Don Carlo

Verdi, Giuseppe

Don Carlo (versione 1884 in quattro atti)

FILIPPO II, Re di Spagna (Basso)

DON CARLO, Infante di Spagna (Tenore)

RODRIGO, Marchese di Posa (Baritono)

IL GRANDE INQUISITORE, cieco, nonagenario (Basso)

UN FRATE (Basso)

ELISABETTA DI VALOIS (Soprano)

LA PRINCIPESSA EBOLI (Mezzosoprano)

TEBALDO, paggio d'Elisabetta (Soprano)

LA CONTESSA D'AREMBERG (Mima)

IL CONTE DI LERMA (Tenore)

UN ARALDO REALE (Tenore)

CORODeputati fiamminghi, Inquisitori, Signori e Dame della Corte di Spagna, Popolo, Paggi, Guardie di Filippo II, Frati, Famigliari del Santo Uffizio, Soldati, Magistrati, Deputati delle provincie dell'Impero spagnuolo

SYSTEMATTO PRIMO

SYSTEMPARTE PRIMA

Il Chiostro del Convento di San Giusto.

A destra una cappella illuminata. Vi si vede attraverso ad un cancello dorato la tomba di Carlo V. A sinistra, porta che mena all'esterno. In fondo la porta interna del Chiostro. Giardino con alti cipressi. È l'alba.

SYSTEMSCENA PRIMA

Coro di Frati, un Frate, poi Don Carlo. Il Coro salmeggia dalla cappella. Sulla scena un Frate, prostrato innanzi alla tomba, prega sottovoce.

COROCarlo il sommo imperatore

CORONon è più che muta polve:

CORODel celeste suo fattore

COROL'alma altera or trema al piè.

IL FRATEEi voleva regnare sul mondo

IL FRATEObblïando Colui che nel ciel

IL FRATESegna agli astri il cammino fedel.

IL FRATEL'orgoglio immenso fu, fu l'error suo profondo.

COROCarlo il sommo imperatore

CORONon è più che muta polve:

CORODel celeste suo fattore

COROL'alma altera or trema al piè.

COROSignore, il tuo furor non piombi sul suo cor. Pietà! Signor...

IL FRATEGrande è Dio sol - e s'Ei lo vuol.

IL FRATEFa tremar la terra e il ciel.

IL FRATEMisericorde Iddio,

IL FRATEPietoso al peccator, all'alma addolorata

IL FRATEDà requie e dà il perdon, che scendono dal ciel!

Il giorno spunta lentamente. Don Carlo pallido ed esterrefatto erra sotto le vòlte del chiostro. Si arresta per ascoltare, e si scopre il capo. S'ode suonar una campana. Il Coro dei Frati esce dalla cappella, traversa la scena e si perde nei corridoi del chiostro.

SYSTEMSCENA SECONDA

Don Carlo, il Frate tuttora in preghiera

DON CARLOIo l'ho perduta! Oh potenza suprema!

DON CARLOUn altro... ed è mio padre... un altro... e questi è il Re,

DON CARLOLei che adoro m'ha rapita!

DON CARLOLa sposa a me promessa! Ah! quanto puro e bel

DON CARLOFu il dì senza doman, in cui, ebri di speme,

DON CARLOC'era dato vagar, nell'ombra, soli insieme,

DON CARLONel dolce suol di Francia,

DON CARLONella foresta di Fontainebleau!

DON CARLOIo la vidi e il suo sorriso

DON CARLONuovo un cielo apriva a me!

DON CARLOAhi! per sempre or m'ha diviso

DON CARLODa quel core un padre, un Re!

DON CARLONon promette un dì felice

DON CARLODi mia vita il triste albor...

DON CARLOM'hai rubato, o incantatrice,

DON CARLOCor e speme, sogni... amor!

che si è fermato per porgere ascolto ai detti di Don Carlo

IL FRATEIl duolo della terra

IL FRATENel chiostro ancor t'insegue;

IL FRATEDel core sol la guerra

IL FRATEIn ciel si calmerà.

Suona la campana. Il Frate si rimette in cammino

DON CARLOLa sua voce!... Il cor mi trema...

DON CARLOMi pareva... qual terror!

DON CARLOVeder l'Imperator, che nelle lane

DON CARLOIl serto asconde e la lorica d'ôr.

DON CARLOÈ voce che nel chiostro appaia ancor!

nell'interno, allontanandosi sempre più

IL FRATEDel cor la guerra in ciel si calmerà.

SYSTEMSCENA TERZA

Don Carlo, Rodrigo

RODRIGOÈ lui!... desso... l'Infante!

DON CARLOO mio Rodrigo!

DON CARLOSei tu! sei tu, che stringo al seno?

RODRIGOAltezza!

RODRIGOO mio prence e signor!

DON CARLOE il ciel che a me t'invia nel mio dolor,

DON CARLOAngiol consolator!

RODRIGOL'ora suonò; te chiama il popolo fiammingo!

RODRIGOSoccorrer tu lo dêi; ti fa suo salvator!

RODRIGOMa che vid'io! quale pallor, qual pena!...

RODRIGOUn lampo di dolor sul ciglio tuo balena!

RODRIGOMuto sei tu!... Sospiri! Hai tristo il cor!

Con trasporto d'affetto

RODRIGOCarlo mio, con me dividi

RODRIGOIl tuo pianto, il tuo dolor!

DON CARLOMio salvator, mio fratel, mio fedele,

DON CARLOLascia ch'io pianga in seno a te!

RODRIGOVersami in cor il tuo strazio crudele,

RODRIGOL'anima tua non sia chiusa per me!

RODRIGOParla!

DON CARLOIl vuoi tu? La mia sventura apprendi,

DON CARLOE qual orrendo strale

DON CARLOIl cor mi trapassò!

DON CARLOAmo... d'insano amor... Elisabetta!

inorridito

RODRIGOTua madre! Giusto ciel!

DON CARLOQuale pallor!

DON CARLOLo sguardo chini al suol!

DON CARLOAhi! tristo me,

DON CARLOTu stesso, o mio Rodrigo,

DON CARLOT'allontani da me?

RODRIGONo!... no, Rodrigo

RODRIGOAncora t'ama! Io tel posso giurar.

RODRIGOSoffri? per me l'universo dispar!

RODRIGOQuesto arcano dal Re non fu

RODRIGOsorpreso ancora?

DON CARLONo.

RODRIGOOttien dunque da lui di partir per la Fiandra.

RODRIGOTaccia il tuo cor, - degna di te

RODRIGOOpra farai, - apprendi omai

RODRIGOIn mezzo a gente oppressa a divenir un Re!

DON CARLOTi seguirò, fratello.

odesi il suono d'una campana

RODRIGOAscolta! il santo asil s'apre già; qui verranno

RODRIGOFilippo e la Regina.

DON CARLOElisabetta!

RODRIGORinfranca accanto a me lo spirto che vacilla!

RODRIGOSerena ancor tua stella in alto brilla.

RODRIGODomanda al ciel dei forti la virtù!

DON CARLODio che

DON CARLOnell'alma infondere

DON CARLOAmor volesti e speme,

DON CARLODesio nel core accendere

DON CARLOTu déi di libertà.

DON CARLOGiuriam insiem di vivere

DON CARLOE di morire insieme;

DON CARLOIn terra, in ciel congiungere

DON CARLOCi può la tua bontà.

RODRIGOS'inoltrano.

DON CARLOOh terror! Al sol vederla io tremo!

Filippo, conducendo Elisabetta, appare in mezzo ai Frati. Rodrigo s'è allontanato da Don Carlo che s'inchina innanzi al Re cupo e sospettoso. Egli cerca di frenar la sua emozione. Elisabetta trasale nel riveder Don Carlo. Il Re e la Regina si avanzano, e vanno verso la cappella ov'é la tomba di Carlo V, dinanzi alla quale Filippo s'inginocchia per un istante a capo scoperto; quindi prosegue il suo cammino colla Regina

di dentro nel mentre passa il Re

COROCarlo il sommo imperatore

CORONon è più che muta polve:

CORODel celeste suo fattore

COROL'alma altera or trema al piè.

RODRIGOCoraggio!

DON CARLOEi la fe' sua! Sventura!

DON CARLOIo l'ho perduta!

RODRIGOVien presso a me; più forte il core avrai!

con entusiasmo

DON CARLOInsiem vivremo, e moriremo insieme!

Partono

SYSTEMPARTE SECONDA

Un sito ridente alle Porte del Chiostro di S. Giusto. Una fontana; sedili di zolle; gruppi d'aranci, di pini e di lentischi. All'orizzonte le montagne azzurre dell'Estremadura. In fondo a destra, la porta del Convento. Vi si ascende per qualche gradino.

SYSTEMSCENA PRIMA

La Principessa d'Eboli, Tebaldo, la Contessa d'Aremberg, Dame della Regina, Paggi

Le Dame sono assise sulle zolle intorno alla fonte. I Paggi sono in piedi intorno ad esse. Un paggio tempra una mandolina.

COROSotto ai folti, immensi abeti,

COROChe fan d'ombre e di quieti

COROMite schermo al sacro ostel,

CORORipariamo e a noi ristori

CORODieno i rezzi ai vivi ardori,

COROChe su noi dardeggia il ciel!

entra in scena colla Principessa d'Eboli

TEBALDODi mille fior covresi il suolo,

TEBALDODei pini s'ode - il susurrar,

TEBALDOE sotto l'ombra - aprir il volo

TEBALDOQui l'usignolo - più lieto par.

COROBello è udire in fra le piante

COROMormorar la fonte amante

COROStilla a stilla, i suoi dolor!

COROE, se il sole è più cocente,

COROBello è l'ore far men lente

COROIn fra l'ombre e in mezzo ai fior!.

EBOLITra queste mura pie la Regina di Spagna

EBOLIPuò sola penetrar.

EBOLIVolete voi, compagne, già che le stelle in ciel

EBOLISpuntate ancor non son,

EBOLICantare una canzon?

COROSeguir vogliam il tuo capriccio,

COROO principessa: attente udrem.

a Tebaldo

EBOLIA me recate la mandolina:

EBOLIE cantiam tutte insiem.

EBOLICantiam la canzon saracina,

EBOLIQuella del Velo, propizia all'amor.

il Paggio l'accompagna sulla mandolina

EBOLINei giardin - del bello

EBOLISaracin - ostello,

EBOLIAll'olezzo, - al rezzo

EBOLIDegli allòr - dei fior

EBOLIUna bella - almèa,

EBOLITutta chiusa in vel,

EBOLIContemplar parea

EBOLIUna stella in ciel.

EBOLIMohammed, re moro,

EBOLIAl giardin sen va;

EBOLIDice a lei: “t'adoro,

EBOLIO gentil beltà;

EBOLIVien', a sé t'invita

EBOLIPer regnar il re;

EBOLILa regina ambita

EBOLINon è più da me”.

COROTessete i veli,

COROVaghe donzelle,

COROMentr'è nei cieli

COROL'astro maggior.

COROSono i veli, al brillar delle stelle,

COROSono i veli più cari all'amor.

EBOLI“Ma discerno appena,

Chiaro il ciel non è

EBOLII capelli - belli,

EBOLILa man breve, il piè.

EBOLIDeh! solleva il velo

EBOLIChe t'asconde a me;

EBOLIEsser come il cielo

EBOLISenza vel tu de'”.

EBOLISe il tuo cor vorrai

EBOLIA me dar in don,

EBOLIIl mio trono avrai,

EBOLIChé sovrano io son.

EBOLITu lo vuoi? t'inchina,

EBOLIAppagar ti vo'.

EBOLIAllah! la regina!”.

EBOLIMohammed sclamò.

COROTessete i veli,

COROVaghe donzelle,

COROFinch'è nei cieli

COROL'astro maggior.

COROSono i veli, al brillar delle stelle,

COROSono i veli più cari all'amor.

SYSTEMSCENA SECONDA

Detti, Elisabetta, uscendo dal Convento

COROLa Regina!

fra sé

EBOLI(Un'arcana

EBOLIMestizia sul suo core pesa ognora).

sedendo presso il fonte

ELISABETTAUna canzon qui lieta risuonò.

Tra sé

Ahimè! spariro i dì che lieto era il mio core!

SYSTEMSCENA TERZA

Detti e Rodrigo

Rodrigo appare nel fondo. Tebaldo s'avanza verso di lui, gli parla un momento a voce bassa, poi torna alla Regina

presentando Rodrigo

TEBALDOIl marchese di Posa, grande di Spagna.

inchinandosi alla Regina, poi covrendosi

RODRIGODonna!

RODRIGOPer Vostra Maestà, l'augusta madre un foglio

RODRIGOMi confidò in Parigi.

Porge la lettera alla Regina; poi aggiunge sottovoce, dandole un biglietto insieme al real foglio

Leggete in nome della grazia eterna!

Mostrando la lettera alle Dame

RODRIGOEcco il regal suggello, i fiordalisi d'or.

Elisabetta rimane un momento confusa, immobile, mentre Rodrigo si avvicina alla Principessa d'Eboli

a Rodrigo

EBOLIChe mai si fa nel suol francese,

EBOLICosì gentil, così cortese?

ad Eboli

RODRIGOD'un gran torneo si parla già,

RODRIGOE del torneo il Re sarà.

guardando il biglietto, fra sé

ELISABETTA(Ah! non ardisco - aprirlo ancor;

ELISABETTASe il fo, tradisco - del Re l'onor.

ELISABETTAPerché tremo! Quest'alma è pura ancor.

ELISABETTAIddio mi legge in cor).

a Rodrigo

EBOLISon le Francesi gentili tanto

EBOLIE d'eleganza, di grazia han vanto.

ad Eboli

RODRIGOIn voi brillare sol si vedrà

RODRIGOLa grazia insieme alla beltà.

a Rodrigo

EBOLIÈ mai ver che alle feste regali

EBOLILe Francesi hanno tali beltà,

EBOLIChe nel cielo sol trovano rivali?

ad Eboli

RODRIGOLa più bella mancar lor potrà.

fra sé leggendo il biglietto

ELISABETTA(Per la memoria che ci lega, in nome

ELISABETTAD'un passato a me caro,

ELISABETTAV'affidate a costui, ven prego. CARLO).

a Rodrigo

EBOLINei balli a Corte, pei nostri manti

EBOLILa seta e l'oro sono eleganti?

ad Eboli

RODRIGOTutto sta bene allor che s'ha

RODRIGOLa vostra grazia e la beltà.

a Rodrigo

ELISABETTAGrata io son - Un favor chiedete alla Regina.

vivamente

RODRIGOAccetto e non per me.

tra sé

Io mi sostengo appena!

a Rodrigo

EBOLIChi più degno di voi può sue brame veder

EBOLIAppagate?

tra sé

Oh terror!

EBOLIDitelo! Chi?

ELISABETTAChi mai?

RODRIGOCarlo, ch'è sol - il nostro amore,

RODRIGOVive nel duol - su questo suol.

RODRIGOE nessuna sa - quanto dolore

RODRIGODel suo bel cor - fa vizzo il fior.

RODRIGOIn voi la speme - è di chi geme;

RODRIGOS'abbia la pace ed il vigor.

RODRIGODato gli sia - che vi riveda,

RODRIGOSe tornerà - salvo sarà.

tra sé

EBOLI(Un dì che presso alla sua madre io stava

EBOLIVidi Carlo tremar... Amor avria per me?..)

tra sé

ELISABETTA(La doglia in me si aggrava,

ELISABETTARivederlo è morir!)

tra sé

Perché celarlo a me?

RODRIGOCarlo del Re - suo genitore

RODRIGORinchiuso il core - ognor trovò,

RODRIGOEppur non so - chi dell'amore

RODRIGOSaria più degno - ah, inver no'l so.

RODRIGOUn solo, un sol - detto d'amore

RODRIGOSparire il duol - faria dal core;

RODRIGODato gli sia - che vi riveda,

RODRIGOSe tornerà - salvo sarà.

con dignità e risoluzione a Tebaldo che s'è avvicinato

ELISABETTAVa, pronta io sono il figlio a riveder.

fra sé agitata

Oserà mai?... potesse aprirmi il cor!

Rodrigo prende la mano della principessa d'Eboli e s'allontana con lei parlando sottovoce

SYSTEMSCENA QUARTA

Detti, e Don Carlo

Don Carlo si mostra condotto da Tebaldo. Rodrigo parla sommesso a Tebaldo che entra nel convento. Don Carlo s'avvicina lentamente ad Elisabetta e s'inchina senza alzar lo sguardo su di lei. Elisabetta, contenendo a fatica la sua emozione, ordina a Don Carlo di avvicinarsi. Rodrigo ed Eboli scambiano dei cenni con le Dame, si allontanano, e finiscono per disperdersi tra gli alberi. La Contessa d'Aremberg e le due Dame restano sole in piedi, a distanza, impacciate del contegno che debbono avere. A poco a poco la Contessa e le Dame vanno di cespuglio in cespuglio cogliendo qualche fiore, e si allontanano.

prima con calma, poi animandosi gradatamente

DON CARLOIo vengo a domandar grazia alla mia Regina.

DON CARLOQuella che in cor del Re tiene il posto primiero

DON CARLOPotrà solo ottener questa grazia per me.

DON CARLOQuest'aura m'è fatal, m'opprime, mi tortura,

DON CARLOCome il pensier d'una sventura,

DON CARLOCh'io parta! Egli è mestier! Andar mi faccia il Re.

DON CARLONelle Fiandre.

commossa

ELISABETTAMio figlio!

con veemenza

DON CARLOTal nome no; ma quel

DON CARLOD'altra volta!...

Elisabetta vuol allontanarsi, Don Carlo supplichevole l'arresta

DON CARLOInfelice! più non reggo.

DON CARLOPietà! Soffersi tanto; pietà! chè avaro il ciel

DON CARLOUn giorno sol mi diè, e poi rapillo a me!

Rodrigo ed Eboli attraversano la scena con versando

con un'emozione frenata

ELISABETTAPrence, se vuole Filippo udire

ELISABETTALa mia preghiera, verso la Fiandra

ELISABETTADa lui rimessa in vostra man

ELISABETTABen voi potrete partir doman.

Rodrigo ed Eboli sono partiti. Elisabetta fa un cenno d'addio a Don Carlo e vuole allontanarsi

DON CARLOCiel! non un sol, un solo accento

DON CARLOPer un meschino ch'esul sen va!

DON CARLOAh! perché mai parlar non sento

DON CARLONel vostro core qualche pietà!

DON CARLOAhimè! quest'alma è nel martirio,

DON CARLOHo in core un gel...

DON CARLOInsan! piansi, pregai nel mio delirio,

DON CARLOMi volsi a un gelido marmo d'avel.

commossa

ELISABETTAPerché,

ELISABETTAperché accusar il cor d'indifferenza?

ELISABETTACapir dovreste il nobil mio silenzio.

ELISABETTAIl dover, come un raggio al guardo mio brillò.

ELISABETTAGuidata da quel raggio io moverò.

ELISABETTALa speme pongo in Dio, nell'innocenza!

con voce morente

DON CARLOPerduto ben - mio sol tesor,

DON CARLOTu splendor - di mia vita!

DON CARLOUdire almen - ti possa ancor.

DON CARLOQuest'alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!

ELISABETTAClemente Iddio, - così bel cor

ELISABETTAAcqueti il suo duol nell'obblio;

ELISABETTAO Carlo, addio, - su questa terra

ELISABETTAVivendo accanto a te mi crederei nel ciel!

con esaltazione

DON CARLOO prodigio! Il mio cor s'affida, si consola;

DON CARLOIl sovvenire del dolor s'in vola,

DON CARLOIl ciel pietà sentì di tanto duol.

DON CARLOIsabella, al tuo piè morir io vo' d'amor...

Cade privo di sensi al suolo

reclinata su Don Carlo

ELISABETTAClemente Iddio, la vita manca

ELISABETTANell'occhio suo che lagrimò.

ELISABETTABontà celeste, deh! tu rinfranca

ELISABETTAQuel nobile core che sì penò.

ELISABETTAAhimè! l'uccide il rio dolore,

ELISABETTATra le mie braccia io lo vedrò

ELISABETTAMorir d'affanno, morir d'amore...

ELISABETTAColui che il cielo mi destinò!...

nel delirio

DON CARLOQual voce a me dal ciel scende a parlar d'amore?...

DON CARLOElisabetta! tu... sei tu, bell'adorata,

DON CARLOAssisa accanto a me come ti vidi un dì!...

DON CARLOAh! il ciel s'illuminò, la selva rifiorì!...

ELISABETTAO delirio! o terror!

rinvenendo

DON CARLOAlla mia

DON CARLOtomba, Al sonno dell'avel

DON CARLOSottrarmi perché vuoi, spietato ciel!

ELISABETTACarlo!

DON CARLOSotto il mio piè

DON CARLOdischiudasi la terra,

DON CARLOSia pure il capo mio dal fulmine colpito,

DON CARLOIo t'amo, Elisabetta!... Il mondo è a me sparito!

La prende tra le braccia

scostandosi con violenza

ELISABETTACompi l'opra a svenar corri il padre,

ELISABETTAEd allor del suo sangue macchiato

ELISABETTAAll'altar puoi menare la madre.

retrocedendo atterrito e fuggendo disperato

DON CARLOAhi! maledetto io son!

cadendo in ginocchio

ELISABETTAIddio su noi vegliò!

SYSTEMSCENA QUINTA

Filippo, Elisabetta, Tebaldo, la Contessa d'Aremberg, Rodrigo, Eboli, Coro, Paggi, entrando successivamente

uscendo precipitosamente dal chiostro

TEBALDOIl Re!

ad Elisabetta

FILIPPOPerché qui sola è la Regina?

FILIPPONon un dama almeno presso di voi serbaste?

FILIPPONota non v'è la legge mia regal?

FILIPPOQuale dama d'onor esser dovea con voi?

La Contessa d'Aremberg esce tremante dalla calca e si presenta al Re

alla contessa

FILIPPOContessa, al nuovo sol in Francia tornerete.

La Contessa d'Aremberg scoppia in lacrime. Tutti guardano la Regina con sorpresa

La regina egli offende!

ELISABETTANon pianger, mia compagna,

ELISABETTALenisci il tuo dolor.

ELISABETTABandita sei di Spagna

ELISABETTAMa non da questo cor

ELISABETTACon te del viver mio

ELISABETTAL'alba fu lieta ancor:

Ritorna al suoi natio,

ELISABETTATi seguirà il mio cor.

dà un anello alla Contessa

ELISABETTARicevi estremo pegno

ELISABETTADi tutto il mio favor.

ELISABETTACela l'oltraggio indegno

ELISABETTAOnde arrossisco ancor.

ELISABETTANon dir del pianto mio,

ELISABETTADel crudo mio dolor;

Ritorna al suol natio,

ELISABETTATi seguirà il mio cor.

RODRIGOSpirto gentile e pio,

RODRIGOAcqueta il tuo dolor.

tra sé

FILIPPO(Come ai cospetto mio

FILIPPOInfinge un nobil cor!)

La Regina si separa piangendo dalla Contessa ed esce sorreggendosi alla Principessa d'Eboli. Il Coro la segue

SYSTEMSCENA SESTA

Filippo e Rodrigo, poi il Conte di Lerma e alcuni Signori

A Rodrigo che vuol uscire

FILIPPORestate!

Rodrigo pone un ginocchio a terra; Poi s'avvicina al Re e si covre il capo senz'alcun impaccio

FILIPPOPresso della mia persona

FILIPPOPerché d'esser ammesso voi non chiedeste ancor?

FILIPPOIo so ricompensar tutt'i miei difensor;

FILIPPOVoi serviste, lo so, fido alla mia corona.

RODRIGOSperar che mai potrei dal favore dei Re?

RODRIGOSire, pago son io, la legge è scudo a me.

FILIPPOAmo uno spirto altier. L'audacia la perdono...

FILIPPONon sempre... Voi lasciaste della guerra il mestier;

FILIPPOUn uomo come voi, soldato d'alta stirpe

FILIPPOInerte può restar?

RODRIGOOve alla Spagna una spada bisogni,

RODRIGOUna vindice man, un custode all'onor,

RODRIGOBentosto brillerà la mia di sangue intrisa!

FILIPPOBen lo so.. ma per voi che far poss'io?

RODRIGONulla per me, ma per altri...

FILIPPOPer altri?

FILIPPOChe vuoi tu dir?

RODRIGOIo parlerò, se grave,

RODRIGOSire, non v'è.

FILIPPOFavella!

RODRIGOO signor, di Fiandra arrivo,

RODRIGOQuel paese un dì sì bel;

RODRIGOD'ogni luce or fatto privo

RODRIGOSpira orror, par muto avel!

RODRIGOL'orfanel che non ha un loco

RODRIGOPer le vie piangendo va;

RODRIGOTutto struggon ferro e foco,

RODRIGOE bandita la pietà.

RODRIGOLa riviera che rosseggia

RODRIGOScorrer sangue al guardo par;

RODRIGODella madre il grido echeggia

RODRIGOPei figliuoli che spirar.

RODRIGOSia benedetto Iddio,

RODRIGOChe narrar lascia a me

RODRIGOQuest'agonia crudel,

RODRIGOPerché sia nota al Re.

FILIPPOCol sangue sol potei la pace aver del mondo;

FILIPPOIl brando mio calcò l'orgoglio ai novator'

FILIPPOChe illudono le genti con sogni mentitor'...

FILIPPOLa morte in questa man ha un avvenir fecondo.

RODRIGOChe! voi pensate, seminando morte,

RODRIGOPiantar per gli anni eterni?

FILIPPOVolgi un guardo alle Spagne!

FILIPPOL'artigian cittadin, la plebe alle campagne

FILIPPOA Dio fedele e al Re un lamento non ha!

FILIPPOLa pace istessa io dono alle mie Fiandre!

con impeto

RODRIGOOrrenda,

RODRIGOorrenda pace! La pace è dei sepolcri!

RODRIGOO Re, non abbia mai

RODRIGODi voi l'istoria a dir: Ei fu Neron!

RODRIGOQuesta è la pace che voi date al mondo?

RODRIGODesta tal don terror, orror profondo!

RODRIGOÈ un carnefice il prete, un bandito ogni armier!

RODRIGOIl popol geme e si spegne tacendo,

RODRIGOÈ il vostro imper deserto immenso, orrendo,

RODRIGOS'ode ognun a Filippo maledir!

RODRIGOCome un Dio redentor, l'orbe inter rinnovate,

RODRIGOV'ergete a voi sublime, sovra d'ogn'altro re!

RODRIGOPer voi si allieti il mondo! Date la libertà!

FILIPPOOh strano sognator!

FILIPPOTu muterai pensier, se il cor dell'uomo

FILIPPOConoscerai, qual Filippo, il conosce!

FILIPPOEd or... non più!... Ha nulla inteso il

FILIPPORe... No - non temer!

FILIPPOMa ti guarda dal grande Inquisitor!

RODRIGOSire!

FILIPPOTu resti in mia regal presenza

FILIPPOE nulla ancora hai domandato al Re?

FILIPPOIo voglio averti a me daccanto!...

RODRIGOSire!

RODRIGOQuel ch'io son vo' restar...

FILIPPOSei troppo altier!

FILIPPOOsò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio...

FILIPPODel capo mio, che grava la corona,

FILIPPOL'angoscia apprendi e il duol!

FILIPPOGuarda dentro alla reggia! l'affanno la circonda,

FILIPPOSgraziato genitor! sposo più triste ancor!

RODRIGOSire, che dite mai?

FILIPPOLa Regina... un sospetto mi tortura...

FILIPPOMio figlio!...

con impeto

RODRIGOFiera ha l'alma insiem e pura!

con esplosione di dolore

FILIPPONulla val sotto al ciel il ben ch'ei tolse a me!

Rodrigo, spaventato, guarda Filippo, senza nspondere

FILIPPOIl lor destino affido a te!

FILIPPOScruta quei cor, che un folle amor trascina!

FILIPPOSempre lecito è a te di scontrar la Regina!

FILIPPOTu, che sol sei un uom, in questo stuolo uman,

FILIPPORipongo il cor nella leal tua man!

a parte, con trasporto di gioia

RODRIGOInaspettata aurora in ciel appar!

RODRIGOS'aprì quel cor, che niuno osò scrutar!

FILIPPOPossa cotanto dì la pace a me tornar!

RODRIGOOh sogno mio divin! oh gloriosa speme!

Il Re stende la mano a Rodrigo, che piega il ginocchio e gliela bacia

La tela cade rapidamente

SYSTEMATTO SECONDO

SYSTEMPARTE PRIMA

I Giardini della Regina a Madrid

SYSTEMSCENA PRIMA

Un boschetto chiuso. In fondo, sotto un arco di verzuira, una statua con una fontana. Notte chiara

leggendo un biglietto

DON CARLO“A mezzanotte

DON CARLOAi giardini della Regina

DON CARLOSotto agli allòr della fonte vicina. ”

DON CARLOE mezzanotte; udire

DON CARLOMi pare il mormorio del Vicin fonte...

DON CARLOEbbro d'amor, ebbro di gioia il cor,

DON CARLOElisabetta, mio ben, mio tesor,

DON CARLOIo t'aspetto!... A me vien!...

SYSTEMSCENA SECONDA

Don Carlo, Eboli, velata

ad Eboli da lui creduta la Regina

DON CARLOSei tu, bella adorata,

DON CARLOChe appari in mezzo ai fior!

DON CARLOSei tu! l'alma beata

DON CARLOGià scorda il suo dolor.

DON CARLOO cagion del mio contento,

DON CARLOIo parlar ti posso almen!

DON CARLOO cagion del mio tormento,

DON CARLOSì, sei tu, amor mio, mio ben!

tra sé

Un tanto amor gioia è per me suprema!

DON CARLOL'universo obbliam! te

DON CARLOsola, o cara, io bramo!

DON CARLOPassato più non ho - non penso all'avvenir!

DON CARLOIo t'amo! io t'amo!

EBOLIAh! possa allor l'amor

EBOLIIl tuo cor al mio cor per sempre unir!

Si toglie la maschera

con dolore, tra sé

Dio! Non è la Regina!

EBOLIO ciel! Qual mai pensiero

EBOLIVi tien pallido, immoto, e fa gelido il labbro?

EBOLIQual sorge tra noi spettro?

EBOLINon credete al mio cor, che batte sol per voi?

EBOLIV'è ignoto forse, - ignoto ancora

EBOLIQual fiero agguato a' piedi vostri sta?

EBOLISul vostro capo, - ad ora, ad ora,

EBOLILa folgore del ciel piombar potrà!

DON CARLODeh! nol credete: - ad ora, ad ora,

DON CARLOPiù denso vedo delle nubi il vel;

DON CARLOSu questo capo - io veggo ognora

DON CARLOPronta a scoppiar la folgore del ciel!

EBOLIUdii dal padre, da Posa istesso

EBOLIIn tuon sinistro - di voi parlar.

EBOLISalvar vi posso. - Io v'amo, io v'amo.

DON CARLORodrigo! qual mistero me si rivelò!

inquieta

EBOLIAh Carlo!...

DON CARLOIl vostro inver è cor celeste,

DON CARLOMa chiuso il mio restar al gaudio de'!

DON CARLONoi facemmo ambedue un sogno strano

DON CARLOPer notte sì gentil, tra il balsamo dei fior.

EBOLIUn sogno! o ciel! Quelle parole ardenti

EBOLIAd altra voi credeste rivolger... forse illuso...

EBOLIQual balen! Quale mistero!...

EBOLIVoi la Regina amate!... Voi!...

atterrito

DON CARLODeh! pietà!

SYSTEMSCENA TERZA

Detti, Rodrigo

RODRIGOChe disse mai! Egli è deliro,

RODRIGONon merta fè - demente egli è!

EBOLIIo nel suo cor - lessi l'amor;

EBOLIOr noto è a me - Ei si perdè.

terribile

RODRIGOChe vuoi dir?

EBOLITutto io so!

RODRIGONon merta fè..

RODRIGOIncauta! Trema! io son...

EBOLIL'intimo sei del Re.

EBOLIIgnoto non è a me

EBOLIMa una nemica io son formidabil e possente:

EBOLIM'è noto il tuo poter - il mio t'è ignoto ancor.

RODRIGOChe mai pretendi dir?

RODRIGORispondi.

EBOLINulla.

SYSTEMA3:

a Rodrigo

EBOLIIl mio furore sfuggite invano,

EBOLIIl suo destin è in questa mano.

ad Eboli

RODRIGOParlar dovete, a noi svelate

RODRIGOQual mai pensier vi trasse qui.

EBOLIIo son la tigre al cor ferita,

EBOLIAlla vendetta l'offesa invita.

RODRIGOSu voi del ciel cadrà il furor.

RODRIGODegl'innocenti è il protettor.

DON CARLOStolto io fui! Mio destino spietato!

DON CARLOD'una madre ecco il nome è macchiato!

DON CARLOMa di Dio sol lo sguardo potrà

DON CARLOIndagare chi colpa non ha.

EBOLIEd io, io che tremava al suo cospetto!...

EBOLIElla volea - quella santa novella

EBOLIDi celesti virtù mascherando il suo cor,

EBOLIIl piacere libar

EBOLIEd intera votar - la coppa dell'amor.

EBOLIer mia fè!... fu ben ardita!

snudando il pugnale

RODRIGOTu qui morrai.

trattenendolo

DON CARLORodrigo!

RODRIGONo; il velen

RODRIGOAncora non stillò quel labbro maledetto!

a Rodrigo

DON CARLORodrigo, frena il cor.

EBOLINon indugiar ancor.

EBOLIPerché tardi a ferir?...

gettando il pugnale

RODRIGONo, mi resta una speme; m'ispirerà il Signor.

SYSTEMA3:

a Carlo

EBOLITrema per te, falso figliuolo,

EBOLILa mia vendetta arriva già.

EBOLITrema per te, fra poco il suolo

EBOLISotto il tuo piè si schiuderà!

DON CARLOTutto ella sa! tremendo duolo!

DON CARLOOppresso il cor forza non ha.

DON CARLOTutto ella sa! Né ancora il suolo

DON CARLOSotto il mio piè si schiuderà?

ad Eboli

RODRIGOTacer tu dêi; rispetta il duolo,

RODRIGOO un Dio severo ti punirà.

RODRIGOTacer tu dêi; trema: il suolo

RODRIGOSotto il tuo piè si schiuderà.

Eboli esce furibonda

SYSTEMSCENA QUARTA

Don Carlo e Rodrigo

RODRIGOCarlo, se mai su te fogli importanti serbi,

RODRIGOQualche lista, un segreto, a me fidargli devi.

titubante

DON CARLOTu! l'intimo del Re!...

RODRIGOSospetti ancor di me!...

DON CARLONo, tu sei la mia speranza.

DON CARLOQuesto cor che sì t'amò

DON CARLOA te chiudere non so.

DON CARLOIn te posi ogni fidanza;

DON CARLOSì, questi fogli importanti ti do.

DON CARLOIo m'abbandono a te.

RODRIGOTu puoi fidar in me.

SYSTEMPARTE SECONDA

Una gran Piazza innanzi Nostra Donna d'Atocha.

A destra la Chiesa, cui conduce una grande scala. A sinistra un palazzo. In fondo, altra scalinata che scende ad una piazza inferiore in mezzo alla quale si eleva un rogo di cui si vede la cima. Grandi edifizi e colline lontane formano l'orizzonte. Le campane suonano a festa. La calca, contenuta appena dagli Alabardieri, invade la scena.

SYSTEMSCENA PRIMA

Coro di Popolo, poi coro di Frati, che menano i condannati.

CORO DI POPOLOSpuntato ecco il dì d'esultanza,

CORO DI POPOLOOnore al più grande de' Re!

CORO DI POPOLOIn esso hanno i popol' fidanza,

CORO DI POPOLOIl mondo è prostrato al suo piè!

CORO DI POPOLOIl nostro amor ovunque l'accompagna,

CORO DI POPOLOE quest'amor giammai non scemerà.

CORO DI POPOLOIl suo nome è l'orgoglio della Spagna,

CORO DI POPOLOE viver deve nell'eternità!

che tra versano la scena conducendo i condannati del Santo Uffizio

CORO DI FRATIIl dì spuntò, dì del terrore,

CORO DI FRATIIl dì tremendo, il dì feral.

CORO DI FRATIMorran, morran! giusto è il rigore

CORO DI FRATIDell'Immortal.

CORO DI FRATIMa di perdón voce suprema

CORO DI FRATIAll'anatema - succederà,

CORO DI FRATISe il peccator all'ora estrema

CORO DI FRATISi pentirà!

Il popolo, rimasto silenzioso per un momento, riprende le grida di gioia. I frati s'allontanano. Le campane suonano di nuovo.

SYSTEMSCENA SECONDA

Detti, Rodrigo, il Conte di Lerma, Elisabetta, Tebaldo, Paggi, Dame, Signori della. Corte, Araldi reali

Marcia. il corteggio esce dal palagio. Tutte le Corporazioni dello Stato, tutta la Corte, i Deputati di tutte le provincie dell'impero, i Grandi di Spagna, Rodrigo è in mezzo ad essi. La Regina in mezzo alle Dame. Tebaldo porta il manto d'Eliabetta, Paggi, ecc., ecc.

Il corteggio si schiera innanzi ai gradini della Chiesa

innanzi alla Chiesa la cui porta è ancora chiusa, tutti si scoprono il capo

L'ARALDO REALESchiuse or sieno le porte del tempio!

L'ARALDO REALEO magion del Signore, t'apri ormai!

L'ARALDO REALEO sacrario venerato,

L'ARALDO REALEA noi rendi il nostro Re!

CORO GENERALESchiuse or sie no le porte del tempio!

CORO GENERALEO magion del Signor; t'apri ormai!

CORO GENERALEO sacrario venerato,

CORO GENERALEA noi rendi il nostro Re!

SYSTEMSCENA TERZA

Detti, Filippo e Frati

Le porte della Chiesa nell'aprirsi lascian vedere Filippo con la corona sul capo, incedendo sotto un baldacchino in mezzo ai frati. I signori s'inchinano, il popolo si prostra. I Grandi si coprono il capo.

FILIPPONel posar sul mio capo la corona,

FILIPPOPopolo; al ciel giurai, che me la dona,

FILIPPODar morte ai rei col fuoco e con l'acciar.

COROGloria a Filippo! e gloria al ciel!

Tutti s'inchinano silenziosi. Filippo scende i gradini del tempio e va a prendere la mano d'Elisabetta per continuare il suo cammino

SYSTEMSCENA QUARTA

Detti, Don Carlo, Deputati fiamininghi

I Deputati fiamminghi vestiti a bruno, appaiono all'improvviso, condotti da Don Carlo, e si gettano ai piedi di Filippo

Qui Carlo! O ciel!

Qual pensier lo Sospinge!

FILIPPOChi son costor prostrati innanzi a me?

DON CARLOSon messagger' del

DON CARLOBrabante e di Fiandra

DON CARLOChe il tuo figliuol adduce innanzi al Re.

I DEPUTATISire, no, l'ora estrema

I DEPUTATIAncora non suonò pei Fiamminghi nel duolo.

I DEPUTATITutto un popol t'implora,

I DEPUTATIFa che in pianto così sempre non gema.

I DEPUTATISe pietoso il tuo core

I DEPUTATILa pace e la clemenza chiedea nel tempio pio,

I DEPUTATIPietà di noi ti prenda, e salva il nostro suolo,

I DEPUTATIO Re, che avesti il tuo poter da Dio.

FILIPPOA Dio voi foste infidi,

FILIPPOInfidi al vostro Re.

FILIPPOSono i Fiamminghi a me ribelli:

FILIPPOGuardie, lontan vadan da me.

ELISABETTASu di lor stenda il Re la mano sua sovrana,

ELISABETTATrovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol:

ELISABETTANel suo martir - presso a morir,

ELISABETTAAhi! manda già l'estremo suo sospir.

I FRATINo, son costor infidi,

I FRATIIn Dio non hanno fè;

I FRATIVedete in lor - sol dei ribelli!

I FRATITutto il rigor - mertan del Re!

SYSTEMDON CARLO, ELISABETTA, RODRIGO, TEBALDO, I FIAMMINGHI E TUTTO IL POPOLO

I FRATISu di loro stenda il Re la mano sua sovrana,

I FRATITrovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol:

I FRATINel suo martir - presso a morir,

I FRATIAhi! manda già l'estremo suo sospir.

Il Re vuol passar oltre. Don Carlo si pone innanzi a lui

DON CARLOO Sire! tempo egli è ch'io viva. Stanco

DON CARLOSon di seguire un'esistenza oscura

DON CARLOIn questo suol!

DON CARLOSe Dio vuol - che il tuo serto

DON CARLOQuesta mia fronte un giorno a cinger venga,

DON CARLOPrepara per la Spagna un Re degno di lei!

DON CARLOIl Brabante e la Fiandra a me tu dona.

FILIPPOInsensato! Tu chieder tanto ardisci!

FILIPPOTu vuoi ch'io stesso porga

FILIPPOA te l'acciar che immolerebbe il Re!

DON CARLODio legge a noi nel cor; Dio giudicar ci dè.

ELISABETTAIo tremo!

RODRIGOEi si perdè!

snudando la spada

DON CARLOLo giuro al Dio del ciel!

DON CARLOSarò tuo salvator, popol fiammingo, io sol!

COROL'acciar! Innanzi al Re!

COROL'Infante è fuor di sé.

FILIPPOO guardie, disarmato

FILIPPOEi sia. Signor', sostegni del mio trono,

FILIPPODisarmato egli sia!... Ma che? nessuno?...

DON CARLOOr ben! di voi chi l'oserà?...

DON CARLOA questo acciar chi sfuggirà!...

I Grandi di Spagna indietreggiano innanzi a Don Carlo

Il Re furente afferra la spada del Comandante delle Guardie, che gli sta presso

avanzandosi a Don Carlo

RODRIGOA me la spada.

DON CARLOO ciel! Tu! Rodrigo!...

COROEgli! Posa!

Don Carlo rimette la sua spada a Rodrigo che s'inchina nel presentarla al Re

FILIPPOMarchese, Duca siete

FILIPPOAndiamo ora alla festa!

CORO DI POPOLOSpuntato ecco il dì d'esultanza,

CORO DI POPOLOOnore al più grande de' Re!

CORO DI POPOLOIn esso hanno i popol' fidanza,

CORO DI POPOLOIl mondo è prostrato al suo piè!

CORO DI POPOLOIl nostro amor ovunque l'accompagna,

CORO DI POPOLOE quest'amor giammai non scemerà.

CORO DI POPOLOIl suo nome è l'orgoglio della Spagna,

CORO DI POPOLOE viver deve nell'eternità!

CORO DI FRATIIl dì spuntò, dì del terrore,

CORO DI FRATIIl dì tremendo, il dì feral.

CORO DI FRATIMorran, morran! giusto è il rigore

CORO DI FRATIDell'Immortal.

CORO DI FRATIMa di perdòn voce suprema

CORO DI FRATIAll'anatema succederà,

CORO DI FRATISe il peccator all'ora estrema

CORO DI FRATISi pentirà!

Il Re s'incammina dando la mano alla Regina: la Corte lo segue. Vanno a prender posto nella tribuna a loro riservata per l'autodafè. Si vede il chiarore delle fiamme lontano

UNA VOCE DAL CIELOVolate verso il ciel, volate, pover'alme,

UNA VOCE DAL CIELOV'affrettate a goder la pace del Signor!

in disparte, mentre il rogo s'accende

I DEPUTATIE puoi soffrirlo, o ciel! Né spegni quelle fiamme!

I DEPUTATIS'accende in nome tuo quel rogo punitor!

La fiamma s'alza dal rogo. Cala la tela

SYSTEMATTO TERZO

Il Gabinetto del Re a Madrid.

SYSTEMSCENA PRIMA

Filippo assorto in profonda meditazione, appoggiato ad un tavolo ingombro di carte, ove due doppieri finiscono di consumarsi. L'alba rischiara già le invetriate delle finestre.

come trasognato

FILIPPOElla giammai m'amò!... Quel core chiuso è a me,

FILIPPOAmor per me non ha!...

FILIPPOIo la rivedo ancor contemplar trista in volto

FILIPPOIl mio crin bianco il dì che qui di Francia venne.

FILIPPONo, amor non ha per me!...

Come ritornando in se stesso

FILIPPOOve son?... Quei doppier!...

FILIPPOPresso a finir!... L'aurora imbianca il mio veron!

FILIPPOGià spunta il dì. Passar veggo i miei giorni lenti!

FILIPPOIl sonno, oh Dio! sparì dagli occhi miei languenti!

FILIPPODormirò sol nel manto mio regal

FILIPPOQuando la mia giornata è giunta a sera,

FILIPPODormirò sol sotto la vôlta nera

FILIPPOLà, nell'avello dell'Escurïal.

FILIPPOAh! se il serto real a me desse il poter

FILIPPODi leggere nei cor, che Dio può sol veder!...

FILIPPOSe dorme il prence, veglia il traditor.

FILIPPOIl serto perde il Re, il console l'onor.

FILIPPODormirò sol nel manto mio regal,

FILIPPOQuando la mia giornata è giunta a sera,

FILIPPODormirò sol sotto la vôlta nera

FILIPPOLà, nell'avello dell'Escurïal.

Ricade nelle sue meditazioni

SYSTEMSCENA SECONDA

Filippo. Il Grande Inquisitore, cieco, nonagenario, entra sostenuto da due frati domenicani. Il Conte di Lerma.

IL CONTE DI LERMAIl Grande Inquisitor!

L'INQUISITORESon io dinanti al Re?...

FILIPPOSì; vi feci chiamar, mio padre! In dubbio io son.

FILIPPOCarlo mi colma il cor d'una tristezza amara.

FILIPPOL'infante è a me ribelle, armossi contro il padre.

L'INQUISITOREQual mezzo per punir scegli tu?

FILIPPOMezzo estremo.

L'INQUISITORENoto mi sia!

FILIPPOChe fugga... o che la scure...

L'INQUISITOREEbben!

FILIPPOSe il figlio a morte invio, m'assolve la tua mano?

L'INQUISITORELa pace dell'impero i dì val d'un ribelle.

FILIPPOPosso il figlio immolar al mondo, io cristiano?

L'INQUISITOREPer riscattarci Iddio il suo sacrificò.

FILIPPOMa tu puoi dar vigor a legge sì severa?

L'INQUISITOREOvunque avrà vigor, se sul Calvario l'ebbe.

FILIPPOLa natura, l'amor tacer potranno in me?

L'INQUISITORETutto tacer dovrà per esaltar la fè.

FILIPPOSta ben.

L'INQUISITORENon vuol il Re su d'altro interrogarmi?

FILIPPONo.

L'INQU15ITOREAllora son io che a voi parlerò, Sire.

L'INQU15ITORENell'ispano suol mai l'eresia dominò,

L'INQU15ITOREMa v'ha chi vuoi minar la magione divina,

L'INQU15ITOREL'amico egli è del Re, fedele suo compagno,

L'INQU15ITOREIl démon tentator che lo spinge a rovina.

L'INQU15ITOREDi Carlo il tradimento che giunse a t'irritar

L'INQU15ITOREIn paragon del suo, futile gioco appar.

L'INQU15ITOREEd io, l'Inquisitor; io che levai sovente

L'INQU15ITORESopr'orde vil' di rei la mano mia possente,

L'INQU15ITOREPei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,

L'INQU15ITORELascio tranquilli andar un gran ribelle... e il Re.

FILIPPOPer traversare i dì dolenti in cui viviamo

FILIPPONella mia Corte invan cercato ho quel che bramo.

FILIPPOUn uomo! Un cor leale!... Io lo trovai!

L'INQUISITOREPerché

L'INQUISITOREUn uomo? Perché allor il nome hai tu di Re,

L'INQUISITORESire, se alcuno v'ha pari a te?

FILIPPONon più, frate!

L'INQUISITORELe idee dei novator' in te son penetrate!

L'INQUISITOREInfrangere tu vuoi con la tua debol mano

L'INQUISITOREIl santo giogo, esteso sovra l'orbe romano!..

L'INQUISITORERitorna al tuo dover; la Chiesa all'uom che spera,

L'INQUISITOREA chi si pente, puote offrir la venia intera;

L'INQUISITOREA te chiedo il signor di Posa.

FILIPPONo, giammai!

L'INQUISITOREO Re, se non foss'io con te nel regio ostel

L'INQUISITOREOggi stesso, lo giuro a Dio, doman saresti

L'INQUISITOREPresso l'Inquisitor al tribunal supremo.

FILIPPOFrate! troppo soffersi quel linguaggio crudel.

L'INQUISITOREPerché evocare allora l'ombra di Samuel?

L'INQUISITOREDato ho finor due Regi al regno tuo possente!..

L'INQUISITOREL'opra di tanti dì distrugger vuoi, demente!...

L'INQUISITOREPerché mi trovo io qua? Che vuole il. Re da me?

Per uscire

FILIPPOMio padre, che tra noi la pace alberghi ancor.

L'INQUISITORELa pace!

FILIPPOObbliar tu déi quel ch'è passato.

L'INQUISITOREForse!

Esce

solo

FILIPPODunque il trono piegar

FILIPPOdovrà sempre all'altar!

SYSTEMSCENA TERZA

Filippo, Elisabetta

entrando e gettandosi ai piedi del Re

ELISABETTAGiustizia! o Sire! Ho fè

ELISABETTANella lealtà del Re.

ELISABETTASon nella Corte tua crudelmente trattata

ELISABETTAE da nemici oscuri, incogniti, oltraggiata.

ELISABETTALo scrigno ov'io chiudea, Sire, tutt'un tesor,

ELISABETTAI gioiel'... altri oggetti a me più cari ancor...

ELISABETTAL'hanno rapiti a me!... Giustizia! la reclamo

ELISABETTADa Vostra Maestà!

Nel veder l'impressione terribile sul volto del Re, Elisabetta s'arresta spaventata. Il Re si alza lentamente, s'avvicina ad un tavolo, ove prende un cofanetto e lo presenta alla Regina

FILIPPOQuello che voi cercate

FILIPPOEccolo!

ELISABETTACielo!

FILIPPOA voi d'aprirlo piaccia.

Elisabetta ricusa d'un cenno

infrangendo lo scrigno

FILIPPOEbben, io l'aprirò.

tra sé

Ah! mi sento morir!

FILIPPOIl ritratto di Carlo!...

ELISABETTASì.

FILIPPOTra i vostri gioiel'!

ELISABETTASì.

FILIPPOConfessarlo osate! A me!

ELISABETTAIo l'oso! Sì!

ELISABETTABen lo sapete, - un dì promessa

ELISABETTAAl figlio vostro - fu la mia man;

ELISABETTAOr v'appartengo - a Dio sommessa,

ELISABETTAMa immacolata - qual giglio io son.

ELISABETTAEd ora si sospetta

ELISABETTAL'onor d'Elisabetta!..

ELISABETTASi dubita di me...

ELISABETTAE chi m'oltraggia è il Re!

FILIPPOArdita troppo - voi favellate!

FILIPPODebole me credete e sfidarmi sembrate:

FILIPPOLa debolezza in me può divenir furor.

FILIPPOTremate allor - per voi, per me.

ELISABETTAIl mio fallir qual è?

FILIPPOSpergiura!

FILIPPOSe tanta infamia colmò la misura,

FILIPPOSe fui da voi tradito, lo giuro innanzi al ciel,

FILIPPOIl sangue io verserò!...

ELISABETTAPietà mi fate.

FILIPPOAh! la pietà d'adultera consorte!

svenendo

ELISABETTAAh!

aprendo le porte dal fondo

FILIPPOAita alla Regina!

SYSTEMSCENA QUARTA

Detti, Rodrigo e la Principessa d'Eboli

tra sé, atterrita in veder la Regina svenuta

Ciel! che mai feci! ahimè!

RODRIGOSire, soggetta è a voi la metà della terra:

RODRIGOSareste dunque in tanto vasto impero

RODRIGOIl sol, cui non possiate comandar?

SYSTEMA 4:

tra sé

FILIPPO(Ah! sii maledetto sospetto fatale,

FILIPPOOpera d'un demòn - d'un demòn infernale!

FILIPPONo - non macchiava - la fé giurata,

FILIPPOLa sua fierezza - il dice a me!)

tra sé

RODRIGO(Ormai d'oprar suonata è l'ora,

RODRIGOFolgore orrenda - in ciel brillò!

RODRIGOChe per la Spagna - un uomo mora...

RODRIGOLieto avvenir - le lascerò).

tra sé

EBOLI(La perdei! oh rimorso fatale!

EBOLICommetteva un delitto infernale!

EBOLILo tradiva quel nobile cor!

EBOLILa perdei!... ne morrò dal dolor!)

rinvenendo

ELISABETTAChe avvenne!... O cielo! - in pianto, in duolo

ELISABETTAOgnuno, o madre, - m'abbandonò.

ELISABETTAStraniera sono, - in questo suolo,

ELISABETTASperanza or solo nel cielo avrò.

Il Re dopo aver titubato un momento si allontana. Rodrigo lo segue con un gesto risoluto. Eboli resta sola con la Regina

SYSTEMSCENA QUINTA

Elisabetta ed Eboli

gettandosi ai piedi d'Elisabetta

EBOLIPietà! perdon!... per la rea che si pente.

ELISABETTAAl mio piè! Voi! Qual colpa?

EBOLIAh! m'uccide il rimorso!

EBOLITorturato è il mio core.

EBOLIAngel del ciel, Regina augusta e pia,

EBOLISappiate a qual demon l'inferno vi dà in preda:

EBOLIQuello scrigno... son io che l'involai.

ELISABETTAVoi!

EBOLISì, son io, son io che v'accusai!

ELISABETTAVoi!

EBOLIL'amor, il furore...

EBOLIL'odio che avea per voi...

EBOLILa gelosia crudel che straziavami il cor

EBOLIContro voi m'eccitâro.

EBOLIIo Carlo amava, e Carlo m'ha sprezzata!

ELISABETTAVoi l'amaste? Sorgete.

EBOLINo! un'altra colpa ancor!

ELISABETTAAncora!!

EBOLIIl Re... pietà!...

EBOLINon imprecate a me!...

EBOLISì... sedotta... perduta...

EBOLIL'error che v'imputai... - io stessa... avea commesso.

ELISABETTARendetemi la croce!

ELISABETTALa Corte vi convien lasciar col dì novel!

ELISABETTATra l'esiglio ed il vel

ELISABETTASceglier potrete!

Esce

rialzandosi

EBOLIAhimè!

EBOLIPiù non vedrò, no, più mai la Regina!

SYSTEMSCENA SESTA

Eboli

sola

EBOLIDono fatal, dono crudel

EBOLIChe in suo furor mi fece il ciel!

EBOLITu che ci fa sì vane e altere

EBOLITi maledico, trista beltà.

EBOLIVersar, versar sol posso il pianto,

EBOLISpeme non ho - soffrir dovrò!

EBOLIIl mio delitto è orribil tanto

EBOLIChe cancellarlo mai non potrò!

EBOLIO mia Regina, io t'immolai

EBOLIAl folle error - di questo cor.

EBOLISolo in un chiostro al mondo ormai

EBOLIDovrò celar il mio dolor!

EBOLIOh ciel! E Carlo! a morte domani andar vedrò!...

EBOLIUn dì mi resta, ah! la speme m'arride,

EBOLISia benedetto il ciel! Lo salverò!...

Esce precipitosa

SYSTEMPARTE SECONDA

La prigione di Don Carlo. Un oscuro sotterraneo, nel quale sono stati gettati in fretta alcune suppellettili della Corte. In fondo cancello di ferro che separa la prigione da una corte che la domina e nella quale si veggono le guardie andare e venire. Una scalinata vi conduce da piani superiori dell'edifizio.

SYSTEMSCENA PRIMA

Don Carlo e Rodrigo

Don Carlo è assiso, col capo nelle mani assorto nei suoi pensieri. Rodrigo entra, parla sottovoce ad alcuni uffiziali che si allontanano immediatamente. Egli contempla Don Carlo con tristezza. Questi ad un movimento di Rodrigo si scuote.

RODRIGOSon io, mio Carlo.

DON CARLOO Rodrigo, a te son

DON CARLOBen grato di venir di Carlo alla prigion.

RODRIGOMio Carlo!

DON CARLOBen tu 'l sai; m'abbandonò il vigor!

DON CARLOD'Isabella l'amor mi tortura e m'uccide...

DON CARLONo, valor più non ho pei viventi! Ma tu,

DON CARLOTu puoi salvarli ancor; oppressi non fien più.

RODRIGOAh! noto appien ti sia l'affetto mio!

RODRIGOUscir tu dei da quest'orrendo avel.

RODRIGOFelice ancora son se abbracciar te poss'io!

RODRIGOIo ti salvai!

DON CARLOChe di'?

RODRIGOConvien qui dirci addio!

Don Carlo resta immobile guardando Rodrigo con istupore

RODRIGOPer me giunto è il dì supremo,

RODRIGONo, mai più ci rivedremo;

RODRIGOCi congiunga Iddio nel ciel,

RODRIGOEi che premia i suoi fedel'.

RODRIGOSul tuo ciglio il pianto io miro;

RODRIGOLagrimar così, perché?

RODRIGONo, fa cor, l'estremo spiro

RODRIGOLieto è a chi morrà per te.

tremando

DON CARLOChe parli tu di morte?

RODRIGOAscolta, il tempo stringe.

RODRIGORivolta ho già su me la folgore tremenda!

RODRIGOPiù tu non sei oggi il rival del Re.

RODRIGOIl fiero agitator delle Fiandre... son io!

DON CARLOChi potrà prestar fè!

RODRIGOLe prove son tremende!

RODRIGOI fogli tuoi trovati in mio poter...

RODRIGODella ribellïon testimoni son chiari,

RODRIGOE questo capo al certo è messo a prezzo già.

Due uomini discendono la scalinata della prigione. Uno d'essi è vestito dell'abito del Sant'Uffizio; l'altro è armato d'un archibugio. Si fermano un momento e si mostrano Don Carlo e Rodrigo, che non li vedono

DON CARLOSvelar vo' tutto al Re.

RODRIGONo, ti serba alla Fiandra,

RODRIGOTi serba alla grand'opra, tu la dovrai compir...

RODRIGOUn nuovo secol d'òr rinascer tu farai,

RODRIGORegnare tu dovevi ed io morir per te.

L'uomo che è armato d'un archibugio mira Rodrigo e tira

atterrito

DON CARLOCielo! la morte! per chi mai?

ferito mortalmente

RODRIGOPer me!

RODRIGOLa vendetta del Re - tardare non potea!

Cade nelle braccia di Don Carlo

RODRIGOO Carlo, ascolta, la madre t'aspetta

RODRIGOA San Giusto doman; tutto ella sa...

RODRIGOAh! la terra mi manca... Carlo mio,

RODRIGOA me porgi la man!...

RODRIGOIo morrò, ma lieto in core,

RODRIGOChé potei così serbar

RODRIGOAlla Spagna un salvatore!

RODRIGOAh!... di me... non... ti... scordar!...

Muore. Don Carlo cade disperatamente sul corpo di Rodrigo

SYSTEMSCENA SECONDA

Filippo con seguito, Grandi di Spagna. Don Carlo, il Conte di Lerma, Eboli, il Grande Inquisitore

FILIPPOMio Carlo, a te la spada io rendo...

Gli tende le braccia

DON CARLOArretra!

disperatamente

DON CARLOE la tua man di sangue intrisa! Orror!

DON CARLOUna fraterna fè ci unia... m'amava...

DON CARLOLa vita sua per me sacrificò!

commosso, scoprendosi il capo davanti il corpo di Rodrigo

FILIPPOPresagio mio feral!

DON CARLOTu più figlio non hai! No i regni miei

DON CARLOStan, presso a lui!

Contemplando Rodrigo

FILIPPOChi rende a me quell'uom?

Cade ginocchioni presso il cadavere. S'ode suonare a stormo

TUTTICiel! suona a stormo!

IL CONTE DI LERMAIl popolo è in furor!

IL CONTE DI LERMAÈ l'infante ch'ei vuoi!

FILIPPOS'apran le porte!

TUTTICielo!

FILIPPOObbedite! Obbedite! Io lo vo'!

IL CORO DEL POPOLOPerir dovrà chi d'arrestarci attenti!

IL CORO DEL POPOLOFeriam, feriam senza tema, o pietà!

IL CORO DEL POPOLOTremar ognun dovrà, curvar la testa

IL CORO DEL POPOLODavanti al popolo, al popolo ultor!

mascherata, a Don Carlo

EBOLIVa! fuggi!

al Popolo

FILIPPOChe volete?

COROL'Infante!

additando Don Carlo

FILIPPOEgli qui sta!

L'INQUISITOREOh! sacrilegio infame!

in dietreggiando

IL CORO DEL POPOLOIl Grande Inquisitor!

L'INQUISITORESu! vi prostrate

L'INQUISITOREInnanzi al Re, che Dio protegge! A terra!

prostrandosi

IL CORO DEL POPOLOSignor, di noi pietà!

con la spada alla mano

I GRANDIEvviva il Re!

L'INQUISITORESignor, sia gloria ate!

Cala la tela

SYSTEMATTO QUARTO

Il Chiostro del Convento di San Giusto come nell'Atto primo. Notte. Chiaro di luna.

SYSTEMSCENA PRIMA

Elisabetta entra lentamente assorta nei suoi pensieri, s'avvicina alla tomba di Carlo V e s'inginocchia.

ELISABETTATu che le vanità conoscesti del mondo

ELISABETTAE godi nell'avel il riposo profondo,

ELISABETTASe ancor si piange in cielo, piangi sul mio dolor,

ELISABETTAE porta il pianto mio al trono del Signor.

ELISABETTACarlo qui dee venir! che parta e scordi omai...

ELISABETTAA Posa di vegliar sui giorni suoi giurai.

ELISABETTAEi segua il suo destin, la gloria il traccierà.

ELISABETTAPer me, la mia giornata a sera è giunta già!

ELISABETTAO Francia, nobil suol, sì caro ai miei verd'anni!

ELISABETTAFontainebleau! ver voi schiude il pensiero i vanni.

ELISABETTAGiuro eterno d'amor là Dio da me ascoltò,

ELISABETTAE quest'eternità un giorno sol durò.

ELISABETTATra voi, vaghi giardin di questa terra ibéra,

ELISABETTASe Carlo ancor dovrà fermare i passi a sera,

ELISABETTAChe le zolle, i ruscel', i fonti, i boschi, i fior,

ELISABETTACon le loro armonie cantino il nostro amor.

ELISABETTAAddio, bei sogni d'ôr, illusion perduta!

ELISABETTAIl nodo si spezzò, la luce è fatta muta!

ELISABETTAAddio, verd'anni, ancor! cedendo al duol crudel,

ELISABETTAIl core ha un sol desir: la pace dell'avel!

ELISABETTATu che le vanità conoscesti del mondo

ELISABETTAE godi nell'avel d'un riposo profondo,

ELISABETTASe ancor si piange in cielo, piangi sul mio dolor,

ELISABETTAE il tuo col pianto mio reca appié del Signor.

SYSTEMSCENA SECONDA

Don Carlo, Elisabetta

DON CARLOÈ dessa!

ELISABETTAUn detto, un sol; al ciel raccomando

ELISABETTAIl pellegrin che parte; e poi sol vi domando

ELISABETTADi vivere e obliar.

DON CARLOSì, forte esser vogl'io:

DON CARLOMa quando è infranto amore, prima della morte uccide.

ELISABETTANo - pensate a Rodrigo!

ELISABETTANon è per folli idee,

ELISABETTACh'ei si sacrificò!

DON CARLOSulla terra fiamminga

DON CARLOIo vo' che a lui s'innalzi sublime, eccelso avel,

DON CARLOQual mai ne ottenne un re tanto nobile e bel!

ELISABETTAI fior del paradiso a lui sorrideranno.

DON CARLOVago sogno m'arrise... e sparve; or nell'affanno.

DON CARLOUn rogo appar a me, che spinge vampe al ciel.

DON CARLODi sangue tinto un rio, resi i campi un avel,

DON CARLOUn popolo che muor, e a me la man protende

DON CARLOSiccome a Redentor, nei dì della sventura.

DON CARLOA lui n'andrò beato, se spento o vincitor,

DON CARLOPlauso o pianto m'avrò dal tuo memore cor.

ELISABETTASì l'eroismo è questo e la sua sacra fiamma!

ELISABETTAL'amor degno di noi, l'amor che i forti infiamma!

ELISABETTAEi fa dell'uomo un Dio! Va! non tardare ancor!

ELISABETTASali il Calvario e salva un popolo che muor!

DON CARLOSì con la voce tua quella gente m' appella...

DON CARLOE, se morrò per lei, la mia morte fia bella!

DON CARLOAh! pria di questo dì alcun poter uman

DON CARLODisgiunta non avria la mia dalla tua man!

DON CARLOMa vinto in sì gran dì l'onor ha in me l'amore;

DON CARLOImpresa a questa par rinnova e mente e core!

DON CARLONon vedi, Elisabetta! io ti stringo al mio seno

DON CARLONé mia virtù vacilla, né ad essa io mancherò!

DON CARLOOr che tutto finì e la man io ritiro

DON CARLODalla tua man, tu piangi?

ELISABETTASì, piango, ma t'ammiro.

ELISABETTAIl pianto gli è dell'alma, vedere tu lo puoi,

ELISABETTAQual san pianto versar le donne pegli eroi!

DON CARLOMa lassù ci vedremo in un mondo migliore,

DON CARLODell'avvenire eterno suonan per noi già l'ore;

DON CARLOE là noi troverem nel grembo del Signor

DON CARLOIl sospirato ben che fugge in terra Ognor!

DON CARLOIn tal dì, che per noi non avrà più domani,

DON CARLOTutti i nomi scordìam degli affetti profani.

DON CARLOAddio, mia madre!

ELISABETTAAddio, mio figlio!

DON CARLOAh sì, per sempre

DON CARLOAddio!

SYSTEMSCENA TERZA

Detti, Filippo, il Grande Inquisitore, il Frate, Famigliari del Santo Uffizio

prendendo il braccio della Regina

FILIPPOPer sempre!... Io voglio un doppio sacrifizio!

FILIPPOIl mio dover farò.

All'Inquisitore

FILIPPOMa voi?

L'INQUISITOREIl Santo Uffizio

L'INQUISITOREIl suo farà!

ELISABETTACiel!

ai Famigliari del Santo Uffizio, additando Don Carlo

L'INQUISITOREGuardie!

DON CARLODio mi vendicherà!

DON CARLOIl tribunal di sangue sua mano spezzera!

Don Carlo, difendendosi, indietreggia verso la tomba di Carlo V. Il cancello si apre, apparisce il Frate. È Carlo V col manto e colla corona reale.

a Don Carlo

IL FRATEIl duolo della terra

IL FRATENel chiostro ancor ci segue,

IL FRATESolo del cor la guerra

IL FRATEIn ciel si calmerà!

L'INQUISITOREÈ la voce di Carlo!

COROÈ Carlo Quinto!

spaventato

FILIPPOMio padre!

ELISABETTAOh ciel!

Carlo V trascina nel chiostro Don Carlo smarrito

Cala la tela lentamente