O miei tristi pensier, che vergognosi

Paisiello, Giovanni

O miei tristi pensier, che vergognosi

dentro il sen v'ascondete, or che siam soli

uscite fuor dell'affannoso petto.

Che mi giova, a dispetto

delli natali miei, della mia sorte,

aver saputo co' lo scaltro ingegno

una corona, un regno

e il titolo acquistar di re de' Corsi,

se timido e meschino

son costretto a fuggir ed a celarmi?

E a qual birbon della più vil canaglia

Genova pon sul capo mio la taglia?

In ciaschedun che incontro

un assassin pavento,

a ogni passo un'insidia, un tradimento,

un colpo d'archibuso o di pistola,

o un coltel nella gola;

se desino, se ceno,

temo ch'ogni boccon non sia veleno,

e in mezzo a tanti guai per tormentarmi

mancava l'ostessina,

quella crudel che ognora

quanto mi sprezza più, più m'innamora.