I pastori

I. Pizzetti

Settembre, andiamo. É tempo di migrare.

Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori

Lascian gli stazzi e vanno verso il mare:

Scendono all'Adriatico selvaggio

Che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti

Alpestri, che sapor d'acqua natìa

Rimanga nei cuori esuli a conforto,

Che lungo illuda la lor sete in via.

Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,

Quasi per un erbal fiume silente,

Su le vestigia degli antichi padri.

O voce di colui che primamente

Conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina

La greggia. Senza mutamento è l'aria.

Il sole imbionda sì la viva lana

Che quasi dalla sabbia non divaria.

Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.

Ah perchè non son io co' miei pastori?