Donna di maestà

B. Strozzi

Donna di maestà, di valor tanto,

lascia al tuo regio merto i regni angusti

e l'Austria vieni a fecondar di Augusti.

Eroina bellissima di Manto,

se dal nume terren del gran Fernando

al trono eletta imperial tu sei,

ascolta, o dea benigna, i prieghi miei

ch'a un ciel di cortesia devoti io mando.

Dalle sfere più belle

scenda Imeneo, deh scenda!

Al foco delle stelle

allumi la sua face e i cori accenda.

Se mai lieto venisti,

vola Imeneo, deh vola,

e con sì grati acquisti

de' gravi affanni suoi l'Austria consola.

Su presti, su presti,

Amori celesti!

Fugate le noie,

portate le gioie!

Vezzosi, scherzosi,

di veri diletti

empiteci i petti.

Si eterni l'ardore,

lieto quaggiù s'imparadisi il core.

Di quattr'aquile gonzaghe

la primiera quella fu

che portar sull'ali vaghe

seppe in Vienna la virtù.

La seconda il caro nido

col suo Cesare farà

e di prole augusta il lido

del Danubio arrichirà.

Voi nasceste, o Leonore,

per due Cesari bear:

gran figliuol, gran genitore

voi veniste a ravvivar.

Questo è il grido comun del mondo in guerra,

sazio di fiere strepitose trombe;

son di estinti guerrier carche le tombe,

di viventi miglior vota è la terra.

A sì bella concordia

di due sposi beati

fuggite, voi mal nati

mostri dell'eresia della discordia.

Inesorabili,

inevitabili

e spaventevoli,

abbominevoli,

entro i vostri dirupi

intanatevi, o lupi!

Ogni discordia spengasi

ad union sì piena,

di amor in sulla scena

di tamburo infernal rumor non sentasi.

Inescusabili,

imperdonabili,

serpenti orribili,

d'urli e di sibili

entro i tartarei laghi

profondatevi, o draghi!

Su presti, su presti,

Amori celesti!

Fugate le noie,

portate le gioie!

Vezzosi, scherzosi,

di veri diletti

empiteci i petti.

Si eterni l'ardore,

lieto quaggiù s'imparadisi il core.

Gl'augusti sposi tra dolcezze tenere

d'un ' aurea pace ogni tranquillo godino,

mentre un santo Imeneo fa che s'annodino

l'austriaco Marte e la gonzaga Venere.