I Vespri Siciliani
Verdi, Giuseppe
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I Vespri Siciliani Libretto
Giuseppe Verdi:
I Vespri Siciliani
Dramma in cinque atti
Augustin Eugène Scribe e Charles Duveyrier
Traduzione di Arnaldo Fusinato
SYSTEMPRIMA RAPPRESENTAZIONE
13 giugno 1855, Paris (Opéra)
SYSTEMPERSONAGGI
GUIDO DI MONFORTE, governatore di Sicilia per Carlo d'Angiò, re di Napoli (Baritono)
IL SIRE DI BETHUNE, uffiziale francese (Basso)
IL CONTE VAUDEMONT, uffiziale francese (Basso)
ARRIGO, giovane siciliano (Tenore)
GIOVANNI DA PROCIDA, medico siciliano (Basso)
LA DUCHESSA ELENA, sorella del Duca Federigo d'Austria (Soprano)
NINETTA, sua cameriera (Contralto)
DANIELI, siciliano (Tenore leggiero)
TEBALDO, soldato francese (Tenore)
ROBERTO, soldato francese (Basso)
MANFREDO, siciliano (Tenore)
Siciliani, Siciliane, Soldati francesi, Comparse e corpo di Ballo,
sei Giovanette, quattro Paggi, Maestro di Cerimonie, Nobili d'ambo i sessi,
quattro Uffiziali, due Penitenti, un Carnefice, Siciliani
SYSTEMLUOGO
Palermo
SYSTEMEPOCA
SYSTEMATTO PRIMO
SYSTEMSCENA I
Il teatro rappresenta la gran Piazza di Palermo.
In fondo alcune strade ed i principali edifizi della città. A destra dello spettatore il palazzo di Elena. A sinistra l'ingresso ad una caserma con fasci d'armi. Dallo stesso lato il palazzo del governatore, a cui si ascende per una gradinata.
Tebaldo, Roberto, Soldati Francesi, Siciliani, poi Bethune e Vaudemont.
Tebaldo e Roberto con parecchi soldati francesi hanno recato una tavola dinanzi la porta della caserma, vi siedono intorno e bevono. Siciliani e Siciliane attraversano la piazza, formano de' gruppi qua e là, guardano biecamente i soldati francesi.
FRANCESIAl cielo natio,
FRANCESISorriso di Dio,
FRANCESIVoliam col pensier
FRANCESITra i canti e i bicchier.
FRANCESICon fronde d'alloro,
FRANCESIcol vino e coll'oro
FRANCESIDel pro' vincitor
FRANCESISi premii il valor.
a dritta ed a mezza voce
SICILIANICon empio desio
SICILIANIAl suolo natio
SICILIANIInsultan gl'iniqui
SICILIANIFra i canti e i bicchier.
SICILIANIOh dì di vendetta,
SICILIANIMen lento t'affretta,
SICILIANIRidesta il valor
SICILIANIAi vinti nel cor
alzando il bicchiere
TEBALDOEvviva, evviva il grande capitano!...
ROBERTODi Francia orgoglio e primo per valor!
TEBALDOFulmine in guerra...
ROBERTOMai non
ROBERTOfere invano,
ROBERTOEd è de' suoi l'amor!
In questo mentre escono dalla caserma Bethune e Vaudemont tenendosi in atto famigliare
VAUDEMONTCosì di queste mura
VAUDEMONTChe chiamano Palermo,
VAUDEMONTLo disse il General!... mio duce, è ver?...
Barcollando alquanto e indirizzandosi a Bethune
VAUDEMONTNoi siam signori!
ridendo
BETHUNEOlà! il tuo piè vacilla!
BETHUNESoldato, ebbro tu sei!
ridendo
ROBERTOEbbro son io... d'amore!
ROBERTOOgni beltà mi piace!
sempre ridendo
BETHUNEÈ il siciliano
BETHUNEGeloso, e alter delle sue donne il core!
ROBERTOCor non v'ha che non ceda
sempre barcollando
ROBERTOD'un cimitero alla vista!
ROBERTOVedrai'
TEBALDOMa i lor consorti?
ROBERTOVincitor generoso
ROBERTOM'avran donna gentile e facil sposo
CORO DI FRANCESIAl cielo natio,
ecc.
CORO DI SICILIANICon empio desio,
ecc.
SYSTEMSCENA II
La Duchessa Elena, Ninetta, Danieli e detti. Elena vestita a lutto, appoggiandosi al braccio di Ninetta e seguita da Danieli, attraversa la piazza venendo da sinistra e dirigendosi verso il proprio palazzo: ha un libro di preci tra le mani. È salutata con rispetto dai Siciliani, coi quali fami gliarmente si trattiene in colloquio.
VAUDEMONTQual s'offre al mio sguardo - del ciel vaga stella?
a Bethune
VAUDEMONTTra noi qual si noma - sì rara beltà?
BETHUNEA lutto vestita - del prence sorella,
BETHUNECui tronco fu il capo - ostaggio qui sta!
BETHUNEOr mesta deplora - l'amato fratello...
con vivacità
VAUDEMONTAmico allo Svevo - che tanto l'amà.
VAUDEMONTAffetto fatale - che il sangue scontò!
BETHUNEQuest'oggi ricorda quel dì doloroso...
VAUDEMONTAll'ombra fraterna - invoca riposo.
sorridendo
BETHUNEE ultrice su noi - la folgor del ciel!
VAUDEMONTE a dritto, ché il duce - fu troppo crudel!
BETHUNEAh! taci: ad un soldato
BETHUNEMal s'addicon tai detti!...
Bethune saluta rispettosamente Elena e rientra nella caserma con Vaudemont.
SYSTEMSCENA III
Detti, meno Vaudemont e Bethune.
DANIELIO dì fatale,
DANIELIGiorno di duol, ove il nemico ferro
DANIELIDe' migliori suoi figli
DANIELIIl suol materno orbava!
a parte
ELENAMio fratel, Federigo! o nobil alma!
ELENAFior che rio turbin svelse
ELENANel suo primier mattino!
ELENAMorte, morte al crudel che la tua vita
ELENATroncava... E indifferente a tanto eccidio
ELENAQui stassi ognun!... Da me vendetta omai,
ELENAO mio fratel, e sol da me tu avrai.
ROBERTOAssai nappi vuotammo: or la canzone
ROBERTOCi allegri... Il Siciliano
alzandosi da tavola
ROBERTOCanti le nostre glorie!
TEBALDOIl pensi?
ROBERTOPer mia fé! canto gentile
completamente ubbriaco
ROBERTOFra queste belle chi sciorrà?
avvicinandosi barcollando ad Elena
ROBERTOFior di beltade, a te s'aspetta! or via..;
a Danieli
NINETTADi noi che fia?
ROBERTOSignor mi fe' dei forti
ROBERTOIl diritto, e al vincitor mal ti sottraggi!
ROBERTONon più s'indugi! olà!
con isdegno e facendo atto di proteggere Elena
NINETTASoldato! e tanto ardite!...
ritenendo Ninetta
ELENATaci!
minaccioso ad Elena
ROBERTOTu canterai!... Ovver..
con calma
ELENAUdite!...
Roberto e Tebaldo coi Francesi hanno di nuovo occupato il loro posto intorno la tavola: poco a poco il popolo siciliano s'avvicina ad essi, quasi circondandoli durante l'aria seguente
avanzandosi sul limitare della scena
ELENAIn alto mare e battuto dai venti,
ELENAVedi quel pino in sen degli elementi
ELENAA naufragar già presso? - ascolti il pianto
ELENADel marinar pel suo navile infranto?
ELENADeh! tu calma, o Dio possente,
ELENACol tuo riso e cielo e mar;
ELENASalga a te la prece ardente,
ELENAIn te fida il marinar!
ELENAIddio risponde in suo voler sovrano:
ELENA“A chi fida in se stesso il cielo arride.
ELENAMortali! il vostro fato è in vostra mano!”.
ELENACoraggio, su coraggio,
ELENADel mare audaci figli;
ELENASi sprezzino i perigli;
ELENAÈ il gemere viltà!
ELENAAl ciel fa grave offesa
ELENAChi manca di coraggio;
ELENAOsate! e l'alta impresa
ELENAIddio proteggerà!
guardando con espressione il popolo che la circonda
ELENAE perché sol preci ascolto?
ELENAPerché pallido è ogni volto?
ELENANel più forte del cimento
ELENAVoi tremate di spavento?
ELENASu, su, forti! al mugghiare dell'onda
ELENAE agli scrosci del tuono risponda,
ELENASi desti il vostro ardor,
ELENAInvitti cor!
ELENACoraggio, su coraggio, ecc.
a parte e a mezza voce
CORO DI SICILIANIA quel dir - ogni ardor
CORO DI SICILIANISi destò - nel mio cor.
CORO DI SICILIANISospirar - è viltà!
CORO DI SICILIANIL'onta ria - vendichiam,
CORO DI SICILIANIIl servir - disprezziam,
CORO DI SICILIANIE con noi - Dio sarà.
bevendo senza prestare attenzione a quanto succede intorno ad essi
FRANCESIDi vin colmi i bicchieri
FRANCESIRallegrano ogni core,
FRANCESIRaddoppiano il valore;
FRANCESIBeviamo alla beltà!
ELENASanta voce dell'onore
con forza e guardando i Francesi che vêr lei si rivolgono
ELENAA quei cori già parlò.
con forza
NINETTACoraggio, su coraggio,
NINETTADel mare audaci figli;
NINETTASi sprezzino i perigli,
NINETTAIddio vi guiderà!
NINETTASi vendichi l'offesa,
NINETTASi spezzi il rio servaggio;
NINETTAOsate! e l'alta impresa
NINETTAIl ciel proteggerà!
con forza
SICILIANICoraggio, su coraggio!
SICILIANISiamo del mare i figli:
SICILIANISi sprezzino i perigli,.
SICILIANIIddio ci guiderà.
SICILIANISì, vendichiam l'offesa,
SICILIANISpezziamo il rio servaggio;
SICILIANIOsiamo! e l'alta impresa
SICILIANIIl ciel proteggerà!
sempre a tavola
CORO DI FRANCESIPiù di cotal frastuono,
CORO DI FRANCESID'urtati nappi il suono,
CORO DI FRANCESIGradito a noi sarà!
CORO DI FRANCESICol gioco e il vin l'amore
CORO DI FRANCESIScalda al soldato il core,
CORO DI FRANCESIDi sé maggior lo fa.
SYSTEMELENA, NINETTA, DANIELI E CORO DI SICILIANI
animandosi mutuamente
CORO DI FRANCESIAndiamo! orsù, coraggio,
CORO DI FRANCESISi vendichi l'oltraggio,
CORO DI FRANCESIL'acciar risplenda - del prode in man!
CORO DI FRANCESICorriam, feriam!
I Siciliani con pugnali sguainati van sopra ai Soldati francesi: un uomo comparisce d'un tratto sulla scalinata del palazzo del governatore: è solo e senza guardie.
arrestandosi spaventati
TUTTIEgli! o ciel!
ELENAO furor!... Che mai veggio?
ELENAInnanzi a lui paventa ognun... gran Dio!
Monforte getta uno sguardo con calma sulla turba e fa un gesto imperioso: fugge ognuno lasciando deserta la piazza: non restano in iscena che Monforte, Elena, Ninetta e Danieli.
SYSTEMSCENA IV
Elena, Ninetta, Danieli e Monforte
ELENAD'ira fremo all'aspetto tremendo,
ELENAL'alma mia raccapriccia d'orror
ELENAO fratello! a te penso gemendo,
ELENAE vendetta sol spira il mio cor!
NINETTATace l'ira all'aspetto tremendo,
NINETTAIl mio seno s'agghiaccia d'orror!
NINETTAAl fratello ella pensa fremendo,
NINETTAE vendetta già spira il suo cor!
a parte
MONFORTED'odio fremon compresso, tremendo,
MONFORTEMa di sprezzo sorride il mio cor!
MONFORTEFremin pur, ma divorin tacendo
MONFORTELa vergogna e l'imbelle furor!
SYSTEMSCENA V
Gli stessi Arrigo arrivando dal fondo vede Elena e corre a lei senza scorgere Monforte, che s'arresta all'arrivo di Arrigo ed a lui s'avvicina lentamente.
ARRIGOO donna!
EALENAO ciel! chi veggio?
EALENAArrigo!... e il crederò?... Tu prigioniero...
con vivacità
ARRIGOAh! sì, tra cari miei,
ARRIGODel mio destino incerti, in questo loco
ARRIGOLibero io stommi!
NINETTAOh! che di' tu?
ARRIGOTremanti
ARRIGOGiudici pronunciâro equa sentenza!
ARRIGOECotanto osâro di Monforte in onta!
NINETTAGioia! e fia ver?
ARRIGOSì, appieno assolto io sono!
ARRIGOE fu mera giustizia e non perdono.
avanzandosi sorridente
MONFORTEDi sconoscente core
MONFORTESegno è tuo folle ardir: omaggio a lui
MONFORTERendi di sua clemenza!
ARRIGOMeglio di' ch'egli è lasso! al ferro il braccio
ARRIGOOr manca ed alle faci,
ARRIGOSe non il core: e a fine
ARRIGODi colpir meglio, si riposa!
con ispavento
ELENAAh taci!
NINETTANon osar!...
ARRIGOE perché? - così il recasse
ARRIGOInnanzi a me fortuna
ARRIGOE a mia vendetta!
tranquillamente
MONFORTEIl tuo timor rinfranca:
MONFORTEOr lo vedrai!
ARRIGODov'è?
MONFORTEQui stassi!
ARRIGOCielo!
ELENAAhimè! che fia di lui?
MONFORTEEbben! non mi rispondi?
ARRIGOAh! nol poss'io... nol vedi?... io non brando!
MONFORTESgombrate!
ad Elena, Ninetta e Danieli
MONFORTEe tu qui resta
ad Arrigo
MONFORTEio tel comando!
Elena, Ninetta e Danieli entrano nel palazzo a dritta; Arrigo vorrebbe seguirli, ma s'arresta al cenno di Monforte.
SYSTEMSCENA VI
Monforte ed Arrigo.
MONFORTEQual è il tuo nome?
ARRIGOArrigo!
MONFORTENon altro?
ARRIGOIl mio rancore
ARRIGOTi è noto! al mio nemico
ARRIGOCiò basti!
MONFORTEE il genitore?
ARRIGOIo genitor non ho!
ARRIGOSo che ramingo ed esule
ARRIGOTraeva i giorni suoi
ARRIGOLungi dal tetto patria,
ARRIGOLontan dai cari suoi...
MONFORTEOr di tua madre narrami!
ARRIGOAh! non è più colei!
ARRIGOGià dieci lune scorsero,
ARRIGOChe lasso! io la perdei;
ARRIGOOr la ritroverò!
Mostrando il cielo
MONFORTEIo so che pria di perderla
MONFORTEDel Duca Federigo
MONFORTET'accolse già la reggia...
ARRIGOSì, m'albergò la stanza
ARRIGODi quell'eroe!...
MONFORTEFellone!
ARRIGOSu me vegliò magnanimo
ARRIGOTra le guerriere squadre;
ARRIGOI passi miei sorreggere
ARRIGOEi pur degnò qual padre;
ARRIGOGli alti d'onore esempi
ARRIGOFu gloria mia seguir;
ARRIGOIo per lui vissi e intrepido
ARRIGOPer lui vogl'io morir.
ARRIGODi giovane audace
ARRIGOPùnisci l'ardir;
ARRIGOMi sento capace
ARRIGOD'odiarti e morir!
ARRIGONon curo ritorte,
ARRIGODisprezzo il dolor;
ARRIGOIncontro alla morte
ARRIGOVa lieto il mio cor!
guardando. Arrigo
MONFORTE(Ammiro e mi piace
MONFORTEIn lui quell'ardir:
MONFORTELo credo capace
MONFORTED'odiarmi e morir!
MONFORTENon cura ritorte,
MONFORTEDisprezza il dolor;
MONFORTEIn faccia alla morte
MONFORTENon trema il suo cor!)
MONFORTEDovrei punirti, incauto,
MONFORTEMa scuso un folle ardire!
ARRIGOPietade in te?
MONFORTESì! tacciono
MONFORTEIn alma grande l'ire:
MONFORTEE per salvarti io voglio
MONFORTEOffrire al tuo valor
MONFORTEEccelsa meta, o giovane,
MONFORTEDegna d'un nobil cor.
MONFORTEAl sol pensier di gloria
MONFORTEFremere in sen tu dêi!
ARRIGOLa gloria! - e dove mercasi?
MONFORTESotto i vessilli miei!
MONFORTEVien tra mie schiere intrepide,
MONFORTET'affida a' mio perdon;
MONFORTEVieni, per me sei libero!
ARRIGONo, no! sì vil non son!
ARRIGONo, no: d'un audace
ARRIGOPunisci l'ardir:
ARRIGOMi sento capace
ARRIGOD'odiarti e morir!
ARRIGODisprezzo ritorte,
ARRIGONon curo il dolor:
ARRIGOIncontro alla morte
ARRIGOVa lieto il mio cor!
MONPORTE(Ammiro e mi piace
MONPORTEIn lui quell'ardir:
MONPORTESarebbe capace
MONPORTED'odiarmi e morir!
MONPORTENon cura ritorte,
MONPORTEDisprezza il dolor:
MONPORTEIn faccia alla morte
MONPORTESta saldo il suo cor!)
Freddamente
MONPORTEAdunque vanne! e immemore
MONPORTELa mia clemenza obblia!
MONPORTEMa, giovinetto, ascoltami:
MONPORTEOdi un consiglio in pria!
MONPORTELà vedi quell'ostello!
Indicando il palazzo di Elena
ARRIGOEbben?
MONFORTELa soglia mai
MONFORTENon dei varcar di quello.
ARRIGOE perché?
MONFORTELo saprai!
MONFORTEPaventa che il tuo core
in tuono misterioso
MONFORTEArda d'infausto amore!
con sorpresa
ARRIGOO ciel!
MONFORTEA me lo credi,
MONFORTEL'amor ti perderà!
turbato
ARRIGOChi disse a te?...
MONFORTETu il vedi!
MONFORTELeggo nel tuo pensiero,
MONFORTEPer me non v'ha mistero,
MONFORTETutto a me noto è già:
MONFORTEAh fuggi! io tel ripeto!
ARRIGOE con qual dritto?
MONFORTEIncauto!
MONFORTEIl dissi, io voglio! va!
ARRIGONon curo il tuo divieto,
ARRIGOLegge il mio cor non ha.
MONFORTETemerario! quale ardire!
MONFORTEMeno altier t'arrendi a me!
MONFORTENon destarmi in sen quell'ire
MONFORTEChe cadran su voi, su te!
ARRIGOSono libero, e l'ardire
ARRIGODi grand'alma è innato in me!
ARRIGOL'ira tua mi può colpire,
ARRIGOMa non tremo innanzi a te!
MONFORTEFreno al tuo folle ardire!
MONFORTEE quella soglia non varcar giammai!
MONFORTEIo tel comando!
ARRIGOTu?
MONFORTESI! l'odio mio
MONFORTEFu ognor mortale...
ARRIGOE pure io lo disprezzo!
MONFORTEE morte avrai!
ARRIGOPer lei
ARRIGOdisfido io morte!
Sale i gradini del palazzo di Elena: batte: la porta si apre: Arrigo vi entra. Monforte lo guarda con commozione, ma senza sdegno.
Cade il sipario.
SYSTEMATTO SECONDO
SYSTEMSCENA I
Una ridente valle presso Palermo. A dritta colline fiorite e sparse di cedri e d'aranci, a sinistra la Cappella di Santa Rosalia, in fondo il mare. Due uomini arrivano in una scialuppa e guadagnano la riva; il pescatore che la conduce si allontana.
solo
PROCIDAO patria, o cara patria, alfin ti veggo!
PROCIDAL'esule ti saluta
PROCIDADopo sì lunga assenza;
PROCIDAIl tuo fiorente suolo
PROCIDABacio, e ripien d'amore
PROCIDAReco il mio voto a te, col braccio e il core!
PROCIDAO tu, Palermo, terra adorata,
PROCIDADe' miei verdi anni - riso d'amor,
PROCIDAAlza la fronte tanto oltraggiata,
PROCIDAIl tuo ripiglia - primier splendor!
PROCIDAChiesi aita a straniere nazioni,
PROCIDARamingai per castella e città:
PROCIDAMa, insensibili ai fervidi sproni,
PROCIDARispondeano con vana pietà! -
PROCIDASiciliani! ov'è il prisco valor?
PROCIDASu, sorgete a vittoria, all'onor!
Manfredo e parecchi compagni di Procida approdano colle barche e discendono dalla collina a diritta, e gli fan cerchio
PROCIDAAi nostri fidi nunzio
PROCIDAVola di mia venuta,
PROCIDAE della speme che in lor cor ripongo.
PROCIDATu va in traccia d'Arrigo: e lui previeni
ad un altro
PROCIDAE la Duchessa ancora,
PROCIDAChe qui entrambi li attendo e tra brev'ora!
I due partono, gli altri si fanno intorno a Procida
PROCIDANell'ombra e nel silenzio
PROCIDAPiù certa è la vendetta;
PROCIDANon teme e non l'aspetta
PROCIDAIl barbaro oppressor.
PROCIDASanto amor; che in me favelli,
PROCIDAParla al cor de' miei fratelli;
PROCIDAGiunto è il fin di tanto duolo,
PROCIDALa grand'ora alfin suonò!
PROCIDASalvo sia l'amato suolo,
PROCIDAPoi contento io morirò!
a mezza voce
CORONell'ombra e nel silenzio
COROPiù certa è la vendetta;
CORONon teme e non l'aspetta
COROIl barbaro oppressor.
PROCIDAPartite - silenzio,
PROCIDAPrudenza ed ardir!
COROPartiamo - silenzio,
COROPrudenza ed ardir!
partono
PROCIDAAlfin, diletti amici,
scorgendo Elena ed Arrigo
PROCIDAIo vi riveggo!
SYSTEMSCENA II
Procida, Elena ed Arrigo venendo dalla chiesetta a sinistra.
andando loro incontro
PROCIDAVoi, Duchessa!... Arrigo!...
ELENAÈ lui!
ARRIGOProcida!... amico!...
PROCIDAIl vostro servo!...
ELENANostra sola speranza!
PROCIDABisanzio e Spagna scorsi,
PROCIDAChiedendo ovunque aita!
ELENADi Pietro d'Aragona è nostro il voto?
con ansietà
ARRIGOEsso è per noi?
ELENAChe ti promise?
PROCIDANulla
PROCIDAAncora; perché in nostro
PROCIDAFavor la spada egli disnudi alfine,
PROCIDAVuole che insorga la Sicilia intera!
PROCIDAA tal prezzo è per noi. - E la Sicilia
PROCIDAE pronta? dite: che sperate omai?
ARRIGONulla! sommesso il core,
ARRIGOImpaziente freme,
ARRIGOMa incerta e lenta, o tutto o nulla teme
PROCIDAS'infiammi il suo disdegno
PROCIDAE stretti e insiem concordi
PROCIDAOpriam!
ARRIGOGià lo tentai! scarso di forze
ARRIGOAncora, il popol dubbia!
PROCIDAEbben, dovremo
PROCIDASuo malgrado tentare
PROCIDAUn colpo audace, estremo!
PROCIDAE sorga il giorno alfine
PROCIDAChe di novelli oltraggi
PROCIDALo colmi il fero Franco,
PROCIDAOnd'ei si desti e s'armi la sua mano!
pensando
ARRIGOPuò sorgere un tal giorno...
ELENALe fidanzate coppie;
ELENAChe a piè dell'ara con solenne rito
ELENALa cittade congiunge,
ELENAPretesto fian!...
ARRIGOPopolo folto accorre...
PROCIDAE fa lievi i perigli!
PROCIDAE forte in massa: il popolare ardore,
PROCIDAPur da scarsa scintilla acceso, in breve
PROCIDADivampa! All'opra! alto è il disegno ed alto
PROCIDAIo chiedo un cor che il mio desir coroni,
PROCIDAEd un braccio!
ARRIGOMa quale?
PROCIDAIl tuo!
ARRIGODisponi!
Procida parte a diritta
SYSTEMSCENA III
Arrigo ed Elena.
ad Arrigo dopo un istante di silenzio
ELENAQuale, o prode al tuo coraggio,
ELENAPotrò rendere mercé?
ARRIGOIl mio premio è nell'omaggio
ARRIGOChe depongo al vostro piè!
ELENADel tiranno minaccioso
ELENAL'ira in te nulla poté?
ARRIGOCon lui tutto... io sì... tutt'oso,
ARRIGOE sol tremo innanzi a te!
ARRIGODa le tue luci angeliche
ARRIGOScenda di speme un raggio,
ARRIGOE ribollir quest'anima
ARRIGOPuò di novel coraggio.
ARRIGOO donna, t'amo! Ah sappilo,
ARRIGONé voglio altra mercé,
ARRIGOChe il diritto di combattere
ARRIGOE di morir per te.
ELENAPresso alla tomba ch'apresi,
ELENAIn preda al mio tormento,
ELENANon so frenare il palpito,
ELENAChe nel mio petto io sento!
ELENATu dall'eccelse sfere,
ELENAChe vedi il mio dolor,
ELENAFratello, deh! perdonami
ELENAS'apro agli affetti il cor!
ARRIGOIo ben intesi! tu non mi disprezzi!
ARRIGOL'ardito voto del mio cor perdoni?
ARRIGOTu d'un soldato umile
ARRIGONon isdegni la fede
ARRIGOE l'oscura miseria?
ELENAIl mio fratel deh! vendica,
ELENAE tu sarai per me
ELENAPiù nobile d'un re!
ARRIGOSu questa terra misero,
ARRIGOSolo e deserto sto!
ELENAIl mio fratello vendica,
ELENAArrigo, e tua sarò!
ARRIGOSì, lo vendicherò!
ELENALo giuri?
ARRIGOIl giuro!
ARRIGOO donna, io tel prometto:
ARRIGOLo giuro sull'onor!
ELENAIl giuramento accetto:
ELENARiposo sul tuo cor!
SYSTEMSCENA IV
Elena, Arrigo, Bethune con seguito di parecchi Soldati.
ad Arrigo presentandogli una lettera
BETHUNECavalier, questo foglio
BETHUNEIl viceré v'invia!
leggendo con istupore
ARRIGOUn invito alla danza!
BETHUNEEgli vi rende affè!
ARRIGOCh'io non accetto.
BETHUNESì gran favor, signore,
BETHUNEDelitto è ricusar.
ARRIGOPur lo ricuso.
con alterigia
BETHUNEEd in suo nome allora io vel comando.
BETHUNEVia! ci seguite, e tosto!
sguainando la spada
ARRIGOAh! no: l'oltraggio
ARRIGONon soffrirò.
facendo un gesto ai Soldati che assalgono Arrigo e lo disarmano
BETHUNESoldati!...
a Bethune
ELENAChe feste, o ciel!
Le mostra Arrigo che i Soldati trascinan via quindi s'allontana
BETHUNECompìto ho il mio messaggio
SYSTEMSCENA V
Elena, poi Procida.
ELENAAccoppiare il dileggio
ELENAA tanto insulto è infame!
entrando in fretta ed accorgendosi del suo turbamento
PROCIDASì turbata?
ELENALo trascinan!... All'empia reggia
con dolore
PROCIDAAhimè! novello inciampo
PROCIDAAl pronto oprar! In lui,
PROCIDANel valente suo cor fidammo: or certo
PROCIDAEgli è perduto!
con risolutezza
ELENAAh! no: libero ei fia.
ELENAL'onore il vuol!
PROCIDASilenzio!
PROCIDATutto il popolo già muove e qui s'avvia.
SYSTEMSCENA VI
Elena, Procida, Giovani d'ambo i sessi discendono dalle colline in abiti festivi al seguito delle dodici fidanzate. Ninetta è fra queste. D'altra parte s'avanza Danieli alla testa degli sposi Manfredo ed alcuni amici di Procida a lui s'avvicinano. Ninetta e Danieli piegano il ginocchio davanti a Elena, chiedendole la benedizione. Qui hanno principio le danze, che vengono interrotte da Roberto e da Tebaldo che arrivano attraversando la scena alla testa di numerosi soldati francesi. Roberto accenna ai danzatori di continuare ed ordina ai soldati di rompere le fila e di riposarsi. Questi prendono parte alle danze, che si fanno più vive e più animate. Roberto, situato alla sinistra dello spettatore, vicino a Procida, contempla questo spettacolo con una curiosa emozione,.il dialogo seguente ha luogo durante la tarantella.
ROBERTOLe vaghe Spose affè! son pur gentili!
a Roberto guardando le danzatrici
PROCIDAEd a voi care!
ROBERTOAssai!
sorridendo
PROCIDALessi nel pensier vostro!
ROBERTOE chi sei tu?
PROCIDAVostro amico sincero.
TEBALDOCittadin! ben t'apponi!
: riguardando le Spose
ROBERTOMira - son pur graziose!
TEBALDOQuali beltà divine!...
ROBERTOFestose a nozze van!
alzando le spalle
PROCIDAChe importa?
TEBALDOE i loro sposi?
a mezza voce e con intenzione marcata
PROCIDAEh! baie!... vincitori...
ROBERTOEbben?
a mezza voce
PROCIDATutto è concesso!
TEBALDORammenti tu quel quadro...
ROBERTOUn quadro! Ah il ratto
ROBERTODelle donne Sabine!...
PROCIDAEran Romani!
in tono allegro
ROBERTONon cede al mondo intero
ROBERTOIn battaglia e in amor Franco guerriero!
La danza va sempre più animandosi. Roberto e Tebaldo vanno a riunirsi ai loro compagni. Questi raddoppiano le loro galanti premure presso le giovani Siciliane. Ad un tratto e ad un segnale di Roberto ciascuno di essi rapisce la propria ballerina. Soldati che non ballavano, trascinano seco le altre giovani donzelle. Roberto si è impadronito di Ninetta, Danieli ed i giovani si muovono per riprendere le loro donne: ma i Soldati mettono mano alle spade. Danieli ed i suoi compagni retrocedono spaventati e tremanti. Manfredo porta la propria mano all'elsa della spada, ma Procida lo arresta e gli fa segno di vegliare con lui alla difesa di Elena, che è collocata fra loro all'estrema diritta del teatro.
ROBERTOEvviva la guerra,
ROBERTOEvviva l'amor!
ROBERTOPer noi dalla terra
ROBERTOBandito è il dolor.
alle donne
ROBERTOOr già tu sei mia:
ROBERTOE vano il rigor;
ROBERTOSarebbe follia
ROBERTOSottrarti al mio cor!
d'ambo i sessi
SICILIANISu inermi tu stendi,
SICILIANISu donne l'imper!
SICILIANIL'azione che imprendi
SICILIANIInfama un guerrier!
SICILIANIÈ fero, spietato
SICILIANIChi irride al dolor;
SICILIANIÈ un vile esecrato
SICILIANIChi insulta all'onor!
a Ninetta che tenta sfuggirgli
ROBERTOCalmati, gentil bruna!
NINETTAAh! mi lascia!
ROBERTOIl timor discaccia ormai:
ROBERTOIl tuo guerrier presto adorar saprai!
A dritta parecchi soldati si sono avvicinati ad Elena. Procida e Manfredo hanno messo mano alla spada per difenderla: la zuffa sta per accendersi
Ai soldati loro additando Elena e Procida
ROBERTOSi rispetti costei!
ROBERTOA lui si serbi, amici,
ROBERTOChe consigli ci dié tanto felici.
I Soldati si ritirano, ed il Coro riprende con maggior forza
ROBERTOEvviva la guerra
ROBERTOEvviva l'amor!
ROBERTOPer noi dalla terra
ROBERTOBandito è il dolor.
alle donne
ROBERTOOr già tu sei mia;
ROBERTOÈ vano il rigor;
ROBERTOSarebbe follia
ROBERTOSottrarti al mio cor!
SICILIANISu inermi tu stendi,
SICILIANISu donne l'imper!
SICILIANIL'azione che imprendi
SICILIANIInfama un guerrier!
SICILIANIÈ fero, spietato
SICILIANIChi irride al dolor;
SICILIANIÈ un vile esecrato
SICILIANIChi insulta all'onor!
I Soldati si ritirano conducendo seco loro le donne
SYSTEMSCENA VII
Procida, Elena, Manfredo, Danieli, Siciliani e fidanzati. Al tumulto succede il silenzio e l'avvilimento. Danieli e tutti i Siciliani collocati in cerchio nel mezzo del teatro cantano a voce bassa il Coro seguente, nel mentre che Procida, Elena e Manfredo osservano in silenzio e accompagnano i sentimenti che successivamente agitano i Siciliani.
COROIl rossor - mi copri - il terror - ho nel sen -
COROZitto ancor! - l'onta ria - divorar -mi convien -
COROPur mi par - sentir già - ribollir - nel mio cor -
COROD'un lion - che piagò - ferreo stral - il furor. -
ai fidanzati mostrando Procida
ELENAPer lui non ebbi oltraggio!
PROCIDARispetto in lor parlò!
COROÈ ver!
come sopra
ELENAOnore al suo coraggio!
PROCIDAI vili ognun sprezzò!
COROÈ ver!
a Danieli
ELENATu alma timorosa...
PROCIDAE colma di terror...
ELENALasci rapir la sposa...
guardando Danieli e gli altri con disprezzo
PROCIDANé uccidi il rapitor!
PROCIDAFrenar si ponno... e timidi
PROCIDASerbar l'oltraggio in cor?...
ELENAMentre col ratto insultano
ELENALor donne i vincitor?
crescendo fino all'ultimo grado di furore
SICILIANITroppo già - favellò il dolor nel mio sen.
SICILIANIBen è ver! - l'onta ria - vendicar - or convien!
SICILIANITaccia ormai - la viltà! - Sento già nel mio cor -
SICILIANID'un lion - più fatal - ribollir - il furor. -
MANFREDOTroppo già - favellò - il dolor - nel lor sen -
MANFREDOL'onta ria - che patîr - vendicar - or convien!
MANFREDOTaccia ormai la viltà - Già poté -nel lor cor -
MANFREDOD'un lion - più fatal - ribollir - il furor!
SYSTEMSCENA VIII
In mezzo alle grida tumultuose che s'innalzano, una musica graziosa ed allegra si fa sentire. I Siciliani corrono sulla sponda del mare e veggono avanzarsi una barca splendidamente adorna che costeggia la riva. Vaudemont, Ufficiali francesi, nobili Dame francesi e siciliane elegantemente abbigliate, siedono in essa. I battellieri indossano ricche livree. Dame adagiate su molli cuscini, alcune tengono alle mani chitarre, altre piglian rinfreschi, ecc.
CORODel piacer s'avanza l'ora!
COROColle Grazie del tuo cielo,
CORODio d'amor, deh! scendi ancora
COROA far lieti i nostri dì!
COROGaia in viso e senza velo,
COROQua' la vaga Citerea,
COROVieni a me, verace dea,
COROFresco è il vento e imbruna il dì!
PROCIDAPortati in sen di così ricca prora,
PROCIDAOve si recan?
ELENAAlla reggia, a festa!
PROCIDACi adduca la vendetta
PROCIDASull'orme loro!
ELENAE come?
PROCIDASotto larva fedele
PROCIDAIgnoto io mi terrò: qual folgor ratto
PROCIDAPiomberò sul tiranno,
PROCIDATra le festose genti,
PROCIDAChe voto al mio furore!
a mezza voce e tremante
DANIELIE spade avran!
a mezza voce
PROCIDAE noi pugnali e core!
allegro e brillante sulla barca
CORODel piacer s'avanza l'ora!
COROColle Grazie dal tuo cielo,
CORODio d'amor, deh! scendi ancora
COROA far lieti i nostri dì!
COROGaia in viso e senza velo,
COROQual la vaga Citerea,
COROVieni a me, verace Dea,
COROFresco è il vento e imbruna il dì!
a voce bassa
SICILIANITroppo ormai - favellò - il dolor -nel mio sen! -
SICILIANISu corriam! - l'onta ria - vendicar -ci convien -
SICILIANIAgli acciar - va la man; - sento già -nel mio cor -.
SICILIANID'un lion - più fatal - ribollir - il furor. -
SICILIANIPROCiDA, ELENA, MANFREDO
SICILIANITroppo ormai - favellò - il dolor - nel lor sen! -
SICILIANIL'onta ria - che patir - vendicar - or convien -
SICILIANIAgli acciar - corron già; - poté omai - nel lor cor -
SICILIANID'un lion - più fatal - ribollir - il furor. -
La barca continua la sua marcia, mentre Procida, Elena, Manfredo, Danieli e i Siciliani stanno in gruppi a sinistra del teatro.
Cala la tela.
SYSTEMATTO TERZO
SYSTEMSCENA I
Gabinetto nel palazzo di Monforte.
Monforte
seduto ad un tavolo
MONFORTESì, m'abborriva ed a ragion! cotanto
MONFORTEVêr lei fui reo, che giunsi un dì a rapirla!
MONFORTEE me odiava e fuggiva! e per tre lustri
MONFORTEAll'amplesso paterno il figlio ascose...
MONFORTEE lo nudriva nell'orror del padre!
MONFORTEE me crudel poi chiami!
MONFORTEFoglio, che presso a morte
MONFORTEVergò la fatal donna
toglie dal seno un foglio
MONFORTEQuanti affetti diversi in me richiami!
Legge
MONFORTE“O tu, cui nulla è sacro! se la scure
MONFORTESanguinosa minaccia
MONFORTEIl prode Arrigo, onor del patrio suolo,
MONFORTERisparmia almen quell'innocente capo!”.
MONFORTEMio figlio!
SYSTEMSCENA II
Bethune, e detto.
BETHUNEIl cavaliero
BETHUNERicusava protervo qui venirne,
BETHUNEE qui fu tratto a forza!
MONFORTESta ben!
BETHUNEQual pena inflitta
BETHUNEA lui sarà?
MONFORTENon cale;
MONFORTEEi si rispetti e in alto onor si tenga.
MONFORTEOr va, Bethune, e al mio cospetto ei venga!
Bethune parte
SYSTEMSCENA III
Monforte
solo
MONFORTEIn braccio alle dovizie,
MONFORTEIn seno degli onor;
MONFORTEUn vuoto immenso, orribile
MONFORTERegnava nel mio cor.
MONFORTEMa un avvenir beato
MONFORTEOr s'apre innanzi a me,
MONFORTESe viver mi fia dato,
MONFORTEFiglio, vicino a te!
MONFORTEL'odio invano a me lo toglie,
MONFORTEVincerà quel fero cor,
MONFORTENel fulgor di queste soglie
MONFORTECol paterno, immenso amot
MONFORTEIn braccio alle dovizie,
MONFORTEIn seno degli onor,
MONFORTEUn vuoto immenso, orribile
MONFORTERegnava nel mio cor.
MONFORTEMa un avvenir beato
MONFORTEOr s'apre innanzi a me,
MONFORTESe viver mi fia dato,
MONFORTEFiglio, vicino a te!
SYSTEMSCENA IV
Monforte, ed Arrigo preceduto da due Paggi che si inchinano e si ritirano.
ARRIGOSogno, o son desto? umil
ARRIGOE sollecito accorre
ARRIGOOgnuno ai miei desiri, e d'un mio cenno
ARRIGOLieto si mostra!
ARRIGONovel giuoco è questo
indirizzandosi a Monforte
ARRIGOInver di strana sorte,
ARRIGOSe da te non m'aspetto altro che morte!
MONFORTELa speri invan! senza timore ormai
MONFORTELibero in queste soglie
MONFORTETu puoi chiamarmi ingiusto,
MONFORTEE vane insidie contro me tramare!
ARRIGODifender la sua terra
ARRIGOE nobil scopo. Io combatto un tiranno.
MONFORTEMa da vil lo combatti.
MONFORTEColla spada io ferisco, e tu il pugnale
MONFORTENell'ombra vibri! né oseresti, audace,
MONFORTEFìssarmi in volto!
guardandolo fissamente
MONFORTEOr mira! a te dinanzi
MONFORTESenza difesa io sto!
ARRIGOPer mia sventura!
MONFORTEO stolto, cui salvò la mia clemenza
MONFORTEA sì dura mercé m'hai tu serbato?
MONFORTETi credi generoso e hai core ingrato!
MONFORTEQuando al mio seno per te parlava
MONFORTEPietà sincera d'un cieco error,
MONFORTEQuando un ribelle - in te salvava,
MONFORTEArrigo... nulla ti disse il cor?
ARRIGO(Alla sua voce rabbrividisco,
ARRIGOInvan bandisco - il mio terror!)
MONFORTEE al duol intenso che m'ange intanto,
MONFORTELa giovin alma non palpitò?
MONFORTEE pur tu il vedi!... stilla di pianto
MONFORTESul mesto ciglio per te spuntò!
ARRIGO(A qual tormento nuovo, spietato,
ARRIGOil crudo fato - mi condannò!)
MONFORTEEbben, Arrigo! se il mio tormento
MONFORTEL'ingrato core non ti colpì,
MONFORTEOr di tua madre leggi 1'accento.
ARRIGOChe? di mia madre?...
MONFORTESì,
MONFORTEMentre contemplo quel volto amato,
MONFORTEIngrato, sì!...
MONFORTEBenché velato - d'atro dolor;
MONFORTEL'alma è commossa - io son beato,
MONFORTETutto ho ripieno - di gaudio il cor!
ARRIGOGioia! e fia vero? sogno o son desto?
leggendo il foglio
ARRIGOCifre materne!... qui sul mio cor!
ARRIGOO ciel! che scopro?... arcan funesto
gettando un grido
ARRIGOMi si rivela... fremo d'orror!
appressandosi ad Arrigo che rimane immobile e come annichilito
MONFORTEMa fuggi il mio sguardo,
MONFORTEO figlio?
ARRIGOInorridisco!
MONFORTENon sai tu dunque qual mi son!
ARRIGO(O donna!
ARRIGOIo t'ho perduta!)
MONFORTEIl mio potere, Arrigo,
MONFORTESconosciuto t'è dunque?
MONFORTEMonforte io son!
ARRIGO(O donna,
ARRIGOIo t'ho perduta!)
MONFORTESo! che tu accenni, a te concesso fia
MONFORTEDal mio poter quanto domandi e
MONFORTETitoli, onor, dovizie, speri.
MONFORTEQuanto ambizion desia,
MONFORTEIo tutto a te darò!
ARRIGOAl mio destin mi lascia,
ARRIGOE pago allor sarò!
MONFORTEMa non sai tu che splendida
MONFORTEFama suonò di me?
MONFORTEÈ il nome mio glorioso...
ARRIGONome esecrato egli è!
MONFORTEParola fatale!
MONFORTEInsulto mortale!
MONFORTELa gioia è svanita
MONFORTEChe l'alma sperò!
MONFORTEGiustizia suprema!
MONFORTETremendo anatema
MONFORTEChe un barbaro figlio
MONFORTESul padre scagliò!
ARRIGOAh rendimi, o fato,
ARRIGOL'oscuro mio stato!
ARRIGOLa speme è svanita
ARRIGOChe l'alma sognò!
ARRIGOGiustizia suprema!
ARRIGOTremendo anatema
ARRIGOChe un figlio percuote,
ARRIGOChe al padre imprecò!
cercando trattenerlo
MONFORTET'arresta, Arrigo! plachisi
MONFORTEQuell'ostinato core!
ARRIGOLasciami, o crudo, lasciami
ARRIGOIn preda al mio dolore!
MONFORTEInvano, o figlio, crudel mi chiami,
MONFORTEDel padre vincati la prece e il duol!
ARRIGOFuggir mi lascia, se è ver che m'ami,
ARRIGOAd altro lido, ad altro suol!
ARRIGOAh! volare al tuo sen io pur vorrei,
ARRIGOMa non poss'io!
MONFORTEChi te lo vieta, ingrato?
ARRIGOLo spettro di mia madre,
ARRIGOChe tra di noi si pone.
con sommo dolore
MONFORTEO figlio mio!
ARRIGOSuo carnefice fosti: e l'alma è rea
ARRIGOSe vacillar fra voi tanto potea!
ARRIGOOmbra diletta, che in ciel ripòsi
ARRIGOLa forza rendimi che il cor perdé,
ARRIGOSu me i tuoi sguardi veglin pietosi,
ARRIGOE prega, o madre, prega per me!
MONFORTEL'ardente prego del genitore
MONFORTEÈ nulla, Arrigo, nulla per te?
MONFORTEApri il tuo seno, ch'io t'apro il core.
MONFORTET'arrendi alfine, o figlio, a me!
Arrigo si toglie con impeto dalle braccia di Monforte che tenta ritenerlo, e fugge a sinistra. Monforte lo segue collo sguardo e con atto di dolore si allontana. La scena cambia e rappresenta una magnifica sala disposta per una festa da ballo.
SYSTEMSCENA V
Gentiluomini e Dame francesi e siciliane, con maschere e senza, che vanno e vengono. Entra Monforte, preceduto dai suoi Paggi e dagli Ufficiali del palazzo. Egli si colloca sopra un seggio elevato, e fa segno a ciascuno di sedersi. Il maestro di cerimonie viene a prendere i suoi ordini e dà il segnale per cominciare la festa.
Si rappresenta davanti alla Corte di Palermo il ballo delle Quattro Stagioni. Un canestro sorge da terra; è formato d'arbusti verdi di piante che non crescono che d'inverno; le loro foglie sono coperte di ghiaccio e di neve. Dal seno dei canestro esce una giovinetta che rappresenta l'inverno, e che, respingendo col piede il braciere che le sue compagne avevano acceso, danza per riscaldarsi. I ghiacci si sciolgono tosto al tiepido soffio dei zeffiri che fendono l'aria. L'Inverno è scomparso. La Primavera sorge da un canestro di fiori, cedendo poco dopo il luogo all 'Estate, giovinetta che esce da un canestro circondato da manipoli di spighe dorate. Il caldo la opprime, e domanda alle Najadi la freschezza delle loro sorgenti. Le Bagnanti sono messe in fuga da un Fauno che salta fuori, precedendo l'Autunno. I suoni del sistro e dei timballi annunziano i Satiri e le Baccanti, le cui danze animate terminano il Ballo.
COROO splendide feste!
COROO notti feconde
CORODi danze gioconde,
CORODi rare beltà!
COROSon raggio celeste
COROQuei vivi splendori
COROChe infondon nei cori
COROAmor, voluttà!
La folla si disperde negli appartamenti del palazzo e nei giardini: la scena resta vuota per un istante.
SYSTEMSCENA VI
Arrigo viene da diritta, èseguito da Elena e da Procida, ambedue mascherati.
a bassa voce ad Arrigo
PROCIDA“Su te veglia l'amistade!”
Cielo! il còr non m'ingannò?
ELENA"Su te veglia l'amistade!”.
ARRIGOAh! qual voce al sen vibrò!
Procida ed Elena si tolgono la maschera
ARRIGOTu qui, donna! oh! qual sorpresa!
ARRIGOPer voi gelo.di Spavento!
ARRIGOQui perché vi siete resa?
ELENAPer salvarti!
PROCIDAEd ogni oppresso
PROCIDAVendicar.
con incertezza
ARRIGOParla sommesso!
ARRIGOPer me nulla ormai pavento,
ARRIGOSono libero... ma voi...
ARRIGOL'ira sua temer dovete
ARRIGOE fuggir gli sdegni suoi.
PROCIDASii tranquillo... il traditor...
ARRIGOZitto! ci odono! (oh terror!)
mostrando loro alcuni Francesi che entrano nella sala
Allegramente e sul motivo della danza che echeggia nell'interno
A3:O splendide feste!
A3:O notti feconde
A3:Di danze gioconde,
A3:Di rare beltà!
A3:Son raggio celeste
A3:Quei vivi splendori
A3:Che infondon nei cori
A3:Amor; voluttà!
Le Dame ed i Cavalieri entrano dal fondo. Arrigo, Procida ed Elena restano ancor soli per un istante sul davanti della scena, ma si ode sempre dai vicini appartamenti il suono della danza
ad Arrigo ed a mezza voce
ELENAIn fra gli allegri vortici
ELENADelle intrecciate danze...
come sopra
PROCIDASotto le larve ascondono
PROCIDAI fidi le sembianze...
attaccando un nastro sul petto d'Arrigo
ELENAA tal di nastri serici
ELENANodo, ciascun fia noto!
PROCIDAQuei forti bracci intrepidi
PROCIDANon colpiranno a vuoto!
ELENAE in brevi istanti vindici
ELENAQui brilleranno i ferri...
PROCIDATra' suoi feroci sgherri
PROCIDAMonforte perirà!
spaventato
ARRIGOGran Dio! (Chi'il salverà?)
sorpreso
PROCIDAImpallidisci?
come sopra
ARRIGOIntenderti
ARRIGOAlcun potrebbe.
ELENAE chi?
vedendo entrare Monforte e rimettendosi la maschera
PROCIDAEi stesso!
aparte e tremante
O giorno infausto!
ad Arrigo
PROCIDATra pochi istanti qui!
Comparisce Monforte in mezzo a dame francesi e siciliane.
TUTTIO splendide feste!
TUTTIO notti feconde
TUTTIDi danze gioconde,
TUTTIDì rare beltà!
TUTTISon raggio celeste
TUTTIQuei vivi splendori,
TUTTIChe infondon nei cori
TUTTIAmor, voluttà!
Elena e Procida s'allontanano perdendosi nella folla; mentre le coppie danzanti passeggiano nelle sale ed i rinfreschi sono d'intorno serviti. Monforte s'avvicina ad Arrigo, che si trova solo sul davanti della scena.
SYSTEMSCENA VII
Monforte, Arrigo, poi tutti
ad Arrigo
MONFORTEdi tal piacer per te novelli, pago
MONFORTESei tu?
a mezza voce
ARRIGOPer te fatale aura qui spira,
ARRIGOVa!
MONFORTEChe temer degg'io
MONFORTENelle mie stanze?
ARRIGOIo dir nol posso!...
ARRIGOeppure!...
ARRIGOAncor ti prego! vanne!
ARRIGOPavento pe' tuoi giorni!
con gioia
MONFORTEE a mia salvezza or vegli e per me tremi?
MONFORTEAh s'apre alfin quell'anirna
MONFORTEAl mio paterno affetto!
MONFORTEGli errori tuoi dimentico,
MONFORTEVien che ti stringa al petto!
ARRIGOT'arretra!
freddamente
MONFORTEIo resto allor!
con calore
ARRIGOIncauto! e tu cadrai
ARRIGOSegno a vendetta lor!
MONFORTENon l'oseran giammai!
portando la mano al.petto
ARRIGOSu questo segno... miralo!...
ARRIGOIo pur giurava...
MONFORTEInvano!
MONFORTESegno del disonor!
gli strappa il nastro
MONFORTEIo te lo strappo, insano!
Gesto di sdegno d'Arrigo
MONFORTEFremi? - dei tradimenti
MONFORTETutto l'orror tu senti;
MONFORTEIl veggo! il franco sangue
MONFORTENel sen ti ferve ancor!
con calore
ARRIGONo, no, non è colpevole
ARRIGOChi serve al patrio onor!
ARRIGOMa tu, deh! m'odi; involati;
ARRIGOAi voti miei deh! cedi;
ARRIGOVanne!
MONFORTESperarlo è inutile!
scorgendo parecchi gruppi di Siciliani che vanno avvicinandosi
ARRIGOGià a te s'appressan... vedi!
ARRIGOGià ti circondan... eccoli!
ARRIGOBrillan gli acciar su te!
ed i suoi circondano Monforte ed a voce bassa
PROCIDAFeriamo, questo l'ultimo
PROCIDADì pei Francesi egli è.
PROCIDAA noi, a noi, Sicilia!...
ARRIGOFermate!
MONFORTEFrancia, a me!
Elena, che ha preceduto Procida, si è nel tumulto lanciata la prima per ferir Monforte. Arrigo si getta innanzi a lui, facendogli scudo nel suo petto. A tal vista Elena s'arresta e con spavento lascia cadere il pugnale. I Francesi sono accorsi alla voce del proprio capo traendo le spade e facendogli corona.
a Bethune e Vaudemont
MONFORTETra ceppi, olà, si adduca ognun che fregio
MONFORTEOrna simil.
Mostrando il nastro di Procida
MONFORTELa morte a lor! Costui
additando Arrigo
MONFORTESia salvo! io pregio in lui
MONFORTELealtà di nemico!
a parte
Oh tradimento!
MONFORTEEi protesse i miei dì! svelò le trame
MONFORTEche varranno ai felloni il ceppo infame!
mostrando Arrigo
PROCIDAColpo orrendo, inaspettato!
PROCIDAEi sì perfido, sì ingrato!
PROCIDAGli sia pena il suo rossor!
PROCIDAOnta al vile, al traditor!
con entusiasmo e sommo sdegno
PROCIDAO patria adorata,
PROCIDAMio primo sospiro,
PROCIDATi lascio prostrata
PROCIDANel sangue, nel duol!
PROCIDAIl santo tuo spiro
PROCIDAPiù bello s'accenda,
PROCIDAE fosca a lui renda
mostrando Arrigo
PROCIDALa luce del sol!
PROCIDAA voi l'infamia,
PROCIDALa gloria a me.
ARRIGONel mio petto esterrefatto
ARRIGOCessò il battito del cor!
ARRIGOL'onta rea di tal misfatto
ARRIGOFa palese il mio rossor!
ARRIGOPer colpa del fato
ARRIGOIn preda al delirjo,
ARRIGODi sangue bagnato
ARRIGOHo il patrio mio suol!
ARRIGOO speme! il tuo spiro
ARRIGONel seno è già spento;
ARRIGONon veggo, non sento
ARRIGOChe lutto, che duol!
ARRIGOA lor la gloria,
ARRIGOL'infamia a me.
FRANCESIDio possente, a te la lode
FRANCESISalga umil dai nostri cor!
FRANCESIChé salvasti il sen del prode
FRANCESIDal pugnai de' traditor!
ad Arrigo
FRANCESIRivolgi ora grato
FRANCESIA Francia il sospiro!
FRANCESIDell'Eden beato
FRANCESIE specchio il suo suol!
FRANCESIPiù nobil desiro
FRANCESIIl petto t'accenda,
FRANCESIE viva a te splenda
FRANCESILa luce del sol!
FRANCESIA voi l'infamia,
FRANCESILa gloria a me!
avvicinandosi ad Elena, a Procida ed agli altri Siciliani
ARRIGODonna!... pietade, amici!
ARRIGOVi muova il mio dolor!
respingendolo
PROCIDANo, no; mente l'iniquo - Indietro il traditor!
MONFORTEIo ti saprò difendere...
MONFORTELieto con me vivrai!
con accento disperato
ARRIGONo! lasciami!... giammai!
con sprezzo
PROCIDAOr, che quell'empio - è scudo a te,
PROCIDADi doppia infamia - segno sarai.
verso i compagni
PROCIDAA noi la gloria -la morte a te!
PROCIDAO patria adorata,
PROCIDAMio primo sospiro,
PROCIDATi lascio prostrata
PROCIDANel sangue, nel duol!
PROCIDAIl santo tuo spiro
PROCIDAPiù bello s'accenda,
PROCIDAE fosca a lui splenda
PROCIDALa luce del sol!
PROCIDAA voi l'infamia,
PROCIDALa gloria a me!
ARRIGOPer colpa del fato
ARRIGOIn preda al delirio,
ARRIGODi sangue bagnato
ARRIGOHo il patrio mio suol.
ARRIGOO speme! il tuo spiro
ARRIGONel seno è già spento;
ARRIGONon veggo, non sento
ARRIGOChe lutto, che duol!
ARRIGOA lor la gloria,
ARRIGOL'infamia a me!
FRANCESIRivolgi ora grato
FRANCESIA Francia il Sospiro!
FRANCESIDell'Eden beato
FRANCESIÈ specchio il suo suol!
FRANCESIPiù nobil desiro
FRANCESIIl petto t'accenda,
FRANCESIE viva a te spienda
FRANCESILa luce del sol!
FRANCESIA voi l'infamia,
FRANCESILa gloria a me!
A un gesto di Monforte, vengon trascinati via Procida, Elena ed i Siciliani. Arrigo vuol correre dietro loro, Monforte il trattiene. Procida ed Elena lo respingono con disprezzo nel mentre ch'egli loro tende le mani in atto di supplicare. Oppresso, annichilito, Arrigo vacilla e cade nelle braccia di Monforte.
Cala il sipario.
SYSTEMATTO QUARTO
SYSTEMSCENA I
Cortile d'una Fortezza.
A sinistra una stanza che conduce all'alloggio dei prigionieri. A diritta, cancello che comunica con l'interno della fortezza. Nel fondo, cresta merlata d'una parte delle mura, e porta d'ingresso custodita da Soldati. Arrigo presentandosi alla porta d'ingresso.
I soldati lo lasciano entrare
ARRIGOÈ di Monforte il cenno.
ARRIGOPer suo voler supremo
ARRIGOM'è concesso di vederli... a me li adduci!
Un Ufficiale, al quale Arrigo avrà mostrato un ordine, si allontana dalla porta a sinistra dello spettatore
ARRIGOVoi per me qui gemete
guardando dal lato delle prigioni
ARRIGOIn orrida prigion, diletti amici!
ARRIGOEd io, cagion dei mali vostri, in ceppi
ARRIGOFra voi non sono! e vittima del fato,
ARRIGOMal sottrarmi poteva al don fatale
ARRIGOChe m'avvilisce! O clemenza ingiuriosa!
ARRIGOVergognoso favore!
ARRIGOPiù della vita è caro a me l'onore!
ARRIGOD'un indegno sospetto
ARRIGOIo vengo a discolparmi. .. ma vorranno
ARRIGOEssi vedermi?... udir le mie difese?...
ARRIGOEmpio mi crede ognuno;
ARRIGOSon spregiato da lei,
ARRIGOE in odio a tutti... io, vile per lor morrei!
ARRIGOGiorno di pianto, di fier dolore!
ARRIGOMentre l'amore
ARRIGOSorrise a me,
ARRIGOIl ciel dirada quel sogno aurato,
ARRIGOIl cor piagato
ARRIGOTutto perdé!
ARRIGODe' loro sdegni crùdo il pensiero
ARRIGOfa in me più fiero
ARRIGOL'atro dolor!
ARRIGOIl tuo disprezzo, Elena mia,
ARRIGOÈ cruda, è ria
ARRIGOPena al mio cor!
ascoltando
ARRIGOChi vien?... io tremo, appena ahimè! respiro!
ARRIGOÈ dessa!... a maledirmi ella si appresta!
ARRIGOA maledirmi!... oh! sì, d'orrore io fremo!
ARRIGONon mi lasciare alla mia cruda sorte!
ARRIGOGrazia, grazia... perdono!
ARRIGOMen del tuo sprezzo a me fatale è morte!
SYSTEMSCENA II
Elena, uscendo dalla prigione a sinistra, condotta dall'Ufficiale, che le mostra Arrigo e si ritira.
avanzan dosi e riconoscendo Arrigo getta un grido
ELENAO sdegni miei tacete - fremer mi sento il core...
ELENAForse a novel tormento mi serba il traditore!
supplichevole
ARRIGOVolgi il guardo a me sereno
ARRIGOPer pietà del mio pregar;
ARRIGOMi perdona, o lascia almeno
ARRIGOChe al tuo piè poss'io spirar!
fieramente
ELENADel fallir mercede avrai
ELENANei rimorsi del tuo cor!
ELENAIl perdono... a te?... giammai!
ELENANon lo speri un traditor!
ARRIGONon son reo! tremendo fato
ARRIGOD'onta e lutto mi coprì;
ARRIGOFui soltanto sventurato,
ARRIGOMa il mio cor giammai tradì!
ELENANon sei reo, ma accusi il fato,
ELENAChe d'obbrobrio ti coprì;
ELENAPreghi il cielo, sciagurato,
ELENAChe fai tristi i nostri dì!...
ELENANon fu tua mano, o indegno
con sdegno
ELENAChe disarmò il braccio
ELENAAllor che il ferro in core
ELENAVibrava del tiranno?
con accenno di disperazione
ARRIGOIl padre mio!
ELENATuo padre!
ARRIGOAhi! nodo orribile,
ARRIGOFatal legame è questo!
ARRIGOMortale, orrendo vincolo
ARRIGOPer sempre a me funesto!
ARRIGOEternamente a perdermi
ARRIGOMel rivelava il ciel.
ARRIGOChe far dovea, me misero!
ARRIGOIn bivio sì crudel?
ARRIGOTu del fratello ai lemuri
ARRIGOTe stessa offrivi invano;
ARRIGOIo di più feci: al barbaro
ARRIGOSacrificai l'onor!
commossa
ELENAO rio, funesto arcano
ELENAO doppio mio dolor!
ELENASe sincero è quell'accento,
ELENACompatisci al suo dolor,
ELENATu, che vedi il suo tormento,
ELENATu, che leggi in fondo al cor!
ELENAMa gli aborriti vincoli?...
ARRIGOGià li distrusse amore!
ARRIGOLa vita ch'egli diedemi
ARRIGOHo resa al genitore;
ARRIGOOmai di me son libero;
ARRIGORiprendo l'odio antico!
ELENAMa il nome, le dovizie?...
ARRIGOLe sprezzo. E mio nemico.
ARRIGODa lui vogl'io sol chiedere
ARRIGODel mio soffrir mercé,
ARRIGOIl don di poter vivere,
ARRIGOO di morir per te
con crescente emozione
ELENAArrigo! ah! parli a un core
ELENAGià pronto al perdonare;
ELENAIl mio più gran dolore
ELENAEra doverti odiare!
ELENAUn'aura di contento
ELENAOr calma il mio martîr
ELENAIo t'amo! e quest'accento
ELENAFa lieto il mio morir!
ELENAGli odi ci fûr fatali
ELENAAl cor che indarno spera:
ELENADi sangue i tuoi natali
ELENAPoser tra noi barriera!
ELENAAddio! ne attende il cielo!
ELENAAddio! mi serba fé!
ELENAIo moro! e il mortal velo
ELENASpoglio, pensando a te.
ARRIGOPensando a me!
ARRIGOÈ dolce raggio,
ARRIGOCeleste dono
ARRIGOIl tuo perdono
ARRIGOAl mio pentir.
ARRIGOSfido le folgori
ARRIGODel rio destino,
ARRIGOSe a te vicino
ARRIGOPotrò morir!
ELENAOr dolce all'anima
ELENAVoce risuona,
ELENAChe il ciel perdona
ELENAAl tuo pentir.
ELENASfido le folgori
ELENADel rio destino,
ELENASe a te vicino
ELENAPotrò morir!
SYSTEMSCENA III
Procida, Arrigo, Elena - Procida, scortato dai Soldati, s'avvicina ad Elena, e s'avanza verso di lei, mentre Arrigo si allontana, e mostrando l'ordine di cui è munito, accenna ai Soldati di partire.
a bassa voce ad Elena, e senza vedere Arrigo
PROCIDAAmica man, sollievo al martir nostro
PROCIDAQuesto foglio recò d'oltre le mura
PROCIDADella prigion!
prende il foglio, lo apre, e lo legge a mezza voce
ELENA“D'Aragona un navile
ELENASolcò vostr'onde, ed è già presso al porto
ELENAGravido d'oro e d'armi!...”
con accento disperato
PROCIDAEd io gemo tra ferri!
PROCIDAAh! del mio sangue a prezzo
PROCIDAPotessi escirne!... un giorno...un'ora!...
PROCIDAChe il mio voto si compia e poi si mora!
volgendosi e riconoscendo Arrigo
PROCIDAMa chi vegg'io? - costui
PROCIDAPerché miro al tuo fianco?
ELENAIl pentimento
ELENAQuivi lo addusse!
PROCIDAUn nuovo tradimento!
PROCIDAIl suo complice vedi!
Mostrandole Monforte, che entra seguito da Bethune e da altri Uffiziali.
SYSTEMSCENA IV
Gli stessi, Monforte, Bethune ed altri Ufficiali.
interrogando Monforte, e mostrandogli Elena e Procida
BETHUNEI tuoi cenni, o signor!
MONFORTEUn sacerdote
MONFORTEE il lor supplizio!
BETRUNEIl popol minaccioso
BETRUNEFreme!...
MONFORTELe schiere in armi
MONFORTENei destinati lochi
MONFORTEAi cenni miei sien pronte; il primo grido
MONFORTEDe' ribelli segnal di strage sia!
MONFORTEIntendesti?
BETHUNET'intesi!
S'inchina e parte.
SYSTEMSCENA V
Detti, meno Bethune.
vivamente a Monforte
ARRIGOPerché tai cenni?
MONFORTEBrevi istanti ancora,
MONFORTEE giunta l'ultim'ora
MONFORTEPer lor sarà.
ARRIGODi morte!
con dolore
PROCIDA(O patria mia! la morte!!
PROCIDAOr che dal viver mio pende tua sorte!)
a Monforte
ARRIGOPerdono! io ten scongiuro.
ARRIGOGrazia per loro, o me con essi uccidi!
a Procida con gioia
ELENAL'intendi tu?
PROCIDAColui che ci tradìa
PROCIDAMerta perir!... ma non pei lari suoi;
PROCIDAVanne, di tanto onore
PROCIDAIo ti proclamo indegno!
Con un grido di sdegno
ARRIGOAh!...
MONFORTEDa lor tanto oltraggio a te spettava,
MONFORTEArrigo!... a te mio sangue!...
stupefatto
PROCIDAChe?
a mezza voce
ELENASuo figlio!...
MONFORTEA te, che scegli ingrato
MONFORTEPiuttosto morte che con me la gloria!
PROCIDALui!... suo figlio!... Or compiuto è il nostro fato!
PROCIDAAddio, mia patria, invendicato
PROCIDAAd altra sfera m'innalzo a voi!
PROCIDAIo per te moro, ma disperato
PROCIDAD'abbandonarti fra tanto duol!
MONFORTESì, col lor capo sarà troncato
MONFORTEA quell'ardire furente il vol;
MONFORTEE dai ribelli - sarà purgato.
MONFORTEGentil Sicilia - il tuo bel suol.
ARRIGONella tua tomba - sventurata,
ARRIGOPer me cangiossi - il patrio suol!
ARRIGOMa non morrai, donna adorata,
ARRIGO0 teco, il giuro, - morrò di duol!
ELENAAddio, mia patria amata,
ELENAAddio, fiorente suol!
ELENAIo sciolgo sconsolata
ELENAAd altra sfera il vol!
interno
CORODeprofundis ad te
COROClamavi, Domine!
ad Elena
PROCIDAA terra, a terra, o figlia,
PROCIDAProstriamci innanzi a Dio!.
PROCIDAGià veggo il ciel sorridere...
ELENAM'attende il fratel mio!
a Monforte mostrandogli Elena e Procida inginocchiati
ARRIGOPietà, pietà di loro,
ARRIGOSospendi il cenno, o qui con essi io moro!
con isdegno
MONFORTETu reo, tu pur colpevole
MONFORTEAudace assunto imprendi!
MONFORTEE con qual diritto ai complici
MONFORTEIntercessor ti rendi?
MONFORTEMa, benché ingrato, al figlio
con tenerezza
MONFORTETutto concedo e dono:
MONFORTEPadre mi chiama, Arrigo,
MONFORTEE ad essi e a te perdono!
ARRIGOO ciel!
MONFORTEIndarno un popolo
mostrando la folla che è entrata nella fortezza
MONFORTEOr mi cadrebbe al piè!
MONFORTEAh! dimmi alfin “mio padre!”
MONFORTEE grazia avran da me!
ad Arrigo
ELENAAh! non lo dir e lasciami morire!
con accento di disperazione
ARRIGOAh! donna!...
ELENAIl tuo pentire
ELENADeh! sia costante almen!
con forza
MONFORTEChiamami padre,
MONFORTEE grazia avrai da me!
ELENAAh non lo dir! disprezza il suo perdono!
ARRIGOChe far! chi mi consiglia?
Il cancello a dritta s'apre: si vede la gran sala di giustizia, alla quale s'ascende per parecchi gradini, ed in cui si vedono quattro Penitenti in atto di preghiera ed alcuni Soldati con torce in mano. Sul primo gradino sta il Carnefice appoggiato alla sua scure.
Gettando un grido
ARRIGOMa che vegg'io?
con freddezza
MONFORTELa scure
MONFORTEHa il carnefice in mano
MONFORTEE attende il cenno mio!
ARRIGOCenno crudel, ingiusto, iniquo cenno!
Due Penitenti discendono i gradini e vengono a prendere, l'uno Procida, l'altro Elena.
ai Penitenti
PROCIDANoi vi seguiam...
a Elena
PROCIDAA morte vieni!
ELENAA gloria!
ARRIGOO donna!... O mio terror!
CORO DI DONNEAh! grazia, grazia!
CORO INTERNODe profundis!...
Il popolo, che è nel cortile della cittadella e dietro i Soldati, s'inginocchia e prega. Procida ed Elena preceduti dai due Penitenti si dirigono verso la gradinata. Arrigo si slancia verso Elena e vuol seguirla, ma è trattenuto da Monforte che si colloca tra loro.
PROCIDAO mia Sicilia, addio!
Il Carnefice s'impadronisce di Elena; appena ella tocca la soglia della sala di giustizia, Arrigo getta un grido.
ARRIGOO padre, o padre mio!
MONFORTEO gioia! e fia pur vero?
MONFORTEO ministro di morte
al Carnefice
MONFORTEArresta! a lor perdono!
Grido unanime di gioia. Procida ed Elena circondati dai Soldati discendono la gradinata e sono condotti vicino a Monforte.
MONFORTENé basti a mia clemenza.
MONFORTEQual d'amistà suggello
MONFORTETra popoli rivali
MONFORTED'Arrigo e di costei io sacro il nodo.
con voce soffocata
ELENANo!
con voce soffocata
PROCIDALo devi! la patria ed il fratello
PROCIDADa te il voglion, o donna: io tel consiglio!
volgendosi al popolo
MONFORTEPace e perdono!... io ritrovai mio figlio!
ELENAO mia sorpresa! o giubilo
ELENAMaggior d'ogni contento!
ELENAÈ muto il labbro, e accento
ELENAA esprimerlo non ha.
ELENAOrnai rapito in estasi
ELENADa tanta gioia il core,
ELENAS'apre al più dolce amore,
ELENAÈ pegno d'amistà.
ARRIGOO mia sorpresa! o giubilo
ARRIGOMaggior d'ogni contento!
ARRIGOÈ muto il labbro, e accento
ARRIGOA esprimerlo non ha.
ARRIGOOrnai rapito in estasi
ARRIGODa tanta gioia il core,
ARRIGOS'apre al più dolce amore
ARRIGOÈ pegno d'amistà.
FRANCESIRisponda ogni alma al fremito
FRANCESID'universal contento:
FRANCESIDi pace amai l'accento
FRANCESIOvunque echeggierà.
FRANCESILieti pensieri in estasi
FRANCESIRapiscono ogni core:
FRANCESIIl serto dell'amore
FRANCESICoroni l'amistà.
PROCIDA(Di quelle gioie al fremito,
PROCIDAAl general contento,
PROCIDAFra poco un altro accento
PROCIDATremendo echeggerà.
PROCIDALo spensierato giubilo
PROCIDASi cangerà in dolore,
PROCIDADai veli dell'amore
PROCIDAVendetta scoppierà)
a Monforte
ARRIGODeh! calma il nostro gaudio
ARRIGOcotanto in sen represso;
ARRIGOE il sacro imen si celebri Doman!
MONFORTEQuest'oggi stesso.
MONFORTEAllor che al raggio fervido
MONFORTEtemprato dalla brezza
MONFORTES'udrà squillare il vespero...
ARRIGOO cara, o diva ebbrezza!
PROCIDA(Fra poco! o ciel terribile
PROCIDATu forza a me darai!)
con tenerezza
ARRIGOCrederlo posso, o cara?
ARRIGOSei mia!
ELENASono tua!
Giammai!
ELENAO mia sorpresa! o giubilo,
ecc., ecc.
Si recano dal corpo di guardia dei bicchieri e dei boccali: i Soldati francesi bevono coi Siciliani - Monforte s'incammina tenendo per mano Elena ed Arrigo, Procida rimane circondato dai propri amici.
Cala la tela.
SYSTEMATTO QUINTO
SYSTEMSCENA I
Ricchi giardini nel Palazzo di Monforte in Palermo.
In fondo gradinate, per le quali si arriva alla cappella, di cui si vede la cupola elevarsi al di sopra degli alberi. A diritta l'ingresso al palazzo.
tra le quinte
CORO DI CAVALIERISi celebri alfine
CORO DI CAVALIERITra i canti, tra i fior
CORO DI CAVALIERIL'unione e la fine
CORO DI CAVALIERIDi tanti dolor.
CORO DI CAVALIERIÈ l'iri di pace,
CORO DI CAVALIERIÈ pegno d'amor.
CORO DI CAVALIERIEvviva la face
CORO DI CAVALIERIChe accese quel cor!
CORO DI CAVALIERIEvviva la gloria,
CORO DI CAVALIERIEvviva l'amor!
CORO DI GIOVINETTEDi fulgida stella
CORO DI GIOVINETTEHai tutto il splendor!
CORO DI GIOVINETTESei pura, sei bella
CORO DI GIOVINETTEQual candido fior.
CORO DI GIOVINETTEDi pace sei l'iri,
CORO DI GIOVINETTESei pegno d'amor,
CORO DI GIOVINETTEL'affetto che inspiri
CORO DI GIOVINETTESeduce ogni cor!
CORO DI GIOVINETTEÈ serto di gloria
CORO DI GIOVINETTEIl serto d'amor!
SYSTEMSCENA II
CORO DI GIOVINETTELe stesse. Elena in veste da sposa scende dalla gradinata del palazzo a diritta. Le giovinette le muovono incontro, offrendole dei fiori, indi Arrigo.
ELENAMercé, dilette amiche,
ELENADi quei leggiadri fior;
ELENAIl caro dono è immagine
ELENADel vostro bel candor!
ELENAOh! fortunato il vincolo
ELENAChe mi prepara amor;
ELENASe voi recate pronube
ELENAFelici augurii al cor!
ELENASogno beato, caro delirio,
ELENAPer voi del fato l'ira cessò!
ELENAL'aura soave che qui respiro
ELENAGià tutti i sensi m'inebbriò.
ELENAO piaggie di Sicilia,
ELENARisplenda un dì sereno;
ELENAAssai vendette orribili
ELENATi lacerano il seno!
ELENAColma di speme e immemore
ELENADi quanto il cor soffrì,
ELENAIl giorno del mio giubilo
ELENASia di tue glorie il dì,
ELENASogno beato, caro delirio,
ecc., ecc.
COROL'affetto che inspiri
COROSeduce ognicor!
COROÈ serto di gloria
COROIl serto d'amor!
Elena congeda le donne, che s'allontanano: in questo frattempo Arrigo discende pensieroso dalla gradinata in fondo.
ARRIGOLa brezza aleggia intorno - a carezzarmi il viso,
ARRIGOE di profumi eletti - imbalsamato è il cor.
ARRIGOPiù mollemente l'onda - con dolce mormorio
ARRIGOS'unisce al canto mio - nel riso dell 'amor.
ARRIGOAranci profumati ruscelli e verdi prati,
ARRIGOGiungeste a indovinar - che amato sono?
ELENAIo sarò tua per sempre - per sempre t'amerò!
ARRIGOTu m'ami! caro accento onde rapito è il cor,
ARRIGOChe il fato condannava a stenti del dolor!
ARRIGOIl ciel tu mostri a me, colà ti vo' seguir,
ARRIGOEd obliar con te l'atroce mio soffrir.
ARRIGOO mio diletto amore! Iddio per me ti fe';
ARRIGOCeleste angiol tu sei, raggio di sol per me!
Alcuni gentiluomini si presentano alla porta del palazzo a diritta e vengono a cercare Arrigo, che ad un gesto di Elena si decide a seguirli.
ARRIGOOh deh! per poco lasciami
ARRIGOVolare al padre mio;
ARRIGOSarò qui tosto reduce!
ELENAAh! presto riedi! - addio!
Arrigo entra nel palazzo a diritta.
SYSTEMSCENA III
Procida che discende dalla gradinata in fondo, ed Elena.
PROCIDAAl tuo cor generoso,
PROCIDADonna, grata esser dee la nostra terra!
ELENAPerché?
con gioia e voce sommessa
PROCIDASenza difesa
PROCIDAIl nemico abbandona,
PROCIDATutto fidente in noi, torri e bastite.
PROCIDAVestito a pompa e in braccio
PROCIDAA gioia folle, ognuno
PROCIDASi dà in preda al piacer, lieto e festante.
con inquietudine
ELENAQual ci sovrasta fato?
con voce bassa
PROCIDANulla ti sia celato!
PROCIDANon appena tu avrai
PROCIDAMosso l'ardente sì,
PROCIDAE del compito imene
PROCIDAI sacri bronzi dato avran l'annunzio,
PROCIDAAll'istante in Palermo e universale
PROCIDAIl massacro incominci.
ELENADell'ara al piede!... qui... dinanzi al cielo!...
ELENAE la giurata fede?
PROCIDA: Più sacra ella ti fia del patrio suolo?
PROCIDATutto darei!...
ELENAAnche l'onore?
PROCIDAAnch'esso!
ELENAAh! mai!
PROCIDAMa sul tuo core,
PROCIDAOve già l'odio è spento,
PROCIDAD'un Francese poté tanto l'amore?
PROCIDAD'un rio tiranno figlio...
PROCIDAQuest'amante...
ELENAEi m'è sposo!
PROCIDAE tu il difendi?
ELENASì!
PROCIDATant'osi?
ELENAIo l'oso!
ELENAEccolo, ei vien!
vedendo Arrigo che esce dal palazzo a diritta.
PROCIDAO donna, che ti arresta?
PROCIDAVa corri, mi denuncia!
PROCIDAIl prezzo è la mia testa!
con orrore
ELENA(Io gli amici tradire?
ELENANo, no... ma pur... dovrei
ELENAUccidere lo sposo?... Ah! nol potrei!)
SYSTEMSCENA IV
Procida, Elena, Arrigo.
appressandosi con gioia ad Elena, che abbassa il capo
ARRIGOEcco, per l'aura spiegasi
ARRIGODi Francia il gran vessillo;
ARRIGORipete in suon di giubilo
ARRIGOL'eco il guerriero squillo!
a parte, con riflessione, senza rispondergli
ELENA“Non appena tu avrai
ELENAMosso l'ardente sì...
ARRIGOSuonò l'ora sì cara...
ARRIGOL'imen ci chiama all'ara!...
come sopra
ELENA“E del compìto imene
ELENAI sacri bronzi dato avran l'annunzio,
ELENAIl massacro incominci”.
ELENAO cielo! a qual partito
con sommo dolore
ELENAM'appiglierò?.
guardandola
ARRIGOElla trema!
ARRIGOÈ pallido il suo fronte!
ARRIGODi tal terror quali ha motivi ascosi?
ARRIGOAh! parla, o ciel!
a bassa voce ad Elena
PROCIDASì, parla! se tu l'osi!
ELENA(Sorte fatale! oh fier cimento!
ELENAPosso immolarlo!... Io lor tradir!...
ELENAPietà, o fratello, del mio tormento,
ELENAReggi il mio spirito, calma il martir!
ad Elena
PROCIDADel suol natale in tal cimento
PROCIDAA te favelli il santo amor!
PROCIDAPensa al fratello! col divo accento
PROCIDAEgli ti addita la via d'onor!
ARRIGOAh! parla, ah! cedi - al mio tormento.
ARRIGOPietà, pietade del mio dolor;
ARRIGOUn sol tuo sguardo, un solo accento
ARRIGOSalvar mi ponno da tanto orror!
dopo aver guardato un istante Procida ed Arrigo in silenzio, s'avanza verso questi con commozione
ELENAIn fra di noi si oppone
ELENAUna barriera eterna!
ELENADel fratel l'ombra fiera a me comparve...
ELENALa veggo!... innanzi sta!... grazia, perdono!
ELENAArrigo!... ah!... tua non sono!
ARRIGOChe dicesti?
Gran Dio!
ELENAQuest'imeneo
ELENAGiammai si compirà!
con disperazione
ARRIGOO mio deluso amore!
con furore
O tradita vendetta!
ELENAVa! t'invola all'altar! Speranze, addio!
Morrò! ma il tolgo a crudo fato e rio!
ARRIGOM'ingannasti, o traditrice,
ARRIGOSulla fé de' tuoi sospir;
ARRIGOOr non resta a me infelice
ARRIGOChe poterti maledir!
ARRIGOTu spergiura, disleale, -
ARRIGOMi piagasti a morte il cor!...
ARRIGODunque addio, beltà fatale,
ARRIGOPer te moro di dolor!
ELENANo, non sono traditrice,
ELENANé mentirono i sospir!
ELENA(Or non resta a me infelice
ELENAChe salvarlo e poi morir!
ELENANon morrà quel cor leale,
ELENAIo l'involo a reo furor!
ELENATaccia il bronzo ormai fatale,
ELENAPrecursor di Strage e orror!)
PROCIDATu fingevi, o traditrice,
PROCIDADi voler con noi morir,
PROCIDAMa volgesti, o ingannatrice,
PROCIDAA rea fiamma i tuoi sospir!
PROCIDAOnta eterna al disleale,
PROCIDAChe tradì la fé, l'onor;
PROCIDALa mia voce omai fatale
PROCIDASu lui chiami il disonor!
scorgendo la disperazione d'Arrigo che vuole allontanarsi
ELENAPiù a lungo il tuo disdegno
ad Arrigo
ELENAIo sopportar non posso!
ELENATutto saprai!... per te disfido e sprezzo...
basso ad Elena che rimane interdetta
PROCIDAE l'infamia e il disprezzo.
ARRIGOEbben, prosegui! il vo' saper!
forte
PROCIDAProsegui!
PROCIDADi tuo fratello agli assassini or vendi
a bassa voce
PROCIDALa Sicilia e gli amici!
ELENAAh! no, nol posso!
ELENAMa non mentiva il labbro
correndo presso Arrigo
ELENAQuando amor ti giurò!
ELENAIo t'amo, ed esser tua giammai potrò!
con sfogo di tenerezza
ARRIGOM'ingannasti, o traditrice,
ecc., ecc.
SYSTEMSCENA ULTIMA
Detti, Monforte con tutti i Cavalieri Francesi e le Dame che escono dal palazzo a diritta.
correndo a Monforte
ARRIGODeh! vieni; il mio mortale
ARRIGODolor ti mova, o padre, il caro nodo
ARRIGOChe io cotanto ambia,
ARRIGODel fratello al pensier, Elena
ARRIGOinfrange!
MONFORTEErrore! invan ritrosa
MONFORTEPugni contro il tuo core: ei m'è palese
piano ad Elena
MONFORTELo credi!... l'ami!... egli ti adora; ed io
MONFORTEChe nomaste tiranno, vo' per voi
sorridente
MONFORTEEsserlo ancora; a me le destre, o figli!
unendo le loro destre
MONFORTEV'unisco, o nobil coppia!
PROCIDAE voi, segnal felice,
PROCIDABronzi, echeggiate!
In piedi sugli scalini del fondo e alzando la mano
ELENANo, impossibil fia!
MONFORTEDi gioia al suon che lieto in aria echeggia,
MONFORTEGiura!...
ELENANo!... mai!... nol posso!... ah! lassi voi!
si sente la campana
ELENAT'allontana! va! fuggi!
MONFORTEE perché mai?
ELENANon odi tu le grida?...
MONFORTEÈ il popol che ci aspetta.
ELENAÈ il bronzo annunciator...
ARRIGODi gioia!
con forza
PROCIDADi vendetta!
Dall'alto della gradinata, e da ogni parte accorrono i Siciliani, uomini e donne, con torce, spade e Pugnali
COROVendetta! vendetta!
COROCi guidi il furor!
COROGià l'odio ne affretta
COROLe stragi e l'orror!
COROVendetta, vendetta
COROÈ l'urlo del cor!
Procida ed i Siciliani si scagliano su Monforte e sui Francesi.
Cala la tela.