del mare.
TUTTIè Venezia un sorriso d'amor.
COROCome specchio l'azzurra laguna
COROle raddoppia il fulgore del dì.
COROLe sue notti inargenta la luna,
COROnè le grava se il giorno sparì.
TUTTIAlle gioie, ecc.
Entrano Loredano e Barabrigo mascherati, a parte.
BARBARIGOVe'! Come il popol gode! . . .
LOREDANOA lui non cale
LOREDANOse Foscari sia Doge o Malipiero.
Si avanza fra il popolo.
LOREDANOAmici . . . che s'aspetta?
LOREDANOLe gondole son pronte; omai la festa
LOREDANOcoll'usata canzone incominciamo.
COROSì, ben dicesti.
COROAllegri, orsù cantiamo.
(Tutti vanno alla riva del mare, coi fazzoletti bianchi
e coi gesti animano i gondolieri colla seguente barcarola:)
COROTace il vento, è queta l'onda;
COROmite un'aura l'accarezza . . .
CORODêi mostrar la tua prodezza;
COROprendi il remo, o gondolier.
COROLa tua bella dalla sponda
COROgià t'aspetta palpitante;
COROper far lieto quel sembiante
COROvoga, voga, o gondolier,
COROfendi, scorri la lagnuna,
COROche dinanzi a te si stende;
COROchi la palma ti contende
COROnon ti vinca, o gondolier.
COROBatti l'onda, e la fortuna
COROassecondi il tuo valore . . .
COROAlla bella vincitore
COROtorni lieto il gondolier.
(Escono dal palazzo ducale due trombettieri
seguiti dal Messer Grande.
I trombettieri suonano, ed il poplo si ritira.
Anchele gondole scompariscono dal canale, ov'è una galera,
su cui sventola il vessillo di San Marco.)
udite le trombe.
POPOLOLa guistizia del Leone! . . .
POPOLOFinchè passi . . . via di qua
Si ritirano e si tengono a molta distanza.
BARBARIGODi timor non v'ha ragione!
LOREDANOQuesto volgo ardir non ha.
(Sbarca dalla galera il Sopracomito,
a cui il Messer Grande consegna un foglio.
Dal ducale palazzo poi esce lentamente fra i custodi Jacopo Foscari,
seguito da Lucrezia e dalla Pisana.)
JACOPODonna infelice, sol per me infelice,
JACOPOvedova moglie a non estinto sposo,
JACOPOaddio . . . fra poco un mare
JACOPOtra noi s'agiterà e per sempre! Almeno
JACOPOtutte schiudesse ad ingoiarmi, tutte
JACOPOle sirti del suo seno.
LUCREZIATaci, crudel, deh taci!
JACOPOL'inesorabil suo core di scoglio,
JACOPOpiù di costor pietoso,
JACOPOfrangesse il legno, ed una pronta morte
JACOPOquest'esule togliesse
JACOPOal suo lento morire . . .
JACOPOPaghi gli odi sariano e il mio desire.
LUCREZIAE i figli? E il padre? Ed io?
JACOPODa voi lontano è morte il viver mio.
JACOPOAll'infelice veglio
JACOPOconforta tu il dolore,
JACOPOdei figli nostri in core
JACOPOtu ispira la virtù.
JACOPOA lor di me favella,
JACOPOdi' che innocente io sono,
JACOPOche parto, che perdono,
JACOPOche ci vedrem lassù.
LUCREZIACielo, s'affretti al termine
LUCREZIAla vita mia penosa!
JACOPODi Contarini e Foscari
JACOPOmostrati figlia e sposa!
JACOPOChe te non veggan piangere;
JACOPOgioire alcun ne può.
imperiosamente al Messer Grande
LOREDANOMesser, a che più indugiasi?
LOREDANOParta, n'è tempo omai.
LOREDANOJACOPO e LUCREZIA
LOREDANOChi sei?
levandosi per un istante la maschera.
LOREDANORavvisami.
JACOPOOh ciel, chi veggio mai!
JACOPOIl mio nemico demone!
JACOPOJACOPO e LUCREZIA
JACOPOHai d'una tigre il cor!
JACOPOAh padre, figli, sposa,
JACOPOa voi l'addio supremo!
JACOPOIn cielo un giorno avremo
JACOPOmerce' di tal dolor.
LUCREZIAAh, ti rammenta ognora
LUCREZIAche sposo e padre sei,
LUCREZIAch'anco infelice dê
LUCREZIAvivere al nostro amor.
LUCREZIAPISANA, BARBARIGO e CORO
LUCREZIA(Frenar chi puote il pianto
LUCREZIAa vista sì tremenda!
LUCREZIATroppo, infelici, è
LUCREZIAtal pena ad uman cor!)
LOREDANO(Comincia la vendetta
LOREDANOtant'anni desiata.
LOREDANOO stirpe abbominata,
LOREDANOm'è gioia il tuo dolor!)
JACOPOIn cielo un giorno avremo
JACOPOmerce' di tal dolor!
JACOPOSposo addio!
(Jacopo, scortato dal Sopracomito e dai custodi,
sale sulla galera. Lucrezia sviene tra le braccia della Pisana;
Loredano entra nel palazzo ducale;
Barbarigo s'avvia per altra strada; il popolo si disperde.)
Scena II
Stanze private del Doge come nell'atto primo.
Il Doge entra afflitto.
DOGEEgli ora parte! . . . Ed innocente parte! . . .
DOGEEd io non ebbi per salvarlo un detto! . . .
DOGEMorte immatura mi rapia tre figli!
DOGEIo, vecchio, vivo
DOGEper vedermi il quarto
DOGEtolto per sempre da un infame esilio!
Depone il corno.
DOGEOh, morto fossi allora,
DOGEche quest'inutil peso
DOGEsul capo mio posava!
DOGEAlmen veduto avrei
DOGEd'intorno a me spirante i figli miei!
DOGESolo ora sono! . . . e sul confin degli anni
DOGEmi schiudono il sepolcro atroci affanni.
Barbarigo entra frettoloso, recando un foglio.
DOGEBarbarigo, che rechi!
BARBARIGOMorente
BARBARIGOa me un Erizzo inviò questo scritto.
BARBARIGODa lui solo Donato trafitto
BARBARIGOei confessa, ed ogn'altro innocente . . .
DOGECiel pietoso! Il mio affanno hai veduto!
DOGEA me un figlio volesti reso!
Entra Lucrezia, desolata.
LUCREZIAAh, più figli, infelice, non hai.
LUCREZIANel partir l'innocente spirò . . .
DOGEEd il cielo placato sperai!
DOGEMe infelice! Più figlio non ho!
Si abbandona sul seggiolone.
LUCREZIAPiù non vive! L'innocente
LUCREZIAs'involava a'suoi tiranni;
LUCREZIAforse in cielo degli affanni
LUCREZIAla mercede ritrovò.
LUCREZIASorga in Foscari possente
LUCREZIApiù del duolo or la vendetta . . .
LUCREZIATanto sangue un figlio aspetta,
LUCREZIAquante lagrime versò.
Parte.
Entra un servo.
SERVOSignor, chiedon parlarti i Dieci . . .
DOGEI Dieci!
Che bramano da me? . . .
al servo che esce
DOGEEntrino tosto.
DOGEA quale onta novella
DOGEmi serbano costoro?
(Barbarigo, i membri del Consiglio dei Dieci e della Giunta,
fra i quali è Loredano, entrano gravemente
e dopo inchinato il Doge, gli si dispongono intorno.)
DOGEO nobili signori, che si chiede da me? . . .
DOGEV'ascolta il Doge.
Si ripone in capo il corno ducale.
LOREDANOIl Consiglio convinto ed il Senato,
LOREDANOche gli anni molti e il tuo grave dolore
LOREDANOimperiosamente
LOREDANOti chieggono un riposo, ben dovuto
LOREDANOa chi tanto di patria ha meritato,
LOREDANOdall cure ti liberan di Stato.
DOGESignori? . . . ho ben intesto?
LOREDANOUniti or qui ne vedi
LOREDANOa ricever da te l'anel ducale . . .
alzandosi impetuoso
DOGEDa me non l'otterrà forza mortale! . . .
DOGEDue volte in sette lustri,
DOGEdacchè Doge io sono, ben due volte
DOGEchiesi abdicare,
DOGEe mel negaste voi . . .
DOGEDi più . . . a giurar fui stretto . . .
DOGEche Doge morirei!
DOGEIo, Foscari, non manco a' giuri miei.
COROCedi, cedi, rinunzia al potere
COROo il Leone t'astringe a obbedir.
DOGEQuesta dunque è l'iniqua mercede,
DOGEche serbaste al canuto guerriero?
DOGEQuesto han premio il valore e la fede,
DOGEche han protetto, cresciuto l'impero?
DOGEA me padre un figliuolo innocente
DOGEvoi strappaste, crudeli, dal core!
DOGEA me Doge pegli anni cadente
DOGEor del serto si toglie l'onor!
COROPace piena godrai
COROfra tuoi cari;
cedi alfine, ritorna a' tuoi lari.
DOGEFra miei cari? . . . Rendetemi il figlio:
DOGEDesso è spento . . . che resta?
COROObbedir.
DOGEChe venga a me, se lice.
DOGEla vedova infelice . . .
Uno esce.
DOGEA voi l'anello . . . Foscari
DOGEpiù Doge non sarà .
Consegna l'anello ad un Senatore.
Entra Lucrezia.
LUCREZIAPadre . . . mio prence . . .
DOGEPrincipe!
DOGELo fui, or più nol sono.
DOGEChi m'uccideva il figlio
DOGEora mi toglie il trono . . .
DOGEVieni, fuggiam di qui.
(Prende per mano Lucrezia e s'avvia,
quando è colpito dal suono delle campane di San Marco.)
DOGEChe ascolto! . . . Oh ciel! Salutano
DOGEMe vivo un successor!
avvicinandosi al Doge con gioia
LOREDANOIn Malipier di Foscari
LOREDANOs'acclama il successor.
LOREDANOBARBARIGO e CORO
a Loredano
LOREDANOTaci, abbastanza è mistero;
LOREDANOrispetta il suo dolor.
LUCREZIA(Oh cielo! Già di Foscari
LUCREZIAs'acclama il successor!)
DOGE(Quel bronzo ferale
DOGEche all'alma rimbomba,
DOGEmi schiude la tomba,
DOGEsfuggirla non so.
DOGED'un odio infernale
DOGEla vittima sono . . .
DOGEPiù figli, più trono,
DOGEpiù vita non ho!
DOGEQuel bronzo ferale, ecc.)
LUCREZIA(Quel bronzo ferale
LUCREZIAche intorno rimbomba,
LUCREZIAcom'orrida tromba
LUCREZIAvendetta suonò.)
al Doge
LUCREZIANell'ora fatale
LUCREZIAsii grande, sii forte,
LUCREZIAmaggior della sorte
LUCREZIAche sì t'oltraggiò.
LOREDANOIl suono ferale
LOREDANOche intorno rimbomba,
LOREDANOcom'orrida tromba
LOREDANOvendetta suonò.
LOREDANOQuest'ora fatale
LOREDANObramata dal core,
LOREDANOpiù dolce fra l'ore
LOREDANOalfine suonò.
LOREDANOBARBARIGO e CORO
LOREDANOTal suono ferale
LOREDANOche all'alma rimbomba,
LOREDANOpiù presto la tomba
LOREDANOdischiudergli può.
LOREDANOAh, troppo fatale
LOREDANOquest'ora tremenda:
LOREDANOLa sorte più orrenda
LOREDANOsu desso gravò.
DOGEAh, morte è quel suono!
LUCREZIAFa core . . .
DOGEMio figlio! . . .
Cade morto.
scrivendo sopra un portafoglio che trae dal seno
LOREDANO"Pagato ora sono!"
TUTTID'angoscia spirò!
SYSTEMF I N E