Vattene pur, crudel, con quella pace

Monteverdi, Claudio

»Vattene pur, crudel, con quella pace

che lasci a me; vattene, iniquo, omai.

Me tosto ignudo spirt'ombra seguace

indivisibilmente a tergo avrai.

Nova furia, co' serpi e con la face

tanto t'agiterò quanto t'amai.

E s'è destin ch'esca del mar, che schivi

li scogli e l'onde e che a la pugna arrivi,

là tra 'l sangue e le morti egro giacente

mi pagherai le pene, empio guerriero.

Per nome Armida chiamerai sovente

ne gli ultimi singulti: udir ciò spero.«

Or qui mancò lo spirto a la dolente,

né quest'ultimo suono espress'intero;

e cadde tramortita e si diffuse

di gelato sudor e i lumi chiuse.

Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto

quanto mirar poté d'intorno scorse.

»Ito se n'è pur« disse »ed ha potuto

me qui lasciar de la mia vita in forse?

Né un momento indugiò, né un breve aiuto

nel caso estremo il traditor mi porse?

Ed io pur anco l'amo, e in questo lido

invendicata ancor piango e m'assido?«