Cuore che reprime alla lingua di manifestare il nome della sua cara

B. Strozzi

Ardo in tacito foco,

neppure m'è concesso

dal geloso cor mio

far palese a me stesso

il nome di colei ch'è 'l mio desio,

ma nel carcer del seno

racchiuso tien l'ardore,

carcerier di se stesso, il proprio core

e appena sia contento

con aliti e sospiri

far palese alla lingua i suoi martiri.

Se pur per mio ristoro

con tributi di pianto

mostrar boglio con fede

a quella ch'amo tanto

che son d'amor le lagrime mercede,

ecco 'l cor ch'essalando

di più sospiri il vento,

assorbe il pianto e quell'umor n'ha spento

e con mio duol m'addita

che gl'occhi lagrimanti

sono mutole lingue negli amanti.

Qual sia l'aspro inio stato

ridir nol ponno i venti,

neppur le selve o l'onde

udiro i miei lamenti,

ma solo il duol entro al mio cor s'asconde

e quale in chiuso specchio

disfassi pietra al foco,

tal io m'incenerisco a poco a poco,

e s'ad altri la lingua

è scorta alla lor sorte,

a me la lingua è sol cagion di morte.