Cantata. Amante ravveduto

B. Strozzi

Chiudi l'audaci labra,

taci, perfida, taci!

Ah, non dir ch'io ti baci,

se non vuoi eh'il mio core avelenato

mandi a punirti il sen bacio infocato.

Dimmi, come ti fidi

ad un'alma schernita,

ad un'alma tradita

chieder lasciva un bacio,

or che su queste labra

ben palesar potria

coi tradimenti tuoi la mia follia?

Ma che follia dich'io?

Folle ben fui

quando t'amai,

se per altrui

me disprezzai.

Or che disciolto

lieto men vo,

non son più stolto,

no, no, no, no.

T'amai, nol niego; or avveduto sono.

O presto o tardi il pentimento è buono.

Già mi par d'esser risorto

da quel peso di catene,

fra l'oceano delle pene

vedo pur l'amato porto.

Quel dolore è già finito,

quell'affanno è terminato.

Meglio è viver da pentito

che morir da disperato.

Son pur fuor da quel'impaccio

che m'ordì l'empio tuo inganno!

Ti ringrazio, o desinganno,

se per te rotto ho il mio laccio.

T'amai, nol niego: or avveduto sono.

O presto o tardi il pentimento è buono.

E a voi, ministri arditi

de' tradimenti suoi,

da cui deriva sol la mia salute,

in premio v'esorto

a fuggir, a schernir sì fiero mostro

non per vendetta mia, ma per ben vostro.