Capriccio

G. Malipiero

Son troppo sazia,

non ne vo' più:

cantar sempre d 'amore,

nè mai cangiar tenore,

è una cosa che sazia,

è una gran servitù.

Son troppo sazia,

non ne vo' più.

Non si parli d'amore: sen vada in bando:

cantiam d'altro, mio cor: cantiam d'Orlando.

Era Orlando innamorato,

forsennato,

per Angelica la bella.

O pazzerella:

ecco che amor torna in isteccato.

Tosto volgiamo i carmi

dove si tratta sol di guerre e d'armi.

Troiani, a battaglia:

già de le spade ostili appare il lampo:

tutta l'Europa è in campo;

omai non può tardar che non v'assaglia:

Troiani, a battaglia.

Già sentite la tromba,

come rimbomba;

quanto cada la spada,

sentirete come taglia:

Troiani, a battaglia

correte a difendere

la famosa rapina

di beltà peregrina,

di quella gran beltà ch'amor rapì.

Sia maledetto amor: eccolo qui.

Che gran disgrazia

sempre amor per tutto fu.

Son troppo sazia,

non ne vo'più.

Ma, lassa, che farò perchè da me

amor rivolga il piè?

Mai dal cor non si divide,

nel pensier sempre soggiorna:

s'io 'l minaccio, ed ei si ride;

s'io 'l discaccio, ed ei ritorna.

Mio cor, che puoi far tu,

che far poss'io, per non parlarne più?

Ah, che un 'alma innamorata,

o felice sventurata,

abbia pure o guerra o pace,

sol non parla d'amore allor che tace.