La Forza del destino

Verdi, Giuseppe

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La Forza del destino Libretto

SYSTEMLA FORZA DEL DESTINO

Melodramma in quattro atti

Francesco Maria Piave

dal dramma

Don Alvaro o La fuerza del sino

di Angel Perez de Saavedra

PRIMA RAPPRESENTAZIONE10 novembre 1862, Pietroburgo (Teatro Imperiale)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEIL MARCHESE DI CALATRAVA (Basso)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEDONNA LEONORA, figlia del Marchese (Soprano)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEDON CARLO DI VARGAS, figlio del Marchese (Baritono)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEDON ALVARO (Tenore)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEPREZIOSILLA, giovane zingara (Mezzosoprano)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEIlL PADRE GUARDIANO (Basso)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEFRA MELITONE (Baritono)

PRIMA RAPPRESENTAZIONECURRA, cameriera di Leonora (Mezzosoprano)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEUN ALCADE (Basso)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEMASTRO TRABUCO, mulattiere, poi rivendugliolo (Tenore)

PRIMA RAPPRESENTAZIONEUN CHIRURGO, militare spagnolo (Tenore)

COROmulattieri, paesani e paesane spagnoli e italiani, soldati spagnoli e italiani,

COROfrati francescani, questuanti

BALLETTOpaesani e paesane, vivandiere, spagnole e italiane, soldati spagnoli e italiani

LUOGOSpagna e Italia.

EPOCAVerso la metà del XVIII secolo.

SYSTEMATTO PRIMO

SYSTEMSCENA I

Siviglia. Una sala tappezzata di damasco con ritratti di famiglia ed arme gentilzie, addobbata nello stile del secolo XVIII, però in cattivo stato. Di fronte, due finestre; quella a sinistra chiusa, l'altra a destra aperta e praticabile, dalla quale si vede un cielo purissimo, illuminato dalla luna, e cime d'alberi. Tra le finestre è un grande armadio chiuso, contenente vesti, biancherie, ecc. Ognuna delle pareti laterali ha due porte. La prima a destra dello spettatore è la comune; la seconda mette alla stanza di Curra. A sinistra in fondo è l'appartamento del Marchese, più presso al proscenio quello di Leonora. A mezza scena, alquanto a sinistra, è un tavolino coperto da tappeto di damasco, e sopra il medesimo una chitarra, vasi di fiori, due candelabri d'argento accesi con paralumi, sola luce che schiarirà la sala. Un seggiolone presso il tavolino; un mobile con sopra un oriuolo fra le due porte a destra; altro mobile sopra il quale è il ritratto tutta figura, del Marchese appoggiato alla parete sinistra. La sala sarà parapettata.

Il Marchese di Calatrava, con lume in mano, sta congendandosi da Donna Leonora preoccupata. Curra viene dalla sinistra.

abbracciandola con affetto

MARCHESEBuona notte, mia figlia. Addio, diletta . . .

MARCHESEAperto ancora è quel veron.

Va a chiuderlo

fra sé

LEONORAOh, angoscia!

MARCHESENulla dice il tuo amor?

MARCHESEPerché sì triste?

LEONORAPadre . . . signor . . .

MARCHESELa pura aura de' campi

MARCHESEpace al tuo cor donava.

MARCHESEFuggisti lo straniero di te indegno.

MARCHESEA me lascia la cura dell'avvenir;

MARCHESEnel padre tuo confida che t'ama tanto.

LEONORAAh, padre!

MARCHESEEbben, che t'ange? Non pianger.

fra sé

LEONORAOh, rimorso!

MARCHESETi lascio.

gettandosi con effusione tra le braccia del padre

LEONORAAh, padre mio!

MARCHESETi benedica il cielo.

MARCHESEAddio.

LEONORAAddio.

Il Marchese bacia Leonora e va nelle sue stanze.

SYSTEMSCENA II

Curra segue il Marchese, chiude la porta ond'è uscito, e riviene a Leonora abbandonatasi sul seggiolone piangente

CURRATemea restasse qui fino a domani.

CURRASi riapre il veron.

CURRATutto s'appronti, e andiamo.

Toglie dall'armadio un sacco da notte in cui ripone biancherie e vesti.

LEONORAE si amoroso padre,

LEONORAavverso fia tanto ai voti miei?

LEONORANo, no, decidermi non so.

CURRAChe dite?

LEONORAQuegli accenti nel cor,

LEONORAcome pugnali scendevanmi. Se ancor restava,

LEONORAappreso il ver gli avrei . . .

smettendo il lavoro

CURRADomani allor nel sangue suo saria Don Alvaro, od a

CURRASiviglia prigioniero, e forse al patibol poi!

LEONORATaci.

CURRAE tutto questo perché ei volle amar chi non l'amava.

LEONORAIo non amarlo?

LEONORATu ben sai s'io l'ami . . .

LEONORAPatria, famiglia, padre per lui non abbandono?

LEONORAAhi, troppo, troppo sventurata sono!

LEONORAMe, pellegrina ed orfana,

LEONORALungi dal patrio nido.

LEONORAUn fato inesorabile

LEONORASospinge a stranio lido;

LEONORAColmo di triste immagini,

LEONORADa' suoi rimorsi affranto.

LEONORAÈ il cor di questa misera

LEONORADannato a eterno pianto, ecc.

LEONORATi lascio, ahimé, con lacrime,

LEONORADolce mia terra, addio;

LEONORAAhimé, non avrà termine

LEONORAPer mi sì gran dolore! Addio.

CURRAM'aiuti, signorina, più presto andrem.

LEONORAS'ei non venisse?

Guarda l'orologio

LEONORAÈ tardi. Mezzanotte è suonata!

contenta

LEONORAAh no, più non verrà!

CURRAQual rumore?

CURRACalpestio di cavalli!

corre al verone

LEONORAÈ desso!

CURRAEra impossibil

CURRAch'ei non venisse!

LEONORACiel!

CURRABrando al timore.

SYSTEMSCENA III

Detti. Don Alvaro senza mantello, con giustacuore a maniche larghe, e sopra una giubbetta da Majo, rete sul capo, stivali, speroni, entra dal verone e si getta tra le braccia di Leonora.

ALVAROAh, per sempre, o mio bell'angiol,

ALVARONe congiunge il cielo adesso!

ALVAROL'universo in questo amplesso

ALVAROIo mi veggo giubilar.

LEONORADon Alvaro!

ALVAROCiel, che t'agita?

LEONORAPresso è il giorno.

ALVARODa lung'ora

ALVAROMille inciampi tua dimora

ALVAROM'han vietato penetrar;

ALVAROMa d'amor si puro e santo

ALVARONulla opporsi può all'incanto,

ALVAROE Dio stesso il nostro palpito

ALVAROIn letizia tramutò.

a Curra

Quelle vesti dal verone getta.

a Curra

LEONORAArresta.

a Curra

ALVARONo, no . . .

a Leonora

ALVAROSeguimi,

ALVAROLascia omai la tua prigione.

LEONORACiel, risolvermi non so.

ALVAROPronti destrieri di già ne attendono,

ALVAROUn sarcerdote ne asspetta all'ara.

ALVAROVieni, d'amore in sen ripara

ALVAROChe Dio dal ciel benedirà!

ALVAROE quando il sole, nume dell'India,

ALVARODi mia regale stirpe signore,

ALVAROIl mondo innondi del suo splendore,

ALVAROSposi, o diletta, ne troverà.

LEONORAÈ tarda l'ora.

a Curra

ALVAROSu, via, t'affretta.

a Curra

LEONORAAncor sospendi.

ALVAROEleonora!

LEONORADiman . . .

ALVAROChe parli?

LEONORATen prego, aspetta.

ALVARODiman!

LEONORADimani si partirà.

LEONORAAnco una volta il padre mio,

LEONORAPovero padre, veder desio;

LEONORAE tu contento, gli è ver, ne sei?

LEONORASì, perché m'ami, né opporti dei;

LEONORAAnch'io, tu il sai, t'amo io tanto!

LEONORANe son felice, oh cielo, quanto!

LEONORAGonfio di gioia ho il cor! Restiamo . . .

LEONORASì mio Alvaro, io t'amo, io t'amo!

Piange

ALVAROGonfio hai di gioia il core, e lagrimi!

ALVAROCome un sepolcro tua man è gelida!

ALVAROTutto comprendo, tutto, signora!

LEONORAAlvaro! Alvaro!

ALVAROEleonora!

ALVAROIo sol saprò soffrire. Tolga Iddio

ALVAROChe i passi miei per debolezza segua;

ALVAROSciolgo i tuoi giuri. Le nuziali tede

ALVAROSarebbero per noi segnal di morte

ALVAROSe tu, com'io, non m'ami, se pentita . . .

LEONORASon tua, son tua col core e colla vita!

LEONORASeguirti, fino agli ultimi

LEONORAConfini della terra;

LEONORACon te sfidar, impavida

LEONORADi rio destin, la guerra,

LEONORAMi fia perenne gaudio

LEONORAD'eterea voluttà.

LEONORATi seguo. Andiam,

LEONORADividerci il fato non potrà.

ALVAROSospiro, luce ed anima

ALVARODi questo cor che t'ama.

ALVAROFinché mi batte un palpito

ALVAROFar paga ogni tua brama

ALVAROIl solo ed immutabile

ALVARODesio per me sarà.

ALVAROMi segui. Andiam,

ALVARODividerci il fato non potrà.

S'avvicinano al verone, quando ad un tratto si sente a sinistra un aprire e chiuder di porte.

LEONORAQual rumor!

ascoltando

CURRAAscendono le scale!

ALVAROPartiam . . .

LEONORAPartiam.

LEONORAALVARO e LEONORA

LEONORAMi segui / Ti seguo. Andiam.

LEONORADividerci il fato non potrà.

LEONORAÈ tardi.

ALVAROAllor di calma è duopo.

CURRAVergin santa!

a Don Alvaro

LEONORAColà t'ascondi.

traendo una pistola

ALVARONo. Difenderti degg'io.

LEONORARipon quell'arma. Contro al genitore

LEONORAVorresti? . . .

ALVARONo, contro me stesso!

LEONORAOrrore!

SYSTEMSCENA IV

Dopo vari colpi, apresi con istrepito la porta, ed il Marchese di Calatrava entra infuriato, brandendo una spada e seguito da due servi con lumi.

MARCHESEVil seduttor! Infame figlia!

correndo a suoi piedi

LEONORANo, padre mio.

MARCHESEIo più nol sono.

ALVAROIl solo colpevole son io.

presentandogli il petto

ALVAROFerite, vendicatevi.

MARCHESENo, la condotta vostra

MARCHESEDa troppo abbietta origine

MARCHESEUscito vi dimostra.

risentito

ALVAROSignor Marchese!

a Leonora

MARCHESEScostati.

ai servi

MARCHESES'arresti l'empio.

cavando nuovamente la pistola

ALVAROGuai se alcun di voi si muove.

correndo a lui

LEONORAAlvaro, oh ciel, che fai?

al Marchese

ALVAROCedo a voi sol, ferite.

MARCHESEMorir per mano mia!

MARCHESEPer mano del carnefice

MARCHESETal vita spenta sia!

ALVAROSignor di Calatrava!

ALVAROPura siccome gli angeli

ALVAROÈ vostra figlia, il giuro;

ALVAROReo sono io solo. Il dubbio

ALVAROChe l'ardir mio qui desta.

ALVAROSi tolga colla vita. Eccomi inerme.

Getta via la pistola che, cadendo al suolo scarica il colpo, e ferisce mortalmente il Marchese.

MARCHESEIo muoio!

disperato

ALVAROArma funesta!

correndo al padre

LEONORAAita!

a Leonora

MARCHESELungi da me.

MARCHESEContamina tua vista la mia morte!

LEONORAPadre!

MARCHESETi maledico!

Cade tra le braccia dei servi

LEONORACielo, pietade!

ALVAROOh, sorte!

I servi portano via il Marchese, mentre Don Alvaro trae seco verso il verone la sventurata Leonora.

SYSTEMATTO SECONDO

SYSTEMSCENA I

Villaggio d'Hornachuelos e vicinanze. Grande cucina d'un osteria a pian terreno. A sinistra la porta d'ingresso che dà sulla via; di fronte una finestra ed un credenzone con piatti, ecc. A destra in fondo un gran focolare ardente con varie pentole; più vicino alla boccascena breve scaletta che mette ad una stanza la cui porta è praticabile.

Da un lato, gran tavola apparecchiata con sopra una lucerna accesa. L'oste e l'ostessa, che non parlano, sono affacendati ad ammanir la cena. L'Alcade è seduto presso al foco; Don Carlo, vestito da studente, è presso la tavola. Alquanti mulattieri fra i quali Mastro Trabuco, ch'è al dinanzi sopra un suo basto. Due contadini, due contadine, la serva ed un mulattiere ballano la Seguidilla. Sopra altra tavola, vino, bicchieri, fiaschi, una bottiglia d'acquavite.

L'alcade, uno studente, Mastro Trabuco, Mulattieri, Paesani, Famigli, Paesane, ecc.

Tre coppie ballano la Seguidilla. A tempo Leonora in veste virile.

COROHolà, holà, holà!

COROBen giungi, o mulattier,

COROLa notte a riposar.

COROHolà, holà, holà!

COROQui devi col bicchier

COROLe forze ritemprar.

L'ostessa mette sulla travola una grande zuppiera

sedendosi alla mensa

ALCADELa cena è pronta.

prendendo posto presso la tavola

COROA cena, a cena.

fra sé

CARLORicerco invan la suora e il seduttore.

CARLOPerfidi!

all'Alcade

COROVoi la mensa benedite.

ALCADEPuò farlo il licenziato.

CARLODi buon grado.

CARLOIn nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

sedendo

COROAmen.

presentandosi alla porta vestita da uomo

LEONORAChe vedo! Mio fratello!

Si ritira. L'ostessa avrà già distrbuito il riso e siede con essi. Trabuco è in disparte, sempre appoggiato al suo basto.

assaggiando

ALCADEBuono.

mangiando

CARLOEccellente.

MULATTIERIPar che dica, "Mangiami".

all'ostessa

CARLOTu das epulis accumbere Divum.

ALCADENon sa il Latino, ma cucina bene.

CARLOViva l'ostessa!

TUTTIEvviva!

CARLONon vien, Mastro Trabuco?

TRABUCOÈ venerdì.

CARLODigiuna?

TRABUCOAppunto.

CARLOE qella personcina

CARLOCon lei giunta? . . .

SYSTEMSCENA II

Detti e Preziosilla che entra saltellando

PREZIOSILLAViva la guerra!

TUTTIPreziosilla! Brava, brava!

TUTTICARLO e CORO

TUTTIQui, presso a me . . .

TUTTITu la ventura dirne potrai.

PREZIOSILLAChi brama far fortuna?

TUTTITutti il vogliamo.

PREZIOSILLACorrete allor soldati

PREZIOSILLAIn Italia, dov'è rotta la guerra

PREZIOSILLAcontro il Tedesco.

TUTTIMorte

TUTTIAi Tedeschi!

PREZIOSILLAFlagel d'Italia eterno,

PREZIOSILLAE de figlioli suoi.

TUTTITutti v'andremo.

PREZIOSILLAEd io sarò con voi.

TUTTIViva!

PREZIOSILLAAl suon del tamburo,

PREZIOSILLAAl brio del corsiero,

PREZIOSILLAAl nugolo azzurro

PREZIOSILLADel bronzo guerrier;

PREZIOSILLADei campi al sussurro

PREZIOSILLAS'esalta il pensiero!

PREZIOSILLAÈ bella la guerra, è bella la guerra!

PREZIOSILLAEvviva la guerra, evviva!

TUTTIÈ bella la guerra, evviva la guerra!

PREZIOSILLAÈ solo obliato

PREZIOSILLADa vile chi muore;

PREZIOSILLAAl bravo soldato,

PREZIOSILLAAl vero valor

PREZIOSILLAÈ premio serbato

PREZIOSILLADi gloria, d'onor!

PREZIOSILLAÈ bella la guerra! Evviva la guerra!

ecc.

TUTTIÈ bella la guerra! Evviva la guerra!

ecc.

volgendosi all'uno e all'altro

PREZIOSILLASe vieni, fratello,

PREZIOSILLASarai caporale;

PREZIOSILLAE tu colonnello,

PREZIOSILLAE tu generale;

PREZIOSILLAIl dio furfantello

PREZIOSILLADall'arco immortale

PREZIOSILLAFarà di cappello

PREZIOSILLAAl bravo uffiziale.

PREZIOSILLAÈ bella la guerra, evviva la guerra!

TUTTIÈ bella la guerra, evviva la guerra!

presentandole la mano

CARLOE che riserbasi allo studente?

guardando la mano

PREZIOSILLAAh, tu miserrime vicende avrai.

CARLOChe di'?

fissandolo

PREZIOSILLANon mente il labbro mai.

poi, sottovoce

PREZIOSILLAMa a te, carissimo,

PREZIOSILLANon presto fé.

PREZIOSILLANon sei studente,

PREZIOSILLANon dirò niente,

PREZIOSILLAMa, gnaffe, a me

PREZIOSILLANon se la fa,

PREZIOSILLATra la la la!

SYSTEMSCENA III

Detti e Pellegrini che passano da fuori

fuori

COROPadre Eterno Signor,

COROPietà di noi,

CORODivin Figlio Signor,

COROPietà di noi.

COROSanto Spirito Signor,

COROPietà di noi.

COROUno e Trino Signor,

COROPietà di noi.

alzandosi e scoprendosi la testa

TUTTIChi sono?

ALCADESon pellegrini che vanno al giubileo.

ricomparendo agitatissima sulla porta

LEONORAFuggir potessi!

DON CARLOChe passino attendiamo.

DON CARLOALCADEPreghiam con lor.

TUTTIPreghiamo.

Lasciano la mensa e s'inginocchiano

TUTTISu noi prostrati e supplici

TUTTIStendi la man, Signore;

TUTTIDall'infernal malore

TUTTINe salvi tua bontà.

TUTTISignor, pietà!

fra sé

LEONORAAh, dal fratello salvami

LEONORAChe anela il sangue mio;

LEONORASe tu nol vuoi, gran Dio,

LEONORANessun mi salverà!

LEONORASignor, pietà!

Leonora rientra nella stanza chiudendone la porta. Tutti riprendono i loro posti. Si passano un fiasco.

CARLOViva la buona compagnia!

TUTTIViva!

alzando il bicchiere

CARLOSalute qui, l'eterna gloria poi.

facendo altrettando

TUTTICosì sia.

CARLOGià cogli angeli, Trabuco?

TRABUCOE che? Con quest'inferno!

CARLOE quella personcina con lei giunta,

CARLOvenne pel giubileo?

TRABUCONol so.

CARLOPer altro,

CARLOÈ gallo oppur gallina?

TRABUCODe' viaggiator non bado

TRABUCOche al danaro.

CARLOMolto prudente!

poi all'Alcade

CARLOEd ella che giungere la vide,

CARLOperché a cena non vien?

ALCADEL'ignoro.

CARLODissero chiedesse acqua ed aceto. Ah, ah!

CARLOPer rinfrescarsi.

ALCADESarà.

CARLOÈ ver che è gentile

CARLOE senza barba?

ALCADENon so nulla.

fra sé

CARLOParlar non vuol!

a Trabuco

CARLOAncora lei

CARLOStava sul mulo

CARLOSeduta o a cavalcioni?

impazientito

TRABUCOChe noia!

CARLOOnde veniva?

TRABUCOSo che andrò presto o tardi in Paradiso.

CARLOPerché?

TRABUCOElla il Purgatorio mi fa soffrire.

CARLOOr dove va?

TRABUCOIn istalla a dormir colle mie mule, che non san di

TRABUCOlatino, né sono baccellieri.

Prende il suo basto e parte.

SYSTEMSCENA IV

I Suddetti meno Mastro Trabuco

TUTTIAh, ah! È fuggito!

CARLOPoich'è imberbe l'incognito, facciamgli col nero due

CARLObaffetti; doman ne rideremo.

TUTTIBravo! Bravo!

ALCADEProtegger debbo i viaggiator; m'oppongo.

ALCADEMeglio farebbe dirne d'onde venga, ove vada, e chi ella sia.

CARLOLo vuoi saper? Ecco l'istoria mia.

CARLOSon Pereda, son ricco d'onore,

CARLOBaccelliere mi fe' Salamanca;

CARLOSarò presto in utroque dottore,

CARLOChe di studio ancor poco mi manca.

CARLODi là Vargas mi tolse da un anno,

CARLOEd a Siviglia con sé mi guidò.

CARLONon astenne Pereda alcun danno,

CARLOPer l'amico il suo core parlò.

CARLODella suora un amante straniero

CARLOColà il padre gli avea trucidato,

CARLOEd il figlio, da pro' cavaliero,

CARLOLa vendetta ne aveva giurato;

CARLOGl'inseguimmo di Cadice in riva,

CARLONé la coppia fatal si trovò.

CARLOPer l'amico Pereda soffriva,

CARLOChe il suo core per esso parlò.

CARLOLà e dovunque narrar che del pari

CARLOLa sedotta col vecchio peria,

CARLOChe a una zuffa tra servi a sicari

CARLOSolo il vil seduttore sfuggìa.

CARLOIo da Vargas allor mi staccava,

CARLOEi seguir l'assassino giurò.

CARLOVerso America il mare solcava,

CARLOE Pereda ai suoi studi tornò!

TUTTITruce storia Pereda narrava!

TUTTIGeneroso il suo core mostrò.

ALCADESta bene.

con finezza

PREZIOSILLAUcciso fu quel Marchese?

CARLOEbben? …

PREZIOSILLAL'assassino rapia sua figlia?

CARLOSì.

PREZIOSILLAE voi, l'amico fido, cortese,

PREZIOSILLAAndaste a Cadice e pria a Siviglia?

PREZIOSILLAAh, gnaffe, a me non se la fa,

PREZIOSILLATra la la la!

L'Alcade si alza e guarda l'oriuolo

ALCADEFigliuoli, è tardi; poiché abbiam cenato,

ALCADEsì rendan grazie a Dio, e partiamo.

ALCADEPREZIOSILLA, CARLO e CORO

ALCADEPartiam, partiam, partiamo.

ALCADEBuono notte, buona notte.

TUTTIHolà! Holà! È l'ora di riposar.

TUTTIAllegri, o mulattier! Holà!

CARLOSon Pereda, son ricco d'onore, ecc.

ALCADESta ben.

PREZIOSILLAAh, tra la la la!

PREZIOSILLAMa, gnaffe, a me no se la fa.

TUTTIBuon notte. Andiam, andiam.

SYSTEMSCENA V

Una piccola spianata sul declivio di scoscesa montagna. A destra precipizii e rupi; di fronte la facciata della chiesa della Madonna degli Angeli; a sinistra la porta del Convento, in mezzo alla quale una finestrella; da un lato la corda del campanello. Sopra vi è una piccola tettoia sporgente. Al di là della chiesa alti monti col villaggio d'Hornachuelos. La porta della chiesta è chiusa, ma larga, sopra dessa una finestra semicircolare lascerà vedere la luce interna. A mezza scena, un po' a sinistra, sopra quattro gradini s'erge una rozza croce di pietra corrosa dal tempo. La scena sarà illuminata da luna chiarissima. Donna Leonora giunge ascendendo dalla destra, stanca, vestita da uomo, con pastrano a larghe maniche, largo cappello e stivali.

Leonora

LEONORASono giunta! Grazie, o Dio!

LEONORAEstremo asil guesto è per me!

LEONORASon giunta! Io tremo! La mia orrenda storia è nota

LEONORAin quell'albergo, e mio fratel narrolla!

LEONORASe scoperta m'avesse! Cielo! Ei disse naviga

LEONORAvers' occaso. Don Alvaro! Né morto cadde quella

LEONORAnotte in cui io, io del sangue di mio padre intrisa,

LEONORAl'ho seguito e il perde! Ed or mi lascia, mi fugge!

LEONORAOhimé, non reggo a tanta ambascia.

Cade in ginocchio

LEONORAMadre, pietosa Vergine,

LEONORAPerdona al mio peccato,

LEONORAM'aita quel ingrato

LEONORADal core a cancellar.

LEONORAIn queste solitudini

LEONORAEspierò l'errore,

LEONORAPietà di me, Signore.

LEONORADeh, non m'abbandonar!

L'organo accompagna il canto mattutino dei frati

LEONORAAh, quei sublimi cantici,

Si alza

LEONORADell'organo i concenti,

LEONORAChe come incenso ascendono

LEONORAA Dio sui firmamenti,

LEONORAinspirano a quest'alma

LEONORAFede, conforto e calma!

interno

CORO DEI FRATIVenite, adoremus et procedamus ante Deum,

CORO DEI FRATIPloremus, ploremus coram Domino, coram

CORO DEI FRATIDomino qui fecit nos.

S'avvia

LEONORAAl santo asilo accorrasi.

LEONORAE l'oserò a quest'ora?

LEONORAAlcun potria sorprendermi!

LEONORAO misera Leonora, tremi?

LEONORAIl pio frate accoglierti no, non ricuserà.

LEONORANon mi lasciar, soccorrimi, pietà Signor, pietà!

LEONORADeh, non m'abbandonar!

CORO DEI FRATIPloremus, ploremus coram Domino qui fecit nos.

Leonora va a suonare il campanello del convento.

SYSTEMSCENA VI

Si apre la finestrella della porta e n'esce la luce d'una lanterna che riverbera sul volto di Donna Leonora la quale si arretra, spaventata. Fra Melitone parla sempre dall'interno

Melitone, Leonora

MELITONEChi siete?

LEONORAChiedo il Superiore.

MELITONES'apre alle cinque la chiesa,

MELITONESe al giubileo venite.

LEONORAIl Superiore, per carità,

MELITONEChe carità a quest'ora!

LEONORAMi manda il Padre Cleto.

MELITONEQuel santo uomo? Il motivo?

LEONORAUrgente.

MELITONEPerché mai?

LEONORAUn infelice . . .

MELITONEBrutta solfa . . .

MELITONEPerò v'apro ond'entriate.

LEONORANol posso.

MELITONENo? Scomunicato siete? Che strano fia aspettare a

MELITONEciel sereno. V'annuncio, e se non torno, buona notte.

Chiude la finestrella.

SYSTEMSCENA VII

Donna Leonora sola

LEONORAAh, s'ei mi respingesse! Fama pietoso il dice; ei mi

LEONORAproteggerà. Vergin m'assisti.

SYSTEMSCENA VIII

Donna Leonora, il Padre Guardiano e Fra Melitone

GUARDIANOChi mi cerca?

LEONORASon io.

GUARDIANODite.

LEONORAUn segreto . . .

GUARDIANOAndate, Melitone.

partendo, fra sé

MELITONESempre segreti! E questi santi soli han da saperli!

MELITONENoi siamo tanti cavoli.

GUARDIANOFratello, mormorate?

MELITONEOibò, dico ch'é pesante la porta e fa rumore.

GUARDIANOObbedite.

fra sé

MELITONEChe tuon da Superiore!

Rientra nel convento socchiudendone la porta.

SYSTEMSCENA IX

GUARDIANOOr siam soli.

LEONORAUna donna son io.

GUARDIANOUna donna a quest'ora!

GUARDIANOGran Dio!

LEONORAInfelice, delusa, rejetta,

LEONORADalla terra e del ciel maledetta,

LEONORAChe nel pianto protratavi al piede,

LEONORADi sottrala all'inferno vi chiede.

GUARDIANOCome un povero frate lo può?

LEONORAPadre Cleto un suo foglio v'inviò?

GUARDIANOEi vi manda?

LEONORASì.

sorpreso

GUARDIANODunque voi siete

GUARDIANOLeonora di Vargas!

LEONORAFremete!

GUARDIANONo, venite fidente alla croce,

GUARDIANOLà del cielo v'ispiri la voce.

Leonora s'inginocchia presso la croce, la bacia, quindi torna al Padre Guardiano.

LEONORAPiù tranquilla, l'alma sento

LEONORADacché premo questa terra;

LEONORADe' fantasmi lo spavento

LEONORAPiù non provo farmi guerra …

LEONORAPiù non sorge sanguinante

LEONORADi mio padre l'ombre innante,

LEONORANé terribile l'ascolto

LEONORALa sua figlia maledir.

GUARDIANOSempre indarno qui rivolto

GUARDIANOFu di Satana l'ardir.

LEONORAPerciò tomba qui desio

LEONORAFra le rupi ov'altra visse.

GUARDIANOChe! Sapete?

LEONORACleto il disse.

GUARDIANOE volete …

LEONORADarmi a Dio.

GUARDIANOGuai per chi si lascia illudere

GUARDIANODal delirio d'un momento!

GUARDIANOPiù fatal per voi sì giovane

GUARDIANOGiungerebbe il pentimento.

LEONORAAh, tranquilla l'alma sento,

ecc.

GUARDIANOGuai per chi si lascia illudere. Guai!

GUARDIANOChi può leggere il futuro?

GUARDIANOChi immutabil farvi il core?

GUARDIANOE l'amante?

LEONORAInvolontario

LEONORAM'uccise il genitor.

GUARDIANOE il fratello?

LEONORALa mia morte

LEONORADi sua mano egli giurò.

GUARDIANOMeglio a voi le sante porte

GUARDIANOSchiuda un chiostro.

LEONORAUn chiostro? No!

LEONORASe voi scacciate questa pentita

LEONORAAndrò per balze, girdando aita,

LEONORARicovro ai monti, cibo alle selve.

LEONORAE fin le belve ne avran pietà.

LEONORAAh, sì, del cielo qui udii la voce:

LEONORA"Salvati all'ombra di questa croce."

LEONORAVoi mi scacciate? È questo il porto.

LEONORAChi tal conforto mi toglierà?

GUARDIANOA te sia gloria, o Dio clemente,

GUARDIANOPadre dei miseri onnipossente.

GUARDIANOA cui sgabello sono le sfere!

GUARDIANOIl tuo volere si compirà!

GUARDIANOÈ fermo il voto?

LEONORAÈ fermo.

GUARDIANOV'accolga dunque Iddio.

LEONORABontà divina!

GUARDIANOSol io saprò chi siate. Tra le rupi è uno speco; ivi

GUARDIANOstarete. Presso una fonte, al settimo dì, scarso cibo

GUARDIANOporrovvi io stesso.

LEONORAV'andiamo.

verso la porta

GUARDIANOMelitone?

a Melitone che comparisce

GUARDIANOTutti i fratelli con ardenti ceri,

GUARDIANODov' è l'ara maggiore,

GUARDIANONel tempio si raccolgan del Signore.

Melitone rientra

GUARDIANOSull'alba il piede all'eremo

GUARDIANOSolinga volgerete;

GUARDIANOMa pria dal pane angelico

GUARDIANOConforto all'alma avrete.

GUARDIANOLe sante lane a cingere

GUARDIANOIte, e sia forte il cor.

GUARDIANOSul nuovo calle a reggervi

GUARDIANOV'assisterà il Signor.

Entra nel Convento, e ne ritorna subito portando un abito da Francescano che presenta a Leonora.

LEONORATua grazia, o Dio.

LEONORASorride alla regetta!

LEONORAO, gaudio insolito!

LEONORAIo son ribenedetta!

LEONORAGià sento in me rinascere

LEONORAA nuova vita il cor;

LEONORAPlaudite, o cori angelici,

LEONORAMi perdonò il Signor.

Entrano nella stanza del portinaio.

SYSTEMSCENA X

La gran porta della chiesa si apre. Di fronte vedesi l'altar maggiore illuminato. L'organo suona. Dai lati del coro procedono due lunghe file di Frati, con ceri ardenti, che s'inginocchiano dalle due parti. Più tardi il Padre Guardiano precede Leonora, in abito da frate, che s'inginocchia al pié dell'altare e riceve da lui la Communione. Egli la conduce fuor della chiesa, i Frati gli si schierano intorno. Leonora si prostra innanzi a lui che, stendendo solennemente le mani sopra il suo capo, intuona:

GUARDIANOIl santo nome di Dio Signore

GUARDIANOSia benedetto.

COROSia benedetto.

GUARDIANOUn'alma a piangere viene l'errore,

GUARDIANOTra queste balze chiede ricetto;

GUARDIANOIl santo speco noi le schiudiamo.

GUARDIANOV'è noto il loco?

COROLo conosciamo.

GUARDIANOA quell'asilo, sacro, inviolato,

GUARDIANONessun si appressi.

COROObbediremo.

GUARDIANOIl cinto umile non sia varcato

GUARDIANOChe nel divide.

CORONol varcheremo.

GUARDIANOA chi il divieto

GUARDIANOFrangere osasse.

GUARDIANOO di quest'alma

GUARDIANOScoprir tentasse

GUARDIANONome o mistero:

GUARDIANOMaledizione!

COROMaledizione!

COROIl cielo fulmini,

COROIncenerisca,

COROL'empio mortale

COROSe tanto ardisca;

COROSu lui scatenisi

COROOgni elemento,

COROL'immonda cenere

CORONe sperda il vento.

a Leonora

GUARDIANOAlzatevi e partite. Alcun vivente

GUARDIANOPiù non vedrete. Dello speco il bronzo

GUARDIANONe avverta se periglio vi sovrasti,

GUARDIANOO per voi giunto sia l'estremo giorno . . .

GUARDIANOA confortarvi l'alma volerem

GUARDIANOPria che a Dio faccia ritorno.

TUTTILa Vergine degli Angeli

TUTTIVi copra del suo manto,

TUTTIE voi protegga vigile

TUTTIDi Dio l'Angelo santo.

LEONORALa Vergine degli Angeli

LEONORAMi copra del suo manto.

LEONORAE mi protegga vigile

LEONORADi Dio l'Angelo santo.

TUTTILa Vergine degli Angeli,

ecc.

Leonora bacia la mano del Padre Guardiano, e s'avvia all'eremo, sola. I frati spentii lumi, rientrano collo stesso ordine in chiesa. Il Guardiano si ferma sulla porta e stendendo le braccia verso la parte ov'è scomparsa Leonora, la benedice.

SYSTEMAtto TERZO

SYSTEMSCENA I

In Italia presso Velletri. Bosco. Notte oscurissima. Don Alvaro, in uniforme di capitano spagnuolo dei Granatieri del Re, si avanza lentamente dal fondo. Si sentono voci interne a destra.

COROAttenti al gioco, attenti, attenti al gioco, attenti …

PRIMA VOCEUn asso a destra.

SECONDA VOCEHo vinto.

PRIMA VOCEUn tre alla destra.

PRIMA VOCECinque a manca.

SECONDA VOCEPerdo.

ALVAROLa vita è inferno all'infelice.

ALVAROInvano morte desio!

ALVAROSiviglia!

ALVAROLeonora!

ALVAROOh, rimembranza! Oh, notte

ALVAROCh'ogni ben mi rapisti!

ALVAROSarò infelice eternanmente, è scritto.

ALVARODella natal sua terra il padre volle

ALVAROSpezzar l'estranio giogo,

ALVAROE coll'unirsi

ALVAROAll'ultima dell'Incas la corona

ALVAROCingere confidò.

ALVAROFu vana impresa.

ALVAROIn un carcere nacqui;

ALVAROM'educava il deserto;

ALVAROSol vivo perchÈ ignota

ALVAROÈ mia regale stirpe!

ALVAROI miei parenti

ALVAROSognaro un trono, e li destò la scure!

ALVAROOh, quando fine avran

ALVAROLe mie sventure!

ALVAROO tu che seno agli angeli

ALVAROEternamente pura,

ALVAROSalisti bella, incolume

ALVARODalla mortal jattura,

ALVARONon iscordar di volgere

ALVAROLo sguardo a me tapino,

ALVAROChe senza nome ed esule,

ALVAROIn odio del destino,

ALVAROChiedo anelando,

ALVAROAhi misero,

ALVAROLa morte d'incontrar.

ALVAROLeonora mia, soccorrimi,

ALVAROPietà del mio penar!

ALVAROPietà di me!

CARLOdall'interno

CARLOAl tradimento!

VOCIMuoia!

ALVAROQuali grida!

CARLOAita!

ALVAROSi soccorra.

VOCIMuoia! Muoia!

Accorre al luogo onde si udivano le grida; si sente un picchiare di spade, alcuni ufficiali attraversando la scena fuggendo in disordine da destra a sinistra.

SYSTEMSCENA II

Don Alvaro ritorna con Don Carlo

ALVAROFuggir! Ferito siete?

CARLONo, vi debbo la vita.

ALVAROChi erano?

CARLOAssassini.

ALVAROPresso al campo così?

CARLOFranco dirò: fu alterco al gioco.

ALVAROComprendo, colà, a destra.

CARLOSì.

ALVAROMa come, si nobile d'aspetto, a quella bisca

ALVAROscendeste?

CARLONuovo sono.

CARLOCon ordini del general sol ieri

CARLOgiunsi; senza voi morto sarei.

CARLOOr dite a chi debbo la vita?

ALVAROAl caso …

CARLOPria il mio nome dirò. (Non sappia il vero)

CARLODon Felice de Bornos, aiutante del duce.

ALVAROIo, Capitan dei Granatieri,

ALVARODon Federico Herreros.

CARLOLa gloria dell'esercito!

ALVAROSignore . . .

CARLOIo l'amistà ne ambia; la chiedo e spero.

ALVAROIo pure della vostra sarò fiero.

Si danno la destra.

ALVAROALVARO e CARLO

ALVAROAmici in vita e in morte

ALVAROIl mondo ne vedrà.

ALVAROUniti in vita e in morte

ALVAROEntrambi troverà.

Si odono voci interne e squilli di trombe

VOCIAndiamo, all'armi!

CARLOCon voi scendere al campo d'onor, emularne

CARLOl'esempio potrò.

ALVAROTestimone del vostro valor

ALVAROAmmirarne le prove saprò.

COROAll'armi!

Escono correndo.

SYSTEMSCENA III

È il mattino. Salotto nell'abitazione d'un ufficiale superiore dell'esercito spagnuolo in Italia non lungi da Velletri. Nel fondo sonvi due porte, quella a sinistra mette ad una stanza da letto, l'altra è la comune. A sinistra presso il proscenio è una finestra. Si sente il rumore della vicina battaglia. Un Chirurgo militare ed alcuni Soldati ordinanze dalla comune corrono alla finestra.

SOLDATIArde la mischia.

guardando con un canocchiale

CHIRURGOProdi i granatieri!

SOLDATILi guida Herreros.

CHIRURGOCiel! … Ferito ei cadde! …

CHIRURGOPiegano i suoi! …

CHIRURGOL'aiutante li raccozza,

CHIRURGOAlla carica li guida! …

CHIRURGOGià fuggono i nemici.

CHIRURGOI nostri han vinto!

di fuori

VOCIA Spagna gloria!

ALTRE VOCIViva l'Italia!

TUTTIÈ nostra la vittoria!

CHIRURGOPortan qui ferito il Capitano.

SYSTEMSCENA IV

Don Alvaro, ferito e svenuto, è portato in una lettiga da quattro Granatieri. Da un lato è il Chirurgo, dall'altro è Don Carlo, coperto di polvere ed assai afflitto. Un Soldato depone una valigia sopra un tavolino. La lettiga è collocata quasi nel mezzo della scena.

CARLOPiano … qui posi …

CARLOApprontisi il mio letto.

CHIRURGOSilenzio.

CARLOV'ha periglio?

CHIRURGOLa piaga che ha nel petto mi spaventa.

CARLODeh, il salvate.

rinvenendo

ALVAROOve son?

CARLOPresso l'amico.

ALVAROLasciatemi morire.

CARLOVi salveran le nostre cure.

CARLOPremio

CARLOL'Ordine vi sarà di Calatrava.

ALVARODi Calatrava! Mai! Mai!

fra sé

CARLOChe!

CARLOInorridì di Calatrava al nome!

ALVAROAmico …

CHIRURGOSe parlate …

ALVAROUn detto sol …

al chirurgo

CARLOVen prego ne lasciate.

Il chirurgo si ritira. Don Alvaro accenna a Don Carlo di appressarsegli.

ALVAROSolenne in quest'ora

ALVAROGiurami dovete

ALVAROFar pago un mio voto.

CARLOLo giuro.

ALVAROSul core cercate.

CARLOUna chiave.

indicando la valigia

ALVAROCon essa trarrete

ALVAROUn piego celato!

ALVAROL'affido all'onore,

ALVAROColà v'ha un mistero

ALVAROChe meco morrà.

ALVAROS'abbruci me spento.

CARLOLo giuro, sarà.

ALVAROOr muoio tranquillo;

ALVAROVi stringo al cor mio.

lo abbraccia con grande emozione

CARLOAmico, fidate nel cielo!

CARLOAddio.

ALVAROAddio.

Il chirurgo ed i soldati trasportano il ferito nella stanza da letto.

SYSTEMSCENA V

CARLOMorir! Tremenda cosa!

CARLOSì intrepido, sì prode, ei pur morrà! Uom singolar

CARLOcostui! Tremò di Calatrava al nome. A lui palese n' è

CARLOforse il disonor? Cielo! Qual lampo! S'ei fosse il seduttore?

CARLODesso in mia mano, e vive! Se m'ingannassi?

CARLOQuesta chiave il dica.

Apre convulso la valigia, e ne trae un plico suggellato

CARLOEcco i fogli! Che tento!

S'arresta

CARLOE la fé che giurai? E questa vita che debbo al suo

CARLOvalor? Anch'io lo salvo! S'ei fosse quell' Indo

CARLOmaledetto che macchiò il sangue mio? . . . Il suggello

CARLOsi franga. Niun qui mi vede. No? Ben mi vegg'io!

Getta il plico

CARLOUrna fatale del mio destino,

CARLOVa, t'allontana, mi tenti invano;

CARLOL'onor a tergere qui venni, e insano

CARLOD'un onta nuova nol macchierò.

CARLOUn giuro è sacro per l'uom d'onore;

CARLOQue' fogli serbino il lor mistero.

CARLODisperso vada il mal pensiero

CARLOChe all'atto indegno mi concitò.

CARLOE s'altra prova rinvenir potessi?

CARLOVediam.

Torna a frugare nella valigia

CARLOQui v'ha un ritratto . . .

CARLOSuggel non v'é … nulla ei ne disse …

CARLONulla promisi … s'apra dunque …

CARLOCiel! Leonora!

CARLODon Alvaro è il ferito!

CARLOOra egli viva, e di mia man poi muoia!

Il chirurgo si presenta sulla porta della stanza

CHIRURGOLieta novella, è salvo!

Esce.

CARLOÈ salvo! Oh gioia!

CARLOEgli è salvo! Gioia immensa

CARLOChe m'innondi il cor ti sento!

CARLOPotrò alfine il tradimento

CARLOSull'infame vendicar.

CARLOLeonora, ove t'ascondi?

CARLODi': seguisti tra le squadre

CARLOChi del sangue di tuo padre

CARLOTi fe' il volto rosseggiar?

CARLOAh, felice appien sarei

CARLOSe potessi il brando mio

CARLOAmbedue d'averno al dio

CARLOD'un sol colpo consacrar!

Parte precipitosamente.

SYSTEMSCENA VI

Accampamento militare presso Velletri. Sul davanti a sinistra è una bottega da rigattiere; a destra un'altra ove si vendono cibi, bevande e frutta. All'ingiro sono tende militari, baracche di rivenduglioli, ecc. È notte; la scena è deserta. Una pattuglia entra cautamente in scena, esplorando il campo.

COROCompagni, sostiamo,

COROIl campo esploriamo;

CORONon s'ode rumor,

CORONon brilla un chiarore;

COROIn sonno profondo

COROSepolto ognun sta.

COROCompagni, inoltriamo,

COROIl campo esploriamo,

COROFra poco la sveglia

COROSuonare s'udrà.

SYSTEMSCENA VII

Spunta l'alba lentamente. Entra Don Alvaro pensoso

ALVARONé gustare m' è dato

ALVAROUn' ora di quiete.

ALVAROAffranta è l'alma dalla lotta crudel.

ALVAROPace ed oblio indarno io chieggo al cielo.

SYSTEMSCENA VIII

Detto e Don Carlo

CARLOCapitano . . .

ALVAROChi mi chiama?

Riconosce Carlo

ALVAROVoi, che si larghe cure mi prodigaste.

CARLOLa ferita vostra

CARLOSanata è appieno?

ALVAROSì.

CARLOForte?

ALVAROQuale prima.

CARLOSosterreste un duel?

ALVAROCon chi?

CARLONemici non avete?

ALVAROTutti ne abbiam …ma a stento comprendo …

CARLONo? Messaggio non v'inviava

CARLODon Alvaro, l'Indiano?

ALVAROOh tradimento!

ALVAROSleale! Il segreto fu dunque violato?

CARLOFu illeso quel piego,

CARLOL'effigie ha parlato.

CARLODon Carlos di Vargas, tremate io sono.

ALVAROD'ardite minacce

ALVARONon m'agito al suono.

CARLOUsciamo all'istante.

CARLOUn deve morire.

ALVAROLa morte disprezzo,

ALVAROMa duolmi inveire

ALVAROContr'uom che per primo

ALVAROAmistade m'offria.

CARLONo, no, profanato

CARLOTal nome non sia.

ALVARONon io, fu il destino,

ALVAROChe il padre v'ha ucciso.

ALVARONon io che sedussi

ALVAROQuell'angiol d'amore.

ALVARONe guardano entrambi,

ALVAROE dal paradiso

ALVAROCh'io sono innocente

ALVAROVi dicono al core.

CARLOAdunque colei?

ALVAROLa notte fatale

ALVAROIo caddi per doppia

ALVAROFerita mortale;

ALVAROGuaritone, un anno

ALVAROIn traccia ne andai,

ALVAROAhimé, ch'era spenta

ALVAROLeonora trovai.

CARLOMenzogna, menzogna!

CARLOLa suora -

CARLOOspitavala antica parente.

CARLOVi giunsi, ma tardi …

ALVAROEd ella?

CARLOFuggente.

trasalendo

ALVAROE vive! Ella vive, gran Dio!

CARLOSì, vive.

ALVARODon Carlo, amico, il fremito

ALVAROCh'ogni mia fibra scuote,

ALVAROVi dica che quest' anima

ALVAROInfame esser non puote.

ALVAROVive! Gran Dio, quell'angelo …

CARLOMa in breve morirà.

CARLOElla vive, ma in breve morirà.

ALVARONo, d'un imene il vincolo

ALVAROStringa fra noi la speme;

ALVAROE s'ella vive, insieme

ALVAROCerchiamo ove fuggì.

ALVAROGiuro che illustre origine

ALVAROEquale a voi mi rende,

ALVAROE che il mio stemma splende

ALVAROCome rifulge il di.

CARLOStolto! Fra noi dischiudesi

CARLOInsanguinato avello.

CARLOCome chiamar fratello

CARLOChi tanto a me rapì?

CARLOD'eccelsa o vile origine.

CARLOÈ d'uopo ch'io vi spegna,

CARLOE dopo voi l'indegna

CARLOChe il sangue suo tradi.

ALVAROChe dite?

CARLOElla morrà.

ALVAROTacete!

CARLOIl giuro a Dio: morrà l'infame.

ALVAROVoi pria cadrete nel fatal certame.

CARLOMorte! ov'io non cada esanime

CARLOLeonora giungerò

CARLOTinto ancor del vostro sangue

CARLOQuesto acciar le immergerò.

ALVAROMorte! Sì! Col brando mio

ALVAROUn sicario ucciderò;

ALVAROIl pensier volgete a Dio.

ALVAROL'ora vostra alfin suonò.

TUTTIA morte! Andiam!

Sguainano le spade e si battono furiosamente.

SYSTEMSCENA IX

Accorre la pattuglia del campo a separarli

COROFermi! Arrestate!

furente

CARLONo - la sua vita o la mia - tosto.

COROLunge di qua si tragga.

fra sé

ALVAROForse del ciel l'aita a me soccorre.

CARLOColui morrà!

a Carlo che cerca svincolarsi

COROVieni!

a Don Alvaro

CARLOCarnefice del padre mio!

ALVAROOr che mi resta? Pietoso Iddio,

ALVAROTu ispira, illumina il mio pensier.

ALVAROAl chiostro, all'eremo, ai santi altari

ALVAROL'oblio, la pace chiegga il guerrier.

Esce. Si allontanano poco a poco.

SYSTEMSCENA X

Spunta il sole; il rullo dei tamburi e lo squillo delle trombe danno il segnale della sveglia. La scena va animandosi a poco a poco. Soldati spagnuoli ed italiani di tutte le armi sortono dalle tende ripulendo schioppi, spade, uniformi, ecc. Ragazzi militari giuocano ai dai sui tamburi. Vivandiere che vendono liquori, frutta, pane, ecc. girano per il campo. Preziosilla, dall'alto d'una bracca, predice la buona ventura. scena animatissima.

COROLorché pifferi e tamburi

COROPar che assordino la terra,

COROSiam felici, ch'è la guerra

COROGioia e vita al militar.

COROVita gaia, avventurosa,

COROCui non cal doman né ieri,

COROCh'ama tutti i suoi pensieri

COROSol nell'oggi concentrar.

alle donne

PREZIOSILLAVenite all'indovina,

PREZIOSILLACh'è giunta di lontano,

PREZIOSILLAE puote a voi l'arcano

PREZIOSILLAFuturo decifrar.

ai soldati

PREZIOSILLACorrete a lei d'intorno,

PREZIOSILLALa mano le porgete,

PREZIOSILLALe amanti apprenderete

PREZIOSILLASe fide vi restâr.

COROAndate/Andiamo all'indovina,

COROLa mano le porgiamo/porgete,

COROLe belle udir possiamo

COROSe fide a voi restâr.

PREZIOSILLAChi vuole il paradiso

PREZIOSILLAs'accenda di valore,

PREZIOSILLAe il barbaro invasore

PREZIOSILLAs'accinga a debellar.

PREZIOSILLAAvanti, avanti, avanti,

PREZIOSILLApredirvi sentirete

PREZIOSILLAqual premio coglierete

PREZIOSILLAdal vostro battagliar,

PREZIOSILLAah! - qual premio coglierete

PREZIOSILLAdal vostro battagliar.

SOLDATIAvanti, avanti, avanti,

SOLDATIpredirci sentiremo

SOLDATIqual premio coglieremo

SOLDATIdal nostro battagliar.

VIVANDIEREAvanti, avanti, avanti,

VIVANDIEREpredirivi sentirete

VIVANDIEREqual premio coglierete

VIVANDIEREdal vostro battagliar.

circondandola

COROAvanti, avanti, avanti.

SOLDATIQua, vivandiere, un sorso.

Le vivandiere versano loro

UN SOLDATOAlla salute nostra!

bevendo

TUTTIViva!

UN SOLDATOA Spagna ed all'Italia unite!

COROEvviva!

PREZIOSILLAAl nostro eroe Don Federico Herreros!

TUTTIViva! Viva!

ALTRO SOLDATOEd al suo degno amico Don Felice de Bornos.

bevendo

TUTTIViva, viva!

SYSTEMSCENA XI

L'attenzione è attirata da Mastro Trabuco, rivendugliolo, che, dalla bottega a sinistra, viene con una cassetta al collo portante vari oggetti di meschino valore.

TRABUCOA buon mercato chi vuol comprare?

TRABUCOForbici, spille, sapon perfetto!

TRABUCOIo vendo e compro qualunque oggetto,

TRABUCOConcludo a pronti qualunque affar.

UN SOLDATOHo qui un monile; quanto mi dai?

ALTRO SOLDATOV'è una collana. Se vuoi la vendo.

ALTRO SOLDATOQuesti orecchini, li pagherai?

mostrando orologi, anelli, ecc.

TUTTIVogliamo vendere …

TRABUCOMa quanto vedo

TRABUCOTutto è robaccia, brutta robaccia!

TUTTITale, o furfante, è la tua faccia.

TRABUCOPure aggiustiamoci, per ogni pezzo

TRABUCODo trenta soldi.

TUTTIDa ladro è il prezzo.

TRABUCOIh! Quanta furia! C'intenderemo.

TRABUCOQualch'altro soldo v'aggiungeremo.

TRABUCODate qua, subito!

TUTTIPurché all'istante

TUTTIVenga il denaro bello e sonante.

TRABUCOPrima la merce, qua, colle buone.

dandogli gli oggeti

TUTTIA te.

ritrando la roba e pagando

TRABUCOA te, a te, benone.

cacciandolo

TUTTISì, sì, ma vattene!

fra sé, contento

TRABUCOChe buon affare!

poi, forte

TRABUCOA buon mercato chi vuol comprare?

Si avvia verso un'altro lato del campo.

SYSTEMSCENA XII

Detti e Contadini questuanti con ragazzi a mano.

CONTADINIPane, pan per carità!

CONTADINITetti e campi devastati

CONTADININ'ha la guerra, ed affamati

CONTADINICerchiam pane per pietà.

SYSTEMSCENA XIII

Detti ed alcune Reclute piangenti che giungono scortate.

RECLUTEPovere madri deserte nel pianto

RECLUTEPer dura forza dovemmo lasciar.

RECLUTEDella beltà n'han rapiti all'incanto,

RECLUTEA' nostre case vogliamo tornar.

accostandosi gaiamente alle reclute ed offrendo loro da bere

VIVANDIERENon piangete, giovanotti,

VIVANDIEREPer le madri, per le belle;

VIVANDIEREV'ameremo quai sorelle,

VIVANDIEREVi sapremo consolar.

VIVANDIERECerto il diavolo non siamo;

VIVANDIEREQuelle lagrime tergete,

VIVANDIEREAl passato, ben vedete,

VIVANDIEREOra è inutile pensar.

entra fra le reclute, ne prende alcune pel braccio, e dice loro burlescamente:

PREZIOSILLAChe vergogna! Su, coraggio!

PREZIOSILLABei figliuoli, siete pazzi?

PREZIOSILLASe piangete quai ragazzi

PREZIOSILLAVi farete corbellar.

PREZIOSILLAUn' occhiata a voi d'intorno,

PREZIOSILLAE scommetto che indovino,

PREZIOSILLACi sarà più d'un visino

PREZIOSILLAChe sapravvi consolar.

PREZIOSILLASu, coraggio, coraggio, coraggio!

TUTTINella guerra è la follia

TUTTIChe dee il campo rallegrar;

TUTTIViva, viva la pazzia

TUTTIChe qui sola ha da regnar!

Le vivandiere prendono le reclute pel braccio e s'incomincia vivacissima danza generale. Ben presto la confusione e lo schiamazzo giungono al colmo.

SYSTEMSCENA XIV

Detti e Fra Melitone che, preso nel vortice della danza, è per un momento costretto a ballare con le vivandiere. Finalmente, riuscito a fermarsi, esclama:

MELITONEToh! Toh! Poffare il mondo! Che tempone!

MELITONECorre ben l'avventura! Anch'io ci sono.

MELITONEVenni di Spagna a medicar ferite,

MELITONEed alme a mendicar.

MELITONEChe vedo? È questo un campo di Cristiani, o siete Turchi?

MELITONEDove s'è visto berteggiar la santa

MELITONEdomenica così?...Ben più faccenda

MELITONEle bottiglie vi dan che le battaglie!

MELITONEE invece di vestir cenere e sacco

MELITONEqui si tresca con Venere, con Bacco?

MELITONEIl mondo è fatto una casa di pianto;

MELITONEogni convento ora è covo del vento! I santuari

MELITONEspelonche diventar di sanguinari;

MELITONEperfino i tabernacoli di Cristo

MELITONEfatti son ricettacoli del tristo.

MELITONETutto va a soqquadro.

MELITONEE la ragion? La ragion?

MELITONEPro peccata vestra: pei vostri peccati.

SOLDATIAh, frate, frate!

MELITONEVoi le feste calpestate,

MELITONERubate, bestemmiate …

SOLDATI ITALIANITogone infame!

SOLDATI SPAGNUOLISegui pur, padruccio.

MELITONEE membri e capi siete d'una stampa:

MELITONETutti eretici.

MELITONETutti, tutti cloaca di peccati,

MELITONEE finché il mondo

MELITONEPuzzi di tal pece

MELITONENon isperi la terra alcuna pace.

serrandolo intorno

SOLDATI ITALIANIDàlli! Dàlli!

difendendolo

SOLDATI SPAGNUOLIScappa! Scappa!

SOLDATI ITALIANIDàlli! Dàlli sulla cappa!

Cercano di picchiarlo, ma egli se la svigna, declamando sempre.

ai soldati che lo inseguono uscendo dalla scena

PREZIOSILLALasciatelo chi'ei vada.

PREZIOSILLAFar guerra ad un cappuccio! Bella impresa!

PREZIOSILLANon m'odon? Sia il tamburo sua difesa.

Prende a caso un tamburo e, imitata da qualche tamburino, lo suona. I soldati accorrono tosto a circondarla, seguiti da tutta la turba.

PREZIOSILLAPREZIOSILLA e CORO

PREZIOSILLARataplan, rataplan, della gloria

PREZIOSILLANel soldato ritempra l'ardor;

PREZIOSILLARataplan, rataplan, di vittoria

PREZIOSILLAQuesto suono è segnal percursor!

PREZIOSILLARataplan, rataplan, or le schiere

PREZIOSILLASon guidate raccolte a pugnar!

PREZIOSILLARataplan, rataplan, le bandiere

PREZIOSILLADel nemico si veggon piegar!

PREZIOSILLARataplan, pim, pam, pum, inseguite

PREZIOSILLAChi la terga, fuggendo, voltò …

PREZIOSILLARataplan, le gloriose ferite

PREZIOSILLACol trionfo il destin coronò.

PREZIOSILLARataplan, rataplan, la vittoria

PREZIOSILLAPiù rifulge de' figli al valor! . . .

PREZIOSILLARataplan, rataplan, la vittoria

PREZIOSILLAAl guerriero conquista ogni cor.

PREZIOSILLARataplan, rataplan, rataplan!

Escono correndo.

SYSTEMATTO QUARTO

SYSTEMSCENA I

Vicinanze d'Hornachuelos. Interno del convento della Madonna degli Angeli. Meschino porticato circonda una corticella con aranci, oleandri, gelsomini. Alla sinistra dello spettatore è la porta che mette al via; a destra, altra porta sopra la quale si legge "Clausura". Il Guardiano passeggia solennemente, leggendo il suo breviario. Dalla sinistra entra una folla di mendicanti, uomini e donne di tutte le età, che portano scodelle grezze, recipienti e piatti.

COROFate, la carità,

COROAndarcene dobbiam, andarcene dobbiamo,

COROAndarcene dobbiam, la carità, la carità!

SYSTEMSCENA II

Fra Melitone entra da destra, portando un grande grembiule bianco e assistito da un converso, che porta una grande pentola a due manici. La mettono giù nel centro del cortile e il converso va via.

MELITONEChe? Siete all'osteria?

MELITONEQuieti …

Comincia a scodellare la minestra

spingendo continuamente

MENDICANTIQui, presto a me, presto a me,

ecc.

MELITONEQuieti, quieti, quieti, quieti.

I VECCHIQuante porzioni a loro!

I VECCHITutto vorrian per sé.

I VECCHIN'ebbe già tre Maria!

a Melitone

UNA DONNAQuattro a me …

MENDICANTIQuattro a lei!

UNA DONNASì, perché ho sei figliuoli …

MELITONEPerché il mandò Iddio.

MELITONESì, Dio … Dio. Non li avreste

MELITONESe al par di me voi pure

MELITONELa schiena percoteste

MELITONECon aspra disciplina,

MELITONEE più le notti intere

MELITONEPassaste recitando

MELITONERosari e Miserere …

GUARDIANOFratel ….

MELITONEMa tai pezzenti son di fecondità

MELITONEdavvero spaventosa …

GUARDIANOAbbiate carità.

I VECCHIUn po' di quel fondaccio

I VECCHIAncora ne donate.

MELITONEIl ben di Dio, bricconi,

MELITONEFondaccio voi chiamate?

porgendo le loro scodelle

MENDICANTIA me, padre a me, a me, a me,

ecc.

MELITONEOh, andatene in malora,

MELITONEO il ramajuol sul capo

MELITONEV'aggiusto bene or ora …

MELITONEIo perdo la pazienza!

ecc.

GUARDIANOCarità.

LE DONNEPiù carità ne usava

LE DONNEil padre Raffael.

MELITONESì, sì, ma in otto giorni

MELITONEAvutone abbastanza

MELITONEDi poveri e minestra,

MELITONERestò nella sua stanza,

MELITONEE scaricò la soma

MELITONESul dosso a Melitone . . .

MELITONEE poi con tal canaglia

MELITONEUsar dovrò le buone?

GUARDIANOSoffrono tanto i poveri …

GUARDIANOLa carità è un dovere.

MELITONECarità, con costoro

MELITONEChe il fanno per mestiere?

MELITONEChe un campanile abbattere

MELITONECo' pugni sarien buoni,

MELITONEChe dicono fondaccio,

MELITONEFondaccio il ben di Dio …

MELITONEBricconi, bricconi, bricconi!

MELITONEE dicono fondaccio, ecc.

LE DONNEOh, il padre Raffaele!

ecc.

GLI UOMINIEra un angelo! Un santo!

ecc.

MELITONENon mi seccate tanto!

MENDICANTIUn santo! Un santo!

MENDICANTISì; sì, sì, sì, un santo!

ecc.

buttando per aria il recipiente con un calcio

MELITONEIl resto, a voi prendetevi,

MELITONENon voglio più parole,

ecc.

MELITONEFuori di qua, lasciatemi,

MELITONESì, fuori al sole, al sole,

MELITONELasciatemi, ecc.

MELITONEPezzenti più di Lazzaro,

MELITONESacchi di pravità …

MELITONEVia, via bricconi, al diavolo,

MELITONEToglietevi di qua;

MELITONEPezzenti più di Lazzaro,

ecc.

MENDICANTIOh, il padre Raffaele!

MENDICANTIEra un angel! Era un santo!

ecc.

MELITONEPezzenti più di Lazzaro,

ecc.

MENDICANTIIl padre Raffaele!

MENDICANTIEra un angelo! Un santo!

ecc.

MELITONEFuori di qua! Lasciatemi,

MELITONE… Fuori, fuori, via di qua!

ecc.

Il frate infuriato li saccia dal cortile. Dopo prende un fazzoletto dalla sua manica e con esso si asciuga il sudore della fronte.

SYSTEMSCENA III

Il Padre Guardiano e Fra' Melitone

MELITONEAuf! Pazienza non v'ha che basti!

GUARDIANOTroppa dal Signor non ne aveste.

GUARDIANOFacendo carità un dover s'adempie

GUARDIANOda render fiero un angiol …

MELITONEChe al mio posto

MELITONEin tre dì finirebbe

MELITONEcol minestrar de' schiaffi.

GUARDIANOTacete; umil sia Meliton,

GUARDIANOné soffra se veda preferirsi Raffaele.

MELITONEIo? No … amico gli son, ma ha certi gesti …

MELITONEParla da sé … ha cert'occhi.

GUARDIANOSon le preci, il digiuno.

MELITONEIer nell'orto lavorava cotanto stralunato, che

MELITONEscherzando dissi: Padre, un mulatto parmi …

MELITONEGuardommi bieco, strinse le pugna, e …

GUARDIANOEbbene?

MELITONEQuando cadde

MELITONEsul campanil la folgore, ed usciva

MELITONEfra la tempesta, gli gridai: mi sembra

MELITONEIndian selvaggio … un urlo

MELITONEcacciò che mi gelava.

GUARDIANOChe v'ha a ridir?

MELITONENulla, ma il guardo e penso,

MELITONEnarraste, che il demonio

MELITONEqui stette un tempo in abito da frate …

MELITONEGli fosse il padre Raffael parente?

GUARDIANOGiudizi temerari … il ver narrai … ma n'ebbe il

GUARDIANOSuperior rivelazione allora … Io, no.

MELITONECiò è vero! Ma strano è molto il padre! La ragione?

GUARDIANODel mondo i disinganni,

GUARDIANOL'assidua penitenza,

GUARDIANOLe veglie, l'astineza

GUARDIANOQuell'anima, quell'anima turbâr.

MELITONESarrano i disinganni,

MELITONEL'assidua penitenza,

MELITONELe veglie, l'astinenza

MELITONEChe il capo gli guastâr!

GUARDIANODel mondo i disinganni, ecc.

MELITONESarrano i disinganni,

ecc.

Il campanello del cancello suona rumorosamente

GUARDIANOGiunge qualcuno, aprite.

Il Padre Guardiano esce.

SYSTEMSCENA IV

Fra' Melitone apre la porta ed entra Don Carlo, che avviluppato in un grande mantello entra francamente.

alteramente

CARLOSiete il portiere?

fra sé

MELITONEÈ goffo ben costui!

forte

MELITONESe apersi, parmi …

CARLOIl padre Raffaele?

Un altro!

MELITONEDue ne abbiamo;

MELITONEL'un di Porcuna, grasso,

MELITONESordo come una talpa. Un altro scarno,

MELITONEBruno, occhi, (ciel, quali occhi!) Voi chiedete?

CARLOQuel dell'inferno.

MELITONE(È desso!) E chi gli annuncio?

CARLOUn cavalier.

fra sé

MELITONEQual boria! È un mal arnese.

Melitone esce.

SYSTEMSCENA V

Don Carlo, poi Don Alvaro in abito da Frate

CARLOInvano Alvaro ti celasti al mondo,

CARLOe d'ipocrita veste

CARLOscudo facesti alla viltà. Del chiostro

CARLOove t'ascondi m'additâr la via

CARLOl'odio e la sete di vendetta; alcuno

CARLOqui non sarà che ne divida. Il sangue,

CARLOsolo il tuo sangue può lavar l'oltraggio

CARLOche macchìo l'onor mio,

CARLOe tutto il verserò. Lo giuro a Dio.

Entra Don Alvaro, in abito da frate

ALVAROFratello …

CARLORiconoscimi.

ALVARODon Carlo! Voi, vivente!

CARLODa un lustro ne vo' in traccia,

CARLOTi trovo finalmente;

CARLOCol sangue sol cancellasi

CARLOL'infamia ed il delitto.

CARLOCh'io ti punisca è scritto

CARLOSul libro del destin.

CARLOTu prode fosti, or monaco,

CARLOUn 'arma qui non hai …

CARLODeggio il tuo sangue spargere.

CARLOScegli, due ne portai.

ALVAROVissi nel mondo, intendo;

ALVAROOr queste vesti, l'eremo,

ALVARODicon che i falli ammendo,

ALVAROChe penitente è il cor.

ALVAROLasciatemi.

CARLODifendere

CARLOQuel sajo, né il deserto.

CARLOCodardo, te nol possono.

trasalendo

ALVAROCodardo! Tale asserto …

frenandosi

ALVARONo, no! Assistimi, Signore!

a Don Carlo

ALVAROLe minaccie, i fieri accenti,

ALVAROPortin seco in preda i venti;

ALVAROPerdonatemi, pietà,

ALVAROO fratel, pietà, pietà!

ALVAROA che offendere cotanto

ALVAROChi fu solo sventurato?

ALVARODeh, chiniam la fronte al fato,

ALVAROO fratel, pietà, pietà!

CARLOTu contamini tal nome.

CARLOUna suora mi lasciasti

CARLOChe tradita abbandonasti

CARLOAll'infamia, al disonor.

ALVARONo, non fu disonorata,

ALVAROVe lo giura un sacerdote!

ALVAROSulla terra l'ho adorata

ALVAROCome in cielo amar si puote.

ALVAROL'amo ancora, e s'ella m'ama

ALVAROPiù non brama questo cor.

CARLONon si placa il mio furore

CARLOPer mendace e vile accento;

CARLOL'arme impugna ed al cimento

CARLOScendi meco, o traditor.

ALVAROSe i rimorsi, il pianto omai

ALVARONon vi parlano per me,

ALVAROQual nessun mi vide mai,

ALVAROIo mi prostro al vostro pié!

S'inginocchia

CARLOAh la macchia del tuo stemma

CARLOOr provasti con quest'atto!

balzando in piedi, furente

ALVARODesso splende più che gemma.

CARLOSangue il tinge di mulatto.

non potendo più frenarsi

ALVAROPer la gola voi mentite!

ALVAROA me un brando!

Glielo strappa di mano

ALVAROUn brando, uscite!

CARLOFinalmente!

ricomponendosi

ALVARONo, l'inferno non trionfi.

ALVAROVa, riparti.

Getta via la spada

CARLOTi fai dunque di me scherno?

ALVAROVa.

CARLOS'ora meco misurarti,

CARLOO vigliacco, non hai core,

CARLOTi consacro al disonore.

Gli dà uno schiaffo

furente

ALVAROAh, segnasti la tua sorte!

ALVAROMorte.

Raccoglie la spada

CARLOMorte! A entrambi morte!

CARLOCARLO e ALVARO:

CARLOAh! Vieni a morte,

CARLOA morte andiam!

Escono, correndo.

SYSTEMSCENA VI

Presso la grotta di Leonora. Valle tra rupi inaccessibili, attraversata da un ruscello. Nel fondo a sinistra dello spettatore è una grotta con porta praticabile, e sopra una campana che si potrà suonare dall'interno. La scena si oscura lentamente; la luna apparisce splendidissima. Donna Leonora, pallida, sfigurata, esce dalla grotta, agitatissima.

Leonora

LEONORAPace, pace, mio Dio!

LEONORACruda sventura

LEONORAM'astringe, ahimé, a languir;

LEONORACome il dì primo

LEONORADa tant'anni dura

LEONORAProfondo il mio soffrir.

LEONORAL'amai, gli è ver!

LEONORAMa di beltà e valore

LEONORACotanto Iddio l'ornò.

LEONORAChe l'amo ancor.

LEONORANé togliermi dal core

LEONORAL'immagin sua saprò.

LEONORAFatalità! Fatalità! Fatalità!

LEONORAUn delitto disgiunti n'ha quaggiù!

LEONORAAlvaro, io t'amo.

LEONORAE su nel cielo è scritto:

LEONORANon ti vedrò mai più!

LEONORAOh Dio, Dio, fa ch'io muoia;

LEONORAChe la calma può darmi morte sol.

LEONORAInvan la pace qui sperò quest'alma

LEONORAIn preda a tanto duol.

Va ad un sasso ove sono alcune provvigioni deposte dal Padre Guardiano

LEONORAMisero pane, a prolungarmi vieni

LEONORALa sconsolata vita … Ma chi giunge?

LEONORAChi profanare ardisce il sacro loco?

LEONORAMaledizione! Maledizione! Maledizione!

Torna rapidamente alla grotta, e vi si rinchiude.

SYSTEMSCENA VII

Si ode dentro la scena un cozzare di spade

Alvaro, Leonora

dall'interno

CARLOIo muoio! Confessione!

CARLOL'alma salvate.

entrando in scena con spada sguainata

ALVAROE questo ancora sangue d'un Vargas.

CARLOConfessione!

gettando via la spada

ALVAROMaledetto io sono …

ALVAROMa qui presso è un eremita.

Corre alla grotta e batte alla porta

ALVAROA confortar correte un uom che muor.

dall'interno

LEONORANol posso.

ALVAROFratello! In nome del Signore.

LEONORANol posso.

battendo più forte

ALVAROÈ d'uopo.

dall'interno suonando la campana

LEONORAAiuto! Aiuto!

ALVARODeh, venite.

SYSTEMSCENA VIII

Detto e Leonora che si presenta sulla porta

LEONORATemerarii, del ciel l'ira fuggite!

ALVAROUn donna! Qual voce …

ALVAROAh, no … uno spettro!

riconoscendo Alvaro

LEONORAChe miro?

ALVAROTu, Leonora!

LEONORAEgli è ben desso.

LEONORAAh, ti riveggo ancora.

ALVAROLungi, lungi da me; queste mie mani

ALVAROgrondano sangue, Indietro!

LEONORAChe mai parli?

indicando il bosco

ALVAROLà giace spento un uom.

LEONORATu l'uccidesti?

ALVAROTutto tentai per evitar la pugna.

ALVAROChiusi i miei dì nel chiostro.

ALVAROEì mi raggiunse, m'insultò, l'uccisi.

LEONORAEd era?

ALVAROTuo fratello!

LEONORAGran Dio!

Corre ansante vero il bosco

ALVARODestino avverso,

ALVAROCome a scherno mi prendi!

ALVAROVive Leonora, e ritrovarla deggio

ALVAROor che versai di suo fratello il sangue!

dall'interno, mettendo un grido

LEONORAAh!

ALVAROQual grido! Che avvene?

SYSTEMSCENA IX

Leonora, ferita, entra sostenuta dal Padre Guardiano e Detto.

ALVAROElla, ferita!

morente

LEONORANell'ora estrema perdonar non seppe.

LEONORAE l'onta vendicò nel sangue mio.

ALVAROE tu paga, non eri, o vendetta di Dio.

ALVAROMaledizione!

solenne

GUARDIANONon imprecare; umiliati

GUARDIANOA Lui ch'è giusto e santo,

GUARDIANOChe adduce a eterni gaudii

GUARDIANOPer una via di pianto;

GUARDIANOD'ira e fulgor sacrilego

GUARDIANONon profferir parola,

GUARDIANOVedi, vedi quest'angiol vola

GUARDIANOAl trono del Signor.

Con voce morente

LEONORASì, piangi e prega.

LEONORADi Dio il perdono io ti prometto.

ALVAROUn reprobo, un maledetto io sono.

ALVAROFlutto di sangue innalzasi fra noi.

LEONORAPiangi! Prega!

GUARDIANOProstrati!

LEONORADi Dio il perdono io ti prometto.

ALVAROA quell'accento più non poss'io resistere.

Si getta ai piedi di Leonora

GUARDIANOProstrati!

ALVAROLeonora, io son redento,

ALVARODal ciel son perdonato!

ALVAROLEONORA e GUARDIANO

ALVAROSia lode a Te, Signor.

ad Alvaro

LEONORALieta or poss'io precederti

LEONORAAlla promessa terra.

LEONORALà cesserà la guerra,

LEONORASanto l'amor sarà.

ALVAROTu mi condanni a vivere.

ALVAROE m'abbandoni intanto!

ALVAROIl reo, il reo soltanto

ALVARODunque impunito andrà!

GUARDIANOSanta del suo martirio

GUARDIANOElla al Signor ascenda,

GUARDIANOE il suo morir t'apprenda

GUARDIANOLa fede e la pietà!

LEONORAIn ciel ti attendo, addio!

ALVARODeh, non lasciarmi,

ALVAROLeonora, ah no, non lasciarmi …

LEONORAAh … ti precedo … Alvaro … Ah …

LEONORAAlvar … Ah!

Muore

ALVAROMorta!

GUARDIANOSalita a Dio!